Siamo qui

Othea's_Epistle_(Fondation_Martin_Bodmer)_10Perché non c’è alcun rifugio

ove nasconderci da noi stessi

Fuggiremo

Fino a quando non sapremo incontrare noi stessi

negli occhi e nel cuore degli altri

Se temiamo di essere conosciuti

non possiamo conoscere noi stessi né gli altri

Non avremo scampo

dai nostri segreti

Fino a quando non li condivideremo

Saremo soli

Per questo siamo qui

Per manifestarci a noi stessi nella Luce

Non come i giganti dei nostri sogni

Non come i nani delle nostre paure

Ma come Uomini e Donne

parte di un Tutto

Col nostro contributo da offrire

La città della luce

SIGNIFICATO del MANDALA

tumblr_lccbfv3kP11qahuhjo1_1280di Claudia De Matteis

I Mandala rappresentano il simbolismo magico dell’Universo, nella costruzione entro “il cerchio eterno” della ruota della vita. Diffuso nella maggior parte delle religioni, riconducono l’uomo al Creatore, al Divino: Greci, Egizi, Navaho e i monaci buddisti tibetani hanno costruito Mandala, che rappresentano l’illusione della vita terrena e, in alcuni casi, la filosofia karmica. Anche il cristianesimo ha contribuito ad inserire magnifici Mandala nelle finestre di vetro e nei rosoni delle chiese e cattedrali (la più famosa è il Rosone Nord della cattedrale di Chartres in Francia). Con splendidi mosaici sono decorate anche le moschee mussulmane. Il Mandala, quale conoscenza dell’uomo nella sua universalità, è apparso continuamente nelle sue costruzioni, rituali e forme d’arte. La reintroduzione del concetto di Mandala nel contesto culturale dei popoli Occidentali, riscoperta attraverso Carl G. Jung, lo individuò come simbolo fondamentale della tradizione alchemica dell’Occidente, ponendolo come forma d’arte integrativa con valore terapeutico, nel processo di individuazione dei suoi pazienti. I Mandala sono antiche immagini magiche, simboliche, strumenti visivi meravigliosi per la meditazione, portano prosperità e buon auspicio e sono essenzialmente veicoli per la concentrazione della mente, che ha così la possibilità di liberarsi dalle sue catene abituali. Il suo alto valore terapeutico consiste proprio nel proiettare i propri complessi mentali nel reticolo cosmico del Mandala, esorcizzando così la propria mente che si libera di tutte le sue ossessioni. L’intento è di portare l’uomo all’AUTO-ORIENTAMENTO. Una volta percepito l’impulso verso l’interezza, l’uomo l’applica a tutto quello che fa, dando una motivazione ai suoi pensieri, e permeando tutte le sue attività.

L’universalità del Mandala, a partire dalla terra che è un mandala vivente, si rispecchia una struttura di unicità : il principio del centro. Il centro sta a simbolo della potenzialità eterna, nel centro giace l’eternità, inesauribile sorgente dalla quale tutti i semi hanno origine. Un mandala consiste in una serie di forme concentriche, evocative d’un passaggio tra diverse dimensioni, il microcosmo ed il macrocosmo, rappresentandone la soglia. Il centro del mandala non è solo la costante dello spazio, ma anche quella del tempo: il centro del tempo è ora. Rappresenta il culmine della consapevolezza. Le tre proprietà di base del mandala sono un centro, la simmetria ed i punti cardinali; il primo principio è costante, gli altri due variabili a seconda del mandala.

In sanscrito MANDALA significa CERCHIO e centro.

Sebbene il principio del Centro sia Uno, il turbinio delle forme e dei colori è infinito , e la determinazione delle polarità, cioè la nostra conoscenza del contrasto (vita morte. Uomo donna, felicità dolore, ecc.), è necessaria, a ricondurre l’uomo ad un senso di armonizzazione delle forme, delle fasi-specchio della trasformazione e della sua crescita . Centrare, guarire, crescere, definiscono i ritmi del processo mandalico. Integrare e comprendere la totalità di qualsiasi situazione, fa parte del processo di crescita di tutti gli esseri umani. La connessione di tutte le parti nel mandala, come si rivela in natura con tanta facilità, aiuta l’uomo nella sua trasformazione e capacità d’integrazione, accompagnandolo nella comprensione di tutte le piccole interconnessioni invisibili. Il mandala è comunque un processo visivo e cromatico: ecco i sei colori primari complementari dello spettro : viola-giallo, rosso-verde, arancione-blu; vengono percepiti in modo soggettivo da ciascun individuo, e rappresentano un fenomeno sia interiore che esteriore. Gli Indiani d’America associano i colori alle quattro direzioni, come le culture indigene ed orientali. I colori sono anche associati alle varie parti del corpo (chakras) e ai diversi temperamenti o inclinazioni emotive.

