AMULETO

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Di Raffaele Corso

AMULETO (fr. Amulette; sp. Amuleto; ted. Amuleti ingl. Amulet). Il termine ci viene dal latino amuletum, forse derivato da amoliriallontanare“; assai meno probabile l’etimologia che lo riconduce all’arabo ḥimālah, lett. “tracolla, cinturone”. Nel significato generico di oggetto che si porta addosso per superstizione, comprende anche il talismano; ma l’amuleto è caratterizzato dalla sua piccolezza, per cui può anche essere invisibile. Del resto, ogni piccolo oggetto, che portato appeso, o collocato in un dato sito, è ritenuto capace di esplicare un’energia soprannaturale, è amuleto, sia che con esso si voglia prevenire o combattere il male, come nella maggior parte dei casi avviene, sia che serva a suscitarlo o ad attirarlo.

Da qui la fondamentale distinzione, di cui non sempre si tien conto, degli amuleti in benefici e malefici; o meglio, con termini tratti dalla scienza fisica, positivi e negativi, quali si possono vedere nelle costumanze erotiche, dove esistono, accanto a quelli destinati ad accendere la fiamma dell’amore, gli altri adoperati o indicati per spegnerla.

Amuleti dell’una e dell’altra categoria s’incontrano presso quasi tutti i popoli, siano essi nel periodo iniziale della civiltà (incolti o primitivi), nella fase intermedia (semicivili), o nella fase di piena cultura, sebbene presso questi ultimi essi si mantengano più nelle umili che nelle alte classi sociali. Differenze notevoli di materia e di forma, di caratteri e di attributi si osservano negli oggetti che servono da amuleti nei vari gruppi etnici, specialmente là dove alla mescolanza dei popoli si aggiunse l’influenza dei nuovi sistemi religiosi, da cui le vecchie tradizioni locali furono riplasmate. Ma il principio che dà origine all’uso o lo mantiene in vita è sempre lo stesso, cioè l’idea magica della forza che dal piccolo o minuscolo oggetto si svolge, ora a protezione, ora in pregiudizio dell’essere vivente.

Gli oggetti.

Gli amuleti primitivi sono oggetti naturali; gli altri, cioè gli amuleti secondari o artificiali, o d’imitazione, si hanno allorquando mediante processi tecnici si riproducono amuleti naturali. Sotto il primo riguardo possiamo dire che i tre regni della natura sono rappresentati: gli animali, le piante, i minerali; i primi per alcuni particolari attributi dell’organismo o di qualche sua parte, le seconde per le specifiche qualità del legno, delle foglie, dei fiori, dei frutti; i minerali per la forma che in certi casi essi hanno, o per il colore o per la rarità. Il selvaggio cacciatore si adorna con gli avanzi della fiera uccisa (artigli, zanne, pelle, penne) o con quelli del nemico abbattuto (scalpi, denti, ossa e frammenti di ossa, capelli ecc.), attribuendo ai suoi trofei carattere magico, ora protettivo ed ora acquisitivo di nuove energie. Presso le nazioni colte, il popolano porta i suoi amuleti nelle scarpe, nel petto, al collo, nel cinturino, nascosti, in mostra, in forma di pentacoli o in sacchettini, a scopo anti stregonico o terapeutico. La tradizione volgare presso di noi tiene in particolare considerazione alcuni animali per la loro efficacia profilattica e anti malefica; di qui l’impiego di alcuni loro organi o parti a scopo salutare, e cioè: del lupo le zanne e la pelle, di cui le prime si portano in castone d’oro o d’argento, l’altra in piccole strisce; del tasso le estremità unghiate e ciuffetti di peli; del cervo le corna e il cosiddetto osso del cuore, che è una degenerazione calcare di una valvola, contro il mal di cuore; del cinghiale le difese o le mascelle; del muflone le corna; della volpe le unghie o la coda e il fegato del maschio, contro la tisi polmonare; della serpe la spoglia, lo scheletro, i denti – purché strappati al rettile vivo – contro la quartana; del cane, dell’orso e del cinghiale le zanne, come dentaruoli; del gallo gli speroni, del gambero marino le chele; e infine svariate conchiglie. Né mancano gli animali fossili, rappresentati dagli avanzi del dentalium elephantinum, col nome generico di ossi strilloni; e da quelli dei denti dello squalo o dell’alce comune (Cervus alces), denominati unghie della gran bestia, essere immaginario, concepito talvolta come il drago, tal altra come il diavolo. Amuleti si traggono anche dal corpo umano: dal cranio e da altre parti dello scheletro contro i dolori del ventre e contro il mal caduco; dal cordone ombelicale, ritenuti efficacissimi contro le cefalee; dai denti, utili a favorire la dentizione dei bambini.

