LEZIONE QUINTA

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La presente lezione tocca l’argomento, forse, più misterioso ed affascinante dell’intera letteratura esoterica. L’avvento dell’uomo sulla terra. Un argomento che ha dato, non per colpa sua, ghiotto cibo a menti piene di amore per la superstizione, il mito oscuro e contorto, l’annebbiamento spirituale. Chi ha seguito con attenzione la natura dei concetti fin qui spiegati, avrà notato che l’origine di ogni cosa, secondo le conoscenze esoteriche, non è da attribuirsi ad un dio isolato e cristallizzato in un simbolo di evoluzione fissa ed eterna, né ad una caotica serie di sobbalzi cosmici istintivi. La “Nobile via di mezzo”, di Gotamo Budda, anche nel nostro caso, è la chiave necessaria per svelare il mistero.

Sette sono i Pianeti che bilanciano il proprio flusso benefico, in senso solare, incrociando le loro Vite, innanzi alla candida Coscienza del rogo di amore sublime che è il nostro Logos. E gli spazi che tanta danza divina intreccerà, ad un certo punto dell’Evoluzione, formano, nel tempo, sulla nostra terra, l’insieme delle coscienze umane. Il nostro pianeta, come abbiamo accennato nella precedente lezione, in seguito ad una rarefazione progressiva lungo le epoche, acquistò, durante un lunghissimo periodo, una certa consistenza plastica, dall’inizio del suo apparire fluidico in seno al sistema.

Dice l’esoterismo che, da quel momento, vi fu un susseguirsi, sulla terra, di tentativi messi in opera, da parte delle gerarchie inferiori creatrici, per popolare di vita cosciente la terra. Si volle, addirittura, pervenire, da parte di tali “costruttori”, che l’esoterismo chiama “impreparati spiritualmente”, alla “creazione degli uomini”. Molti ricordi che la mitologia umana possiede sui mostri dell’epoca antica, sulle chimere, sugli uomini metà animale, si riferiscono agli aborti continui che gemettero in quel periodo, nei luoghi, ora, da noi abitati. Molti milioni di anni trascorsero ed i tentativi della razza di dei infantili esortarono il Gruppo Planetario del nostro sistema solare a incidere le lettere infuocate del Loro Diretto Intervento sul gemebondo pianeta, che stava per offrirsi a patria dell’uomo. Il quinto Raggio (spiegheremo, più avanti, di che si tratta) creò la condizioni adatte alla manifestazione dell’umanità . La Gerarchia Planetaria prese posto sulla terra e, in un processo vastissimo e molto intricato a seguirsi (anche nel piano dell’orizzonte mentale) da chi non è iniziato, i primi esseri divini, frutto della catena precedente la nostra, presero possesso del globo, sotto la dolce guida dei Signori di Venere, insediatisi, da allora, nel luogo sacro verso cui è, ora, polarizzato magneticamente ogni granello di coscienza del globo stesso: SHAMBALLA, nei sottopiani eterici (spiegheremo, pure, questo termine, più avanti) del deserto di Gobi. La prima razza umana apparve, semplicemente astrale, estroversa dal corpo fluidico dei Pitri, o Signori Lunari, divisa in sette grandi branchie, su di ognuna delle sette distinte lingue di terra lussureggiante, che si aprivano, a fiore, dal Luogo Benedetto, che abbiamo appena menzionato: Shamballa. La proliferazione avvenne per semplice scissione dell’entità diafana che, più tardi, molto più tardi, sarebbe stata l’uomo. La seconda razza fu eterica; la terza razza apparsa nei nostri territori fu la Lemuriana. Ed i meravigliosi giganti, dalle splendide forme statuarie, gli angeli che, in musica e dolci accenti di saggezza, colloquiavano con gli uomini, le radiazioni iniziatiche pure, che si perpetuavano, da re a re, di quella meravigliosa razza, creano una eco di nostalgia in ogni poeta che si volga verso le lontane regioni del nostro passato dimenticato. L’animale-uomo viveva in mezzo agli Dei e non ne comprendeva la natura, come un artigiano, dalla mano rozza e pesante, il quale fosse costretto a vivere in un castello pieno di finissimi broccati, di sete trasparenti, di quadri, statue, opere d’arte.

