Mark Twain

mark-twainIt ain’t what you don’t know that gets you into trouble.

It’s what you know for sure that just ain’t so.

Non è quello che non conosci che ti porta i problemi. È quello che conosci con certezza che non è come credi.

 

Charlie Chaplin discorso all’ umanità

12CP_CHARLIE2_2149410gAbbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto.”

 

Nel segno del Dharma

dharma-wheelAndrea Telara

L’induismo annovera il benessere personale tra i quattro scopi principali dell’esistenza umana, purché la brama di ricchezza non spinga a danneggiare gli altri e la natura

«Io adoro Maha Lakshmi che distrugge ogni tristezza». Recita così il passo di un inno religioso dedicato a una delle divinità più venerate dell’induismo. Si tratta della dea della ricchezza e dell’abbondanza Lakshmi (chiamata talvolta anche Sri), consorte di Visnu e madre del dio dell’amore Kama. Raffigurata sempre come una donna molto bella, dotata di quattro mani, adorna di gioielli e seduta su un fiore di loto, la dea Sri viene spesso invocata da milioni di fedeli indù che le chiedono un po’ di benessere materiale o di proteggere sempre i loro guadagni. Ma Lakshmi, secondo il credo religioso induista, è una divinità che frequenta soltanto le case pulite e abitate dalla gente che lavora sodo, mai quelle dei pigri o dei fannulloni. Questo atteggiamento della dea (o deva, secondo la più corretta denominazione di origine sanscrita) fa capire bene quale sia da sempre la concezione del denaro e della ricchezza nella tradizione dell’induismo, una confessione religiosa che oggi conta circa un miliardo di adepti in tutto il mondo, di cui oltre l’80% si concentra nella Penisola indiana. Per un fedele indù, pregare la divinità al solo scopo di ottenere benessere materiale non è affatto un peccato. Anzi, per un buon padre di famiglia può essere persino un dovere, se dai suoi guadagni e dalla sua ricchezza dipende il sostentamento di altre persone, in particolare dei figli. Ma l’arricchimento, secondo l’etica induista, non può essere fine a se stesso. Deve avere sempre un collegamento con il lavoro e con profondi valori morali e deve far parte di un disegno divino più ampio, che definisce l’intero percorso di vita del fedele.

IN BREVE

Tra le più importanti e antiche confessioni religiose del mondo, l’induismo oggi conta circa un miliardo di fedeli, di cui oltre 800 milioni in India. Più che una singola religione in senso stretto, può essere considerato un insieme di tradizioni, credenze e correnti teologiche che hanno una matrice comune. Pur basandosi sull’autorità delle sacre scritture (i Veda), non è una confessione dogmatica o soggetta a una gerarchia. È una religione monoteista che crede nell’esistenza di un solo Dio, il quale si manifesta però in varie modalità e forme. Per questo i fedeli indù venerano formalmente diverse divinità, che hanno tuttavia un’unica essenza.

GLI OBIETTIVI DELLA VITA

L’uomo, durante il suo cammino terreno, secondo la visione indù, deve realizzarsi armoniosamente e perseguire la felicità attraverso quattro obiettivi fondamentali (i Purushartha). Il primo è il Dharma, il principio dell’armonia, che consiste nell’agire secondo una legge etica universale, in grado di far mantenere al cosmo il proprio ordine. Poi c’è l’Artha, cioè il benessere personale, anche in relazione alle condizioni materiali di vita e ai mezzi necessari per mantenere un buon stato di salute. Il terzo obiettivo è il Kama, cioè il desiderio che sta alla base dei piaceri sensoriali, purché siano conformi al principio del Dharma. Il quarto e ultimo fine della vita è invece il Moksha, la liberazione, che rappresenta il compimento di un cammino evolutivo. Attraverso il Moksha, che avviene dopo un lungo ciclo di incarnazioni e di schiavitù dell’ego, ogni essere vivente riconosce la propria natura divina o, per meglio dire, assume la consapevolezza che l’unica realtà esistente è Dio, al di là dell’illusorietà del mondo. Nell’induismo, come nel buddismo, non vi è dunque alcuna mortificazione dei sensi né del benessere materiale. In altre parole, il fine dell’arricchimento personale, racchiuso nell’Artha, non appare in contrasto con l’etica religiosa, purché avvenga nell’ambito di un disegno divino che governa il cosmo. Anche nel caso della religione indù, come per il buddismo, è bene tuttavia evitare troppo facili semplificazioni, pensando che vi sia un sistema di valori assai indulgente verso l’accumulazione di soldi e ricchezze.

