LEZIONE QUINTA

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La presente lezione tocca l’argomento, forse, più misterioso ed affascinante dell’intera letteratura esoterica. L’avvento dell’uomo sulla terra. Un argomento che ha dato, non per colpa sua, ghiotto cibo a menti piene di amore per la superstizione, il mito oscuro e contorto, l’annebbiamento spirituale. Chi ha seguito con attenzione la natura dei concetti fin qui spiegati, avrà notato che l’origine di ogni cosa, secondo le conoscenze esoteriche, non è da attribuirsi ad un dio isolato e cristallizzato in un simbolo di evoluzione fissa ed eterna, né ad una caotica serie di sobbalzi cosmici istintivi. La “Nobile via di mezzo”, di Gotamo Budda, anche nel nostro caso, è la chiave necessaria per svelare il mistero.

Sette sono i Pianeti che bilanciano il proprio flusso benefico, in senso solare, incrociando le loro Vite, innanzi alla candida Coscienza del rogo di amore sublime che è il nostro Logos. E gli spazi che tanta danza divina intreccerà, ad un certo punto dell’Evoluzione, formano, nel tempo, sulla nostra terra, l’insieme delle coscienze umane. Il nostro pianeta, come abbiamo accennato nella precedente lezione, in seguito ad una rarefazione progressiva lungo le epoche, acquistò, durante un lunghissimo periodo, una certa consistenza plastica, dall’inizio del suo apparire fluidico in seno al sistema.

Dice l’esoterismo che, da quel momento, vi fu un susseguirsi, sulla terra, di tentativi messi in opera, da parte delle gerarchie inferiori creatrici, per popolare di vita cosciente la terra. Si volle, addirittura, pervenire, da parte di tali “costruttori”, che l’esoterismo chiama “impreparati spiritualmente”, alla “creazione degli uomini”. Molti ricordi che la mitologia umana possiede sui mostri dell’epoca antica, sulle chimere, sugli uomini metà animale, si riferiscono agli aborti continui che gemettero in quel periodo, nei luoghi, ora, da noi abitati. Molti milioni di anni trascorsero ed i tentativi della razza di dei infantili esortarono il Gruppo Planetario del nostro sistema solare a incidere le lettere infuocate del Loro Diretto Intervento sul gemebondo pianeta, che stava per offrirsi a patria dell’uomo. Il quinto Raggio (spiegheremo, più avanti, di che si tratta) creò la condizioni adatte alla manifestazione dell’umanità . La Gerarchia Planetaria prese posto sulla terra e, in un processo vastissimo e molto intricato a seguirsi (anche nel piano dell’orizzonte mentale) da chi non è iniziato, i primi esseri divini, frutto della catena precedente la nostra, presero possesso del globo, sotto la dolce guida dei Signori di Venere, insediatisi, da allora, nel luogo sacro verso cui è, ora, polarizzato magneticamente ogni granello di coscienza del globo stesso: SHAMBALLA, nei sottopiani eterici (spiegheremo, pure, questo termine, più avanti) del deserto di Gobi. La prima razza umana apparve, semplicemente astrale, estroversa dal corpo fluidico dei Pitri, o Signori Lunari, divisa in sette grandi branchie, su di ognuna delle sette distinte lingue di terra lussureggiante, che si aprivano, a fiore, dal Luogo Benedetto, che abbiamo appena menzionato: Shamballa. La proliferazione avvenne per semplice scissione dell’entità diafana che, più tardi, molto più tardi, sarebbe stata l’uomo. La seconda razza fu eterica; la terza razza apparsa nei nostri territori fu la Lemuriana. Ed i meravigliosi giganti, dalle splendide forme statuarie, gli angeli che, in musica e dolci accenti di saggezza, colloquiavano con gli uomini, le radiazioni iniziatiche pure, che si perpetuavano, da re a re, di quella meravigliosa razza, creano una eco di nostalgia in ogni poeta che si volga verso le lontane regioni del nostro passato dimenticato. L’animale-uomo viveva in mezzo agli Dei e non ne comprendeva la natura, come un artigiano, dalla mano rozza e pesante, il quale fosse costretto a vivere in un castello pieno di finissimi broccati, di sete trasparenti, di quadri, statue, opere d’arte.