Il Lemuriano dovette pensare, 21 milioni di anni fa, a sviluppare la coscienza del corpo fisico. Ad esempio, come, adesso, lo studente esoterico si sforza di mettere in cosciente attività i muscoli del suo strumento superiore, la mente, allora, il Lemuriano doveva mantenere il movimento ritmico degli organi del corpo (ora, mossi dal sistema neuro-vegetativo), o ne sarebbe sopravvenuta, non la morte, ma la mancanza di controllo esistenziale di quell’organismo plastico, che è strutturato, sì meravigliosamente, nei testi di anatomia. Passarono le età ed il corpo si rassodò, la padronanza del fisico fu pienamente raggiunta, ma l’abuso deturpò la plastica linea evolutiva che le Guide dell’umanità volevano imprimere al germe umano in evoluzione; la malattia venerea conosciuta, oggi, sotto il nome di sifilide ebbe origine dagli eccessi licenziosi di quel tempo; anche se privi di una vera e propria colpa, perchè compiuti senza intelligenza. La razza delle scimmie risale all’atto che la Dottrina Segreta chiama “il peccato dei senza mentale”, dell’uomo animale, il quale, scavalcando la linea sottilissima che lo separava dal regno animale di allora, si unì, fisicamente, ad essi. Il fuoco, elemento purificatore, unico simbolo fisico della divinità, straripando dai vulcani e dalle zone sotto la crosta terrestre, lavò via tale umanità, in successivi e necessari interventi. E, lentamente, apparve la razza Atlantidea. L’uomo doveva sviluppare il corpo emotivo, il secondo dei suoi corpi di manifestazione. La ricchezza materiale a cui pervenne quella umanità è talmente possente, che solo piccoli sprazzi se ne possono rintracciare, nei rivoli o residui di razza, che noi studiamo come le tribù del Perù, il ceppo etnico dei Maya, il popolo degli Egizi. Quell’arte, nobile soltanto quando è servita con un sovrumano sacrificio di sé stessi e della propria anima, a favore dell’Essere Universale, cioè laMagia, fu adoperata in una maniera del tutto pratica e potente ed a fini egoistici. Ci riporta la tradizione esoterica che la razza Atlantidea, il cui unico desiderio di ogni singolo ad essa facente parte era di depredare e possedere i beni altrui, giunse a tale padronanza delle forze magiche inferiori che, con la stessa scioltezza con la quale l’uomo del tempo presente mette la chiave nel quadro di accensione della propria “Alfa 164”, così, allora, si recitavano versetti magici, o si faceva uso di mezzi occulti, per scopi egoistici. Gli eccessi di vibrazioni dei corpi sottili ed anche l’estrema tenacia a mantenere sotto controllo i medesimi, fino a giungere alla sterilità, per timore di avventurarsi nel puro altruismo, sono, tra l’altro, le cause del male che noi conosciamo come cancro e che ha le sue radici in una cattiva funzione dei chakras astrali, o elementi vitali del secondo nostro corpo invisibile di manifestazione, a partire dal basso. L’acqua, l’elemento in sintonia cosmica con il corpo astrale, fu adoperata per distruggere quella razza debole e cieca. Il fenomeno che, in termini occulti, è chiamato “annebbiamento astrale” o “glamour” (parleremo, anche, di ciò, più avanti) nacque nell’alveo delle coscienze di quel tempo.

La razza Ariana, la quinta razza, l’attuale, è in fase di fissazione definitiva. In essa, l’uomo sta sviluppando il corpo mentale, con tutte le qualità meravigliose che originano dal medesimo. E, ancora, la luce che scaturirà dall’uomo, luce di completo genio e di sublimale e celeste bontà, deve apparire, nel suo pieno fulgore. L'”illusione mentale” ha le radici in tale razza, come il Maya eterico – il male attinente alle energie dense biologiche – le ha nella Lemuriana.

È d’uopo, giunti sin qui, avvisare lo studente, ancora una volta, che non è possibile rispettare una stretta organicità, in un Corso di Lezioni come il presente, e, nel medesimo tempo, mantener fede alla sintesi che vogliamo seguire. Tutta l’evoluzione che precede il nostro tempo non è stata un gioco; l’incrocio degli interventi divini ed il sapiente intercalare delle Forze Planetarie (altrove, autorevolmente, chiamato dei Sette Raggi) non ha cessato un attimo di seguire, passo a passo, l’intricato arazzo di tutte e sette le evoluzioni, di cui una è l’umana. Soltanto studiando un’opera importante come il “Trattato dei Sette Raggi”, di Alice Bailey, il cultore potrà capire qualcosa di quello che è l’astrologia esoterica, in connessione all’evoluzione umana ed al Piano che essa sta gradatamente servendo, ma in maniera sempre più efficace. Altre due razze dovranno nascere, e noi ne vediamo già l’inizio in molti tratti decisivi che appaiono attorno a noi, specialmente in alcune zone dell’America. Il seme della Sesta Razza, che svilupperà l’intuizione amorevole, o il quarto dei corpi umani, il buddico, sta sbocciando, quale vigile frutto dei continui sforzi dei nostri Fratelli Divini. Questo, sia detto per inciso, è uno degli scopi per cui, ora, le presenti cognizioni vengono date al pubblico; al di là del velo si invita, chi sia, per Karma, destinato a tale compito, a tendere tutte le proprie forze in simile direzione. La Settima Razza sarà la Razza della volontà, la Razza di Atma, il quinto dei corpi umani; ma, è prematuro parlare di essa.

Gradualmente, all’esoterico, il Proposito del Logos inizia ad apparire: l’uomo non si trova più, solo ed inerme, davanti ad una natura ostile, che non capisce; egli suddivide in tre parti quella che lo concerne, nel suo aspetto di uomo; quella che concerne il ciclo storico che vive, incassato come un pinolo nella pigna, in tanti altri cicli precedenti e susseguenti; e vede un più vasto ciclo cosmico, da cui ogni cosa deriva. Egli possiede tre corpi di manifestazione, con tre specifiche funzionalità, dei quali, uno soltanto, al momento dell’attuale evoluzione, è normalmente visibile.
Essi sono, a partire dall’alto:

  1. 1.  il corpo causale-mentale (dove prendono nascita le astrazioni pure del pensiero, e l’inquadramento intellettuale delle stesse),
  2. 2.  il corpo astrale (o delle emozioni, in senso generale),
  3. 3.  il corpo eterico-denso (o delle funzioni fisiche e biologiche, propriamente dette).

