Bernardino del Boca e la Psicotematica

foto (28) di Antonio Girardi

La psicotematica, per tutti coloro che hanno seguito Bernardino del Boca nella sua parabola terrena, attraverso gli scritti e le sue conferenze, rappresenta un termine pressoché familiare, più volte letto e più volte udito, spesso anche sotto forma di un collegamento ad un simbolo, ad uno slancio poetico o ad una immagine.

Ma qual è il significato etimologico di questa parola che non troviamo nemmeno nel Dizionario Treccani della Lingua Italiana?

Gli elementi che compongono la parola sono due: “psico”, che è “tipico elemento di parole composte, che esprime attinenza con la psiche e con l’attività mentale dell’uomo” (la derivazione è dalla parola greca ψυχή (anima). “Tematica” invece è “l’insieme dei temi e dei motivi caratterizzanti qualcosa” (la definizione è proprio del Dizionario Treccani).

Così, come la Terapia E, i quattro Fuochi Puri della tradizione buddhista (Amore, Simpatia, Compassione e Neutralità), la serendipità, il concetto di eterna bontà di tutte le cose, la psicotematica accompagna il dire, lo scrivere ed il fare di del Boca fin da quando inizia, con Edoardo Bresci, a pubblicare “L’Età dell’Acquario – Rivista sperimentale del nuovo Piano di Coscienza”.

Nel primo numero di questa rivista – siamo nel 1970 – la psicotematica è già un elemento centrale del messaggio di Bernardino del Boca, che proprio accanto al sommario scrive: “…in buona parte questa rivista è scritta per essere “intuita” e le parole vi sono usate per andare oltre la mente; infatti gli articoli principali sono stati riscritti usando la psicotematica”.

Ed anche in apertura – siamo ora nel 1971 – de La Dimensione Umana, accanto all’immagine dei molti occhi affiancati l’uno all’altro troviamo queste parole: “Di chi sono questi occhi? Che cosa guardano? Perché sono differenti fra loro? Che cosa richiamano alla nostra mente? Questa psicotematica degli occhi, come le parole e le illustrazioni di questo libro, facilita la proiezione dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti, per mezzo delle nostre identificazioni. Tramite le immagini della psicotematica è possibile penetrare nella nostra dimensione mentale quando abbiamo bisogno di conoscerci, di comprendere perché alcune cose ci piacciono e altre ci ripugnano, di sapere il perché delle nostre simpatie e delle nostre antipatie, dei nostri entusiasmi, dei nostri turbamenti, delle nostre abulie. Queste immagini ci sono di aiuto quando vogliamo conquistare la “pura attitudine” della neutralità e praticare l’igiene mentale. Il cinema futuro si baserà sulla psicotematica”.

Poi, in una delle prime pagine di questo libro (pag.13), che resta una delle opere fondamentali di Bernardino del Boca, quest’ultimo afferma: “La Teosofia è soprattutto un modo di vivere. E per vivere la T. è necessario conoscere noi stessi e gli altri, conoscere la dimensione della nostra vita e, specialmente, individuare i limiti della nostra comprensione e l’estensione della nostra ignoranza. E ciò non perché il sapere sia indispensabile, ma perché l’ignorare di ignorare porta lontano dalla realtà e ci pone in balia degli inganni della mente. Il teosofo sa che non è sviluppando le vie della mente che ci si armonizza con il fluire della Vita, ma lo si fa quando si sviluppano le vie del cuore. Per fare questo è indispensabile essere coscienti della propria ignoranza, perché ciò ci rende semplici e sereni come bambini e ci permette di superare velocemente il piano della conoscenza per raggiungere quello della saggezza”.

Nelle tre citazioni riportate ritroviamo quelli che sono gli elementi per così dire “costitutivi” della psicotematica: l’intuizione e la possibilità di andare oltre la mente concreta, in quella eletta dimensione dell’Essere che del Boca stesso chiama la “Via del Cuore”.

