Dorje Tibetano

dscf6724_1Il Dorje viene spesso utilizzato durante i riti di meditazione come simbolo dell’unione tra la Verità Relativa (rappresentata dalle esperienze della vita quotidiana) e la Verità Assoluta (uno stato dell’essere che si vive in unità con la natura e con tutto ciò che ci circonda).

Quando invece durante la meditazione si utilizzano sia il Dorje che la Campana, la Volontà è quella di bilanciare la parte maschile e quella femminile delle cose, per raggiungere la chiarezza spirituale.

Ogni parte della struttura del Dorje ha un suo preciso significato, in particolare le due estremità sferiche, che oltre a rappresentare “sunyata”, la primordiale struttura dell’universo, simboleggiano le due parti in cui è suddiviso il cervello.

La doppia fisionomia del Dorje ricorda anche due Fiori di Loto – uno dei sacri simboli del Buddhismo – che, unendosi rappresentano l’unione dei due mondi: quello fenomenico (samsara) e quello tangibile (nirvana), mentre le parti che simboleggiano i petali rimandano ai quattro “bodhisattva” e alle loro consorti.

I tre cerchi centrali, che fungono da punto d’unione per le due parti estreme del Dorje rappresentano invece la beautitudine che il Buddha raggiunge spontaneamente, senza sforzo.

Alle estremità dei due “Fiori di Loto” vi sono tre cerchi, simbolo delle sei vie che conducono alla perfezione: pazienza, generosità, disciplina, impegno, meditazione e saggezza.

L’importante messaggio di sacralità e purezza, indicato dal Dorje, raddoppia la sua potenza nei casi in cui esso venga rappresentato doppio.

Il doppio Dorje, conosciuto come “Vishvavajra” ed utilizzato anche come sigillo a chiusura o firma di importanti documenti, viene spesso posto alla base di statue raffiguranti le principali divinità tibetane ed indiane e, se indossato serve da monito per rammentare l’assoluta indistruttibilità della Conoscenza.

Con il vajra nella destra e la ghanta nella sinistra, tenendo le mani incrociate sul petto e pronunciando l’Hum si ha la Mudra detta vajrahumkaramudra.

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