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Cosa vediamo dipende soprattutto da che cosa stiamo cercando.

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IL DISCEPOLO

emmausIl discepolo disse al maestro: «Come posso giungere alla vita soprasensibile, così da vedere e udire Dio?».

Il maestro disse: «Se potessi per un istante lanciarti là dove non abita creatura, allora udresti le parole di Dio».

Il discepolo disse: «Questo luogo e vicino o lontano?».

Il maestro disse: «È in te, e se solo per un’ora farai tacere tutte le tue volontà e i tuoi sensi, allora potrai udire le ineffabili parole di Dio».

Il discepolo disse: «E come posso udire, se faccio tacere i sensi e la volontà?».

Il maestro disse: «Se farai tacere i sensi e le volontà della tua individualità, allora l’udito, la vista e la parola eterni si riveleranno in te. È infatti il tuo proprio sentire, volere e vedere che ti impedisce di vedere Dio».

Il discepolo disse: «Ma come posso udire e vedere Dio, se Egli è sopra la natura e la creatura?».

Il maestro disse: «Stando quieto e silenzioso, sei quello che era Dio prima che la natura e la creatura fossero, e da cui Egli la natura e la creatura tue foggiò: vedrai e udrai con quanto Dio vedeva e udiva prima che principiassero a essere la tua volontà, la tua vista e il tuo udito».

Il discepolo disse: «Cosa mi impedisce allora di giungere a ciò?».

Il maestro disse: «Null’altro che il tuo volere, udire e sentire, e il fatto che lotti contro ciò da cui sei disceso. Con la tua volontà individualistica ti separi dalla volontà divina, e con la tua vista individualistica vedi solo nella tua volontà, che ottunde caparbiamente il tuo udito con cose terrene e particolari, ti trascina in un baratro, e con l’oggetto del tuo desiderio si poserà come un’ombra sopra di te per impedirti di giungere al super naturale e al super sensibile».

Böhme

Ifigli di Lucifero – Il segreto perduto della stirpe dei Cagots

wpbce7fdd7_05_06Cominciamo citando un interessante libro sul tema…

Catherine

La storia parla di creature nate con un marchio d’infamia incancellabile: una stirpe di esseri umani accusati da sempre d’essere il frutto dell’unione tra uomini e demoni: i figli di Lucifero.

Lungo i Pirenei ha vissuto un misterioso gruppo di persone colpito per secoli da terribili persecuzioni. Sono conosciuti come cagòts, ma la loro origine rimane tuttora ignota. Quale mistero nasconde questa «razza maledetta»?

Le fonti medievali ne parlano come di «costruttori», carpentieri, tagliatori di pietre e fabbri. È certo che si tendeva a isolarle e a trattarle come degli «intoccabili», rendendole oggetto di disprezzo e intolleranza.

Ma costituirono anche materia di studio per i medici di corte del re Enrico IV di Navarra.

Come segno d’infamia dovevano portare cucita sul petto, o sulla spalla destra, una zampa d’oca dipinta in rosso e in testa un berretto tipico delle confraternite e degli iniziati. I piedi dovevano essere ben avvolti in calzature che ne nascondessero la presunta deformità: si raccontava infatti che avessero gli arti inferiori palmati, una caratteristica che li faceva identificare nella religione basca come i figli delle Lamie.

Lo storico tedesco e ufficiale delle SS, Otto Rahn, era invece certo che fossero gli ultimi catari, e dunque appartenenti alla schiatta ariana dei discendenti di Thule. Nei circoli occulti europei, che influenzarono la genesi dello stesso pensiero nazista, si riprese l’antica leggenda della stirpe maledetta discesa dall’unione di Eva e Lucifero.

Che cosa cercavano i genetisti nazisti nei loro esperimenti sui prigionieri baschi e cagots?

L’élite nazionalsocialista credeva nell’esistenza di una «razza» con un DNA diverso, nascosto proprio nel sangue delle minoranze europee, un codice genetico che porterebbe il marchio indelebile di Lucifero.

