Un Consiglio

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.. Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t’erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato: Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo. Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perchè più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane. Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca. Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne. Sii cauto nell’accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Guido Da Todi-IL LIBRO DEI MUTAMENTI- I CHING

La pietra angolare della filosofia cinese
Appare un attimo di instabilita’ mentale in coloro che percorrono il sentiero, quando essi giungono a contatto con certe affermazioni spirituali, lette e studiate nei testi-guida storici dell’uomo, quali:

“Tutto e’ fugace! Tutto e’ in movimento perenne. Nulla puo’ fissarsi a lungo nel tempo e nello spazio. Di conseguenza, non affezionarti alle tue esperienze esistenziali: esse non sono fini a se’ stesse.”

Noi riteniamo che sia necessario un chiarimento a proposito.

Per iniziare, quindi, affrontiamo i concetti basilari di quello che rappresenta uno dei Monumenti al Pensiero umano: il Libro dei Mutamenti.

Esistono due Scuole di pensiero, in riferimento al Testo. Alcuni, pur riconoscendone la vetusta antichità di circa 5.000 anni, affermano che i concetti che sono contenuti in esso vennero, mano a mano, a stratificarsi, lungo i secoli, grazie all’intervento di pensatori diversi.

Altri si attengono alla tradizione cinese, che sostiene l’esistenza di un leggendario imperatore celeste, Fu-Hi, compagno di Ni-Kua, la Madre Santa dei Cieli, il quale regno’ tra gli uomini appena essi si sparsero sulla terra.

Egli formo’ con la Madre Santa la prima coppia primordiale della mitologia cinese. Fu-Hi ricavo’ il metodo dei trigrammi, cinquemila anni fa e la relativa divinazione con i gambi di achillea.

Sotto la dinastia degli Hia (verso il 2.000 a.C.) e sotto quella dei Chang (1.750-1.150 a. C) i trigrammi vennero uniti due a due, per ottenere sistemi piu’ complessi e, forse, furono, proprio allora, associati per formare le sessantaquattro combinazioni possibili.

La tradizione riconosce al re Wen, appartenente alla dinastia del Tcheu, il collegamento di questi sessantaquattro segni cosi’ come sono giunti a noi. Egli avrebbe realizzato cio’ nel 1092-1090 a. C., quando era prigioniero del tiranno Chu-Hsin; e sarebbe anche l’autore dei brevi “giudizi” che accompagnano ogni esagramma.

Il testo relativo al significato divinatorio dei tratti viene attribuito a suo figlio, il duca di Tcheu.

Confucio, infine, dopo avere esercitato numerose funzioni nell’amministrazione di parecchi stati e dopo avere molto viaggiato, passo’ il resto della sua vita, circondato da discepoli, insegnando la sua dottrina e studiando I King, a cui aggiunse i “Commentari”.

Questa, la necessaria sintesi storica che riguarda la nascita e lo sviluppo del Libro dei Mutamenti.

Ma parliamo della fondamentale importanza dei suoi concetti base; e descriviamoli.

La prima distinzione che occorre fare e’ che il Pensiero Cinese riconosce una sola realtà, composta da una serie variegata di aspetti; ognuno dei quali ha il medesimo ritmo ed il medesimo tono di valore cosmico, sia che si manifesti come pensiero, energia, materia, situazione, uomo, o altro.

Cio’ indica il prevalere, in questa filosofia, di un eterno presente, ove l’ azione ed il risultato siano, in un certo senso, due aspetti implicitamente connessi di una medesima espressione.

Comprendere la natura di codesto ragionamento permette di eliminare le illusioni del passato e del presente; e mostra il ferreo, matematico legame di ogni causa ad un relativo, implicito suo concatenamento.

In effetti, la Cina indica, in tal modo, la padronanza filosofica del concetto di monismo, tanto dibattuto nei tempi odierni.

Immaginiamoci, quindi, una ruota in veloce movimento. Il mozzo della stessa sara’ praticamente immobile; i raggi, quasi invisibili per la velocita’ impressa dal centro. Ecco la visualizzazione che la filosofia cinese ha dell’esistenza.

