Arrivederci Don Egidio

5619413-3249-kNHC-U10701168103332ZU-1024x576@LaStampa.itMercoledì 20 Aprile 2016 ha lasciato questa vita terrena Don Egidio Marazzina, parroco di Riabella; la finalità di queste righe non vuole essere una celebrazione funebre, ma soltanto tentare di mantenere viva in mezzo a noi la figura di una persona straordinaria, prima che il mare dell’oblio assorba e oscuri definitivamente la sua essenza.

Occorre ricordare le tappe principali della sua missione per comprendere appieno la statura morale della figura di Don Egidio.

Negli anni Settanta ha fondato il primo dormitorio a Biella per persone diseredate; sempre in quegli anni ha creato un centro di incontro in via Belletti Bona per il sostegno alle famiglie disorientate dal trasferimento dal Meridione in cerca di lavoro, in modo che riuscissero ad inserirsi nella nuova realtà industriale del Biellese, continuando anche quando le famiglie si trasferirono al Villaggio Lamarmora. Qui aprì un laboratorio di maglieria collegato al maglificio Bellia con lo scopo di dare un lavoro alle donne immigrate.

In seguito ha fondato l’associazione Alcolisti Anonimi di cui tutti noi possiamo capire le finalità.

Più avanti a Occhieppo Superiore si è occupato di assistenza ad anziani nella casa di riposo di quel paese, e contemporaneamente continuava a seguire le altre attività che aveva avviato.

In quegli anni ha conosciuto Loredana, una ragazzina disabile e constatando l’impossibilità da parte dei famigliari di seguirla nei modi consoni alla situazione, decise, con l’aiuto di una donna sensibile, di “adottarla “, cercando di ricreare attorno a lei una nuova famiglia.

Questa esperienza lo ha portato ha costituire l’associazione “Dopo di noi “, finalizzata proprio ad accogliere e seguire disabili rimasti privi del sostegno dei famigliari.

Nel frattempo fu nominato parroco di Riabella, una piccola e graziosa frazione montana della Valle Cervo, lontano dai riflettori cittadini, ma ciò non ha rallentato la sua dedizione continua verso le iniziative e progetti che aveva creato.

Ed è proprio dalla chiesa di Riabella che prende spunto questo mio ricordo, chiesa sul cui portone forse è ancora appeso, su un banale foglio di carta in una busta di plastica, il suo testamento spirituale e l’ultimo saluto ai suoi parrocchiani, testamento che merita un uditorio molto più vasto e che quindi riporto integralmente di seguito.

 

Carissimi riabellesi, parlo prima di tutto a voi perché sono stato vostro parroco per 40 anni, ma vorrei che questo mio saluto arrivasse agli abitanti di Oriomosso, Rialmosso, Piaro, Valmosca e a tutte le persone della valle, che in questi anni ho incontrato, e con loro ho fatto un po’ di cammino della mia vita sacerdotale.

Purtroppo la mia malattia mi ha fermato e non sarò più con voi a celebrare l’Eucarestia; era per me un momento importante perché aldilà della vostra presenza o meno, mio compito è affermare, radicare, portare Gesù là dove Dio mi ha mandato. Compito a cui, pur con tutti i miei limiti, ho cercato con tutte le mie forze di essere fedele.

Vi saluto uno ad uno personalmente

Non servono lapidi, dipinti in mio ricordo, ma se qualcosa di quanto ho detto e fatto è rimasto nel vostro cuore, conservatelo, fatelo crescere, come una pianta buona che mette le sue radici in una terra arida, e diffondete questa bontà alle persone che incontrerete.

E’ questa la gioia più grande che potrete farmi, e il ricordo più vero, perché è il ricordo che ognuno conserva nel segreto del suo cuore.

Sono stato comunque il vostro parroco e il vostro rettore fino al giorno della mia morte perché sul mio letto di sofferenza ho portato ogni giorno ognuno di voi.

Con affetto, il vostro parroco, il vostro rettore, il vostro Amico,

Don Egidio

 

Don Egidio ha interpretato e attuato quella che è l’anima autentica della missione sacerdotale, e come intorno a tutte le persone che interagiscono così in profondità con un tessuto sociale così variegato e stratificato, inevitabilmente si generano anche sentimenti contraddittori, invidie, gelosie, risentimenti e soprattutto pettegolezzi; anche questo è stato un aspetto della vita di Don Egidio, aspetto totalmente ininfluente se paragonato a ciò che ha costruito, aspetto su cui ovviamente non entro nel merito.

Ciò che mi preme molto ribadire invece è che questo suo saluto non si fermi ai pochi abitanti di Riabella ma giunga ad un uditorio più ampio di anime sensibili in modo che attuino nella vita di tutti i giorni l’esortazione che Don Egidio ha lasciato, ricordando che anche solo un piccolo gesto di aiuto o solidarietà può avere una valenza altissima. Le sue non sono sicuramente frasi di circostanza e preconfezionate come quelle che ormai riempiono quotidianamente i mass-media, dove le parole Cuore e Amore hanno perso completamente di significato; nel caso di Don Egidio invece le due parole assumono in pieno il loro significato più autentico perchè sgorgano da un cuore nobile, come solo può essere nobile il cuore di una persona che ha dedicato la sua vita al servizio degli altri.

 

Abraxas