Marvin Harris

0036eb20Non è facile superare questi pregiudizi. Sempre più numerosi, tuttavia, sono coloro che ritengono che la società industriale sia prossima al declino, e che, sebbene i mass-media ci prospettino un’allettante dilatazione del tempo libero, la nostra progenie dovrà lavorare sempre più sodo per mantenere quei        pochi lussi di cui oggi godiamo. La grande cornucopia industriale non solo ha inquinato la terra con rifiuti e veleni; ha pure riversato fuori beni e servizi scadenti, costosi e difettosi. In questo libro mi propongo di sostituire la concezione vittoriana ascendente del progresso con una spiegazione più realistica dell’evoluzione culturale. Ciò che sta avvenendo per il nostro tenore di vita attuale è accaduto anche in passato. La nostra cultura non è la prima tecnologia che è fallita. Né è la prima che abbia raggiunto i suoi limiti di crescita. Anche le tecnologie delle culture precedenti fallirono più volte, per essere sostituite da       nuove tecnologie. Limiti di crescita furono raggiunti e superati solo per esserlo ancora una volta. Quello che oggi ci sembra un progresso è, in effetti, in gran parte una riconquista di livelli di vita largamente diffusi in epoche preistoriche.

Gli uomini dell’età della pietra vivevano una vita più sana di quella di molti dei loro posteri: nell’epoca romana le malattie erano ovunque molto più diffuse rispetto a prima; e persino in Inghilterra, agli inizi del XIX secolo, le probabilità di sopravvivenza dei bambini non erano forse molto diverse da quelle di 20.000 anni cacciatori dell’prima età della pietra, inoltre, per assicurarsi la sussistenza, lavoravano molto meno dei  classici contadini cinesi ed egiziani o degli operai delle fabbriche moderne, nonostante i sindacati. Riguardo poi ad amenità quali il buon cibo, i divertimenti e i piaceri estetici, gli antichi cacciatori e raccoglitori si concedevano lussi che solo i più ricchi americani di oggi possono permettersi. Per godersi due giorni all’aria aperta, fra laghi ed alberi, un funzionario attuale deve lavorare cinque giorni. Oggi intere famiglie faticano e risparmiano per 30 anni per concedersi la soddisfazione di intravedere pochi metri quadrati d’erba fuori dalle loro finestre. E si tratta di pochi privilegiati.

Dicono gli americani: “È la carne che fa il pasto”. La loro dieta è ricca (anche troppo secondo alcuni) di proteine animali, ma i due terzi della popolazione mondiale sono oggi vegetariani loro malgrado. Nell’età della pietra, era assicurata a tutti una dieta ad alto valore proteico e a basso contenuto di amidi. E la carne non era congelata o gonfiata con antibiotici e coloranti artificiali.

Tratto da Cannibali e Re

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