Dietro ad essi vi è il piano buddico, da cui ogni cosa è sorretta, come manifestazione del Secondo Raggio, e dove appare la Gerarchia Planetaria. L’uomo fa parte di una Razza che, come unica Entità, si incarna successivamente, sorretta, per le ali celate, dalle sublimi Guide Divine, per acquistare, nel complesso, degli attributi sublimali che saranno, poi, la risorsa di ogni sua singola cellula. Razza che gli esoterici sono abituati a considerare un solo Essere e che chiamano il Quinto Raggio, il discepolo mondiale, il vero Salvatore del mondo, di cui il Cristo non è che simbolo. Infine, in un meraviglioso sgranarsi di leggi macrocosmiche, chiamate delle Catene e delle Ronde, l’uomo realizza di far parte di un piano ancor più vasto, che concerne i rapporti che il nostro Sole ha verso Vite Possenti, che lo guidano e tutelano d’appresso. Meta dell’uomo è di pervenire a quella che, solitamente, è chiamata iniziazione; processo che si svolge nei piani mentali e buddici ed ha per scopo di rendere capace la struttura fisico-eterica a reggere, continuamente e coscientemente, il flusso della Potenza e della Luce dei piani superiori. Ma, quello delle iniziazioni, è un’altro degli affascinanti e vitali argomenti che preghiamo lo studente di coltivare con il proprio studio e con la propria pratica. A tal proposito pensiamo di dargli un efficace consiglio, indirizzandolo verso il libro di testo: “Iniziazione umana e solare”, di Alice Bailey.

Una via, la via del Sentiero senza fine, ma che ha una sintesi, ferma e definitiva, nel concetto cardinale, che è la stessa essenza vitale e lo stesso tessuto egoico di ogni illuminato: IL MOVIMENTO, ENERGIA ETERNA, È L’UNICA VITA.

 

 

 

– Nota aggiunta –

Preghiamo, a questo punto, lo studente di soffermarsi sulle conclusioni della presente nota aggiunta, che ne completerà l’illuminazione razionale sull’origine e sulla ragion d’essere degli stessi Sette Raggi.

Qualcuno si potrebbe domandare: “Perchè il numero sette, ai fini di una stretta logica, è considerato magico? E, dai tempi dei tempi? Perchè il sole ha sette pianeti, e perchè la costellazioni sono proprio dodici? Perchè il sole, a sua volta, è uno dei sette pianeti di una Vita Extracosmica, la Quale segue la medesima legge nei riguardi di successive fonti inimmaginabili, parti di una spirale infinita, in cui il numero sette è il ritmo fondamentale?”

Non ci dilungheremo sulle leggi delle progressioni algebriche, geometriche, chimiche. È fatto notorio a fisici, matematici, chimici che certe energie, certi numeri, certi elementi si raggruppano in linee d’ordine, nelle quali viene notato un ripetersi all’infinito di determinate costanti e caratteristiche, sempre le medesime. Daremo al lettore, invece, tramite un esempio, o, se vogliamo, una prova, la dimostrazione della legge del “SETTE”, come aspetto dell’eterno ritmo universale.

Comunque, prima di ciò, vogliamo sottolineargli una necessaria delucidazione, a che egli comprenda meglio tale esempio: cioè, l’identificazione che il molteplice ha nell’uno e che l’uno ha nel molteplice.

Non potrà mai apparire nel mondo un filosofo il quale sappia tracciare la linea netta e marcata tra i due poli dell’universale; ogni nucleo singolo, ad un ulteriore studio ed esame approfondito, si mostrerà essere composto dall’insieme di diverse unità, le quali, riunendosi, daranno, per frutto del loro coesistere, quella esteriore singolarità .

Prendiamo un anello, che abbia come circonferenza, ad esempio, 20 cm. (potrebbero, anche, essere trenta, quaranta; o dieci chilometri). Poniamolo su di un piano e muniamoci di altri anelli della medesima circonferenza di 20 cm.. Occupiamoci di uno di essi e collochiamo, anch’esso, sul piano, di modo tale che una sua parte tanga il primo anello; poi, sarà la volta di un altro anello, il quale tanga, in basso, l’originale e, di fianco, il secondo; e di un altro ancora e di una altro. In breve, avremo composto una figura che avrà al centro un anello e sarà circondata da altri sei anelli, che lo tangeranno e si tangeranno. Sei. Non uno di più, non uno di meno.

Se consideriamo la prima delle circonferenze, come un nucleo di vita qualsiasi, che venga ad apparire in seno alla manifestazione universale (l’Uno, che emerge, sempre spontaneamente, e con ritmo eterno, da Parabrahaman), vedremo che altre sei forme di vita, inflessibilmente, si aggiungeranno ad essa. Ma non basta. Prendiamo ancora dei nuovi anelli e, considerando, ormai, la prima serie dei sette la base centrale (il molteplice che è diventato gruppo singolo), torniamo a fare la medesima operazione che eseguimmo con i sei anelli.