Il principio magico e magico-terapeutico prevale o domina assoluto nel campo degli amuleti botanici. Non sono pochi i nomi di piante dovuti a reali o presunte analogie con organismi od organi umani. La viperina, per l’intravista somiglianza che ha con la testa della vipera, è adoperata contro i morsi dei rettili; la polmonaria, per le foglie maculate di bianco come i tubercoli dei polmoni, è usata contro le affezioni polmonari. Molto conosciuto è il legno stregonio detto così dal suo potere contro le streghe e le stregherie; sebbene il nome non sempre designi lo stesso legno o la stessa pianta. Nella tradizione italiana tale è l’ilex aquifolium, in quella tedesca la pirus aucuparia, senza dire che, talvolta, il nome magico è sostituito dall’altro di legno santo.

Virtù non meno potenti o importanti, dal punto di vista magico e medicinale, sono attribuite alle pietre, le quali sì rinvengono in qualità di amuleti un po’ da per tutto. Gl’Indiani del Perù ne hanno in forma di pannocchie, per far aumentare il granturco, in forma di pecore, per la prolificazione del bestiame; i Melanesiani ne hanno una singolare, alla quale danno il nome di pietra del pane, non solo per la sua struttura, che somiglia ai frutti dell’albero del pane (v.) ma anche perché credono che, segata alle radici della pianta, ne accresca la fecondità.

Non sono poche tra noi le pietre che prendono il nome dalle caratteristiche morfologiche o sostanziali, che presiedono al loro impiego: le pietre serpentine o del serpe (ciottoletti di porfido nero o verde) contro i rettili; le pietre del sangue o sanguinelle (agate cornaline) contro le emorragie; le pietre latteruole (agate zonate, calcedonie di vario colore ecc.), per favorire la secrezione del latte; le pietre gravide (limoniti argillose) per assicurare il buon andamento della gestazione; le pietre stellarie (madreporiti fossili), contro i vermi dei bambini; la pietra delle streghe (schisto cloritido o nero, o ematite) contro le fatture; e via dicendo. L’uso di queste ed altre simili pietre, che non fu ignoto agli antichi, è oggi diffuso per una vasta area, che comprende i paesi del Mediterraneo dall’isola di Creta all’Albania, dall’Italia al Portogallo. Rientrano in questa categoria i cosiddetti tuoni, e tutti quegli arnesi litici, che il popolo crede caduti dal cielo durante la tempesta. I tuoni preservano la casa dai fulmini, ma possono anche, se diversamente impiegati, attirarli. Lo stregone della Nuova Caledonia crede di provocare il temporale fregandoli fino ad ottenere la scintilla. In Calabria e nell’Abruzzo si pongono sul fuoco, all’approssimarsi della bufera, per scongiurarla.

L’amuleto artificiale è quello che si suole preparare, secondo il tipo fissato dalla tradizione, imitando i modelli naturali, o impiegando la materia adatta. I cornetti di varie sostanze (osso, corno, corallo, ferro, argento, oro) in grande uso nell’Italia e nel Portogallo; i denti, molto adoperati nell’Africa, il pesce e il maiale, di cui il primo conta i suoi fedeli nella Manciuria, il secondo nella Baviera meridionale; il cavalluccio marino in voga nel Napoletano, sono tra i più comuni amuleti d’imitazione. Talvolta il modello è un gesto, come dimostrano la mano-cornuta, la mano-fica, che le donne sarde portano scolpita sulla conocchia; la mano di Fatma che le donne arabe recano sul petto, o alle orecchie, o alle trecce, come preventivo, essendo essa la forma plastica dell’atto onde si spiegano le dita contro il malefico, dicendogli: cinque nei tuoi occhi!

Le teorie.