Chi erano questi Chréstiani (o Cagots) che vissero quasi sei secoli in Europa, da dove veniva in realtà questo popolo “caduto dal cielo”?

Reietti tra i reietti, i Cagots possono essere paragonati agli “intoccabili” in India. Erano presenti in tutta Europa nel Medioevo: in Bretagna, nel Basso Poitou, in Guyenne, in Guascogna, nei Paesi Baschi, in Navarra e soprattutto nel Béarn. Le montagne dei Pirenei, terre di asilo dove la segregazione era rara, e terra dei Catari, sono state tuttavia il luogo in cui il fenomeno dei Cagots è stato il più supportato. La loro origine resta misteriosa, diverse teorie sono in discussione, dai Visigoti sconfitti da Clovis a Poitiers, ai Saraceni, ebrei, Catari, lebbrosi, extraterrestri …

Il nome stesso di “cagot” è di origine incerta, può venire da “cangoth”: cani Ghoth. Ritroviamo anche i termini di Gézitain, Chréstiani, Gahets, cappe, Agots.

Pochi eventi erano in grado di sorprendere l’uomo del medioevo che allora sopravviveva già con grande difficoltà. Quando aveva resistito agli rigidi inverni, alle guerre feudali e alle pestilenze, accettava senza troppa formalità le incursioni dell’immaginario o della fantasia nella realtà.

Nell’anno 800, durante il regno dei carolingi, gli abitanti della città vecchia di Lione non sono stati scossi dalla comparsa di oggetti sorprendenti che scendevano dal cielo.

Gli abitanti attraversarono le porte fortificate della città e si precipitarono urlando nei campi dove erano atterrati gli oggetti volanti. Essi furono rapidamente circondati, e ci fu un grande silenzio quando il primo pilota uscì dal veicolo. Poiché i cittadini non capivano la sua lingua, sconosciuta, si decise senza ulteriori indugi di impadronirsi di questi esseri. I piloti provenienti dal cielo furono immediatamente inchiodati su tavole di legno e affidati alle correnti dei fiumi Saona e Rodano.

In questo modo si era pensato di punire questi strani visitatori “venuti sulla Terra per distruggere il raccolto col fracasso delle loro macchine volanti”. Questa punizione serviva per scoraggiare altri eventuali visitatori celesti che, vedendo dal cielo i loro compagni portati via dall’acqua, si sarebbero tenuti a debita distanza dalla Terra.

Eppure alcuni cronisti medievali riportarono che, qualche tempo dopo, apparve nelle nostre regioni e sotto i nostri climi, un gran numero di esseri con caratteristiche fisiche per lo meno sorprendenti. Anche se inizialmente perseguitati, furono a poco a poco tollerati e vissero al fianco degli esseri umani. Relegati al rango di reietti, si organizzarono in modo indipendente ai margini della società. I rappresentanti di questa razza maledetta furono battezzati “Chréstiani”, “Gézitains”, “Gahets, “Agots”, o “Cagots”.

I numerosi storici che hanno studiato la vicenda di questo strano popolo hanno ritrovato, sparsa ai quattro punti cardinali d’Europa, la stessa descrizione di questi esseri di quella che fu fatta in Francia.

l Chrestiani avevano delle strane caratteristiche fisiche: erano calvi, non avevano i padiglioni delle orecchie visibili (al loro posto c’erano due fori, come per i sauri), avevano piedi e mani palmati ed emanavano un calore dal corpo assolutamente anormale. Sono queste caratteristiche, più volte rilevate, che ne fecero dei relegati, radunati in tribù alle porte delle città dove ersero una sorta di periferia autonoma.

Siccome si riteneva avessero un aspetto ripugnante, avevano l’obbligo di essere completamente vestiti e incappucciati. Tuttavia, anche se accuratamente coperti, gli Chréstiani avevano inoltre l’obbligo di portare, cucita sui loro vestiti e ben visibile sul petto, una zampa d’oca dipinta di rosso. Questo per ricordare alla popolazione che questi esseri avevano mani e piedi palmati!

