I LARI

Wizard_by_Stefana_TserkI Lari (dal latino lar(es), “focolare”, derivato dall’etrusco lar, “padre”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale.

Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati. L’antenato veniva raffigurato con una statuetta, di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum (da signum, “segno”, “effigie”, “immagine”). All’interno della domus, tali statuette venivano collocate nella nicchia di un’apposita edicola detta larario e, in particolari occasioni o ricorrenze, onorate con l’accensione di una fiammella. Ogni avvenimento importante era messo sotto la protezione dei Lari con sacrifici e offerte: per esempio il raggiungimento dell’età adulta, la partenza per un viaggio oppure il ritorno di qualcuno, il matrimonio, le nascite.

Servio scrisse che il culto dei Lari era stato indotto dall’antica tradizione di seppellire in casa i morti. Secondo la testimonianza di Plauto i Lari venivano rappresentati come cani e le loro immagini venivano conservate nei pressi della porta di casa. Una fra le più diffuse iconografie li presenta come giovinetti che indossano una corta tunica ed alti calzari, mentre versano del vino dal rhyton in coppe.[1]

In prossimità del Natale dell’antica Roma, si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti durante l’anno.

I Lari ebbero anche un culto pubblico: esistevano i Lares Compitales (Lari degli incroci stradali), i Lares Permarini(protettori della navigazione, al culto dei quali è attribuito il tempio “D” nell’area sacra di Largo di Torre Argentina a Roma), i Lares Praestites, di solito accompagnati da un cane (protettori dei confini della città). Per estensione i Lari della famiglia imperiale (Lares Augusti), in quanto protettori dell’Imperatore, erano ritenute divinità benefiche anche in tutto l’impero e perciò venerate da tutti i sudditi. In origine i Lari erano probabilmente legati alla difesa dei confini e dei passaggi e per questo erano venerati anche come protettori dei campi e dei crocicchi. Furono identificati con i Lari anche Romolo e Remo.

Hans Georg Gadamer

fiorio-derviche_1Ogni comprensione del singolo elemento è condizionato dalla comprensione del tutto. Ogni spiegazione del singolo elemento presuppone la comprensione del tutto.

 

George Carlin

312126_305531436128755_1097743977_nNon è sorprendente che George Carlin, commediografo degli anni “70” e “80” potesse scrivere qualcosa di tanto eloquente.

Il paradosso del nostro tempo è che abbiamo edifici più alti e temperamenti più ridotti.

Strade più larghe e punti di vista più stretti.
Spendiamo di più ma abbiamo meno.

Compriamo di più ma godiamo meno.

Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole.

Maggiori comodità e meno tempo.

Abbiamo più titoli accademici ma meno senso comune.

Maggiore conoscenza ma minore capacità di giudizio.

Più esperti ma più problemi.

Migliore medicina ma minore benessere.

Beviamo molto, fumiamo molto,

Sperperiamo molto.

Ridiamo  pochissimo,

Guidiamo velocemente, ci annoiamo molto,

Soffriamo d’insonnia, Ci svegliamo stanchi.

Leggiamo  poco, vediamo molta televisione e preghiamo  rare volte.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà ma ridotto i nostri valori.

Parliamo molto, amiamo  pochissimo  e odiamo molto frequentemente.

Abbiamo imparato a guadagnarci la vita, ma non a viverla

Aggiungiamo anni alle nostre vite e  non vita ai nostri anni.

Siamo riusciti ad andare e tornare dalla luna, ma ci riesce difficile attraversare la strada per conoscere un nuovo vicino.

Conquistiamo lo spazio esteriore, ma non quello interiore.

Abbiamo fatto grandi cose, ma non per questo migliori.

Abbiamo cercato di pulire l’aria, ma contaminiamo la nostra anima.

Conquistiamo l’atomo, ma non i nostri pregiudizi.

Scriviamo di più, ma capiamo meno.

Pianifichiamo di più, ma riusciamo meno.

Abbiamo imparato ad affrettarci, ma non ad aspettare.

Produciamo computer che possono processare maggiori informazioni e diffonderle, ma comunichiamo fra noi sempre di meno.

Questi sono tempi di pasti veloci e…… digestione lenta, di uomini di taglia grande e di carattere piccolo, di enormi guadagni economici e relazioni umane superficiali.