Il mozzo rappresenta la causa innata della vita manifesta; l’in creazione; il caos primigenio; l’origine; l’eterno presente, privo di confini. Il Pre-Cielo. E il Tutto-Uno.

I raggi sono, invece, il mondo della manifestazione provocata; gli effetti di ogni spinta all’azione; la molteplicità evidente del tempo e dello spazio. Il Post-Cielo.

Tutto e’ in continuo movimento. Ma, mentre la natura del Post-Cielo rappresenta, in qualche modo sottile, una sovrapposizione costante, e sempre cangiante al Pre-Cielo, quest’ultimo permane la matrice incausata di ogni cosa.

In natura, nessuno ha provocato l’esistere dei novanta elementi che compongono ogni cosa tangibile e visibile. I nuclei e gli elettroni degli atomi si aggregano e, a seconda del rapporto numerico che esiste tra di essi, producono uno degli elementi, cosi’, nel caos primigenio esiste un ritmo rituale innato che, secondo il Pensiero Cinese, predispone la musicalità espressiva e manifesta della vita. Questo mozzo della ruota esistenziale, nel suo aspetto di Pre-Cielo, produce un movimento costante, scandito da un ritmo eterno ed immutabile, da cui si frammenta una predisposizione di elementi matematici e cosmici, che costituiscono l’intelaiatura della molteplicità universale, rappresentata dai raggi della ruota stessa.

A differenza, quindi, del buon senso comune occidentale, il Libro dei Mutamenti vede nel caos primigenio l’ unico ordinamento armonico delle cose; mentre, nel successivo ordine costituito del manifesto riconosce un’ instabilita’ essenziale. La “fugacità delle cose” , di conseguenza, riflette – secondo I King – l’ aspetto non permanente della natura; quello che nasce e muore, che ha un’ origine ed una fine. Non sicuramente l’archetipo delle armoniche innate interiori, che fa parte dell’essenza assoluta delle cose.

Esiste, quindi, il Tao (il “mozzo della ruota”). Di Esso viene detto:

“Chi parla (del Tao) non (lo) conosce e colui che (lo) conosce non (ne) parla”.

“Il Tao (via) che può venire espresso in parole non è il vero Tao”.

Un’altra illusione e’, perciò, il continuo tentativo di confrontare la nostra natura divina (Tao) con quella relativa.

Sarebbe come se conoscessimo (o potessimo, in futuro, conoscere) il Tao medesimo.

Vivere pienamente il dharma (dovere dell’immanente) e’ quanto provoca la gioia eterna e lo sviluppo della vera musicalità di ogni possibile perfezione formale.

La mutazione (i raggi della ruota) e’ la prima espressione del Tao. Ogni singola cosa, o sta per entrare nell’esistenza, nello sviluppo, nella decadenza, o sta per uscirne.

La divinazione dei I King – come si comprendera’ meglio tra poco – non e’, quindi, magia, ma il calcolo della tendenza generale delle cose e del loro evento.

La mutazione (il movimento eterno) sorge dall’interazione degli aspetti complementari di T’ai Chi: Yang e Yinn.

Yang: cielo, attivo, positivo, mascolino, fermo, solido, forte, chiaro, ecc..

Yinn: terra, passiva, negativa, femminile, debole, scura, ecc..

Parallelamente a T’ai Chi, il centro delle cose, vi e’ un principio non infinito e quindi senza centro: il Tao, la strada.

Ed ecco il momento di paragonare la scala dei nostri 90 elementi innati in natura a quelli che si manifestano dal caos primigenio, e sui quali e’ basato tutto il sistema del calcolo generale delle cose e degli eventi che deriva dai I King.

Dall’Uno (intraducibile in essenza, ma esistente numericamente) emana il Due (la polarità eterna delle cose): il primo trigramma.

I trigrammi sono otto: questo e’ il numero massimo che puo’ essere formato con due soli tipi di linea (Yinn e Yang).

