Edizione straordinaria!

Di quando in quando fermati e osserva di quanta utilità tu sia stato ad altri.

Anima

Io sono il fiore del campo e il giglio delle valli. Sono la madre dell’amore puro, del timor di Dio, della Conoscenza e della speranza santa.

Sono la mediatrice degli elementi,  che accordo l’uno con l’altro; rendo freddo ciò che è caldo, e caldo ciò che è freddo, umido quel che è asciutto, e asciutto quel che è umido, rendo morbido ciò che è duro…..Sono la legge del sacerdote, la parola del profeta, il consiglio del saggio. Uccido e vivifico, e non c’è nessuno che possa salvarsi senza di me.

( Tratto da un testo mistico medievale)

I CHING

Non mancare di aiutare gli altri quando ragionevolmente lo puoi.

ELOGIO DELLA LETTURA


Un libro, in primo luogo, è il risultato della fatica e dello sforzo di un uomo. Più o meno riuscito, è il tentativo di condensare – nero su bianco – il pensiero, le emozioni, l’esperienza della vita o della ricerca di un individuo; e, solo per questo, merita il massimo rispetto.
Un libro – va riconosciuto – non è intrusivo: espone con garbo dei contenuti, e lo fa in maniera discreta, invogliando o meno alla lettura, e permettendone in ogni momento l’interruzione o la continuazione. In questo senso, esso ad ogni pagina parla di sé, evidenziando nell’esposizione stessa il proprio valore, attraverso ritmo, stile, narrazione e contenuti.

Un libro può essere chiuso, e riaperto tempo dopo nello stesso punto (che dire della dolcezza del gesto di porre un segnalibro a suggello di una pagina appena gustata?); può essere interrotto nella lettura per qualche istante di riflessione, o ripercorso nelle frasi precedenti, a sottolineatura di un passaggio, di un’emozione, di un’idea improvvisamente sorta da un subconscio che “legge tra le righe”; può essere tenuto – aperto – sulle ginocchia per una pausa di silenzio, d’introspezione, senza che la magia del testo ne abbia a soffrire, talvolta anzi crescendo in espressione proprio nelle pause, quasi che il bianco intorno alle forme dei caratteri prenda il sopravvento come verità più ampia che sottende alle forme possibili.
Un libro è un mondo che si dispiega e s’adatta alla sostanza del lettore: i suoi significati sono infiniti, e lievitano nell’animo e nell’esperienza di chi legge, andando a colmare spazi vuoti in attesa, domande inespresse, squarci di memoria, intimi scrigni di sentimento, interstizi di nostalgia.
Un libro può essere un amico sincero e discreto, che aiuta a indagare in sé, senza mai sovrapporsi, senza pretendere nulla in cambio; può essere, nel silenzio di una notte quieta, l’aratro che scava un solco nel cuore indurito dal giorno; o solo il traghettatore che conduce la mente affaticata alle porte del sogno.
Un libro, infine, è un oggetto concreto, con un peso, una forma, un aspetto, un odore. Può essere portato con sé, regalato ad un amico, strapazzato o trattato con cura, e alla fine riposto su uno scaffale, per essere ricordato o dimenticato.
Accade, spesso, di riprenderlo dopo molti anni e, aprendolo, di assistere a uno strano miracolo: quel testo ci ha atteso, ci ha lasciato correre nel mondo a cercare risposte, emozioni, esperienze; e ora ci offre, come per caso, con la discrezione semplice della sua pagina ingiallita, quella stessa risposta che anni prima non potevamo ancora capire. Era lì, già scritta da prima, per quell’uomo o quella donna che siamo diventati ora.
E tutti sappiamo – ma nessuno osa dirlo – quante volte abbiamo richiuso un libro con un gesto affettuoso, posandolo come una carezza.

 

Passato Presente Futuro- Andrea G. Pinketts – da Il vizio dell’agnello

Il giorno dopo è sempre così.
Il giorno dopo qualsiasi cosa.
Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce.
Non riesci ad abituarti all’idea di essere già al giorno dopo.
Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro. Per te, è un giorno come te. Sei in ritardo.
Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano “oggi”.

Ven.Geshe Sonam Jangchub

Questo vuole essere un omaggio al mio meraviglioso Maestro tibetano, per non dimenticare mai il suo prezioso insegnamento.