Oggigiorno ci sono due stipendi….. ma più divorzi.

Case più lussuose ma…….. focolari rovinati.

 

Ricorda:

La vita non si misura per il numero di volte che prendiamo respiro,  ma per i momenti straordinari che ce lo tolgono.

George Carlin.

Erone di Alessandria

382023_540051992691456_1456992282_nErone di Alessandria, detto il Vecchio, è stato un matematico e meccanico greco vissuto fra il II ed il I secolo a.C. che va ricordato perché autore di costruzioni di congegni meccanici non solo originali, ma addirittura precursori di realizzazioni che hanno trovato perfezionamenti in epoche molto moderne.

Va però fatta una precisazione del perché ricordiamo a volte personaggi tanto lontani nel tempo e che non sempre sono sicuri dell’essere gli effettivi inventori di quanto a loro attribuito.

Risalire alle nostre origini è non solo interessante ma addirittura necessario per riuscire ad avere una visione precisa e chiara di come si sia arrivati fino a noi, quali pregi abbiamo ereditato e quali difetti ci pesino ancora, di come il progresso si sia potuto verificare nonostante tante disparate situazioni pregresse specialmente per così difficili mezzi di comunicazione.

Per tornare ad Erone sono importanti i trattati di meccanica a lui attribuiti e citati da Theocnot nell’opera “Mathematici Veteres” fra cui “Pneumatica”, raccolta di ingegnosi apparecchi idraulici ed idrostatici, il commento critico sugli “Elementi” di Euclide ed il trattato sulle “Misure”.

Ad Erone vengono attribuite diverse suggestive invenzioni, la dioptra, l’odometro, il paranco a fune e la gru a bandiera.

La dioptra è una raccolta di metodi per effettuare la misura di lunghezze fra i quali va ricordato l’odometro ed una macchina simile ad un teodolite. Sempre ad Erone si fanno risalire l’uso degli specchi, (catoptrica) per la riflessione e la propagazione della luce, la descrizione delle macchine da guerra (“belopoetica”), strumenti per sollevare oggetti pesanti, “metrica”, l’organo ad acqua, “Hydraulis”, le macchine a pressione ed anche “Pneumatica”.

 

Fra i tanti progetti attribuiti ad Erone alcuni sono curiosi e caratteristici come un distributore di vino e di acqua il cui avvio era ottenuto con l’introduzione dall’alto di una moneta in una fessura dell’apparecchio e come la macchina teatrale che permetteva, utilizzando ruote dentate, nodi e corde, di mettere in scena spettacoli della durata ciascuno di circa dieci minuti.

Vi sono anche molte altre opere che nel tempo sono state attribuite ad Erone, ma che hanno avuto anche diverse paternità e che non compaiono nelle descrizioni contenute in manoscritti arabi che sono quasi sempre estremamente precisi nel riconoscere ed elencare avvenimenti e scoperte. Interessante è ricordare e descrivere come si può costruire l’Eolipila nota anche come “motore di Erone” e che è costituita da una sfera cava realizzata in rame e collegata con due tubicini ricurvi terminanti con due tratti rettilinei situati da parti opposte rispetto all’asse diametrale.

Questi tubicini sono uno il collegamento con la sfera e l’altro può servire a riempire d’acqua la sfera stessa. Quest’ultima ruota intorno ad un asse diametrale orizzontale. Il riscaldamento dell’acqua all’interno della sfera è quello che consente la rotazione naturalmente opposta a quella dei getti che possono uscire dagli orifizi.

Alle scoperte di Erone si sono riferiti nel tempo molti altri studiosi, infatti l’eolipila ha ispirato nel XVIII secolo l’austriaco Johann Andreas Segner per la realizzazione della sua turbina idraulica mentre nel 1978 John Landels, ricercatore inglese, la ha ricostruita constatando che per averla in continua funzione era necessaria una grande quantità di legna per ogni ora di funzionamento.

Quando si ricordano personaggi ed invenzioni tanto lontane nel tempo può essere interessante descrivere quanto si sottintende con il termine “matematica” parola apparentemente semplice ma che comprende un grandissimo numero di operazioni. Essa è la scienza che si occupa dei rapporti di grandezze e di numero ed è un termine che comprende una infinita varietà di forme dalla matematica pura che passa dalla aritmetica, scienza delle grandezze numeriche all’algebra, alla geometria, alla trigonometria, al calcolo infinitesimale e differenziale e a tante altre specializzazioni rendendo chiaro quale sia la vastità delle operazioni che essa comprende e sottintende.

