Da Il Profeta del vento (Stefano Biavaschi)

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Il Dolore

Natan respirò profondamente l’aria del mattino nascente. Nel sentirla entrare nei suoi polmoni gli parve per un attimo che questa stesse vibrando come il Vento nel flauto.

“Se davvero la Vita attraverso di noi compone il suo canto” pensò Natan “forse sono anch’io come un flauto. Forse quando respiro il Vento mi attraversa. Forse tutte le ferite che il tempo ci provoca altro non sono che i fori attraverso i quali la musica delle cose può venire suonata. Forse anche dinanzi al dolore tutto dipende da come mettiamo le nostre dita”

Nell’orientare il suo strumento verso il Sole, Natan ne chiedeva quasi conferma al vento.

“Il Dolore è il vostro mistero più grande Natan. Anzi è la dimostrazione della vostra appartenenza a un mistero. Né io vi dirò nulla su di esso, benché il nuotatore voglia sempre guardare dove stia andando, ma così facendo, alza la testa e smette di nuotare.

Non è con l’ansia o con l’angoscia che si vince la tempesta, e spesso le tempeste più grandi le generate voi dentro voi stessi, coll’agitarvi. È non è inseguendo cose o persone che potrete sfuggire al Dolore, se già in cuor vostro non ne siete sfuggiti.

Nulla ha il potere di darvi ciò che già non vi siete dati.

Spesso il Dolore è una piega della vostra mente. Togliete la piega e toglierete anche il dolore.

Disponete la vela ad ogni vento avverso ed esso vi diverrà amico che conduce.

Molte volte il Dolore lo costruite voi, coi mattoni delle vostre scelte sbagliate e con la calce del vostro pessimismo.

Spesso maledite la Vita per tutte le spine di cui venite trafitti. Ma non sapete di avere ali che potrebbero innalzarvi molto più in alto di quei roveti che di fatto avete scelto.

Nel tesoro da voi sepolto è racchiusa la vostra Gioia non trovata.

Non a caso la Gioia è fra tutte le cose quella che conoscete meno.

Poiché se la conosceste sareste in grado di soffrire e offrire.

E allora in perfetta letizia sorvolereste gran parte delle spine dei vostri desideri.

Sembra infatti che più stringete le mani sopra i vostri beni e meno stringete al petto la Gioia.

Guardando ciò che avete dite sempre: è poco. Ma quando accade che la Vita ve lo tolga, subito gridate: Era tutto, eravamo felici e non lo sapevamo.

Perciò sarebbe meglio che vi alzaste la mattina dicendo a voi stessi ” Sono felice e non lo so E altresì vi coricaste la sera dicendo: Sono felice e non lo so.

Ma questo vi è possibile solo riconoscendo il volto della Gioia, poiché con essa vincereste anche il Dolore. Ed anche il Male.

Come vi è accaduto di perdere la Gioia? Perché vi avete rinunciato?

Come ribelli creature del mare siete usciti dall’Oceano in cui foste riposti per scegliere pozzanghere d’acqua e sale sui primi scogli, ed ora maledite la Vita perché Il sole vi cuoce la pelle e punte di roccia vi feriscono.

È sì che vi basterebbe con pochi balzi ritornare in grembo all’acqua. E invece scegliere di imprecare, ritenendo la vostra l’unica condizione possibile, e adoperandovi solo a recitare meglio la vostra parte triste.

Ma vestendovi di nero senza alcun lutto, state solo dichiarando agli altri la morte di voi stessi.

Svegliatevi è cessate di bussare con ostinazione alle porte del Dolore, perché così ottenete solo che vi si spalanchino.

Di colpo il Vento cessò. Ma poiché il Sole non aveva ancora terminato di sorgere, Natan attese ancora alcuni istanti in silenzio.

D’un tratto s’ accorse però che al centro del Sole vi era come una macchia nera.

Già altre volte ne aveva viste simili sulla superficie del disco solare.

Osservandola Natan pensava alle cose appena udite e a tutte quelle sofferenze che la sua gente si procurava col proprio modo di essere. Anch’egli molte volte aveva sofferto del tutto inutilmente. Ma vi erano state anche sofferenze molto grandi che non avrebbe potuto evitare, come quando aveva visto morire le persone che amava. Perché l’uomo incontrava nel suo cammino anche la morte?

Mentre Natan fissava la macchia nera al centro del Sole, d’improvviso quel silenzio morì: “Non siete immortali, eppure vivete come se lo foste. Siete immortali, eppure vivete come se non lo foste”

Cosa imparereste da una vita senza la Morte, se pur morendo non sapete vivere?

La Morte è la carezza più dolce di cui vi fa dono la Vita.

Se gridate nel lasciarvene sfiorare è perché la guardate pensando: Nulla è più.

Ma così come ogni nota cessa per cedere al silenzio, senza il quale la nuova nota non compare, così la Morte intreccia con la Vita melodie che non udite essendo intenti a voler fermare ogni singolo suono urlandogli di rimanere per sempre.

Ma le amate radici dei vostri alberi sono destinate a divenire foglie nascoste ai vostri occhi anche se ogni giorno potrete udirne il fruscio quando soffierà il Vento.

E nell’attesa che esso prenda anche voi sulle sue ali, non sciupate i giorni dividendo i beni di chi vi ha lasciato, bensì, ancora accanto al suo letto di morte, chiedete in testamento la sua saggezza affinché non sia vissuto in vano.

Le cose che ha capito ed imparato queste sono la vostra più grande eredità!

E quando nel morire vi passerà davanti tutta la sua vita, e vi sembrerà che sia ogni istante d’essa a perire, perdonatelo e chiedetegli perdono, affinché ogni istante d’essa torni a vivere”

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