PER IL BUSINESS

Innanzitutto, va ricordato che il termine Artha, oltre a identificare l’obiettivo della prosperità economica in senso stretto, può significare il perseguimento di uno stato di benessere generale, che include molti altri aspetti come i progressi di carriera o, più semplicemente, una condizione sociale soddisfacente e un buon stato di salute. Inoltre, non bisogna mai dimenticare che l’Artha è soltanto una parte di un disegno molto più complesso, che deve caratterizzare l’esistenza umana. Come hanno scritto i due saggisti indiani Amulya e Bijaya Mohapatra (nel libro Hinduism: Analytical Study, Mittal Edizioni), se paragonassimo i quattro obiettivi fondamentali dell’esistenza a un albero, potremmo affermare che le radici sono rappresentate dall’etica del Dharma, i rami dall’Artha, i fiori dal Kama e i frutti dal Moksha. Il benessere materiale dell’Artha è dunque soltanto un ramo che fa germogliare nel tempo la pianta, cioè consente all’uomo di compiere il suo intero percorso verso il divino. Sulla base di queste considerazioni, Amulya e Bijaya Mohapatra hanno dunque analizzato nel dettaglio la concezione del denaro nell’etica e nella tradizione induista. Secondo i valori religiosi indù, la moneta è un mezzo per ottenere determinate cose e una misura del valore, di cui non si può fare a meno quando si vive nel mondo materiale. Ma i soldi possono esser anche un Upadhi, cioè un valore illusorio e una limitazione che impedisce all’essere umano di raggiungere l’obiettivo supremo del Moksha, cioè di ricongiungersi con la divinità.

PROPRIETÀ E CONCEZIONE DEL DENARO

UN MEZZO NECESSARIO Per la tradizione religiosa indù, i soldi sono un mezzo necessario per lo scambio di beni. Il fedele può pregare per la protezione dei propri guadagni e della propria ricchezza, per assicurarsi condizioni di vita dignitose e per accrescere il suo benessere materiale o quello della famiglia.

MISURA DEL VALORE Il denaro è inevitabilmente una misura del valore di un bene, cioè un elemento di cui non si può fare a meno nel mondo terreno e materiale. Viene considerata come un comportamento virtuoso anche la tendenza al risparmio di denaro, per affrontare i bisogni materiali (propri e della famiglia) in caso di necessità improvvise.

UPADHI Il denaro può essere però anche un Upadhi, una limitazione che impedisce all’uomo di raggiungere il Moksha, cioè l’obiettivo supremo dell’esistenza umana, che consiste nel riconoscere che l’unica realtà esistente è Dio, al di là dell’illusorietà del mondo.

USURA Nei testi sacri dell’India antica (i Veda), vi sono riferimenti all’usura già dall’ottavo secolo prima di Cristo. La pratica di concedere denaro in prestito dietro interessi viene considerata con disprezzo. Con il passare del tempo, però, il concetto di usura si è modificato ed è stato circoscritto ai soli prestiti con interessi troppo elevati, escludendo, dunque, la condanna delle semplici operazioni di credito.

LA RELAZIONE CON IL CAPITALISMO MODERNO

Se la concezione del denaro e della ricchezza nell’etica indù sono facilmente comprensibili, più complessa è invece un’analisi sociologica e storica del rapporto che lega questa religione allo spirito e ai principi dell’economia capitalistica e di mercato. La storia dell’induismo s’identifica in buona parte con quella dell’India, che oggi, seppur tra mille contraddizioni, sembra avviata inesorabilmente a diventare un Paese avanzato in campo industriale e una potenza economica su scala planetaria. In passato, però, non sono mancati gli studiosi che hanno ravvisato nella religione indù un forte ostacolo alla diffusione dello spirito del capitalismo moderno. Tra questi c’è indubbiamente Max Weber, con il suo saggio Induismo e Buddhismo, scritto nel 1916-17, quando l’India era ancora un Paese economicamente molto arretrato. Com’è ben noto, Weber ha sempre intravisto il germe della nascita del capitalismo moderno nella diffusione in Europa dell’etica del cristianesimo protestante e in particolare del calvinismo, che ha spostato maggiormente l’attenzione dell’uomo verso le opere terrene. Nelle religioni orientali, invece, il sociologo tedesco individua caratteristiche molto diverse, poiché sia il buddista sia l’induista si realizzano al di fuori del mondo terreno, in un percorso che va al di là del tempo e dello spazio. A questo substrato culturale e religioso, si aggiunge anche la tradizionale suddivisione della società indiana in caste, che rappresenta indubbiamente un ostacolo alla mobilità sociale, tipica delle economie di mercato avanzate. Sulla scorta del pensiero Weber, diversi studiosi considerano l’ordinamento castale fortemente legato o addirittura connaturato all’induismo, poiché questo credo religioso è sostanzialmente ereditario e si diventa indù per il semplice fatto di essere nato da una famiglia indù. Non manca, però, chi ha sollevato dubbi sull’equazione” tra l’induismo e il sistema delle caste. È il caso, per esempio, dello storico delle religioni Giorgio Renato Franci che, nel saggio Induismo (edizioni Il Mulino), ha messo in evidenza due aspetti importanti. Innanzitutto, a detta di Franci, la tendenza a organizzarsi in gruppi ereditari chiusi è «tipica della società indiana in generale», visto che coinvolge anche gli aderenti ad altre religioni e non soltanto all’induismo. Inoltre, secondo il noto studioso, da diverso tempo vari induisti si dichiarano totalmente estranei, se non addirittura contrari, al sistema castale. Con l’ingresso dell’India nella modernità, anche le analisi del passato sull’etica indù, a cominciare quella di Weber, sembrano dunque aver bisogno di una rivisitazione.