Collochiamo una seconda serie di circoli, sempre tutti aventi la stessa dimensione, precedentemente menzionata, attorno alla prima, di modo che ognuno di essi tanga il sottostante e quelli a fianco. Avremo, al termine della nostra fatica, un nuovo circolo, composto da dodici elementi; cioè, sei in più del primo. I quali sei, con la corolla del nucleo dei sette, oggettivati in un unico elemento-radice, torneranno a formare il sette, che si ripete. Ma, proseguiamo ancora: formiamo un terzo anello. Questo, sarà composto da diciotto elementi: cioè, sei in più del secondo. E potremo coprire, come dice uno dei Maestri della Confraternita Bianca, l’intero deserto di Gobi, ed ogni circolo nuovo avrà, sempre, soltanto sei elementi in più del precedente; i quali, unificati al blocco di elementi centrali, divenuti una entità singola, ripeteranno il ritmo imposto dalle sette note magiche, nella musica geometrica delle sfere. Le progressioni saranno le seguenti: sei, dodici, diciotto, ventiquattro, trenta, ecc..

Applicando il ritmo alla costruzione occulta di un sistema solare, vediamo che le dodici costellazioni sono inserite nel numero della seconda progressione: dodici.

Aggiungiamo, inoltre, che, studiando bene il famoso simbolo della stella a sei punte, o Stella di Salomone (emblema dell’Assoluto), che rappresenta l’intreccio di due triangoli equilateri – uno, la materia; l’altro, lo spirito -, uniti, eternamente, nella eterna manifestazione dell’Essere, noteremo che, invisibili, esistono, anche qui, i sette circoli. Il primo ha come centro il centro della stella, ed il compasso lo inserirà esattamente dentro di essa; gli altri sei la circoscriveranno, aventi, ciascheduno, come centro, il vertice rispettivo di una delle sue sei punte.

 

Henri Cartier-Bresson

Orientale-im-Basar-von-Carl-Spitzweg-19629Si muore tutte le sere, si rinasce tutte le mattine: è così. E tra le due cose c’è il mondo dei sogni.

LE PERLE DI FAMLONSKY Crescita del sé

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOgnuno ha una storia evolutiva individuale: la sua soggettività si è strutturata in determinato modo, si è evoluta ed è arrivata ad una certa complessità. Si possono identificare in questo percorso degli stadi ben definiti. Ognuno spontaneamente arriva ad un certo livello e poi questa crescita spontanea subisce un arresto.

La possibilità di un’evoluzione è sempre presente, ma richiede una modalità attiva da parte dell’individuo.

Come avviene la crescita? Il soggetto di uno stadio diventa l’oggetto del soggetto dello stadio seguente. Cosa significa?

Nel grado in cui riesco ad oggettivare (rendere consapevole) e ad accettare qualcosa con cui ora sono identificato, faccio un passo di crescita. Questo significa lavorare attivamente in modalità introspettiva ed essere sinceri ed accoglienti con sé stessi.

I maghi esistono ancora

shamanic-circlesdi Franco Volpi

Fonte: Centro Studi La Runa

 

 

Novecento occulto di Gerhard Wehr offre un’introduzione essenziale all’esoterismo contemporaneo e al tempo stesso vale come invito a rivisitare il pensiero del Novecento per sondare questo suo lato arcano. È in sostanza un primo approccio alla conoscenza delle principali figure e correnti del pensiero “occulto” del nostro tempo, nella consapevolezza che esse, benché spesso trascurate come marginali o eccentriche, hanno in realtà accompagnato come un’ombra la storia del secolo appena trascorso.

Fin dalle origini l’esoterismo risulta strettamente connesso con lo sviluppo del pensiero e della filosofia, ed esso non è certo un oscuramento passeggero della ragione, come alcuni propendono a credere. Naturalmente il termine ha assunto di epoca in epoca accezioni e declinazioni specifiche, formando semantiche ogni volta diverse che si tratta di esaminare e valutare.

L’aggettivo esoterikòs (dal greco eso, “interno”) fu introdotto dai primi commentatori di Aristotele per indicare i trattati del maestro “interni alla scuola”, cioè specialistici, concepiti per un pubblico preparato, e precisamente come antonimo di exsoterikòs (dal greco exo, “esterno”), impiegato dallo stesso Aristotele per designare i propri scritti “esterni alla scuola”, cioè destinati a un pubblico non colto. In questa accezione tecnica, legata all’aristotelismo, esoterikòs è attestato poco dopo la metà del II secolo d.C. in Luciano di Samosata, in una sua satira indirizzata contro i filosofi (Vendita di forme di vita, 26). Luciano non lo conia di suo, ma lo riprende probabilmente dall’ambiente peripatetico, forse da Dicearco, o da Adrasto, autore di un Ordinamento degli scritti di Aristotele. Più tardi, agli inizi del III secolo d.C., negli Stromata di Clemente Alessandrino (V, cap. 9, par. 58,3), l’aggettivo è adoperato non solo per qualificare i trattati scientifici di Aristotele, ma anche per indicare un insegnamento che deve rimanere “segreto” in quanto non adatto ai profani. Esso comincia dunque ad assumere il senso a noi noto e oggi comune di “esoterico”. Nella Confutazione di tutte le eresie (I, 14) di Ippolito e nella Vita di Pitagora di Giamblico, in cui compare per la prima volta come sostantivo, il termine è poi riferito in modo esplicito agli allievi iniziati ai segreti di una setta, quella pitagorica.

Soltanto nel corso dei secoli, tuttavia, si andrà definendo e formando l’esoterismo vero e proprio come fenomeno speculativo e religioso, vasto e ramificato, che si intreccia strettamente con le discipline dell’arcano, la magia, l’astrologia, l’alchimia, l’ermetismo, l’occultismo, lo spiritismo, nonché con le credenze mitologiche, religiose e metafisiche delle diverse epoche e culture.

