A chi giova?

Nicholas_Roerich_with_Sacred_CasketLa serata è nata sotto gli auspici del dio Raijin (o Thor se vogliamo esser nostrani), saette che intarsiavano il blu cobalto dei cumulonembi, ricamando frasi ancestrali sugli orizzonti di chi ancora sa meravigliarsi dello splendore dello spettacolo della Natura! Ma non c’era tempo per perdersi in oscure nefelomanzie, erano solo l’ottimo presagio per dedicarsi ad un viaggio nell’Altrove, perché dal tappetto di pioggia, in una piccola smagliatura spazio-temporale, si materializzava la presenza di un villaggio, della sede di un incontro, il celato porto che custodisce la navicella su cui salpare.

Finita la cerimonia di benvenuto, addolcita da sorrisi, bevanda all’orzo e fumo bluastro che si sollevava oltre le nostre dita, eravamo pronti per l’attraversata. Riuniti nella sala dalla volta affrescata in stile neobarocco, il silenzio ci ha avviluppato come un mantello. Il cerimoniere sedeva al suo posto, vestito dagli occhi attenti e perscrutanti degli astanti. Era palpabile nell’etere la magia di una serata che sarebbe stata ammantata da un’aura insolita e straordinaria. Sul tavolo, in bella mostra, una candela, un ‘testimone’ naturale, un bicchiere d’acqua e la presenza di un ospite inatteso: un messaggio indiato nella solidità di un dono.

L’introduzione è stata folgorante. Rivolgendosi all’uditorio Nico ha ragguagliato tutti in merito al suo amore per l’elemento acqua manifestatosi sotto forma di pioggia, ed ha fatto capire, con un impercettibile gesto, un petalo comunicativo svolazzante nel sotto testo dell’espressione vocale, che la serata sarebbe partita in modo straordinario. Gli agenti atmosferici, per lui paragonati ad un proprio Natale personale, frammisti alla riconoscenza provata nei confronti di tutti i presenti per l’affetto mostratogli in un certo passaggio affrontato, lo hanno spinto a questa dimostrazione pratica di do ut des!

Ognuno di noi era atteso da un omaggio della Vita, un amuleto specifico per il nostro percorso. La doverosa premessa spiega il motivo per cui lo si definisce “omaggio della Vita”. Nico ha spiegato per bene il ‘meccanismo’ che conduce un oggetto specifico a noi. Qualsiasi amuleto protettivo, in virtù del fatto che nulla è per caso, ‘parla’, vibrazionalmente, attraverso un’ispirazione che conduce l’acquirente, nella fattispecie Nico, ad associarlo, quando viene visto, a qualcuno. Il procedimento avviene se ‘si lascia andare’ la mente, abbandonandone i suoi veleni, e si riesce ad entrare nel flusso del Continuo-Infinito-Presente.

Merita una piccola digressione l’emblematica consegna. Tutti, a turno, sono andati da Nico per ritirare il proprio manufatto. Seduti su di una sedia al tavolo di fronte a lui, hanno atteso la descrizione del regalo. Un braccialetto Dzi tibetano, una preghiera cucita in un piccolo mandala, una collana, un pendente ed altro ancora.

La distribuzione è stata accompagnata da un’invocazione ai quattro elementi, l’immersione nell’acqua, un alito di vento soffiato sopra e il contatto con la fiamma. Infine, per richiamare anche l’attenzione della Terra, abbiamo battuto all’unisono, per sette volte, le piante dei piedi, creando una sorta di tellurico contatto scandito dal suono di un tamburo animistico. L’evocativo suono atavico ha chiuso il cerchio della ruota dei quattro elementi.  

La stanza che ancora riecheggiava del nostro suono, è entrata in un’empatica relazione con la Comunicazione che sarebbe seguita. Le parole di Nico non giungevano semplicemente al padiglione auricolare, ma si infittivano ed incastravano nel profondo, generando un’onda non solo sonora: un flutto spumeggiante che si susseguiva sulle sponde della nostra spiaggia emotiva. Ci ha esortato a comprendere l’esistenza dei numerosi collegamenti sincronizzati e reconditi che hanno portato il nostro amuleto ad arrivare a noi. Ci ha fatto capire che la mente non potrà mai creare una teoria, od un algoritmo, per arrivare a spiegarsi perché è giunto nelle nostre mani. Sono gli oggetti a chiamare e, come detto in precedenza, solo la sensibilità di colui che porgerà il dono potrà far avvenire il passaggio.

L’oggetto possiede un suo magnetismo, un suo messaggio. Starà poi a noi alchimizzarlo entrando in contatto con lui. È un procedimento intagliato nel grande albero dell’Amore, lui racconterà quello che è senza imporsi, proprio come dovrebbe essere l’espressione dell’Amore incondizionato. Solo così noi potremo comunicare, aprendo il nostro cuore, e così potrà esser in grado, con la ‘chimica’ posseduta, di dirci ogni tanto qualcosa. Di ‘parlarci’, di farci capire che non dobbiamo mai cercare nulla fuori da noi, in questa intuizione soggiace il profondo insegnamento! Se noi apriamo la porta del cuore, non la mente e le relative cogitazioni falsate da pre-giudizi insiti in ogni personalità per il proprio vissuto, anche il pianeta più distante, in base alle percezioni spaziali – inficiate dal concetto di dualismo -, risulterà come in realtà è: in contatto con noi. Aprendo il cuore, tutto ciò che pare impossibile, diventa possibile.