L’altro livello simbolico del Mandala è altrettanto importante che quello cromatico: i simboli sono indice di diversi livelli di conoscenza e sono molto più profondi nelle loro verità rispetto alla loro superficie visiva. Come cita Mircea Eliade “…….l’uomo che comprende un simbolo non soltanto apre sé stesso al mondo oggettivo, ma allo stesso tempo riesce ad emergere dalla sua situazione personale e a raggiungere una comprensione universale……..Grazie al simbolo, l’esperienza individuale è risvegliata e trasmutata in un arto spirituale”

Dalla mia esperienza personale colorare i Mandala è un’opera senza fine, il Mandala come punto di partenza e il mandala come punto di arrivo, mi rimettono in un continuo ritmo interiore di musicalità, solarità e percezione innata, che non solo centrano e rilassano, ma ti proiettano nel mondo della creatività e dell’intuito, in un “gioco” eterno. La continuità e la lucidità apportate dalla realizzazione di un Mandala, sono germogli che ogni giorno ti aiutano a capire il fiume della vita, facendo tacere il dialogo estenuante delle voci interiori, placando ansia e tensioni quotidiane e riportandoti all’armonia, alla naturalità e al RITMO del cuore, troppo spesso perso nel frastuono generale. La vibrazione del colore è una delle più belle che io abbia sperimentato e invito tutti a provare almeno una volta a riprendere in mano un colore, un pennarello, e un Mandala da colorare, esattamente come si faceva ai tempi della scuola. Ti ricordi come si fa? Riprova quell’emozione e vedrai che non la lascerai più andare via.

Vorrei concludere con una bellissima frase di Carl G. Jung, che amo molto:

“ E’ soltanto in condizioni ideali, quando la vita è ancora semplice e abbastanza inconscia da seguire il sentiero serpeggiante dell’istinto senza esitazione o sfiducia, che la funzione di comprensione dell’inconscio opera con pieno successo. Più un uomo è civilizzato…e complicato, meno è capace di seguire i suoi istinti. Le sue complicate condizioni di vita e l’influenza del suo ambiente sono così forti che sovrastano la voce della natura. Opinioni, credenze, teorie e tendenze collettive appaiono in sua vece e si portano dietro tutte le aberrazioni della mente conscia………..”

IL MANDALA di sabbia

Il mandala rappresenta la penetrante visione intuitiva che comprende in modo perfetto il carattere transitorio dei fenomeni impermanenti, come pure la loro natura vuota e priva di un sé intrinseco.

Gli insegnamenti tantrici buddhisti si basano su particolari metodi di purificazione, attraverso i quali il praticante si genera nella forma della divinità e, attraverso questo procedimento alchemico di trasformazione, manifesta una trasmutazione dei suoi elementi psico-fisici.

Le divinità del mandala rappresentano in essenza lo stato illuminato che ciascuno di noi possiede come potenziale e che, nell’immagine divina, viene compiutamente espresso.

Il mandala è costruito con sabbie colorate poste su una base orizzontale.

Benché il mandala si presenti in un aspetto bidimensionale, in realtà va inteso in modo tridimensionale. Ciascun aspetto del mandala ha un significato e nulla è arbitrario o superfluo.

Il praticante del tantra si familiarizzerà con tutti i dettagli del mandala e delle divinità in esso contenuti, impegnandosi in continui esercizi che si basano sul visualizzare se stessi e il mondo circostante nell’aspetto della divinità, all’interno del suo mandala.

La sola visione del mandala crea nel continuum mentale dell’osservatore un’impressione positiva, inseparabile dal profondo potenziale illuminato che esiste nella mente d’ogni essere e che diventa fonte d’ispirazione e di stimolo per proseguire il sentiero del Dharma.

 

 

da : http://www.ilcerchiodellavita.com

Benjamin Franklin

m2Sii educato con tutti;

socievole con molti;

intimo con pochi;

amico con uno soltanto;

nemico con nessuno.