Potremmo vedere in queste descrizioni il risultato di una serie di leggende e di false informazioni diffuse dalle dicerie se, nel XVI secolo, Ambroise Paré (1509-590), il padre della chirurgia moderna, al servizio del re Enrico II, non avesse preso in esame, scientificamente, questa strana razza maledetta già da tre secoli.

A quel tempo i Chréstiani, che ancora vivevano in gruppi isolati, non avevano perso nessuna delle loro caratteristiche fisiche e fisiologiche rilevate e descritte sotto i Carolingi. Ambroise Paré trascorse quindi diverse settimane a studiarne alcuni esemplari. Cercando di non farsi influenzare dalle dicerie, si dedicò ad accumulare constatazioni mediche reali e a registrarne accuratamente la scrittura.

Riporta ad esempio la prodigiosa capacità di uno di loro a praticare la mummificazione tramite il magnetismo. Questo esercizio, riportato qui nella vecchia lingua francese, si suppone rivelatore del potere del magnetismo personale: “uno di loro con in mano una mela fresca, essa appare così secca e rugosa come se fosse rimasta otto giorni al sole. “Ambroise Paré spiega questa reazione con il calore anormalmente elevato generato dal corpo dei Chrestiani.

Del resto si è detto che nel corso di un salasso, dalle sue vene uscì un liquido quasi bollente e di un colore tra il blu e il verde! Queste caratteristiche fecero che un arsenale giuridico specifico fu instaurato per metterli al bando dalla società e impedir loro ogni possibilità di mischiarsi con gli esseri umani. Vivendo in gruppi nelle periferie delle città, avevano i loro cimiteri dove venivano sistematicamente sepolti, senza prete né funzione religiosa.

Razza maledetta, la loro condizione era specificata al momento della nascita nell’atto di battesimo, celebrato di notte senza scampanio. Non avevano cognome, solo un nome seguito dal termine Chrestiaa, Cagots, Gézitain. Una volta morti erano sepolti lontano dai “veri cristiani”.

Nella lunga lista delle proibizioni citiamo: il matrimonio con dei non Cagots, l’esercizio di determinati mestieri collegati con l’acqua, la terra, il fuoco, il cibo, essere in possesso di un’arma o di qualsiasi oggetto appuntito. Alla origine di questi divieti si profilava la paura della lebbra di cui si presumeva che i Cagots fossero tutti infetti.

Nonostante questi divieti drastici potevano occupare posizioni di chirurghi e di ostetriche e si dice che possedevano virtù di guaritori. La maggior parte esercitava mestieri come falegname, cestaio, tessitore, muratore; erano a volte conosciuti ed apprezzati per il loro lavoro, soprattutto perché di solito non ricevevano compenso se non l’esenzione dalle tasse.

Si diceva che fossero bisessuati e quando ci si riferiva a loro non veniva specificato alcun genere! Durante i processi la discriminazione era ancora più forte: erano necessari i giuramenti o le testimonianze di 7 Chréstiani per competere con quelli di un essere umano! Le cose continuarono così per tutto il Medioevo ma, a poco a poco, i Chréstiani si sono fusi con la popolazione e – ed è forse un segno della loro integrazione – nel XVIII secolo soltanto il folklore accennava a questi esseri dalle caratteristiche così strane.

La Storia doveva accelerare la scomparsa di questo popolo reietto.

In effetti, con la rivoluzione del 1789 vennero alla luce i “diritti umani”. Il Chréstiani ne avrebbero dovuto immancabilmente godere. Tuttavia, data la stranezza delle loro caratteristiche, un vasto studio medico fu istituito per determinare se potevano o no essere considerati come uomini e godere la pienezza di questi nuovi diritti.