Il raddoppio dei trigrammi, con i rapporti tra di essi, tra le linee, tra le posizioni delle linee; con l’analisi dei cosiddetti trigrammi nucleari porta al dispiego di un risultato geometrico e matematico, in cui sono compresi tutti i possibili intrecci e tutte le situazioni di base dell’espressione vitale.

Ogni cosa esiste nell’eterno presente. Ogni sviluppo e’ celato in un “gomitolo” potenziale, non certo futuro, ma ancora estraneo alla coscienza dell’ente che agisce. Ed ogni aspetto del tutto, per quanto minimo possa apparire, fa parte – come dicemmo all’inizio dell’articolo – della (uno dei significati dei termini di I King).

Qualsiasi atto, per quanto apparentemente casuale e banale, da una parte s’immerge in una natura solare ed assoluta (il mozzo della ruota) dell’ essere; dall’altra, si sincronizza con le leggi e regole della rete di vita di cui fa parte, proponendosi come il rivelatore di un piu’ ampio aspetto di se’ stesso.

Il famoso psicanalista C.G. Jung (che scrisse la prefazione al testo dei I King di Wilhelm) affermo’, in proposito che “..Qualsiasi cosa accada in un dato momento e’ legata all’intera situazione universale prevalente in quel momento stesso”. E chiamò tale principio: sincronicita’.

Non nascondiamo ai lettori (come e’ esplicitamente affermato da molti illuminati studiosi) che il metodo delle monetine, o quello degli steli di millefoglie, adoperati nel calcolo delle previsioni, e’ semplicemente uno stabile binario utile a ricavare una lista di linee spezzate, o intere, che comporranno l’esagramma finale della consultazione. Non esiste alcunché di magico in tutto cio’.

Tuttavia, verrà creata un’azione che inserirà l’attore, in piena consapevolezza, nell’analisi cosciente della sua rete di vita universale, cogliendone un attimo preciso.

Sara’ grazie all’aiuto del Libro dei Mutamenti che il consultante potrà risalire ai significati viventi della risposta, chiarendo a se’ medesimo in quale punto esatto di sincronia, con un’azione positiva o negativa, egli si trovi.

La natura stessa del meccanismo cosmico, che e’ movimento costante ed assoluto, permette, inoltre, ai I King di indicare quali vie si mostrino a colui che e’ prigioniero di una situazione errata e problematica.

Il Libro dei Mutamenti appartiene al ristretto numero dei Testi Sacri planetari, che contengono “in luce” l’intera verita’ delle cose. Si dice che Confucio avesse consunto i legacci di cuoio che ne proteggevano la copia, a forza di aprirlo e richiuderlo, per i suoi studi. Egli affermo’ che se avesse potuto aggiungere 50 anni alla sua vita, li avrebbe dedicati esclusivamente all’approfondimento dell’Illuminato volume.

Shunryu Suzuki-Roshi

Dare è non attaccamento: vale a dire, dare è semplicemente non attaccarsi a nulla.