Dal profondo dell’anima Grazie ! ( Sonam Rambgior, NICO) A sinistra nella foto siede il Ven. Lobsang Sherab, il monaco che ho adottato molti anni fa, diventando così mio figlio adottivo nel Dharma, ora il Ven.Lobsang Sherab, continua il compito del suo predecessore il Ven.Geshe Sonam Jangchub, in tutta Italia.

 

 

INTRODUZIONE:

Il termine di Bodhicitta, nella lingua italiana, può essere tradotto come il puro desiderio di ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Questo desiderio deve essere coltivato da ogni essere senziente attraverso una motivazione pura: per generarla è importante conoscere il pensiero Mahayana libero dagli otto Dharma mondani. Partendo da questa motivazione i meriti che ne derivano sono infiniti. Quindi, prima di affrontare la lettura di questo testo, è molto importante generare questo tipo di motivazione.

I testi qui riportati, trascrizioni di registrazioni effettuate durante le conferenze pubbliche tenute nella città di Taranto da Geshe Sonam Jangchub, non sono stati verificati dal Maestro, in quanto tradotti solo in lingua italiana. Ogni eventuale errore concettuale non è, quindi, da imputarsi al Lama, al quale vanno tutti i nostri ringraziamenti per i benefici eventualmente ottenuti. La traduzione dal tibetano è stata effettuata da Jigme Thuten.

Poichè questa traduzione non è stata fatta per scopi commerciali, può essere fotocopiata o trascritta da chiunque sia in possesso dei requisiti per la sua pratica.

ROMA, Aprile 1998.

Geshe Sonam Jangchub Acharya è nato nel terzo giorno, sesto mese, dell’anno Drago di terra del calendario tibetano, 20 Luglio 1927, ad Ardza (Arsan), un piccolo centro ad Est di Lhasa.

All’età di quattro anni inizio a leggere i testi buddhisti sotto la guida del padre, e alternando lo studio al lavoro, indispensabile per aiutare i genitori, continuò a studiare con impegno fino all’età di diciassette anni, periodo in cui decise di entrare nell’Università monastica di Gaden Jangtse per intraprendere lo studio della logica.

A diciannove anni fu ordinato “Gelong” dall’Abate Sonam Nanga. A vent’anni inizio lo studio della dialettica, che prosegui per altri tre anni. Approfondì per dieci anni lo studio della filosofia Madhyamika e delle Sei Paramita; poi, a causa dell’occupazione cinese del Tibet, nel 1959 si rifugiò in India, dove perfezionò le Sue conoscenze con lo studio dell’Abhidharma (metafisica) e del Vinaya (etica): Frequentò, quindi, per tre anni l’Università tibetana di Varanasi, in India, dove conseguì il titolo di “Acharya” (Dottore). Successivamente vi insegnò lingua tibetana e dottrina buddhista.

Nel 1974 ottenne il primo posto nella graduatoria per il conseguimento del titolo di “Geshe Lharampa” (Professore di filosofia).

Ha ricevuto la trasmissione diretta degli insegnamenti di Lam-Rim (sentiero graduale verso l’illuminazione) da S.S. il XIV Dalai Lama, Kundun Gyelwa Rimpoche Tenzin Gyatzo, e dal tutore senior di Sua Santità, Kyabje Rimpoche, che nel 1985, su indicazione di Dagpo Rimpoche, Lo designò come Lama residente del Centro Samantabhadra di Roma.

Nel 1990 conseguì il titolo di “Gheshe Narampa” (Professore nello studio e nella pratica dei Tantra); alle Sue grandi capacità, sia nella meditazione concentrativa (samatha), che nella chiarezza interiore (vipassana), unisce doti di rara comunicativa, ed è, quindi, un Maestro prezioso.

Geshe Sonam Jangchub non ha mai limitato la Sua opera alla città di Roma, ma anzi, ha tenuto conferenze ed impartito numerosi insegnamenti in moltissime città italiane ed europee, impratichendosi sempre di più nell’insegnamento del Dharma agli occidentali.

E’ stato molte volte a Napoli, Taranto, Palermo, Bologna , Bergamo, Biella per conferire Iniziazioni, celebrare Guru Puje, consigliare i Suoi discepoli e per impartire insegnamenti. Geshe Sonam Jangchub ha fondato, inoltre, diversi altri centri di studio e pratica del Buddhismo Mahayana in Italia.

 

 

 


 


 

 

 

 

Ora

Se il tuo orologio è rotto, che ora è ?