Nel Novecento, anziché essere eliminato dal disincanto e dalla razionalizzazione della nostra immagine del mondo, esso ha conosciuto uno sviluppo inatteso, e si presenta oggi più rigoglioso che mai. Si accompagna, spesso confondendovisi, con fenomeni e tendenze quali il rinnovato bisogno di spiritualità e religione, la rinascita del mito, la riscoperta di idee, dottrine e pratiche dell’occulto, la credenza nell’astrologia o la parapsicologia, la New Age e le molteplici tendenze dell’arcano che essa ha ispirato. Insomma, è un aspetto che non può essere trascurato se si vuole capire l’uomo contemporaneo.

In una certa misura l’esoterismo rappresenta l’altra faccia del razionalismo contemporaneo. È il corrispettivo e la compensazione della sua unilateralità. Per convincersene è ancor oggi preziosa la classica indagine di Louis Pauwels e Jacques Bergier, Il mattino dei maghi, una “introduzione al realismo fantastico” che fu portata in Italia da Sergio Solmi. Definendola “avvincente e inaccettabile, ispirata e abborracciata, convinta e contraddittoria”, Solmi spiega in modo illuminante come essa metta in evidenza tutti gli aspetti per i quali l’esoterismo è funzionale al singolare destino del razionalismo post-cartesiano: quanto più esclusivamente il pensiero moderno si rifugia sotto il protettorato della ragione e della scienza, tanto più il razionalismo e lo scientismo appaiono una sorta di teologia secolarizzata, e tanto più l’uomo è spinto a evocare potenze contrarie, a sollecitare risorse arcane e fantasticare miracolose speranze. Suscitando, ovviamente, la reazione opposta, quello “spaccio dei maghi” con cui a suo tempo Mario Manlio Rossi, in base a personale esperienza, descrisse e derise il fenomeno.

Ma che cos’è propriamente l’esoterismo? Che cosa significa questo abusato concetto che abbraccia, nella comprensione dei più, un ambito dai contenuti molteplici, ma vago e indefinito nei contorni? Chi sono e che cosa insegnano i grandi maestri dell’esoterismo contemporaneo? L’argomento è troppo importante per essere lasciato a se stesso o a una divulgazione superficiale. Fortunatamente, già da tempo perlustrazioni storiche e precisazioni teoriche chiarificatrici hanno lumeggiato questo tenebroso territorio.

Per quel che riguarda l’approccio storico, esso si è concentrato sull’indagine e l’analisi ermeneutico-ricostruttiva di tutto ciò che nel corso del tempo si è presentato come “esoterismo”: dunque tutte le sue manifestazioni storiche, orientali e occidentali, la filosofia ermetica, l’alchimia, l’astrologia, la magia, il misticismo, l’occultismo, lo spiritismo, la teosofia, l’antroposofia, ecc.

Per indicare a titolo di esempio alcuni studi pionieristici in questo campo, si possono ricordare in ordine cronologico la storia dell’occultismo di Karl Kiesewetter, le ricerche di René Le Forestier, che ricostruiscono con pazienza l’intricata storia dell’esoterismo neo gnostico e massonico settecentesco e ottocentesco fino alla Belle Époque, gli studi classici sulla tradizione ermetica di André-Jean Festugière e Frances A. Yates. Ci sono poi le ricerche con cui Gershom Scholem fece conoscere i mondi poco esplorati dell’esoterismo cabalistico e della mistica ebraica. O, ancora, le indagini sull’esoterismo islamico di Henry Corbin e quelle di storia del mito e delle religioni di Henri-Charles Puech e Mircea Eliade. Di quest’ultimo, in luogo dei numerosi libri, si possono menzionare le dodici annate della rivista che fondò e diresse con Ernst Jünger, Antaios. Tra il 1960 e il 1972, un periodo non certo propizio a ricerche del genere, essa ospitò le firme più illustri di quello che, dal punto di vista allora dominante, si dovrebbe chiamare lo studio dell’irrazionale.

All’approccio storicista si oppone nettamente la concezione che ritiene invece che l’esoterismo non sia un oggetto qualsiasi di studio fra molti altri, ma implichi il coinvolgimento personale, l’illuminazione e la realizzazione spirituale. Tale concezione è stata sostenuta dagli esoteristi medesimi. Guénon, in particolare, intendendo l’esoterismo in un senso rigorosamente dottrinale come conoscenza intellettuale dell’Assoluto, come scienza sacra che implica la realizzazione metafisica, lo ha rigorosamente distinto sia dal misticismo, che per lui è un’attitudine fondamentalmente passiva nata e praticata nel mondo cristiano occidentale, sia dall’occultismo, che ha un carattere magico-applicativo estraneo alla finalità puramente conoscitiva propria del vero esoterismo.

Il quale è invece quel sapere inaccessibile ai profani che collega l’individuo al piano metafisico dell’Assoluto mediante l’iniziazione, cioè la qualificazione della persona, e mediante la trasmissione legittima, cioè l’inserimento delle potenzialità individuali in una organizzazione tradizionale. In tale prospettiva è esoterico soltanto ciò che si basa su tali princìpi salvaguardati nella Tradizione integrale, a cui risalgono secondo Guénon tutte le grandi tradizioni iniziatico-esoteriche: l’induista, l’islamica, la taoista e, in Occidente, quella cristiana. In seno alla Tradizione l’esoterismo è allora il principio e la via per la realizzazione di quella che il guenoniano Frithjof Schuon ha chiamato la sophia perennis.