I risultati rivelarono che gli esemplari esaminati erano colpiti soltanto approssimativamente dai sintomi descritti da Ambroise Paré e dai cronisti del Medioevo. Da allora i Chréstiani potettero fondersi nell’anonimato della città, completare la totale diluizione delle loro caratteristiche fino a occupare le posizioni più alte dello stato senza che le loro origini potessero essere ricordate.

Pochissimi scienziati moderni si sono interessati a questo fenomeno storico

Le tesi e gli scritti sui Chréstiani si contano sulle dita di una mano. Presso la Facoltà di Storia oggi un corso è dedicato all’enigma dei Chréstiani ma la loro origine rimane sconosciuta. Alcuni autori ottocenteschi hanno ipotizzato che questi strani individui potrebbero essere stati lebbrosi. Seppur seducente questo argomento non regge, perché il modo in cui erano trattati non somiglia al trattamento particolare e ai segni distintivi imposti ai lebbrosi durante il Medioevo.

Inoltre, nei cimiteri chréstiani dei secoli XII e XIII, scavati in epoca recente, si possono vedere scheletri perfettamente sani, privi dalle terribili lesioni ossee che si osservano generalmente sui resti di lebbrosi.

Altri ricercatori avanzarono l’ipotesi che i Chréstiani fossero i discendenti dei Saraceni rimasti nelle nostre regioni dopo le invasioni. Cronisti medievali affermano che i rari Chréstiani non calvi portavano i capelli lunghi, invariabilmente “biondi come il grano al sole”.

Si è anche ipotizzato di possibili discendenti dei vichinghi ma questi erano già da tempo integrati nella società europea.

La comunità puramente scientifico, al di fuori di Ambroise Paré, non si è mai preoccupata di sapere chi erano davvero i Chréstiani, accontentandosi di affermare perentoriamente che “esseri bisessuati, senza orecchie, dalle dita palmate e con sangue verde caldo, non esistono.”

Tuttavia, riprendendo alcuni elementi della loro storia si potrebbe, per esempio, essere colpiti dalla somiglianza con i sauri che farebbe del Chréstiano un perfetto extraterrestre, simile a quelli descritti da contattisti a partire dalla metà del XX secolo!

Poi, ancora più inquietante, questi esseri “venuti dal nulla” sbarcarono in Occidente e in particolare in Francia, subito dopo quello che sembrava essere una invasione inspiegabile di vascelli aerei, i cui piloti, una volta presi, erano stati sistematicamente gettati nei fiumi, inchiodati su tavole di legno. Non potremmo vedere in loro dei sopravvissuti, duramente repressi, di un atterraggio, come risultato di una migrazione planetaria pacifica, piuttosto che un tentativo di colonizzazione?

Questi vascelli, apparsi in grandi quantità com’è descritto molto bene nei documenti dell’epoca chiamati capitolari, sono stati infatti notati dove c’erano dei testimoni per vederli, vale a dire vicino alle città. Presumibilmente la maggior parte di questi congegni avrebbe potuto atterrare tranquillamente ovunque sulla Terra.

Con la fine della segregazione il sangue Cagot si diffuse nella popolazione e molti, nel Béarn, ne sono i discendenti. Sotto Luigi XIV, l’uso del linguaggio discriminatorio nei loro confronti fu proibito, ma ciò non impedì l’uso indiretto. L’ultima sepoltura documentata nel cimitero dei Chréstiani risale al 1692. Da allora in poi il termine cagots è perdurato per indicare bohémien, bigotto, ipocrita, e persino Molière, nel XVII secolo, lo impiegò nel suo “Tartuffe”.

Parere di Peter Tavy: La mia mente razionale si scontra con un mio naturale senso di paranoia di fronte a questa misteriosa storia! Da una parte abbiamo questa armata di vascelli che sbarca sulla Terra e dall’altra questo popolo strano che sembra essere un semplice incrocio genetico tra umani e sauri. Il poco di scolastico e “logico” che abbia ancora il mio approccio mentale mi farebbe dire che non sono che esagerazioni e invenzioni demoniache da parte di una popolazione arretrata come lo era quella dell’epoca. Ma il mio istinto mi sussurra all’orecchio che questi eventi potrebbero essere un presagio di quello che potrebbe essere un incontro ravvicinato di terzo tipo a lungo termine o una colonizzazione ibrida umani/rettili “imposta” dallo stesso popolo rettiliano.

