Tatuaggi giapponesi – Storia e simbologia

tatuaggio-giapponese-total-bodyI tatuaggi, in Giapponese, (“irezumiireru inserire sumi inchiostro) o “horimono” (horu inscrivere mono qualcosa) nascono nel periodo Edo ed hanno come caratteristica principale, quella di ricoprire gran parte del corpo.

Era una decorazione tipica di una parte della società giapponese, chiamata del “mondo fluttuante”, (“Ukiyo-e” corrente artistica sviluppatasi nel periodo Edo) che comprendeva giocatori d’azzardo, commercianti, pompieri ed in genere tutti coloro che svolgevano i lavori più gravosi, tra cui anche i “mafiosi”, che all’epoca non avevano un’accezione negativa, così come nei tempi moderni.

Tale decorazione era utilizzata sia come segno di riconoscimento per il proprio coraggio e valore morale che con l’intento di distinguersi dagli altri; a tale scopo, le immagini scelte, celavano in sé un alto e profondo valore simbolico.

Per “mondo fluttuante”, si intende non solo uno stile artistico di quest’epoca specifica, ma delinea e rappresenta, attraverso le immagini, l’identificazione della nuova classe borghese che, a seguito della crisi dell’aristocrazia feudale, apportò ad una radicale trasformazione sociale, a favore delle nuovi classi emergenti borghesi.

Letteralmente il termine “ukiyo”, di origine buddhista, indicava la transitorietà delle cose e l’esigenza del saggio di rifuggire dall’attaccamento ai beni terreni, ma nel ‘600, tale significato originario fu storpiato e re-interpretato nel modo esattamente opposto ed inteso, quindi, come l’esigenza di valorizzare proprio quei piaceri effimeri e fuggevoli della vita.

“Fluttuare, perdendosi nel piacere e allontanando la malinconia della realtà e del dolore” tale era il “credo” dell’epoca, testimoniato dalle immagini, realizzate da artisti, pittori, grafici e incisori che hanno raccontato questa nuova visione estetica sopravvissuta per oltre due secoli.

Sotto il dominio dei Tokugawa, nell’epoca successiva, il tatuaggio fu invece proibito ed iniziò ad essere nascosto sotto gli abiti ed assunse quella caratteristica forma “a vestitino”, con il quale si identifica il tatuaggio giapponese.

La pratica del tatuaggio divenne, quindi, clandestina e sopravvisse per passa parola, grazie soprattutto agli yakuza. Il rapporto tra yakuza, criminalità organizzata giapponese, e il tatuaggio, nasce più o meno in questo periodo.

La pratica del tatuaggio si diffuse nell’ambiente Yakuza inizialmente per garantire “credibilità” agli occhi dei protetti ed allo stesso tempo, per intimidire gli avversari. Questo è il motivo per cui il tatuaggio anche ai nostri giorni è considerato in Giappone come un distintivo della yakuza e quindi un simbolo identificativo di appartenenza alla “mafia giapponese”.

Ogni immagine scelta, con cui l’esponente yakuza voleva rappresentarsi, aveva quindi un alto e profondo valore simbolico, con il quale egli voleva enfatizzare un particolare lato del proprio carattere.

E’ per questo che l’iconografia dei tatuaggi giapponesi è facilmente distinguibile dagli altri generi, poiché si riassume spesso nelle tradizionali immagini della simbologia shintoista: l’onda, la carpa, la cascata, i fiori di ciliegio, ecc.

Un po’ di simbologia dei tatuaggi giapponesi:

Carpa (Koi)

Un’antica leggenda giapponese narra che una carpa con grande fatica risalì le cascate, sino a giungere ai cancelli delle porte del cielo. Come segno di riconoscenza per questo immane sforzo venne trasformata in drago, infatti possiamo notare che i draghi sono rappresentati ricoperti di squame di carpa. Sul sito citato nella parte quotata in alto leggo: “nell’acqua della cascata galleggiano alcuni fiori di ciliegio, che ricordano che la ricerca della carpa è comunque effimera, perché la vita ha comunque una conclusione certa”.

Drago

Può essere visibile o no a suo piacimento e può trasformarsi. In primavera sale nei cieli ed in autunno entra in acqua. Si ricopre di fango nell’equinozio d’autunno ed emerge in primavera, per annunciare il risveglio della natura. Simbolo della forza produttiva umana ma anche di saggezza, forza e potere esso sputa fuoco o acqua sotto forma di nubi a spirale. Queste nuvole sono la simbologia delle forze cosmiche. E’ anche simbolo di serena accettazione della morte, come conseguenza del compimento del proprio destino.

Demoni o Oni

Sono creature soprannaturali, guardiani dell’inferno buddista, dispettosi e divoratori di umani essi sono la causa di epidemie e malattie.