IL TAOISMO di Ernesto Riva

Il Taoismo sorse sullo stesso terreno culturale in cui nacque il Confucianesimo e si servì degli stessi elementi utilizzati da questo, che formavano il patrimonio intellettuale della Cina della seconda metà del 1° millennio a.C. Ma mentre il Confucianesimo ne dedusse dei modelli da imitare per ritornare alle virtù morali degli antichi re “santi”, il Taoismo li sottopose ad aspra critica, additando nei portatori di quelle virtù i corruttori della primigenia virtù del Tao, fatta di naturalezza e spontaneità. D’altro canto, essendo Lao Tzu e Confucio contemporanei, la medesima situazione storica di decadenza della dinastia Chou (che regnava ormai da sei secoli ed aveva perduto lo slancio riformatore dei primi sovrani), spingeva i due capiscuola ad evocare i tempi aurei in cui vigeva la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, per Confucio. Bisogna ammettere però che i concetti che troviamo alla base del Taoismo e del Confucianesimo preesistevano ai fondatori delle due scuole, i quali non fecero che elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l’insegnamento.
La tradizione ci dice che Lao tzu(o Lao tze) – che è in realtà un soprannome che vuol dire “vecchio maestro” -, si chiamava Chung-erh o Po-yang o anche Lao tan. Visse nel 6° secolo a.C. ed era di qualche anno più vecchio di Confucio. Nacque nel villaggio di Ch’u-jen, nel territorio dell’odierno Honan (Cina orientale, a sud di Pechino). Fu storiografo negli archivi imperiali. Si dice che Confucio si sarebbe incontrato con lui e sarebbe stato colpito dalla sua saggezza. Lao tzu abbandonò il suo incarico quando la corta cominciò a dare segni di decadenza e se ne andò verso l’ovest. Arrivato al passo di Han-ku, il guardiano Yin Hsi gli chiese di scrivere un libro per lui e Lao tzu espose allora le sue dottrine nel Tao Te ching. Poi partì e non se ne seppe più nulla.
L’opera di Lao Tzu è divisa in due parti, la prima sul Tao e la seconda sul Te. In seguito fu suddivisa nel numero mistico di 81 capitoletti, e il nome di Tao Te ching fu dato, sembra, da uno dei suoi commentatori, Ho-shang Kung. L’opera ci è anche giunta in un’altra redazione, non molto diversa dalla prima, curata da Wang Pi.
Il libro si apre con una descrizione del Tao. La parola significa propriamente via e quindi anche modo di condursi, sistema. Il Tao è una astrazione metafisica che indica la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell’universo. In questo senso è indicibile, ineffabile, indeterminato. Essendo il principio primo e assoluto, è privo di caratteristiche, giacché è la stessa fonte di tutte le caratteristiche; non è però il nulla, dato che è l’origine di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose, dà loro l’esistenza. “Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome” (In cinese suona più o meno così: Tao ke Tao fei chang Tao; ming ke ming, fei chang ming: cfr. Tao Te Ching, 1). In altri termini, il Tao è oltre ogni denominazione, visto che la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l’origine dei nomi e di ogni descrizione possibile. Tao è quindi un non-nome; indica, piuttosto, ciò che consente alle cose di essere quello che sono; è ciò che dà loro l’esistenza (come se si dicesse: il questo da cui derivano l’essere e il non essere). Sebbene non si possa dire ciò che il Tao è, ma si possa soltanto accennarlo, lo si può in un certo modo comprendere considerando il suo “funzionamento”, le sue manifestazioni. Il Tao si manifesta nell’universo, nella natura, dato che ciò che le cose individuale possiedono del Tao è il Te. La parola Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato strettamente morale bensì quello di vigore, potenza, facoltà, efficacia. È in pratica la manifestazione del Tao, come già accennato. Il Tao, in quanto origine, fonte, sorgente, dà l’esistenza alle cose, mentre il Te dà loro diversità.
Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l’equilibrio cosmico. L’uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l’armonia dell’universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao. Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l’uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l’uomo è in completa armonia con tutto l’universo e la sua azione è l’azione dell’universo che fluisce attraverso di lui. Il bene non viene compiuto dall’azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. “Il Tao in eterno non agisce eppure non c’è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l’originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l’assenza del desiderio; l’assenza del desiderio genera la serenità, così l’impero si consolida da solo” (TTC, 37).
Il problema riguarda dunque il modo in cui si dovrebbe agire. La risposta è che si dovrebbe agire adottando la semplice via del Tao, non imponendo i proprio desideri al mondo ma seguendo la natura stessa. L’uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose per confermarsi ad esse; conoscendo tali leggi, l’uomo si renderà conto che è vano perseguire un fine diverso, poiché ogni cosa segue il proprio sviluppo, la propria intima legge. L’uomo deve liberarsi da ogni pensiero, passione, interesse, desiderio particolare per ritornare alla semplicità di quando era bambino; egli deve fare solo ciò che è necessario e naturale. Vivere semplicemente vuol dire vivere una vita in cui è ignorato il profitto, lasciata da parte la scaltrezza, minimizzato l’egoismo, ridotti i desideri. Non bisogna cioè agire con artifici e deformazioni ma lasciare che le cose si compiano in modo spontaneo e naturale.
Anche in ambito sociale, le istituzioni sono giuste quando si permette loro di essere ciò che sono naturalmente; anche la società deve essere in armonia con l’universo. Se il legislatore si attenesse alle norme del Tao, il governo procederebbe in modo spontaneo e naturale. E non ci sarebbe bisogno di leggi severe e di guerre. Quando si governa un paese, si dovrebbe badare a non opprimere troppo la gente, portandola a ribellarsi. Quando invece le persone sono soddisfatte non ci sono guerre e ribellioni. Perciò la semplice norma del governare consiste nel dare al popolo ciò che vuole, e nel rendere il governo conforme alla volontà del popolo, piuttosto che tentare di rendere il popolo conforme alla volontà di chi governa. Il lavoro di chi governa è quello di lasciare che il Tao operi liberamente, invece di tentare di opporsi alla sua funzione e di cambiarla. Così, chi vuole governare con l’aiuto del Tao, è avvisato di non fare uso di forza o violenza, poiché ciò finisce per determinare un rovesciamento. “Colui che assiste il principe col Tao non fortifica l’impero con le armi…tutto ciò che è contrario al Tao non può durare”. Quando chi governa conosce il Tao e il suo Te, da in che modo deve starsene al di fuori della vita del popolo e servirlo senza intromettersi. Così Lao Tzu dice che le persone “sono difficile da governare poiché chi governa agisce troppo”. “Più leggi e divieti ci sono nel mondo, più povero sarà il popolo… più si emanano leggi e decreti, più ci saranno ladri e predoni” (TTC, 57). Eliminando i desideri e lasciando che il Tao entri e ci pervada, la vita supererà le distinzioni tra buono e cattivo. Ogni attività verrà dal Tao, e l’uomo diventerà uno col mondo. Questa è la soluzione di Lao Tzu al problema della felicità. È una soluzione che dipende soprattutto dal raggiungimento dell’unità col grande principio immanente della realtà, ed è perciò, in questo senso, una soluzione mistica.