Il Lemuriano dovette pensare, 21 milioni di anni fa, a sviluppare la coscienza del corpo fisico. Ad esempio, come, adesso, lo studente esoterico si sforza di mettere in cosciente attività i muscoli del suo strumento superiore, la mente, allora, il Lemuriano doveva mantenere il movimento ritmico degli organi del corpo (ora, mossi dal sistema neuro-vegetativo), o ne sarebbe sopravvenuta, non la morte, ma la mancanza di controllo esistenziale di quell’organismo plastico, che è strutturato, sì meravigliosamente, nei testi di anatomia. Passarono le età ed il corpo si rassodò, la padronanza del fisico fu pienamente raggiunta, ma l’abuso deturpò la plastica linea evolutiva che le Guide dell’umanità volevano imprimere al germe umano in evoluzione; la malattia venerea conosciuta, oggi, sotto il nome di sifilide ebbe origine dagli eccessi licenziosi di quel tempo; anche se privi di una vera e propria colpa, perchè compiuti senza intelligenza. La razza delle scimmie risale all’atto che la Dottrina Segreta chiama “il peccato dei senza mentale”, dell’uomo animale, il quale, scavalcando la linea sottilissima che lo separava dal regno animale di allora, si unì, fisicamente, ad essi. Il fuoco, elemento purificatore, unico simbolo fisico della divinità, straripando dai vulcani e dalle zone sotto la crosta terrestre, lavò via tale umanità, in successivi e necessari interventi. E, lentamente, apparve la razza Atlantidea. L’uomo doveva sviluppare il corpo emotivo, il secondo dei suoi corpi di manifestazione. La ricchezza materiale a cui pervenne quella umanità è talmente possente, che solo piccoli sprazzi se ne possono rintracciare, nei rivoli o residui di razza, che noi studiamo come le tribù del Perù, il ceppo etnico dei Maya, il popolo degli Egizi. Quell’arte, nobile soltanto quando è servita con un sovrumano sacrificio di sé stessi e della propria anima, a favore dell’Essere Universale, cioè laMagia, fu adoperata in una maniera del tutto pratica e potente ed a fini egoistici. Ci riporta la tradizione esoterica che la razza Atlantidea, il cui unico desiderio di ogni singolo ad essa facente parte era di depredare e possedere i beni altrui, giunse a tale padronanza delle forze magiche inferiori che, con la stessa scioltezza con la quale l’uomo del tempo presente mette la chiave nel quadro di accensione della propria “Alfa 164”, così, allora, si recitavano versetti magici, o si faceva uso di mezzi occulti, per scopi egoistici. Gli eccessi di vibrazioni dei corpi sottili ed anche l’estrema tenacia a mantenere sotto controllo i medesimi, fino a giungere alla sterilità, per timore di avventurarsi nel puro altruismo, sono, tra l’altro, le cause del male che noi conosciamo come cancro e che ha le sue radici in una cattiva funzione dei chakras astrali, o elementi vitali del secondo nostro corpo invisibile di manifestazione, a partire dal basso. L’acqua, l’elemento in sintonia cosmica con il corpo astrale, fu adoperata per distruggere quella razza debole e cieca. Il fenomeno che, in termini occulti, è chiamato “annebbiamento astrale” o “glamour” (parleremo, anche, di ciò, più avanti) nacque nell’alveo delle coscienze di quel tempo.

La razza Ariana, la quinta razza, l’attuale, è in fase di fissazione definitiva. In essa, l’uomo sta sviluppando il corpo mentale, con tutte le qualità meravigliose che originano dal medesimo. E, ancora, la luce che scaturirà dall’uomo, luce di completo genio e di sublimale e celeste bontà, deve apparire, nel suo pieno fulgore. L'”illusione mentale” ha le radici in tale razza, come il Maya eterico – il male attinente alle energie dense biologiche – le ha nella Lemuriana.