Secondo una leggenda si sarebbero convertiti al buddhismo diventando forze benevole e protettrici. Il demone rai-jin è il dio del tuono che tiene tra le proprie mani le bacchette del tamburo con cui libera i suoi tuoni. Il fù-jin è il dio dei lampi e del vento, elementi che tiene nel sacco e durante i temporali scaraventa sulla terra. Il demone oni è un demone aggressivo, violento e crudele. Di solito è rappresentato con due corna, ha il volto color rosa, rosso o grigio-azzurro simile alle maschere del teatro no.

Cane di Fo

Chiamato anche drago di Buddha il Drago-cane è atto alla protezione dei templi. Simboleggia spirito forte e protezione ed è una divinità della religione shinto giapponese derivante dal buddhismo. Figura benevola che porta salute, prosperità e ricchezza.

Fiore di ciliegio

Simbolo di tutte le cose effimere che durano poco in quanto basta un po’ di pioggia per farlo cadere. Si utilizza per coprire le parti del corpo attorno ai personaggi principali del tatuaggio. Inizialmente impresso sul corpo dei samurai e successivamente dagli appartenenti alla yakuza per rappresentare la situazione di estrema precarietà della loro esistenza che può terminare in qualsiasi istante in combattimento.

E’ interessante come nei secoli un simbolo così delicato abbia acquistato un significato tanto violento.

RANA

Poiché nell’agricoltura in Giappone sono molto importanti i campi di riso coltivati con metodi di irrigazione ad inondazione, la rana è simbolo di buona fortuna. La rana, inoltre, è diventato un simbolo molto amato nella poesia e nell’arte (come ad esempio la Rana di M. Bashou). Statuette delle rane vengono spesso vendute nei templi perché la parola “rana” in giapponese si pronuncia come la parola “ritorno”.

Siccome le rane passano attraverso una gran bella dose di trasformazione, per passare da ovetto a rana, e siccome vivono e se la scialano tranquille fra acqua e terra, il primo, ovvio, simbolo per la rana è la metamorfosi, l’adattabilità, la transizione e, ça va sans dire, la trasformazione.

In poche parole è un portafortuna per tutti quei momenti nella vita in cui si attraversa, o si ha bisogno di, un grande cambiamento. Come l’adolescenza, il passaggio all’età adulta, un trasloco, un espatrio, un cambio di carriera, un cambio di qualsiasi cosa!!!

Quindi, se c’è cambiamento c’è opportunità, e le rane possono essere un buon intermediario.

Per continuare con l’aspetto duale di questo viscido animaletto e le sue capacità di intermediario, arriviamo agli sciamani: per loro la rana è uno spirito guida, in grado di guidare lo sciamano dal nostro mondo ordinario in altri mondi straordinari, il mondo di sopra, di sotto, dei sogni.

E di conseguenza si fa presto un parallelo col mondo dei morti, l’essere in grado di comunicare con loro, ma anche con il nostro mondo dei sogni più privati, il nostro potere e la nostra bellezza più nascosti.

Tutte queste abilità di connessione e di comunicazione fanno delle rane dei portafortuna fantastici per le lingue, le traduzioni, le connessioni, le opportunità sociali (soprattutto se sono rappresentate con la lingua di fuori), per la conoscenza in generale (che in una simpatica chiusura di cerchio ci riporta agli sciamani ecc).

La loro connessione con l’acqua porta poi a un’altra affinità: con la purificazione e la guarigione, ma anche ai riti di passaggio quali nascita, morte e rinascita. Dopodiché nascita e acqua significano insieme anche creatività, prosperità, abbondanza.

 

Per gli antichi Egizi la dea Heket aveva la testa di rana, ed era patrona di parti, prosperità e abbondanza. Una dea benevola insomma.

In Cina la rana è un portafortuna, e di nuovo torna la connessione fra i vivi e i morti.

In Giappone “kero” significa anche “ritorno” il che ne fa l’amuleto perfetto per i viaggiatori 🙂 E a quanto pare una piccola ranocchia di giada nel portafogli assicura abbondanza e protegge dai furti.

I Cajun invece credevano che i lupi mannari (loup-garous) fossero terrorizzati dalle rane, così una ranocchia era una protezione perfetta!

Nell’antica Roma le rane erano sacre ad Afrodite, e di nuovo torna un collegamento con la bellezza 😉

E infine per gli antichi Cristiani in origine era un simbolo della Santa Trinità, a causa dei tre stadi che la rana attraversa; ma poi alle rane è andata male, si credeva infatti fossero i familiari delle streghe, quindi puro maligno.

Come ultima cosa: a quanto pare le rane sono connesse al rame.

https://leganerd.com/2010/12/08/tatuaggi-giapponesi-storia-e-simbologia/

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