Qui si cela il nodo, la chiave attraverso la quale sarà possibile aprire il lucchetto che scioglierà qualsiasi catena. La catena è l’allegoria che rappresenta il contrasto contro cui ci scontriamo, il pensiero, dettato dalla personalità, dalle letture e dal nostro precedente vissuto, un ciarpame mentale che ci farà sempre scontrare con la convinzione della presenza di un giusto e uno sbagliato. Ogni ricercatore è preda dell’ansia di conoscere quindi, inevitabilmente, diventa vittima incosciente delle numerose testimonianze, ricavando in modo induttivo, ma non autentico ed individuale, un metodo per cercar di conoscere l’Altrove in un’esperienza altrui.

Fossilizzarci su dimostrazioni altrui ingenera un paludamento della sperimentazione individuale. Non si tratta di un divieto, di un’esortazione al rifiuto, anzi… L’insegnamento è sottile e profondo, come sempre Nico tende a spingere a vedere oltre alla superfice dell’emissione di parole, anche le proprie, per penetrare oltre il cretto del senso, spingendoci a trovare la luce oltre il muro. Perché libri di un certo ambito – che potremmo definire spirituale -, conferenze o documentazioni veicolano un senso intimo e radicato: i miracoli sono possibili. I racconti custodiscono al loro interno lo sprone per permetterci di capire, per parlare all’anima di un Oltre a portata di tutti; ed al contempo il proprio, a prima vista paradossale, consiglio: non imitate ciò che udite.

Mosso da un afflato di ispirazione apparentemente incongruente, Nico pone un esempio. L’uomo iniziò ad assumere una certa consapevolezza dei propri sogni durante il Neolitico. Propone così alla nostra attenzione il fatto che magari potesse sognare la corrente elettrica, delle lampadine che si accendevano e creavano la luce, per noi così ovvia, ma per lui infinitamente inspiegabile. Quante volte anche noi, nei nostri sogni, ci troviamo di fronte a qualcosa che pare ineffabile ed inenarrabile.

Il sogno si metamorfizza in uno stimolo, un pungolo subliminale per portarci a realizzare un passo successivo. Ed è qui che, come Buddha Shakyamuni insegna con la parabola del medico nel Sutra del Loto, Nico getta il ponte per collegare il precedente concetto con questo. A sua volta riporta un esempio descritto per bene da Jung nell’archetipo di Anima ed Animus. Quante volte è successo, anche all’uomo e alla donna più fedele, di sognare di fare l’Amore con un altro, od un’altra? Il sogno è uno stimolo ad incontrare, a mettersi in contatto e ad unirsi con la propria Anima, la parte superiore, che sta usando un messaggero, una figura, per spingerci a fare questo passo, ad ascoltarla in un’estasi che coinvolga il linguaggio del corpo.

La sezione successiva, dopo aver cercato di rendere cristallino il senso e l’importanza del percorso da intraprendere ascoltandosi oltre le censure della mente, riguardava l’opportunità di creare dei ponti telepatici. Mettersi in contatto con l’Altrove è possibile, ma solo dopo aver capito la struttura del nostro pensiero. Ciò che diciamo e pensiamo non è autentico perché sempre accompagnato da una critica ricavata dall’esperienza e dalle parole, apprese o lette. Tutto è frutto dei nostri pensieri ed è collegato, come insegnano i fili karmici. Chiunque è come noi, ed è qui che si riscontra un’altra verità. Tutti sono uguali a noi, ecco il motivo per cui un bagno di umiltà nell’oceano della compassione ci permetterebbe di comprendere che nei panni di un altro, a sua volta edotto dal suo vissuto, ci comporteremmo come lui.

Perché l’esempio appena citato? Semplicemente per capire come funziona il pensiero e cercar di esser più autentici evitando spinte egoiche e ritenersi superiori, l’ego non è il cuore, e solo il cuore apre la porta oltre la quale possiamo incontrare la strada per l’Altrove.

Esiste un esercizio per misurare, concedendosi un termine eccessivamente scientifico, il grado di predisposizione ad un’eventuale possibilità di entrare in contatto con l’Oltre. È necessario immergersi in un rilassamento totale che non deve esser veicolato dalla recitazione di mantra, o qualsivoglia uso della parte mentale, una pace ed una calma assoluta, un terreno vergine privo di ombre. Solo a questo punto, dovremo cercar di visualizzare un cono di luce che parte da noi verso l’alto.