I SOLDI SONO UN MEZZO, NON UN FINE

Intervista a Svamini Hamsananda Giri, vicepresidente dell’Unione Induista Italiana

L’Albero degli Amici

alberoamiciEsistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro.

Tutti li chiamiamo Amici e ce sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri Amici.

Il primo che nasce è il nostro Amico Papà e la nostra Amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita.

Dopo vengono gli Amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi.

Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta ad altri Amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.

Molti di loro li chiamiamo Amici dell’Anima, del Cuore.

Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi Amici dell’Anima si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo “innamorato”.

Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi.

Ma ci sono anche quegli Amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un’ora.

Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.

Non possiamo dimenticare gli Amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento

soffia appaiono sempre tra una foglia e l’altra. Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.

Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, Pace Amore, Fortuna e Prosperità.

Oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica.

Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.

Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.

Questa è la maggior responsabilità della nostra VITA e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

Paul MONTES

Missionario Sud-Americano.

IL PACCHETTO DI BISCOTTI

ELMM2670 -- 000 (2387)Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra sé pensò: “ma tu guarda, se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno…” Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono finché non rimase che un solo biscotto e la donna pensò: “ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!” L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà! “Ah! questo è troppo” pensò, e cominciò a sbuffare indignata; si prese le sue cose, il libro e la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa. Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando, nell’aprire la borsa, vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’ uomo seduto accanto a lei … che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

LA MORALE:

Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male della persone, GUARDA ATTENTAMENTE LE COSE: molto spesso non sono come sembrano!!! Esistono 5 cose nella vita che NON si RECUPERANO:

 

Una pietra dopo averla lanciata.

Una parola dopo averla detta.

Un’opportunità dopo averla persa.

Il tempo dopo che sia passato.

L’amore per chi non lotta.

 

Ora puoi fare due cose: Cancellare questa storia, oppure mandarla alle persone a cui tieni veramente.

Grazie per aver diviso i tuoi biscotti con me…

COME AVVENGONO LE INTUIZIONI?

2Una splendida spiegazione scientifica di come avvengono le intuizioni nel nostro cervello.

“La ghiandola pineale è responsabile della produzione di due neurotrasmettitori assai importanti per la coscienza della corteccia cerebrale: il neurotrasmettitore serotonina e il neurotrasmettitore melatonina.

La serotonina va in giro di giorno. La ghiandola pineale quando c’è luce produce serotonina. Nel momento in cui la luce diminuisce nella retina dell’occhio, che contiene le stesse cellule – la retina dell’occhio contiene le stesse cellule che ci sono nella ghiandola pineale – questo segnala alla ghiandola pineale di cessare la produzione di serotonina e di cominciare a produrre melatonina. La melatonina è il secondo neurotrasmettitore e viene creata per far dormire il corpo.

Questa piccola ghiandola, non appena la luce penetra attraverso le vostre palpebre – è per questo che le vostre palpebre sono trasparenti, perchè la luce vi penetra anche quando sono chiuse e arriva la luce -nel momento in cui comincia a colpire la retina, comincia a produrre serotonina.

La serotonina è il neurotrasmettitore che dice “alzati e vai”. Sveglia chi è addormentato e lo mette in moto. Nel momento in cui invece la luce diminuisce la ghiandola pineale cambia e produce melatonina. E’ questo che vi rende pigri e letargici e vi fa dormire.

La ghiandola pineale è quindi una piccola fabbrica che produce questi neurotrasmettitori così importanti, ma fa anche un’altra cosa straordinaria: dalla melatonina sintetizza una droga allucinogena chiamata pinealina.