La maggior parte degli amuleti, che sono in uso nelle nazioni semicivili o civili, è retaggio di tempi remoti. Non pochi di quelli contemporanei preesistevano nella prima e nella seconda epoca del ferro: onde l’idea che insieme con essi siano perdurate, attraverso le vicende dei secoli e dei popoli, le superstizioni e le pratiche relative. Identità morfologica – si è detto, ripetendo un pensiero che rimonta al De Brosses – implica identità psicologica. Il concetto del ferro amuleto, terrore degli elfi e delle fate, risale, secondo E. B. Tylor, al primo uso del prodigioso metallo, che i nuovi uomini opposero ai vecchi rappresentanti dell’età della pietra. Ma questa idea deve essere accolta con quella cautela che conviene in simili casi, tenendo conto delle nuove correnti morali e religiose, che spesso allontanano i poli delle antiche credenze, agendo anche sulla consistenza amuletica, riplasmandola in tutto o in parte, o diversamente combinandola. Tra noi la chiavetta dello Spirito Santo, amuleto contro le convulsioni dei bambini, reca nella parte dell’ingegno e, talvolta, anche in quella dell’anello, la mano-fica, amuleto questo che si rinviene nella seconda epoca del ferro.

Varie sono le classificazioni proposte degli amuleti. Alcune si basano sull’esame esteriore dei singoli oggetti; o sulla natura o materia (amuleti zoologici, botanici, minerali ecc.); o sulla forma (amuleti naturali e artificiali, semplici e complessi); o sull’uso od effetto (protettivi, terapeutici, fisiologici, erotici, ovvero: apotropaici, magico-simpatici, energetici, sacramentali). Varie sono anche le teorie ed opinioni espresse intorno agli amuleti in dipendenza dai vari sistemi prevalenti nell’etnografia a proposito delle concezioni dei popoli primordiali. Il culto dei morti, degli animali, delle piante, il simbolismo e il feticismo e altri fatti, o teorie, o ipotesi, sono stati chiamati a spiegar l’origine degli amuleti. Avanzi del culto dei morti li disse H. Spencer, opinando che l’uso loro conseguisse dalla primitiva credenza che, per combattere il morto, bisognava portare addosso qualche cosa che gli fosse appartenuta. La dottrina dell’animismo elaborata da E. B. Tylor accentuò l’idea di entità spiritiche particolari annidantisi negli oggetti. Secondo Giuseppe Bellucci, gli amuleti dei popolani equivalgono ai feticci dei primitivi. Più recentemente è stata applicata agli amuleti l’idea dell’origine magica, per cui l’oggetto impiegato come amuleto ubbidisce alla legge analogica o della simpatia, per attirare le influenze benefiche e respingere le cattive.

Lo stesso Bellucci raccolse altre 2000 amuleti italiani, antichi e moderni, ordinandoli sistematicamente, in modo che risultasse la somiglianza degli antichi (a cominciare dall’epoca preistorica) con gli attuali, e l’adattamento subito dagli amuleti pagani negli ambienti cristiani. La sua pregevole collezione, presentata nel 1881 all’Esposizione di Milano e nel 1888 a quella di Torino (cfr. bibliografia) trovasi ora a Perugia, nel palazzo Gallenga.

Amuleti in uso durante la guerra mondiale.

Durante la guerra mondiale gli amuleti si videro rifiorire sui campi di battaglia, richiamando l’attenzione di alcuni studiosi, in Italia il Bellucci e il Gemelli, in Francia il Dauzat e il Deonna, in Svizzera il Hofmann-Krayer e il Bächtold.