Una sorta di prova a grandezza naturale di uno sbarco di astronavi sconosciute, con equipaggio di esseri alieni umanoidi ma estranei alla Terra, in uno stato/paese gerarchizzato e costituito da leggi, come la Francia dell’epoca, al fine di osservare le reazioni umane e la possibile integrazione degli ibridi …

 

Tradotto da Catherine

Fonte: messagesdelanature.ek.la

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Ippocrate di Coo

7a9e6632ca1d180af1468c811bd15cd9La guarigione è legata al tempo e a volte anche alle circostanze.

 

Nato da remote montagne

9171712c3b9bcfec1ba2efe0fac678bbNato da remote montagne, un fiume solcò molte regioni per raggiungere finalmente le sabbie del deserto. Provò a superare questo ostacolo così come aveva fatto con gli altri, ma si accorse che, man mano che scorreva nella sabbia, le sue acque sparivano.

Era convinto, tuttavia, che era suo destino attraversare quel deserto, eppure non ci riusciva … Fu allora che una voce nascosta, proveniente dal deserto stesso, mormorò: “II vento attraversa il deserto; il fiume può fare altrettanto”.

Il fiume obiettò che, sebbene si lanciasse contro la sabbia, l’unico risultato era di essere assorbito, mentre il vento poteva volare e, quindi, attraversare il deserto.

“Lanciandoti nel tuo solito modo, il deserto non ti permetterà di attraversarlo. Potrai solo sparire o diventare una palude. Devi permettere al vento di trasportarti fino a destinazione”. “Ma com’è possibile?”.

“Lasciandoti assorbire dal vento”.

Era un’idea inaccettabile per il fiume. In fin dei conti, non era mai stato assorbito prima d’ora. Non voleva perdere la sua individualità: una volta persa, come essere sicuri di poterla ritrovare?

La sabbia rispose: “II vento svolge questa funzione: assorbe l’acqua, la trasporta al di sopra del deserto, poi la lascia ricadere. Cadendo sotto forma di pioggia, l’acqua ridiventa fiume”.

“Come posso sapere che è la verità?”.

“È così. Se non ci credi, potrai solo diventare una palude, e anche per questo ci vorranno anni e anni; e, comunque, non sarai più un fiume”.

“Ma non posso rimanere lo stesso fiume?”.

“In entrambi i casi non puoi rimanere lo stesso fiume”, rispose il mormorio, “la parte essenziale di tè viene portata via e forma di nuovo un fiume. Oggi porti questo nome perché non sai quale parte di tè è quella essenziale”.

Queste parole risvegliarono certi echi nella memoria del fiume. Si ricordò vagamente di uno stato in cui egli – o forse una parte di sé? – era stato tra le braccia del vento. Si ricordò anche – ma era veramente un ricordo? – che questa era la cosa giusta, e non necessariamente la cosa più ovvia, da fare. Allora il fiume innalzò i suoi vapori verso le braccia accoglienti del vento. Questi, dolcemente e senza sforzo, li sollevò e li portò lontano, lasciandoli ricadere delicatamente non appena raggiunsero la cima di una montagna molto, molto lontana. Ed è proprio perché aveva dubitato, che il fiume poté ricordare e imprimere con più forza nella sua mente i dettagli della sua esperienza. “Sì, ora conosco la mia vera identità”, si disse. Il fiume stava imparando. Ma le sabbie mormoravano: “Noi sappiamo, perché lo vediamo accadere giorno dopo giorno e perché noi, le sabbie, ci estendiamo dal fiume alla montagna”.

Ecco perché si dice che la via che permette al fiume della vita di proseguire il suo viaggio è scritta nelle sabbie.