Questo cono possiederà un apice oltre il quale non potremo andare, un limite, il nostro attuale limite nel momento presente. Il limite ci parlerà di un altro aspetto ben conosciuto: la paura. Mentalmente possiamo illuderci di esser pronti a far un salto nell’Oltre, ma lo siamo veramente? L’autolimitazione dovrà esser limata con un lavoro costante, giorno dopo giorno per anni, cercando di diventare più semplici, spontanei e comprensivi con se stessi. Nico, eticamente, sottolinea un aspetto determinante legato a filo doppio con la precedente triade. Tutti abbiam commesso degli errori nella nostra vita, scherzando dice “nessuno è nato ⃰imparato”, ma non ha senso flagellarsi, frustrarsi ed auto fustigarsi psicologicamente (atto che, somatizzato, diventa in seguito realmente fisico). Presa coscienza dell’errore, serenamente lo si ammette e ci si ripropone di stare più attenti dal giorno successivo e non commetterlo un’altra volta.

Atti, azioni e passaggi utili per capire il pensiero. Solo con i gesti preliminari e la condotta suddetta, che implicano una certa applicazione costante, potremo aspirare ad un eventuale contatto dall’Oltre, in base al fatto che si viene scelti e che non scegliamo noi. Noi possiamo solo scegliere la via del Cuore, allora il cono di luce aumenterà con la possibilità di esser notati in altre dimensioni. Se però noi ci sforzeremo di arrivare da qualche parte, ci impegneremo intellettualmente e non genuinamente ed autenticamente, non arriveremo mai a nulla. Autentico! Un termine sul quale insiste sempre il nostro Sensei. Autentico nasce in Grecia è formato da autòs (sé stesso) ed entòs (in, dentro), si riferisce, nel suo senso più pregnante, alla nostra interiorità a prescindere da ciò che mostra la persona cioè la maschera della personalità.

I nostri primi passi saranno comunque accompagnati da alleati impercettibili che ci seguiranno, oltre che dal ritorno di un vero sciamanesimo privo dei cascami consumistici della new age da vetrina. Proprio un certo sciamanesimo sarà in grado di riportarci a contatto con l’Oltre, ma prima di questo contatto ci aiuterà a compierne un altro, il primo – una sorta di seconda rinascita – senza il quale non si procederà in nessun luogo: il Contatto con lo spirito, la nostra Anima. Veniamo sollecitati d’ora in poi, a chiamare la nostra parte più profonda e sottile, Blues, mutuando la parola proprio dal genere musicale. Una forma sublime che prende le mosse da una frase “to have the blue devils”, aver i diavoli blu dentro. La confusione, l’agitazione che coglie ogni ricercatore, una spiritualità messa in musica che è la voce dipinta sulle note in un pentagramma.

Solo allora, riconoscendo il nostro autentico blues, le Energie decideranno come utilizzarci, se potremo essere utili, per aiutare l’umanità a districarsi dall’immane “casino” in cui si è infilata. Come potremo esser utili agli altri? Come potremo rispettare il vecchio adagio, ottimo consiglio da posporre ad ogni azione quotidiana, “a chi giova?” Spontaneo emerge un problema sulla bocca di Nico, come se all’improvviso un suggeritore misterioso avesse dato il consiglio di un argomento da trattare, uno dei tanti che flagellano oggi la nostra società un po’ smarrita. Le crisi che l’uomo si trova ad affrontare oggi, soprattutto quelle cosiddette psicologiche legate alla depressione, vengono curate dall’ingestione di ansiolitici, droghe legalizzate che creano immani profitti alle aziende farmaceutiche, ed altrettanti immani quantitativi di ‘tossicodipendenti’ sedati perché nessuno è interessato a ricercare quale sia il vero problema. Nessuno ascolta più il problema altrui perché non ci appartiene, ed il medico, ancor meno interessato, prescrive gocce o pastiglie come unico rimedio. Ma quale società è quella che inizia a rifilare ansiolitici anche a bambini esuberanti? Da quando la vivacità, o una semplice incazzatura, è una patologia?

Dagli altri mondi ci osservano. Si domandano cosa, e se, stiamo compiendo qualche passo per migliorare, ma la forza di cambiare è in noi. Ognuno di noi deve chiedersi se Ama la Vita, e l’Umanità, ed in pratica se stesso. Se la risposta è sì, non si deve far altro che aprire il cuore e la soluzione arriverà, perché verremo sempre aiutati nel realizzare azioni virtuose. Prospettandosi, per vari motivi, un periodo energetico durissimo all’orizzonte, chi ‘lavorerà’ con il cuore vedrà che potrà ricevere aiuti e che tutto arriverà per sostenerlo; ma non ci si dovrà mai intestardire pretendendo certi ‘poteri’ o ‘incontri’, quello che sarà destinato a noi, per le nostre facoltà, predisposizioni ed inclinazioni più autentiche, sarà quello che avremo, nel totale rispetto di prajñā.

Tutti alla fine sono potuti tornare a casa con il proprio amuleto, testimonianza di un impegno con la propria parte più profonda e di una piccola magia, una poesia profumata dal sommo anelito di una Comunicazione autentica.

Dott. Massimiliano Cantone