Fra i tanti, suggeriti – all’anima presa dall’incubo e dal terrore – dall’occasione o dalla trepidazione, non ne mancarono di caratteristici. I soldati inglesi preferirono pezzetti di pelle di gatto nero; quelli austriaci le ali del pipistrello cucite nell’uniforme, quelli francesi i luigi d’oro, reputati portentosi contro le mutilazioni; i bavaresi qualche fuscello di felce imbevuto di una goccia del proprio sangue. Gl’italiani, oltre quelli comuni, adoperarono le ossa dei morti (frammenti cranici, falangi, ecc.) talvolta composte a rosari, che ricordano gli scapolari con gli ossicini delle anime pagane, cioè con frammenti cartilaginei di aborti. A Milano, durante il periodo bellico, vennero largamente distribuiti i medaglioni contenenti il terriccio insanguinato delle trincee; e da per tutto, poi, negli accampamenti e negli ospedali, vennero preparati anelli e braccialetti con le corone di forzamento delle granate nemiche. Amuleti furono considerati i proiettili estratti dal proprio corpo, le schegge delle granate, le stellette e i bottoni dell’uniforme dei compagni gloriosamente caduti e, specialmente, i fucili degli eroi morti. Anche la fede cattolica, nel suo rito e culto, può esser deformata in senso superstizioso attribuendo all’oggetto venerato (scapolare, medaglia, candela, formula trascritta e portata indosso, ecc.) una forza magica indipendente dalla disposizione spirituale di chi lo porta. Alcuni amuleti parvero rappresentare il corpo combattente; così, l’artiglieria ebbe care le medagliette di S. Barbara e la fanteria quelle di S. Antonio e di S. Francesco; gli aviatori munirono l’apparecchio dell’emblema di una cicogna, di una rondinella, di un gufo, di uno scarabeo, ovvero di una bambola o d’un uccello impagliato. Questi ed altri fatti hanno indotto alcuni nell’opinione che gli amuleti guerreschi fossero un prodotto singolare, caratteristico, del campo di battaglia e, come tante altre superstizioni nate durante la guerra, rappresentassero veramente la psicologia del combattente; ma più larghe ricerche etnografiche hanno luminosamente dimostrato che anche gli amuleti, che parvero singolari della guerra, appartengono invece al matrimonio tradizionale, e vanno considerate come forme rinascenti o reviviscenti di vecchie credenze, trapiantate, nel momento del pericolo, dal casolare nella trincea.

Bibl:

Articolo Charms and Amulets, in Hastings, Encyclopaedia of Religion and Ethics, III, Edimburgo 1910, p. 392 segg.; e l’articolo in Hoffmann-Krayer e Bächtold-Staubli, Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, Berlino-Lipsia 1927; E. Hoffmann-Krayer, Volkskundliche Bibliographie, Berlino-Lipsia 1917, voll. 2; A. Debey, Histoire des sciences occultes, Parigi 1860; H. Wisscher, Religion und soziales Leben bei den Naturvölkern, voll. 2, Bonn 1911: M. Bartels, Die Medizin der Naturvölker, Lipsia 1893; J. G. Frazer, The golden Bough, ed. minor, Londra 1924 (trad. ital., Roma 1925). In particolare: L. Eckenstein, European amulets, in Transactions of the third Congress for the History of Religions, Oxford 1908; I. Goldziher, Eisen als Schutz gegen Dämonen, in Archiv für Religionswissenschaft, X (1917), p. 41 segg.; Amuletos populares portugueses, in Revista da Soc. de Instr. do Porto, II (1882); Amuletos italianos e portugueses, ibid., III (1883); Signum Salomonis. Estudio de Etnogr. Comparativa, in O Archeologo Portugues, XXIII (1918); e specialmente A Figa, estudo de etnogr. compar., Porto 1925. Per quanto riguarda l’Italia, G. Bellucci, Catalogo della collezione di amuleti inviata all’Esposizione di Milano, Perugia 1881; id., Amuleti italiani, catalogo della collezione inviata all’Esposizione di Torino, Perugia 1898; id., La grandine nell’Umbria, Perugia 1903; id., Il feticismo primitivo in Italia, Perugia 1907; id., Gli amuleti, Perugia 1907; Parallèles ethnographiques, Libye actuelle – Italie ancienne, Perugia 1915; id., I chiodi nell’etnografia antica e contemporanea, Perugia 1919; Z. Zanetti, La medicina delle nostre donne, Città di Castello 1892 (cap. XII); G. Pitrè, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano, Palermo 1909 (cap. XIII); D. Corso, Superstizioni, pregiudizi, credenze, affatturamenti ed amuleti, in Arte e Storia, 1910; R. Corso, Amuleti contemporanei calabresi, in Revue des Études Ethnographiques et Sociologiques, 1908. Numerosi sono gli accenni e le informazioni intorno agli amuleti nei lavori sulla medicina popolare; cfr. G. Pitrè, Bibliografia delle trad. Popolari d’Italia, Torino 1894. Per gli amuleti nella guerra mondiale: Kronfeld, Der Krieg in Aberglauben und Volksglauben, III, 1915; cfr. R. Corso, La rinascita della superstizione nell’ultima guerra, Roma 1920; G. Bellucci, Folklore di guerra, Perugia 1920; id., I vivi e i morti nell’ultima guerra d’Italia, Perugia 1920.

http://www.treccani.it/enciclopedia/amuleto_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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