 

LE PERLE DI FAMLONSKY – Osservatore-Osservato

11182567-psychedelic-esoteric-colorful-artstic-artworkPercepiamo la Realtà come separata da noi: c’è un soggetto che osserva e un oggetto che è osservato. Questa è la modalità percettiva del sistema nervoso umano, che crea degli oggetti tramite una serie di astrazioni da qualcosa di indifferenziato.

La nostra consapevolezza ci consente in modo naturale una modalità di conoscenza diversa: diretta, non-duale, non separata in osservatore-osservato. In questo stato conoscere la Realtà significa essere la Realtà.

Sulla “religione cosmica” di Albert Einstein

 

71ca14d0-47ad-404b-8993-f925146e7fc4L’iter semantico della parola “religione”: da mezzo sociopolitico con cui da millenni callidi rappresentanti di culti e Chiese imboniscono e dominano, a proprio vantaggio, popolazioni ingenue e necessitate, fino a divenire con Albert Einstein  espressione di una sublime weltanschauung che aspira a dare all’umanità Senso e Spirito al posto di feticci antropomorfi etero gestiti.

Scienza e religione

Sul tema del rapporto fra scienza e religione Albert Einstein ha scritto diversi articoli che analizzano l’una e l’altra, per approdare alla conclusione che tra esse non c’è alcun motivo di conflitto, a patto che ognuna delle due abbia chiara la propria sfera di competenza.

Come potremmo definire queste sfere? In estrema sintesi, l’una cerca i “come”, l’altra i “perché”.

La scienza è per Einstein «lo sforzo secolare di accorpare in un insieme il più completo possibile i fenomeni percepibili di questo mondo per mezzo del pensiero sistematico (…), il tentativo di ricostruire l’esistenza a posteriori attraverso un processo di concettualizzazione».

Ma per la religione una definizione non è altrettanto semplice.

«E anche dopo aver trovato una risposta capace di soddisfarmi in questo particolare momento resto convinto di non poter mai mettere assieme, nemmeno per accostamenti marginali, quanti hanno prestato seria considerazione al problema». 

Il percorso di Einstein

Nell’autobiografia, scritta all’età di 67 anni, Einstein ricorda di essere stato religiosissimo da bambino e di avere cessato completamente di esserlo a dodici anni. «Attraverso la lettura di libri di scienza popolare mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l’impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un’impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po’ della sua asprezza primitiva».

Nell’età matura Einstein approda a una visione che manterrà coerentemente per tutto il resto della sua esistenza. Il punto di partenza è la domanda fondamentale che da sempre si pone ogni essere umano: qual è il senso della nostra esistenza? Una domanda che, peraltro, egli estende a «tutti gli esseri viventi in generale».

L’approdo alla religiosità cosmica

Al concetto di “religiosità cosmica” lo conduce la riflessione sul “lato misterioso della vita”, da lui visto come «il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura». Una delle sue frasi più citate è: «Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto: i suoi occhi sono spenti».

Alla domanda: «quali sono i bisogni e i sentimenti che hanno portato l’uomo all’idea e alla fede, nel significato più esteso di queste parole?» egli risponde distinguendo tre livelli, che corrispondono ad altrettante fasi dell’evoluzione dell’uomo. Nell’uomo primitivo l’idea religiosa è suscitata dalla paura (paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte).

Un secondo livello è relativo ai “sentimenti sociali”. L’idea di dio «considerata sotto l’aspetto morale e sociale» è quella di un dio-provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. Comune a questi due livelli è il «carattere antropomorfo dell’idea di dio».

Il terzo livello è quello della religione cosmica, sebbene assai raro nella sua espressione pura. Essa – scrive Einstein in Religione e scienza, uno dei primi capitoli di Come io vedo il mondo – non può essere pienamente compresa da chi non la sente, poiché non vi corrisponde nessuna idea di un dio antropomorfo. L’individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l’impronta sublime e l’ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero. L’esistenza individuale gli dà l’impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo. Già nei primi stadi dell’evoluzione della religione (per esempio in parecchi salmi di David e in qualche Profeta), si trovano i primi indizi della religione cosmica; ma gli elementi di questa visione sono più forti nel buddhismo, che Einstein considera l’unica religione compatibile con la scienza moderna.

Religione cosmica e scienza

Questa religiosità cosmica non conosce né dogmi né dèi concepiti secondo l’immagine dell’uomo. Di conseguenza non esiste alcuna Chiesa che basi il proprio insegnamento fondamentale sulla religione cosmica. È sotto questo aspetto che possiamo accostare uomini molto diversi fra loro come Democrito, Francesco d’Assisi e Spinoza.