 

C’è un concetto nella Teosofia che spiega compiutamente il significato di questo particolare aspetto della psicotematica che potremmo definire “processo”: è quello di Antahkarana, il “ponte” fra la dimensione concreta della vita a livello del corpo fisico, di quello astrale (cioè emozionale) e di quello mentale inferiore da una parte e la dimensione del mentale astratto (il mondo degli archetipi) e dell’intuizione dall’altro, “veicoli” questi ultimi due di quella realtà spirituale che non è esprimibile a parole.

La psicotematica dunque è ad un tempo l’apertura di questo “ponte” e la possibilità che la consapevolezza fluisca nella dimensione del vivere quotidiano attraverso una “superiore” visione delle cose che conduce alla dimensione del Servizio (l’aspetto bodhisattvico della dimensione umana), la sola in grado di tenere aperta la “porta del cuore”.

Bernardino del Boca – siamo ancora nel primo numero della rivista L’Età dell’Acquario (pag.19), nella parte dedicata a “La Voce degli Zoit” – invita a ricordare questi cinque punti:

Accettare la vita com’è, con neutralità, senza alcuna critica. Tutto ciò che accade non può che essere giusto.

Avere una profonda comprensione degli altri e una comunione d’accettazione e di amore. Il primo fuoco puro: l’amore.

Mettersi in contatto con l’energia che fluisce dal centro creativo della Vita. Vivere quieti, non cercare nulla per noi stessi, non essere né fanatici né repressivi.

Abituarsi a considerare la vita immortale, a riconoscersi parte del TUTTO, a sentire la vita di TUTTI fluire in noi. Ricordarsi che il tempo non esiste.

Vivere nella felicità e nell’abbondanza per trascendere, sui diversi piani, l’Ego che cerca la conoscenza e la coscienza di sé.

Quello che emerge con forza in tutto il messaggio di Bernardino del Boca è il concetto di Unità della Vita, visto come insieme per così dire “indissolubile” di realtà materiale e realtà spirituale.

Quest’ultima dunque è pervasiva di tutta la dimensione del vivere ed è rintracciabile al di là della percezione dei sensi ed anche oltre al “mondo di mezzo” che popola la dimensione astrale.

L’intuizione, la Via del Cuore, la pratica del Servizio (riflesso vero di quell’indissolubile connubio fra il Bello ed il Buono di classica memoria) sono le realtà che la psicotematica apre alla dimensione di una rinnovata coscienza in grado di intuire il tutto.

Del Boca cita in proposito H. P. Blavatsky (rivista L’Età dell’Acquario nr 2 pag. 6): “Ogni cosa nell’Universo, da un capo all’altro dei suoi regni, è cosciente, possiede cioè un particolare grado di coscienza e un suo speciale piano di percezione. Noi uomini dobbiamo ricordare ciò perché, non riuscendo a percepire nessun segno – che possiamo riconoscere – di coscienza, per esempio nelle pietre, non abbiamo il diritto di dire che in esse non esiste coscienza. Nella materia non esiste una cosa che sia “morta” o “cieca”, come pure non esiste una Legge cieca o incosciente. Ciò non trova posto nelle concezioni della filosofia occulta”.

E’ forse ne La Casa nel Tramonto, lavoro da lui stesso definito come: “il libro della psicotematica e del Continuo Infinito presente” che Bernardino del Boca fa il massimo sforzo per far intuire al lettore che cosa sia la psicotematica.

Il testo è preceduto da una breve frase (pag.5): “Questo libro, scritto con la psicotematica o “lingua degli uccelli” dall’alchimia spirituale dei bardi occitani, è dedicato agli attuali nove “Eredi di Treby” e ai seguaci occulti, sparsi in tutto il mondo, della Compagnia dei sette conservatori del Gay scavoir, la gaia scienza o cabala ermetica”.