Oggi l’esoterismo è diventato una vera e propria materia di ricerca e di insegnamento, e per designare la nuova disciplina scientifica che ne ha tratto origine è stata coniata l’espressione “esoterologia”. I due studiosi che di solito si nominano per rappresentarla sono Antoine Faivre e Pierre A. Riffard. A quest’ultimo si deve tra l’altro un primo tentativo di tracciare i confini e definire i contenuti dell’esoterismo quale oggetto di disamina scientifica.

 

Tratto da Repubblica del 9 febbraio 2002.

A chi giova?

Nicholas_Roerich_with_Sacred_CasketLa serata è nata sotto gli auspici del dio Raijin (o Thor se vogliamo esser nostrani), saette che intarsiavano il blu cobalto dei cumulonembi, ricamando frasi ancestrali sugli orizzonti di chi ancora sa meravigliarsi dello splendore dello spettacolo della Natura! Ma non c’era tempo per perdersi in oscure nefelomanzie, erano solo l’ottimo presagio per dedicarsi ad un viaggio nell’Altrove, perché dal tappetto di pioggia, in una piccola smagliatura spazio-temporale, si materializzava la presenza di un villaggio, della sede di un incontro, il celato porto che custodisce la navicella su cui salpare.

Finita la cerimonia di benvenuto, addolcita da sorrisi, bevanda all’orzo e fumo bluastro che si sollevava oltre le nostre dita, eravamo pronti per l’attraversata. Riuniti nella sala dalla volta affrescata in stile neobarocco, il silenzio ci ha avviluppato come un mantello. Il cerimoniere sedeva al suo posto, vestito dagli occhi attenti e perscrutanti degli astanti. Era palpabile nell’etere la magia di una serata che sarebbe stata ammantata da un’aura insolita e straordinaria. Sul tavolo, in bella mostra, una candela, un ‘testimone’ naturale, un bicchiere d’acqua e la presenza di un ospite inatteso: un messaggio indiato nella solidità di un dono.

L’introduzione è stata folgorante. Rivolgendosi all’uditorio Nico ha ragguagliato tutti in merito al suo amore per l’elemento acqua manifestatosi sotto forma di pioggia, ed ha fatto capire, con un impercettibile gesto, un petalo comunicativo svolazzante nel sotto testo dell’espressione vocale, che la serata sarebbe partita in modo straordinario. Gli agenti atmosferici, per lui paragonati ad un proprio Natale personale, frammisti alla riconoscenza provata nei confronti di tutti i presenti per l’affetto mostratogli in un certo passaggio affrontato, lo hanno spinto a questa dimostrazione pratica di do ut des!

Ognuno di noi era atteso da un omaggio della Vita, un amuleto specifico per il nostro percorso. La doverosa premessa spiega il motivo per cui lo si definisce “omaggio della Vita”. Nico ha spiegato per bene il ‘meccanismo’ che conduce un oggetto specifico a noi. Qualsiasi amuleto protettivo, in virtù del fatto che nulla è per caso, ‘parla’, vibrazionalmente, attraverso un’ispirazione che conduce l’acquirente, nella fattispecie Nico, ad associarlo, quando viene visto, a qualcuno. Il procedimento avviene se ‘si lascia andare’ la mente, abbandonandone i suoi veleni, e si riesce ad entrare nel flusso del Continuo-Infinito-Presente.

Merita una piccola digressione l’emblematica consegna. Tutti, a turno, sono andati da Nico per ritirare il proprio manufatto. Seduti su di una sedia al tavolo di fronte a lui, hanno atteso la descrizione del regalo. Un braccialetto Dzi tibetano, una preghiera cucita in un piccolo mandala, una collana, un pendente ed altro ancora.

La distribuzione è stata accompagnata da un’invocazione ai quattro elementi, l’immersione nell’acqua, un alito di vento soffiato sopra e il contatto con la fiamma. Infine, per richiamare anche l’attenzione della Terra, abbiamo battuto all’unisono, per sette volte, le piante dei piedi, creando una sorta di tellurico contatto scandito dal suono di un tamburo animistico. L’evocativo suono atavico ha chiuso il cerchio della ruota dei quattro elementi.  

La stanza che ancora riecheggiava del nostro suono, è entrata in un’empatica relazione con la Comunicazione che sarebbe seguita. Le parole di Nico non giungevano semplicemente al padiglione auricolare, ma si infittivano ed incastravano nel profondo, generando un’onda non solo sonora: un flutto spumeggiante che si susseguiva sulle sponde della nostra spiaggia emotiva. Ci ha esortato a comprendere l’esistenza dei numerosi collegamenti sincronizzati e reconditi che hanno portato il nostro amuleto ad arrivare a noi. Ci ha fatto capire che la mente non potrà mai creare una teoria, od un algoritmo, per arrivare a spiegarsi perché è giunto nelle nostre mani. Sono gli oggetti a chiamare e, come detto in precedenza, solo la sensibilità di colui che porgerà il dono potrà far avvenire il passaggio.