Nei secoli a cavallo dell’era volgare, i seguaci del Taoismo si dedicarono soprattutto alla speculazione metafisica e in particolare sul problema della morte e della immortalità. Nacque così una forma di religione taoista, che assunse ben presto aspetti istituzionali e che ebbe, sotto la dinastia dei Tang (620-906 d.C.), una enorme diffusione, pari al buddhismo. Il pensiero cinese delle origini non aveva elaborato una dottrina (come era successo in Grecia e nel Cristianesimo) che rispondesse al problema del destino dell’uomo dopo la morte. L’uomo cinese si vedeva solamente mortale. Da qui sorse la convinzione che l’immortalità fosse una sorta di conquista, da ottenere attraverso modalità per lo meno singolari. Il problema era appunto quello di far diventare il corpo umano immortale. Già da tempo erano stati codificati dei metodi per prolungare la vita e permettere una sorta di immortalità. Questi metodi si dividono in due gruppi: le pratiche per nutrire lo spirito e le pratiche per nutrire la vita o il corpo.
Le pratiche per nutrire lo spirito si riferiscono naturalmente all’esercizio delle virtù morali, cioè la purezza di vita, il riconoscimento e il pentimento delle proprie colpe e il compimento delle buone azioni meritorie.
Le pratiche per nutrire la vita o il corpo sono invece di ordine dietetico, respiratorio, sessuale e alchimistico. La pratica dietetica consiste nell’astensione dai cosiddetti cinque cereali, perché di essi si nutrono i tre demoni (san shih) che risiedono nel corpo umano e sono avversi all’uomo. L’astensione da quegli alimenti mira a liberare l’uomo dalla loro presenza, facendoli morire di inedia.
Un’altra pratica molto importante è quella della respirazione controllata. Secondo le antiche tradizioni, il ch’i è il soffio vitale che permea l’universo. La pratica respiratoria tende ad immettere nel corpo il ch’i più sottile affinché lo nutra e piano piano elimini la parte densa e impura, portandolo alla stessa sottigliezza e purezza del cielo immortale.
La pratica sessuale consiste essenzialmente nella ritenzione del seme maschile: l’orgasmo dovrebbe essere ripetuto più volte e con diverse compagne, senza però lasciar sfuggire il ching maschile, in modo che torni indietro e si diffonda nell’organismo dove, unendosi al ch’i, darebbe nascita al corpo immortale. La pratica invece più difficile, dispendiosa e misteriosa, consisteva nell’ingerire, dopo una lunga preparazione alchimistica, il cinabro (solfuro di mercurio), che provocherebbe di per sé l’immortalità.
Come si vede, siamo ormai lontani dall’autentico Taoismo, che comunque fu importante perché fu la risposta a molteplici interrogativi spirituali. Inoltre non si dimentichi che, in campo politico, con la credenza messianica in una società migliore, molte furono le rivolte contadine che ebbero i loro capi in persone che si ispiravano al Taoismo. In campo artistico, il Taoismo, concedendo assoluta libertà all’individuo, permise la creazione di opere d’arte concepite per il godimento del letterato e del pittore e non, come volevano i confuciani, in esclusiva funzione di un certo tipo di società. In ultimo, la donna, che nella Cina confuciana e feudale era relegata a vivere all’interno della sua abitazione, acquisterà col Taoismo una certa parità con l’uomo, al punto di poter accedere anche a certi gradi della gerarchia religiosa taoista.
Oggi il Taoismo è diffuso nelle comunità cinesi sparse per il mondo, ed in particolare a Taiwan, Vietnam e Singapore.