La ghiandola pineale è lo sciamano del cervello.

Dopo mezzanotte, tra l’una e le tre circa del mattino, entrate nel più profondo del vostro sonno e i sogni più lucidi accadono lì. Il sogno lucido è possibile solo se la ghiandola pineale ha avuto tempo a sufficienza per prendere melatonina e trasformarla in pinealina.

La pinealina è l’allucinogeno che il subconscio usa per permettere al cervello di comunicare con le sfere più profonde. Le persone che stanno alzate a lungo di notte non arrivano a produrre pinealina e perciò vengono private di questa comunicazione. Ciò significa che la pinealina, distribuita in tutta la corteccia cerebrale che dorme, attiva un processo inverso nei neuroni, apre la porta verso la mente subconscia e facendolo permette di fare esperienze extracorporee. Permette inoltre di avere visioni profetiche sulla linea del tempo. E permette di inoltrarsi in strati superiori di coscienza, e prima che torniate nel vostro corpo, la pinealina che è come una breve esplosione nella corteccia cerebrale, viene assorbita e non ne viene più prodotta, la porta si chiude e voi tornate nel corpo.

Quando la kundalini, sale e arriva nell’area della ghiandola pineale, immediatamente, grazie al suo potente campo magnetico che passa attraverso la molecola di serotonina, provoca il frazionamento di quest’ultima che si riconfigura nella sua forma a più alto potenziale energetico, la pinealina.

Quest’energia della kundalini quindi sale fino al cervello medio e contemporaneamente comincia ad attivare l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del cervello. Tutti i neuroni cominciano ad accendersi.

E grazie alla pinealina, immacolatamente prodotta in un batter d’occhio, il cervello è in grado di accogliere e registrare linee del tempo che risalgono a qualche punto nell’eternità.”

Ramtha

L’ICONOGRAFIA DELLA PIGNA

 

Le culture del passato associavano quella che noi oggi chiamiamo Epifisi ad un organo preposto alla maggior chiarezza mentale ed alla visione interiore.

Per Cartesio la ghiandola Pineale è il punto privilegiato dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono.

Dopo decenni di profonda ignoranza in merito, le neuroscienze hanno smesso di trattare la ghiandola Pineale alla stregua di un’inutile appendice del cervello: il “vaso di Pandora” di questa incredibile ghiandola endocrina, che riceve il più abbondante flusso sanguigno di qualsiasi altra ghiandola nel corpo, è stato finalmente aperto. Negli ultimi decenni si è scoperto che l’Epifisi è responsabile del nostro ciclo di veglia/sonno, del nostro invecchiamento, di stati a più alta coerenza neurale (maggior chiarezza mentale).

Inoltre la Pineale è una ghiandola fotosensibile, essendo munita, nella parte interiore, di bastoncelli simili a quelli della retina dell’occhio.

Il soprannome mistico di terzo occhio è dunque alquanto azzeccato per la Pineale e ci si chiede come, in epoche in cui non c’era un microscopio elettronico che potesse analizzare il suo tessuto cellulare, si sia arrivati a darle questo nome.

Forse a quei tempi non c’era bisogno di un “tool” esterno per analizzare la natura delle cose e chissà forse la scienza era intesa come una fusione esperienziale con l’oggetto dell’osservazione.

Aldilà di questa accattivante congettura sulla proto scienza, più di un ricercatore si è chiesto perché nell’iconografia e nel simbolismo iniziatico molte culture rappresentino i loro Dei con l’immagine del cono di pigna. La risposta è stata che il cono di pigna rappresenta la ghiandola Pineale, il suo peculiare rilascio endocrino ed è il segno di distinzione di un élite spirituale.

INVERSIONE DEI POLI E INIZIAZIONE GLOBALE

Il geologo russo Alexey Dmitriev ha dimostrato come il sistema solare stia entrando in una nuova area energetica di plasma magnetizzato, possibile responsabile dei cambiamenti che avvengono sulla Terra.

Secondo Dmitriev tutto questo cambierà non solo il nostro clima e non solo lo stato magnetico del nostro pianeta, ma provocherà anche una spontanea evoluzione di massa. Il mutamento magnetico influisce sulla ghiandola Pineale che, così sollecitata, inizia a rilasciare sostanze neuro-chimiche dall’effetto allucinogeno: la maggior parte delle persone avrà visioni ed esperienze paranormali.

Un’ipotesi certamente affascinante, quella di un’iniziazione globale del pianeta.

Certo è che la Terra ne avrebbe davvero un gran bisogno.

Patrizia di Visione Alchemica

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