La religione cosmica, secondo Einstein, è l’impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica. In questo senso, ma solo in questo senso, non c’è alcun conflitto fra scienza e religione. Questa situazione viene da lui descritta con la famosa frase: «la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca».

A chi gli chiede come possa un sentimento religioso cosmico essere comunicato da una persona all’altra, se non può generare nessuna nozione definita di dio e nessuna teologia, egli risponde che «la funzione più importante dell’arte e della scienza è proprio quella di risvegliare questo sentimento e tenerlo vivo in quelli che sono in grado di sentirlo».

Il conflitto esiste, per contro, a causa dell’attuale contenuto delle religioni storiche e, in particolare, di una limitazione relativa al concetto di dio. Chiunque sia convinto dell’azione universale della legge di causalità non può nemmeno per un istante condividere l’idea di un essere che interferisce con il corso degli eventi e non sa che farsene della religione della paura (e tantomeno di quella sociale o morale). «Durante il periodo giovanile dell’evoluzione spirituale del genere umano, la fantasia degli uomini creò gli dei a propria immagine; che si supponeva determinassero o ad ogni modo influenzassero con il loro volere il mondo fenomenico. L’uomo si adoperò per modificare in proprio favore la volontà di questi dei attraverso la magia e la preghiera. L’idea di dio nelle religioni oggi predicate è una sublimazione di quell’antico concetto degli dei.

Il suo carattere antropomorfico è dimostrato, per esempio, dal fatto che gli uomini si rivolgono all’essere divino con preghiere e suppliche perché i loro desideri vengano esauditi».

Antropomorfismo divino come causa di conflitto

Questo concetto di un dio personale è la causa principale degli odierni conflitti fra le sfere della religione e della scienza. Quest’ultima non può confutare la dottrina di un dio personale che interferisce negli eventi naturali, in quanto questa potrebbe rifugiarsi nei campi in cui la conoscenza scientifica non è ancora arrivata. «Ma sono persuaso», dichiara a questo punto Einstein «che una tale condotta da parte dei rappresentanti della religione sarebbe non solo indegna, ma anche fatale. Una dottrina, infatti, che sappia sopravvivere nelle tenebre e non alla chiara luce è destinata necessariamente a perdere ogni influenza sul genere umano, con incalcolabile danno per l’umano progresso».

Partendo dalla premessa che la religione abbia tra i suoi fini quello di liberare l’umanità, per quanto possibile, dalla schiavitù dei desideri egocentrici e della paura, il ragionamento scientifico può aiutare la religione in quanto, nel suo continuo sforzo di unificare razionalmente la molteplicità del reale, offre all’uomo la capacità di liberarsi dalle catene dei desideri personali, raggiungendo «quell’umile atteggiamento della mente verso la grandezza della ragione incarnata nell’esistenza, che nelle sue più grandi profondità è inaccessibile all’uomo». Questo atteggiamento gli sembra religioso nel senso più elevato del termine: in tal modo la scienza non solo purifica il sentimento religioso dall’impurità del suo antropomorfismo, ma contribuisce anche a una spiritualizzazione religiosa della nostra comprensione della vita.

 

Andrea Cattania

Dalla rivista “Non Credo

Tassos Livaditis

wallpaper-1230830“Siamo coloro che impastano, eppure non abbiamo pane,

siamo coloro che scavano il carbone, eppure abbiamo freddo.

Siamo coloro che non hanno nulla, e stiamo venendo a prendere il mondo ”

 

 

Thich Nhat Hanh

TOHU-VE-BOHUPrendimi per mano, Cammineremo.

Cammineremo soltanto.

Sarà piacevole camminare insieme.

Senza pensare di arrivare da qualche parte.

Cammina in pace. Cammina nella gioia.

Il nostro è un cammino di pace.

Poi impariamo che non c’è un cammino di pace;

camminare è la pace;

non c’è un cammino di gioia;

camminare è la gioia.

Noi camminiamo per noi stessi.

Noi camminiamo per ognuno sempre mano nella mano.

Cammina e tocca la pace di ogni istante.

Cammina e tocca la gioia di ogni istante.

Ogni passo è una fresca brezza.

Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.

Bacia la terra con i tuoi piedi.

Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.

La terra sarà al sicuro se c’è sicurezza in noi.