Quando invece parliamo di grandezze e dei loro reciproci rapporti, studiati in modo concreto, si parla di matematica applicata che comprende l’aritmetica pratica o commerciale, la meccanica in tutti i suoi rami, la fisica, la geodesia, la nautica, il calcolo delle possibilità, la statistica, l’astronomia e la balistica.

Come si vede un termine semplice, “Matematica”, ha sempre accompagnato con le sue infinite sfaccettature lo sviluppo delle scienze dall’intima natura dell’atomo alla divina armonia del firmamento influenzando anche il pensiero filosofico (basti ricordare Platone, Descartes e Leibniz) e quello artistico (Leonardo, Brunelleschi, Ghiberti e Dürer).

C’è senz’altro nello svolgimento dei metodi induttivo e deduttivo una successione fra il primo ed il secondo che porta alla prevalenza dell’induzione sulla deduzione. Un’aritmetica fondata sul sistema sessagesimale ed un’agrimensura catastale esistevano già 3000 anni fa come ci testimoniano le ritrovate tavolette babilonesi e come pure è certo che gli antichissimi egiziani conoscevano il calcolo e la geometria.

Una vera progressione scientifica si è avuta in Grecia con la Scuola Pitagorica che nel 400 a.C. ad opera di Eudosso di Cnido ha determinato le proprietà fondamentali delle operazioni aritmetiche e delle figure geometriche e la teoria delle proporzioni e delle equazioni di I e II grado.

Ma l’opera classica della matematica greca sono gli “Elementi” di Euclide (300 a.C.) che attraverso il medioevo ed i tempi moderni hanno formato e formano la base della odierna geometria elementare mentre la geometria superiore ha avuto i suoi fondamenti nelle opere di Apollonio di Perga e soprattutto in quelle del più grande matematico dell’antichità, Archimede di Siracusa.

Ma la classificazione delle scienze matematiche che abbiamo fin qui trattato si ritrova nel tirocinio scolastico del medioevo con il nome di “quadrivio” contrapposto al successivo “trivio” (retorica, grammatica, dialettica). Purtroppo i Romani non hanno avuto alcun interesse per la matematica se non che per le sole applicazioni pratiche.

Infatti per i nostri antenati la praticità ha avuto una certa importanza mentre le lunghe, cerebrali speculazioni teoriche non sono mai state prese in effettiva considerazione.

Nel medioevo la decadenza è stata piuttosto continua, solo l’espansione araba in occidente ha nuovamente interessato lo studio delle opere di Euclide, di Tolomeo, di Archimede e dello stesso Erone.

Infine poiché l’arte classica si basa su un ideale di proporzione e di misura, con il Rinascimento torna prepotente l’interesse per la matematica che fa superare i limiti della scienza greca ad opera di artisti come Leonardo, Raffaele Bombelli, Gerolamo Cardano portando allo svilupparsi in Italia ed in Francia dell’algebra e dell’analisi infinitesimale mentre nei secoli successivi le matematiche applicate hanno trovato un maggiore sviluppo con Newton, Descartes, Leibniz, Einstein e molti altri.

Certo tutto quanto abbiamo detto dimostra come la semplice parola “Matematica” racchiuda un tale numero di operazioni da non poter essere solo considerata la materia per iniziative elementari, somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, ma che essa nasconda un tal numero di atti da poterla ben a ragione considerare come la sintesi di tutto quel progresso che dalla preistoria ha portato fino ad oggi quando le scoperte si susseguono ormai con velocità impressionante, ma soprattutto con conseguenzialità imprevedibili.

testo di Fiorello F. Ardizzon

Madre Teresa di Calcutta

espc3adritu-mellizoÈ necessaria l’infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità… la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene.

 

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Alden Nowlan

guardarsi_nei_libri_copyQuando un bambino capisce che gli adulti sono imperfetti, diventa adolescente.

Quando li perdona, diventa adulto.

Quando perdona se stesso, diventa saggio.