Rodolfo II L’imperatore occultista…

800px-Matthias_-_Holy_Roman_Emperor_(Hans_von_Aachen,_1625)di Susanna Schimperna

Fonte: mirorenzaglia

A tracciare il suo oroscopo fu il celebre veggente Nostradamus, che gli predisse un’esistenza difficile e una morte prematura. In effetti, Rodolfo II regnò tra mille difficoltà, rovesci di fortuna, intrighi di palazzo. E, a un certo punto della sua vita, fu addirittura dichiarato decaduto da capofamiglia dagli arciduchi e dai suoi nipoti, che lo credevano pazzo, e costretto ad abdicare in favore di Mattia, al quale dovette cedere la Moravia, l’Ungheria e l’Austria, e infine la corona di Boemia.

Nonostante siano ormai trascorsi più di quattro secoli, la figura di Rodolfo II d’Asburgo continua ad esserci poco comprensibile. Gli storici non concordano neppure nei giudizi sulla sua attività politica, figuriamoci sulla sua complessa personalità. Si sa che era un tipo malinconico, mite e schivo, ma soggetto a scatti d’ira temibilissimi. Si sa anche che alla sua corte ermetisti e consulenti alchemici erano ben visti più dei nobili e degli amministratori, tant’è che tutte le personalità più enigmatiche dell’epoca vennero in contatto con lui, e Sendivogius, alchimista notissimo, fu nominato Consigliere di Stato dopo aver operato, nel laboratorio imperiale, una trasmutazione che restò nella leggenda. La “Grande Opera”, cioè la metamorfosi del vile metallo in oro, obiettivo reale degli alchimisti, certo fu perseguita dall’imperatore senza risparmio di energie e di mezzi. Alla sua morte, nel 1612, nel castello di Praga dove si era trasferito dopo aver abbandonato Vienna fu trovato un laboratorio letteralmente stipato di oro – 84 quintali -, argento – 60 quintali – e polvere grigia. Si trattava, evidentemente, della “polvere di proiezione” necessaria a compiere la Grande Opera, venuta in possesso di Rodolfo attraverso Sendivogius, come vogliono alcuni, o tramite il sapiente inglese John Dee, come tramandano altri.

John Dee, convinto che una miracolosa riforma si sarebbe presto verificata nel mondo cristiano, si era recato a Praga per lanciare un appello in favore di un vasto movimento spirituale, non dogmatico, che avrebbe tratto la sua forza dalle risorse della filosofia occulta. In Rodolfo, egli vedeva il re giusto, l’Iniziato capace di portare a termine la Grande Opera sia in laboratorio che nel mondo. Novello re Salomone, avrebbe dovuto guidare l’umanità attraverso un ciclo di grandi trasformazioni. Trasformazioni che, all’epoca, non soltanto John Dee ma tutti gli ermetisti che frequentavano la corte di Rodolfo giudicavano imminenti. Qualche nome: Mayer, che ebbe un ruolo di primo piano nel diffondersi dell’idea rosacruciana, e che per fu per anni medico di corte e consulente alchemico dell’imperatore. E poi il già citato Sendivogius, Rodovsky, Hayek, e Giordano Bruno, che come John Dee si recò a Praga per predicare una riforma ermetica.

Quanto tali idee abbiano influito sulla politica religiosa di Rodolfo, è difficile dire. Ma, di fatto, nel 1609, poco dopo la purtroppo incontrollabile data della supposta trasmutazione alchemica, quello che era definito il campione della Controriforma, lo stesso che aveva estirpato il protestantesimo nell’Alta e Bassa Austria con un rigore giudicato eccessivo persino dai suoi alleati, si convertì alla tolleranza religiosa. Dapprima concesse ai protestanti della Boemia la piena libertà di culto, insieme al diritto di costruire scuole e chiese, poi estese il privilegio alla Slesia.

Oscillazioni di condotta di un disturbato mentale, come molti credettero e ancora oggi parecchi storici tendono a supporre? Oppure, secondo quanto sostengono coloro che vogliono vedere nell’erede di Massimiliano II un Grande Adepto, il passaggio dall’intolleranza alla tolleranza religiosa fu un effetto delle conquiste di Rodolfo sul piano iniziatico?

Indizi a sostegno di questa seconda interpretazione ce ne sono, e parecchi.

La collana d’oro, che Rodolfo forgiò con le sue stessi mani, era ad esempio intesa essere l’emblema di una società universale e pacifica, in cui sarebbe stata possibile la totale libertà di coscienza. E se alcuni attribuiscono questa “società della pace” alla fantasia di Comenio, che riporta la notizia, sul significato della Kaiserkrone, corona imperiale fabbricata da un orafo olandese su commissione di Rodolfo, è difficile equivocare. Ispirata ai disegni del Durer, che a sua volta influenzò, con la teoria delle proporzioni, l’occultista e alchimista John Dee, la Kaiserkrone è una realizzazione concreta delle formule numerologiche e architettoniche dell’armonia universale, già codificate dal cabalista veneziano Francesco Giorgi. Formule che, sempre secondo il Giorgi, rappresenterebbero il tentativo ermetico di esprimere la complessità dell’universo in termini numerici. Di tale tentativo, modello grandioso e riuscitissimo sarebbe il tempio di re Salomone.

Di nuovo ci imbattiamo in questo mitico nome, e le coincidenze, allora, sembrano davvero troppe.

Forse questo imperatore, raffinato collezionista di armi, di opere d’arte, di gioielli, di libri e di molte altre cose, fu anche, e semplicemente, un collezionista di varia umanità, occultisti e cultori di alchimia compresi. Ma quei lingotti d’oro e d’argento e quella polvere grigia trovati nel suo laboratorio insieme agli alambicchi, suggeriscono ipotesi molto più affascinanti.

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