Dal “Piccolo Principe”

L’essenziale è invisibile agli occhi.

Tu sei quello -di Nisargadatta Maharaj

Nisargadatta Maharaj
I AM THAT pag. 188-89- 374-375
Libera Traduzione dall’inglese di F. Falzoni.
Il reale non muore l’irreale non è mai esistito. Immagina un grande palazzo che crolla, alcune stanze sono in rovina altre intatte. Ma è possibile parlare dello spazio come in rovina o intatto?
E’ solo la struttura e la gente che ci viveva che hanno sofferto. Nulla è successo allo spazio stesso. Similmente, nulla succede alla vita quando le forme scompaiono ed i nomi sono cancellati.
Il gioielliere fonde vecchi gioielli per farne dei nuovi. Una volta che sai che la morte accade al corpo e non a te, puoi osservare il tuo corpo che se ne va come un indumento smesso. Il tuo vero se è senza tempo al di là di nascita e morte. Il corpo sopravvivrà sino a che è necessario, non è importante che viva a lungo…

Alla domanda: – come rendere attuale la consapevolezza della nostra unità con la sorgente della coscienza e con Dio – Nisargadatta Maharaj risponde:

Non puoi fare nulla per rendere attuale questo stato, ma puoi evitare di creare ostacoli. Guarda la tua mente, come essa venga in essere, come essa opera. Appena guardi la mente, scopri te stesso come l’osservatore. La sorgente della luce è oscura, sconosciuta la scorgente della conoscenza. Solo questa sorgente è. Ritorna a questa sorgente e stabilisciti in essa. Non è nel cielo e neppure nell’etere onnipervadente. Dio è tutto ciò che è grande e meraviglioso; io non sono nulla non ho nulla, non posso fare nulla. Tuttavia tutto viene fuori da me – la sorgete è me; la radice l’origine sono io. Quando esplode la realtà in te, puoi chiamarla esperienza o Dio, oppure che è Dio che fa esperienza di te. Dio ti conosce quando tu conosci te stesso.
La realtà non è il risultato di un processo; è un’esplosione. E’ definitivamente oltre la mente, ma tutto ciò che puoi fare consiste nel conoscere bene la mente. Non che la mente ti possa aiutare, ma conoscendo la mente puoi evitare che essa t’inganni. Devi essere molto allerta, oppure la mente t’ingannerà. E’ come tener d’occhio un ladro – non che tu ti aspetti qualcosa dal ladro, ma non vuoi essere derubato. Allo stesso modo poni molta attenzione alla mente senza aspettarti nulla da essa.
Oppure prendi un altro esempio: noi dormiamo e ci svegliamo. Dopo un giorno di lavoro viene il sonno. Ora sono io che vado al sonno oppure l’inconsapevolezza – caratteristica dello stato del sonno – viene da me? In altre parole noi siamo svegli perché dormiamo. Non ci risvegliamo ad un vero stato di veglia. Nella veglia il mondo emerge a causa dell’ignoranza e coinvolge in uno stato simile ad un sogno ad occhi aperti. Sia il sonno che la veglia sono ingannevoli. Stiamo solo sognando. Solo lo jnani (colui che ha la vera conoscenza) conosce il vero stato di veglia ed il vero sonno. Sogniamo di essere svegli e sogniamo di dormire. I tre stati sono solo varietà dello stato di sogno. Trattare ogni cosa come un sogno ci libera. Finché prendiamo per realtà i sogni siamo loro schiavi. Immaginando di essere nato così e così diventi uno schiavo del così e così. L’essenza della schiavitù consiste nell’immaginare se stessi come un processo, avere un passato ed un futuro, avere una storia. Infatti, non abbiamo storia, non siamo un processo, non abbiamo sviluppo e decadimento; vediamo tutto come un sogno e siamo altre ad esso.

Interrogante:
Può il Guru assicurare l’iniziazione (diksha)?

Maharaj:
Il Guru può dare qualunque iniziazione, ma l’iniziazione alla Realtà deve venire dall’interno.

Interrogante:
Chi l’iniziazione finale?

Maharaj:
E’ data dal Sé.

Interrogante:
Mi pare di girare in tondo. Dopo tutto io conosco solo un sé, il presente io empirico. Il se interiore o il Sé superiore è solo un idea concepita per spiegare ed incoraggiare. Noi si parla di avere un’esistenza indipendente, non è così?

Maharaj:
Il sé interiore ed esteriori sono immaginati. L’ossessione di essere un “Io” ha bisogno dell’altra ossessione di un se superiore per essere curati, come abbiamo bisogno di un’altra spina per toglierci una spina o di un veleno per neutralizzare un altro veleno. Ogni asserzione richiama una negazione, ma questo è solo il primo passo. Dobbiamo andare oltre ad entrambi.

Int.:
Posso comprendere che il Guru è necessario per richiamare la mia attenzione su me stesso ed all’urgente bisogno di far e qualcosa riguardo a me stesso. Posso anche riconoscere come egli non possa fare nulla di fronte a un certo profondo cambiamento in me. Ma poi lei porta la questione del Satguru, il Guru interiore senza principio, senza cambiamento, radice dell’essere, la promessa imminente, la certa realizzazione. E’ questo un concetto o la realtà?

Maharaj:
E’ la sola realtà. Tutto il resto è solo un’ombra proiettata dalla mente-corpo (deha buddhi) sulla facciata del tempo.
Certamente anche un’ombra è in relazione con la realtà, ma di per se stessa non è reale.
La tua perdita è il tuo guadagno. Quando l’ombra è riconosciuta come solo un’ombra, smetti di seguirla. Ti volti e ti accorgi che il sole è sempre stato là, alle tue spalle.

Int.:
Il Sé interiore da insegnamenti?

Maharaj:
Garantisce la convinzione che tu sei l’eterno, senza mutamenti, realtà-consapevolezza-amore, all’interno ed oltre tutte le apparenze.

Int.:
Una convinzione non è sufficiente deve essere una certezza.