 

Nella parte iniziale de La Casa nel Tramonto è riportato un “Esercizio di psicotematica mediante immagini” e le 17 immagini accompagnate da altrettante didascalie, vengono precedute da questa pagina che possiamo definire illuminante (pag.18): “La psicotematica è la tematica dell’Anima, di quell’Anima universale di cui quella individuale non è che il soffio che ci dà la vita. Sviluppando la mente e le culture, l’uomo ha perso il contatto con la fonte spirituale dell’anima, per riconoscere e vivere solo basandosi sulla tematica mentale. Tuttavia, a livello inconscio, ogni individuo e ogni popolo sono guidati dalla psicotematica e dall’intuizione. Lo sviluppo del nuovo piano di coscienza acquariano porterà parte dell’umanità a vivere secondo la tematica spirituale, quella che ci porterà non ad un maggior sviluppo della conoscenza, ma alla conquista della Saggezza. Con queste illustrazioni sviluppiamo i diversi modi di concepire la psicotematica. Ricordi il Lettore che sono stati gli uomini a dare un nome agli Dei e a tutte le cose: ma non è stata la mente ad inventare i nomi. La mente ha fatto soltanto da tramite fra l’Eterno e la nostra realtà tridimensionale e mentale. I nomi degli Dei stanno agli Archetipi come le stelle stanno alla Terra. Anche i nomi di ognuno di noi non sono stati dati dai genitori: i genitori credono di scegliere, ma è il Mondo Parallelo che ci dà un nome.

Anche i cognomi dati in un brefotrofio o da un padre di comodo hanno origine nella realtà parallela. La psicotematica si serve dei nomi per giungere a quel punto di coscienza che fa di ogni uomo, di ogni cosa, un ambasciatore del proprio strato di coscienza. Usando la psicotematica i nomi citati in questo libro testimonieranno, fra un secolo, fra millenni, di questo tempo illusorio, di questa recita sulla scena del mondo in cui gli attori hanno spesso dimenticato l’Autore…. Il Tempo e lo Spazio non esistono, ma ciò che siamo è”.

Proprio l’impostazione degli esercizi di psicotematica de La Casa nel Tramonto ci permette di comprendere appieno come la Psicotematica usi contemporaneamente diversi elementi: la parola, i concetti, le immagini e potremmo forse anche dire “il suono” che accompagna il tutto e pure “il silenzio” che ne deriva.

E ‘una sorta di complessa rappresentazione simbolica che porta ad una visione straordinariamente semplice e diretta, talora però difficile da descrivere.

E ‘un aspetto, questo, colto soventemente anche da chi assisteva alle conferenze di del Boca.

Consideriamo in merito quanto H. P. Blavatsky riportava a proposito del Libro di Kiu Ti, dalla cui consultazione aveva tratto le conoscenze intuitive che aveva poi riportato nel testo de Le Stanze di Dzyan e nel commento alle stesse che forma la parte principale de La Dottrina Segreta.

Il Libro di Kiu Ti è qualcosa che non appartiene alla sfera della “parola”, pallido riflesso quest’ultima dei suoi simboli.

E, pur se su un piano diverso, anche quanto diceva e scriveva Bernardino del Boca lascia spazio ad una realtà oltre la realtà; a squarci di autentica comprensione basati non sulle parole, ma sui silenzi che stanno fra i suoni e negli spazi bianchi che vi sono fra i segni dello scrivere.

C’è una peculiarità nella psicotematica così come ci viene proposta da del Boca: consiste nella capacità di quest’ultimo di rendere “positive” le emozioni ed è proprio attraverso questa positività, fortemente “caricata” sotto il profilo energetico, che l’emozione positiva può trasformarsi in “evocazione” del simbolo e dell’archetipo.

Tornando all’immagine del Ponte, di cui abbiamo prima parlato, è come se queste emozioni positive producessero una sorta di “svuotamento” della mente concreta, quasi ad essere “strumento” di una apertura del Ponte ed anche della sua “pulizia”, in un processo tendente a trasformare le emozioni in sentimenti ed i pensieri in simboli.