È d’uopo, giunti sin qui, avvisare lo studente, ancora una volta, che non è possibile rispettare una stretta organicità, in un Corso di Lezioni come il presente, e, nel medesimo tempo, mantener fede alla sintesi che vogliamo seguire. Tutta l’evoluzione che precede il nostro tempo non è stata un gioco; l’incrocio degli interventi divini ed il sapiente intercalare delle Forze Planetarie (altrove, autorevolmente, chiamato dei Sette Raggi) non ha cessato un attimo di seguire, passo a passo, l’intricato arazzo di tutte e sette le evoluzioni, di cui una è l’umana. Soltanto studiando un’opera importante come il “Trattato dei Sette Raggi”, di Alice Bailey, il cultore potrà capire qualcosa di quello che è l’astrologia esoterica, in connessione all’evoluzione umana ed al Piano che essa sta gradatamente servendo, ma in maniera sempre più efficace. Altre due razze dovranno nascere, e noi ne vediamo già l’inizio in molti tratti decisivi che appaiono attorno a noi, specialmente in alcune zone dell’America. Il seme della Sesta Razza, che svilupperà l’intuizione amorevole, o il quarto dei corpi umani, il buddico, sta sbocciando, quale vigile frutto dei continui sforzi dei nostri Fratelli Divini. Questo, sia detto per inciso, è uno degli scopi per cui, ora, le presenti cognizioni vengono date al pubblico; al di là del velo si invita, chi sia, per Karma, destinato a tale compito, a tendere tutte le proprie forze in simile direzione. La Settima Razza sarà la Razza della volontà, la Razza di Atma, il quinto dei corpi umani; ma, è prematuro parlare di essa.

Gradualmente, all’esoterico, il Proposito del Logos inizia ad apparire: l’uomo non si trova più, solo ed inerme, davanti ad una natura ostile, che non capisce; egli suddivide in tre parti quella che lo concerne, nel suo aspetto di uomo; quella che concerne il ciclo storico che vive, incassato come un pinolo nella pigna, in tanti altri cicli precedenti e susseguenti; e vede un più vasto ciclo cosmico, da cui ogni cosa deriva. Egli possiede tre corpi di manifestazione, con tre specifiche funzionalità, dei quali, uno soltanto, al momento dell’attuale evoluzione, è normalmente visibile.
Essi sono, a partire dall’alto:

  1. 1.  il corpo causale-mentale (dove prendono nascita le astrazioni pure del pensiero, e l’inquadramento intellettuale delle stesse),
  2. 2.  il corpo astrale (o delle emozioni, in senso generale),
  3. 3.  il corpo eterico-denso (o delle funzioni fisiche e biologiche, propriamente dette).

Dietro ad essi vi è il piano buddico, da cui ogni cosa è sorretta, come manifestazione del Secondo Raggio, e dove appare la Gerarchia Planetaria. L’uomo fa parte di una Razza che, come unica Entità, si incarna successivamente, sorretta, per le ali celate, dalle sublimi Guide Divine, per acquistare, nel complesso, degli attributi sublimali che saranno, poi, la risorsa di ogni sua singola cellula. Razza che gli esoterici sono abituati a considerare un solo Essere e che chiamano il Quinto Raggio, il discepolo mondiale, il vero Salvatore del mondo, di cui il Cristo non è che simbolo. Infine, in un meraviglioso sgranarsi di leggi macrocosmiche, chiamate delle Catene e delle Ronde, l’uomo realizza di far parte di un piano ancor più vasto, che concerne i rapporti che il nostro Sole ha verso Vite Possenti, che lo guidano e tutelano d’appresso. Meta dell’uomo è di pervenire a quella che, solitamente, è chiamata iniziazione; processo che si svolge nei piani mentali e buddici ed ha per scopo di rendere capace la struttura fisico-eterica a reggere, continuamente e coscientemente, il flusso della Potenza e della Luce dei piani superiori. Ma, quello delle iniziazioni, è un’altro degli affascinanti e vitali argomenti che preghiamo lo studente di coltivare con il proprio studio e con la propria pratica. A tal proposito pensiamo di dargli un efficace consiglio, indirizzandolo verso il libro di testo: “Iniziazione umana e solare”, di Alice Bailey.

Una via, la via del Sentiero senza fine, ma che ha una sintesi, ferma e definitiva, nel concetto cardinale, che è la stessa essenza vitale e lo stesso tessuto egoico di ogni illuminato: IL MOVIMENTO, ENERGIA ETERNA, È L’UNICA VITA.

 

 

 

– Nota aggiunta –

Preghiamo, a questo punto, lo studente di soffermarsi sulle conclusioni della presente nota aggiunta, che ne completerà l’illuminazione razionale sull’origine e sulla ragion d’essere degli stessi Sette Raggi.

Qualcuno si potrebbe domandare: “Perchè il numero sette, ai fini di una stretta logica, è considerato magico? E, dai tempi dei tempi? Perchè il sole ha sette pianeti, e perchè la costellazioni sono proprio dodici? Perchè il sole, a sua volta, è uno dei sette pianeti di una Vita Extracosmica, la Quale segue la medesima legge nei riguardi di successive fonti inimmaginabili, parti di una spirale infinita, in cui il numero sette è il ritmo fondamentale?”