Maharaj:
Esatto. Ma in questo caso la certezza prende la forma del coraggio. La paura scompare assolutamente. La sensazione di coraggio è così inequivocabilmente nuovo, e nello stesso senso vissuto come così proprio che non può essere negato. E’ come quando si ama il proprio bambino; chi potrebbe dubitare?
Nisargadatta Libera traduzione da POINTERS FROM NISARGADATTA MAHARAJ
Se vuoi l’integrazione, devi sapere chi vuoi integrare. Lo specchio rimanda l’immagine, ma l’immagine non modifica lo specchio. Tu non sei né lo specchio, né l’immagine nello specchio. Puoi lucidarlo per renderlo trasparente, e poi ti ci guardi dentro. L’immagine che ti rimanderà, non sei tu; tu sei l’osservatore dell’immagine. Capisci bene: qualunque cosa tu percepisca, non sei quello.
Poiché puoi vedere sia l’immagine che lo specchio, non sei nessuno dei due. Chi sei? Non pensare per formule. La risposta non è nelle parole. L’enunciazione più adatta è: ” io sono ciò che rende possibile la percezione”, la vita stessa, oltre lo sperimentatore e la sua esperienza. Ed ora, distanziati sia dallo specchio che dall’immagine, e resta solo, fermo.

Quanti sono i tuoi processi automatici? Digerisci, fai circolare il sangue e la linfa, muovi i muscoli, e poi percepisci, senti, pensi senza sapere come e perché. Analogamente, sei te stesso senza saperlo. Non c’è nulla di sbagliato in te in quanto te stesso, il quale è come deve essere. Lo specchio invece non è chiaro e verace, e perciò ti dà delle false immagini: non devi correggerti ma solo mettere a punto la tua idea di te stesso. Impara a distanziarti dall’immagine e dallo specchio; allenati a ripetere: “Non sono la mente, non sono le sue idee”. Se lo fai con pazienza e convinzione, arriverai a vederti direttamente come la fonte eterna e universale dell’essere-conoscenza-amore. Tu sei l’infinito, concentrato in un corpo. Per ora vedi solo il corpo. Se insisti, arriverai a vedere solo l’infinito.
Ogni esperienza è necessariamente transitoria. Ma ha un fondo immutabile. Nulla che si possa definire un evento, è destinato a durare. Però alcuni eventi purificano la mente e altri la intorbidano. Istanti di profonda intuizione, di amore illimitato purificano la mente; invece i desideri e le paure, le invidie e l’ira, le credenze cieche e l’arroganza intellettuale inquinano e intorpidiscono la psiche.
Senza l’autorealizzazione sarai consumato dai desideri e dalle paure che si rinnovano futilmente. I più ignorano che si può arrestare il dolore. Ma, una volta udita la buona novella, bisogna immediatamente porsi al di sopra di ogni conflitto. Ora sai che puoi essere libero, e che dipende da te. Hai due alternative: sarai per sempre torturato dalla fame e dalla sete, spinto dal desiderio a cercare, afferrare, trattenere, in un gioco di perdite e rimpianti, o ti inoltrerai nella ricerca appassionata dello stato d’immutabile perfezione, cui nulla si può aggiungere e nulla sottrarre. I desideri e le paure dileguano, non perché vi si sia rinunciato, ma perché hanno perso ogni senso.
Non devi “fare”. Sii e basta. Non c’è da scalare montagne o giacere in caverne. E neppure ti dico: “Sii te stesso”, giacché non ti conosci. Limitati a essere. Non sei né il mondo “esterno” dei percepibili, né quello “interno” dei pensabili, né il corpo né la mente. Non ci si accosta per gradi. Accade, ed è irreversibile. Ruoti in una nuova dimensione, dalla quale i vecchi abiti mentali appaiono vuote astrazioni. Come al sorgere del sole si vedono le cose come sono, così, nell’autorealizzazione, tutto si mostra com’è, lì mondo delle illusioni è lasciato alle spalle. Non è l’esperienza della realtà, bensì dell’armonia dell’universo

Possesso

di Confucio

Cercare di soddisfare i propri desideri con il possesso è come cercare di spegnere il fuoco con la paglia.