L’oggetto possiede un suo magnetismo, un suo messaggio. Starà poi a noi alchimizzarlo entrando in contatto con lui. È un procedimento intagliato nel grande albero dell’Amore, lui racconterà quello che è senza imporsi, proprio come dovrebbe essere l’espressione dell’Amore incondizionato. Solo così noi potremo comunicare, aprendo il nostro cuore, e così potrà esser in grado, con la ‘chimica’ posseduta, di dirci ogni tanto qualcosa. Di ‘parlarci’, di farci capire che non dobbiamo mai cercare nulla fuori da noi, in questa intuizione soggiace il profondo insegnamento! Se noi apriamo la porta del cuore, non la mente e le relative cogitazioni falsate da pre-giudizi insiti in ogni personalità per il proprio vissuto, anche il pianeta più distante, in base alle percezioni spaziali – inficiate dal concetto di dualismo -, risulterà come in realtà è: in contatto con noi. Aprendo il cuore, tutto ciò che pare impossibile, diventa possibile.

Qui si cela il nodo, la chiave attraverso la quale sarà possibile aprire il lucchetto che scioglierà qualsiasi catena. La catena è l’allegoria che rappresenta il contrasto contro cui ci scontriamo, il pensiero, dettato dalla personalità, dalle letture e dal nostro precedente vissuto, un ciarpame mentale che ci farà sempre scontrare con la convinzione della presenza di un giusto e uno sbagliato. Ogni ricercatore è preda dell’ansia di conoscere quindi, inevitabilmente, diventa vittima incosciente delle numerose testimonianze, ricavando in modo induttivo, ma non autentico ed individuale, un metodo per cercar di conoscere l’Altrove in un’esperienza altrui.

Fossilizzarci su dimostrazioni altrui ingenera un paludamento della sperimentazione individuale. Non si tratta di un divieto, di un’esortazione al rifiuto, anzi… L’insegnamento è sottile e profondo, come sempre Nico tende a spingere a vedere oltre alla superfice dell’emissione di parole, anche le proprie, per penetrare oltre il cretto del senso, spingendoci a trovare la luce oltre il muro. Perché libri di un certo ambito – che potremmo definire spirituale -, conferenze o documentazioni veicolano un senso intimo e radicato: i miracoli sono possibili. I racconti custodiscono al loro interno lo sprone per permetterci di capire, per parlare all’anima di un Oltre a portata di tutti; ed al contempo il proprio, a prima vista paradossale, consiglio: non imitate ciò che udite.

Mosso da un afflato di ispirazione apparentemente incongruente, Nico pone un esempio. L’uomo iniziò ad assumere una certa consapevolezza dei propri sogni durante il Neolitico. Propone così alla nostra attenzione il fatto che magari potesse sognare la corrente elettrica, delle lampadine che si accendevano e creavano la luce, per noi così ovvia, ma per lui infinitamente inspiegabile. Quante volte anche noi, nei nostri sogni, ci troviamo di fronte a qualcosa che pare ineffabile ed inenarrabile.

Il sogno si metamorfizza in uno stimolo, un pungolo subliminale per portarci a realizzare un passo successivo. Ed è qui che, come Buddha Shakyamuni insegna con la parabola del medico nel Sutra del Loto, Nico getta il ponte per collegare il precedente concetto con questo. A sua volta riporta un esempio descritto per bene da Jung nell’archetipo di Anima ed Animus. Quante volte è successo, anche all’uomo e alla donna più fedele, di sognare di fare l’Amore con un altro, od un’altra? Il sogno è uno stimolo ad incontrare, a mettersi in contatto e ad unirsi con la propria Anima, la parte superiore, che sta usando un messaggero, una figura, per spingerci a fare questo passo, ad ascoltarla in un’estasi che coinvolga il linguaggio del corpo.

La sezione successiva, dopo aver cercato di rendere cristallino il senso e l’importanza del percorso da intraprendere ascoltandosi oltre le censure della mente, riguardava l’opportunità di creare dei ponti telepatici. Mettersi in contatto con l’Altrove è possibile, ma solo dopo aver capito la struttura del nostro pensiero. Ciò che diciamo e pensiamo non è autentico perché sempre accompagnato da una critica ricavata dall’esperienza e dalle parole, apprese o lette. Tutto è frutto dei nostri pensieri ed è collegato, come insegnano i fili karmici. Chiunque è come noi, ed è qui che si riscontra un’altra verità. Tutti sono uguali a noi, ecco il motivo per cui un bagno di umiltà nell’oceano della compassione ci permetterebbe di comprendere che nei panni di un altro, a sua volta edotto dal suo vissuto, ci comporteremmo come lui.

Perché l’esempio appena citato? Semplicemente per capire come funziona il pensiero e cercar di esser più autentici evitando spinte egoiche e ritenersi superiori, l’ego non è il cuore, e solo il cuore apre la porta oltre la quale possiamo incontrare la strada per l’Altrove.

Esiste un esercizio per misurare, concedendosi un termine eccessivamente scientifico, il grado di predisposizione ad un’eventuale possibilità di entrare in contatto con l’Oltre. È necessario immergersi in un rilassamento totale che non deve esser veicolato dalla recitazione di mantra, o qualsivoglia uso della parte mentale, una pace ed una calma assoluta, un terreno vergine privo di ombre. Solo a questo punto, dovremo cercar di visualizzare un cono di luce che parte da noi verso l’alto.