Non ci dilungheremo sulle leggi delle progressioni algebriche, geometriche, chimiche. È fatto notorio a fisici, matematici, chimici che certe energie, certi numeri, certi elementi si raggruppano in linee d’ordine, nelle quali viene notato un ripetersi all’infinito di determinate costanti e caratteristiche, sempre le medesime. Daremo al lettore, invece, tramite un esempio, o, se vogliamo, una prova, la dimostrazione della legge del “SETTE”, come aspetto dell’eterno ritmo universale.

Comunque, prima di ciò, vogliamo sottolineargli una necessaria delucidazione, a che egli comprenda meglio tale esempio: cioè, l’identificazione che il molteplice ha nell’uno e che l’uno ha nel molteplice.

Non potrà mai apparire nel mondo un filosofo il quale sappia tracciare la linea netta e marcata tra i due poli dell’universale; ogni nucleo singolo, ad un ulteriore studio ed esame approfondito, si mostrerà essere composto dall’insieme di diverse unità, le quali, riunendosi, daranno, per frutto del loro coesistere, quella esteriore singolarità .

Prendiamo un anello, che abbia come circonferenza, ad esempio, 20 cm. (potrebbero, anche, essere trenta, quaranta; o dieci chilometri). Poniamolo su di un piano e muniamoci di altri anelli della medesima circonferenza di 20 cm.. Occupiamoci di uno di essi e collochiamo, anch’esso, sul piano, di modo tale che una sua parte tanga il primo anello; poi, sarà la volta di un altro anello, il quale tanga, in basso, l’originale e, di fianco, il secondo; e di un altro ancora e di una altro. In breve, avremo composto una figura che avrà al centro un anello e sarà circondata da altri sei anelli, che lo tangeranno e si tangeranno. Sei. Non uno di più, non uno di meno.

Se consideriamo la prima delle circonferenze, come un nucleo di vita qualsiasi, che venga ad apparire in seno alla manifestazione universale (l’Uno, che emerge, sempre spontaneamente, e con ritmo eterno, da Parabrahaman), vedremo che altre sei forme di vita, inflessibilmente, si aggiungeranno ad essa. Ma non basta. Prendiamo ancora dei nuovi anelli e, considerando, ormai, la prima serie dei sette la base centrale (il molteplice che è diventato gruppo singolo), torniamo a fare la medesima operazione che eseguimmo con i sei anelli.

Collochiamo una seconda serie di circoli, sempre tutti aventi la stessa dimensione, precedentemente menzionata, attorno alla prima, di modo che ognuno di essi tanga il sottostante e quelli a fianco. Avremo, al termine della nostra fatica, un nuovo circolo, composto da dodici elementi; cioè, sei in più del primo. I quali sei, con la corolla del nucleo dei sette, oggettivati in un unico elemento-radice, torneranno a formare il sette, che si ripete. Ma, proseguiamo ancora: formiamo un terzo anello. Questo, sarà composto da diciotto elementi: cioè, sei in più del secondo. E potremo coprire, come dice uno dei Maestri della Confraternita Bianca, l’intero deserto di Gobi, ed ogni circolo nuovo avrà, sempre, soltanto sei elementi in più del precedente; i quali, unificati al blocco di elementi centrali, divenuti una entità singola, ripeteranno il ritmo imposto dalle sette note magiche, nella musica geometrica delle sfere. Le progressioni saranno le seguenti: sei, dodici, diciotto, ventiquattro, trenta, ecc..

Applicando il ritmo alla costruzione occulta di un sistema solare, vediamo che le dodici costellazioni sono inserite nel numero della seconda progressione: dodici.

Aggiungiamo, inoltre, che, studiando bene il famoso simbolo della stella a sei punte, o Stella di Salomone (emblema dell’Assoluto), che rappresenta l’intreccio di due triangoli equilateri – uno, la materia; l’altro, lo spirito -, uniti, eternamente, nella eterna manifestazione dell’Essere, noteremo che, invisibili, esistono, anche qui, i sette circoli. Il primo ha come centro il centro della stella, ed il compasso lo inserirà esattamente dentro di essa; gli altri sei la circoscriveranno, aventi, ciascheduno, come centro, il vertice rispettivo di una delle sue sei punte.