 

Troviamo forse qualcosa di simile negli scritti di Gurdjieff, nella parte in cui – improvvisamente – affiorano qua e là messaggi “forti” nel bel mezzo di pagine non sempre facili da comprendere.

Certo Bernardino del Boca è assai più comprensibile di Gurdjieff, ma il processo di affioramento di vere e proprie “isole” di comprensione è assai simile.

In Singapore-Milano-Kano questo aspetto che trascolora in quella che potremmo definire “poetica di Bernardino del Boca” appare in tutta la sua forza (pag. 98): “… Coppa di leggero cristallo sei tu, anima che interroghi. Lascia che le cose passino su questo fiume che non cessa mai di scorrere. Cerca solo, ogni tanto, in fondo al tuo essere, le scorie del passato, e se trovi i sparsi ricordi del tuo vivere, riuniscili, fanne un piccolo mucchio. Brucialo. Poi, alla luce di queste fiamme, quando stanno per spegnersi, portati nella tua inaccessibile isola. Denudati e sii Dio. Nessuno potrà raggiungerti. Fatti gioco del futuro che non esiste, e del presente che trascolora dell’inutile passato…”.

E’ una poetica – quella di del Boca – che utilizza ampiamente elementi del conosciuto, intrecciandoli – per così dire – col messaggio del momento.

Nella pagina finale, sempre di Singapore-Milano-Kano Bernardino scrive: “Il mio cuore, in questi ultimi momenti del 1975, è carico d’amore per tutti e per tutte le cose. Dentro di me recito il Salmo XXIII: “Dio è il mio pastore / e nulla mi manca. / Mi fa riposare in verdi pascoli, / mi guida verso le quiete acque / Ristora la mia anima; / per amore del suo nome / mi conduce per i sentieri / della giustizia. / Sì, camminerò nella valle / delle ombre della morte, / e non temerò il male; / perché tu sei con me. / Mi confortano la tua verga / E il tuo bastone. / Mi hai preparato una tavola / Al cospetto dei miei nemici, / mi hai unto di olio la testa; / la mia coppa trabocca. / Certo la tua bontà misericordiosa / mi seguirà per tutti i giorni / della mia vita, ed io dimorerò / per sempre nella casa del Signore”. Ora comprendo le parole che la scrittrice Gertrude Stein ha sussurrato prima di morire: ‘La risposta viene prima della domanda’”.

Prima di concludere questa breve riflessione sulla psicotematica in Bernardino del Boca desidero portare l’attenzione su un tratto essenziale dell’opera di Servizio che del Boca ha portato avanti nella sua vita.

Si tratta della sua straordinaria capacità di “seminare”, senza alcuna forzatura, nelle persone che si relazionavano con lui, con cui quei concetti e quegli elementi universali atti a contribuire ad elevare la consapevolezza dei singoli nella possibile dimensione dell’Unità della Vita e del Servizio, dunque in quella della Fratellanza Universale senza distinzioni.

La via di Bernardino del Boca è la Via del Cuore e non è certo quella dell’occhio o della mente concreta; per questo, usando le parole di Carlos Castaneda possiamo affermare (da Histoire de Fabius di A. Girardi pag. 35): “Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazón, cualquier camino que tenga corazón. Por ahí yo recorro, y la única prueba que vale es atraversar todo su largo. Y por ahí yo recorro mirando, mirando sin aliento”. (Per me c’è solo il camminare lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino, guardando, guardando senza fiato).

Il sorriso di Bernardino è la, oltre il Ponte, e ci aspetta nel segno di una simpatia e di una amorevolezza che vivono oltre il tempo, in una dimensione che può appartenerci solo che si imbocchi, con convinzione e pure con auto-ironia, la Via del Cuore.

Conferenza tenuta al Villaggio Verde, Cavallirio (NO), 8 dicembre 2006.

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