Questo cono possiederà un apice oltre il quale non potremo andare, un limite, il nostro attuale limite nel momento presente. Il limite ci parlerà di un altro aspetto ben conosciuto: la paura. Mentalmente possiamo illuderci di esser pronti a far un salto nell’Oltre, ma lo siamo veramente? L’autolimitazione dovrà esser limata con un lavoro costante, giorno dopo giorno per anni, cercando di diventare più semplici, spontanei e comprensivi con se stessi. Nico, eticamente, sottolinea un aspetto determinante legato a filo doppio con la precedente triade. Tutti abbiam commesso degli errori nella nostra vita, scherzando dice “nessuno è nato ⃰imparato”, ma non ha senso flagellarsi, frustrarsi ed auto fustigarsi psicologicamente (atto che, somatizzato, diventa in seguito realmente fisico). Presa coscienza dell’errore, serenamente lo si ammette e ci si ripropone di stare più attenti dal giorno successivo e non commetterlo un’altra volta.

Atti, azioni e passaggi utili per capire il pensiero. Solo con i gesti preliminari e la condotta suddetta, che implicano una certa applicazione costante, potremo aspirare ad un eventuale contatto dall’Oltre, in base al fatto che si viene scelti e che non scegliamo noi. Noi possiamo solo scegliere la via del Cuore, allora il cono di luce aumenterà con la possibilità di esser notati in altre dimensioni. Se però noi ci sforzeremo di arrivare da qualche parte, ci impegneremo intellettualmente e non genuinamente ed autenticamente, non arriveremo mai a nulla. Autentico! Un termine sul quale insiste sempre il nostro Sensei. Autentico nasce in Grecia è formato da autòs (sé stesso) ed entòs (in, dentro), si riferisce, nel suo senso più pregnante, alla nostra interiorità a prescindere da ciò che mostra la persona cioè la maschera della personalità.

I nostri primi passi saranno comunque accompagnati da alleati impercettibili che ci seguiranno, oltre che dal ritorno di un vero sciamanesimo privo dei cascami consumistici della new age da vetrina. Proprio un certo sciamanesimo sarà in grado di riportarci a contatto con l’Oltre, ma prima di questo contatto ci aiuterà a compierne un altro, il primo – una sorta di seconda rinascita – senza il quale non si procederà in nessun luogo: il Contatto con lo spirito, la nostra Anima. Veniamo sollecitati d’ora in poi, a chiamare la nostra parte più profonda e sottile, Blues, mutuando la parola proprio dal genere musicale. Una forma sublime che prende le mosse da una frase “to have the blue devils”, aver i diavoli blu dentro. La confusione, l’agitazione che coglie ogni ricercatore, una spiritualità messa in musica che è la voce dipinta sulle note in un pentagramma.

Solo allora, riconoscendo il nostro autentico blues, le Energie decideranno come utilizzarci, se potremo essere utili, per aiutare l’umanità a districarsi dall’immane “casino” in cui si è infilata. Come potremo esser utili agli altri? Come potremo rispettare il vecchio adagio, ottimo consiglio da posporre ad ogni azione quotidiana, “a chi giova?” Spontaneo emerge un problema sulla bocca di Nico, come se all’improvviso un suggeritore misterioso avesse dato il consiglio di un argomento da trattare, uno dei tanti che flagellano oggi la nostra società un po’ smarrita. Le crisi che l’uomo si trova ad affrontare oggi, soprattutto quelle cosiddette psicologiche legate alla depressione, vengono curate dall’ingestione di ansiolitici, droghe legalizzate che creano immani profitti alle aziende farmaceutiche, ed altrettanti immani quantitativi di ‘tossicodipendenti’ sedati perché nessuno è interessato a ricercare quale sia il vero problema. Nessuno ascolta più il problema altrui perché non ci appartiene, ed il medico, ancor meno interessato, prescrive gocce o pastiglie come unico rimedio. Ma quale società è quella che inizia a rifilare ansiolitici anche a bambini esuberanti? Da quando la vivacità, o una semplice incazzatura, è una patologia?

Dagli altri mondi ci osservano. Si domandano cosa, e se, stiamo compiendo qualche passo per migliorare, ma la forza di cambiare è in noi. Ognuno di noi deve chiedersi se Ama la Vita, e l’Umanità, ed in pratica se stesso. Se la risposta è sì, non si deve far altro che aprire il cuore e la soluzione arriverà, perché verremo sempre aiutati nel realizzare azioni virtuose. Prospettandosi, per vari motivi, un periodo energetico durissimo all’orizzonte, chi ‘lavorerà’ con il cuore vedrà che potrà ricevere aiuti e che tutto arriverà per sostenerlo; ma non ci si dovrà mai intestardire pretendendo certi ‘poteri’ o ‘incontri’, quello che sarà destinato a noi, per le nostre facoltà, predisposizioni ed inclinazioni più autentiche, sarà quello che avremo, nel totale rispetto di prajñā.

Tutti alla fine sono potuti tornare a casa con il proprio amuleto, testimonianza di un impegno con la propria parte più profonda e di una piccola magia, una poesia profumata dal sommo anelito di una Comunicazione autentica.

Dott. Massimiliano Cantone

L’uomo dell’Arcobaleno

arcobalenoSe avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto dell’oro e dell’argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dell’alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera, perché cammini sui miei sogni”.

William Butler Yeats, da “Il vento tra le canne”, 1899

 

 

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