Donne di Pietra nei Grigioni

2014_77155_306055Aspetti della Madre Antica nella cultura alpina della pietra.

Nei Grigioni si è mantenuta una tradizione demologica importante dal punto di vista non solo etnologico ma anche archeologico, in quanto utile a valutare i reperti di pietra finora rinvenuti. Si tratta di pietre e rocce particolari, note tra la gente come “Mumma Veglia”, ovvero Madre Antica. In passato quasi tutti i villaggi o tutte le regioni avevano una pietra Mumma Veglia di questo tipo, a cui si faceva visita in occasione di determinate festività. Sono famose anche le pietre poste all’ingresso dei villaggi e soprannominate la Vecchia e il Vecchio”. In generale la gente aveva un rapporto molto intimo con queste pietre sacre, espressione di una venerazione degli antenati dai molteplici aspetti. La lista è poi completata dalle numerose “Pietre dei Bambini”, ovvero pietre e rocce da cui un tempo le donne di una regione “prendevano” o ricevevano l’anima dei bambini, il che fa salire le pietre Mumma Veglia nei Grigioni a un numero considerevole, perché le Pietre dei Bambini sono sostanzialmente pietre delle antenate, quindi femminili.

Ci si riallaccia così a un’antica credenza mitologica secondo la quale gli uomini, gli animali e la natura sarebbero protetti dagli antenati. In particolar modo l’antica antenata sarebbe vista come la Grande Traghettatrice di anime, a cui i defunti giungerebbero “in sonno” per poter essere riportati in vita tramite una giovane donna del clan. Questa fede arcaica nella rinascita si basa su una visione ciclica del mondo e della natura, ritenuti in passato sostanzialmente femminili. In questo senso l’antenata e traghettatrice diventa dea creatrice e viene pertanto venerata in un contesto mitologico. La fede nella rinascita e la venerazione degli antenati spiegano tra l’altro perché in passato la discendenza seguisse la linea materna ovvero ciò che da un punto di vista etnologico viene definita matrilinearità. Se sul piano mitologico si aggiungono poi altre manifestazioni sociali come la matrilocalità, l’esogamia, il clan matriarcale o la paternità sociale del fratello della madre, ecc., si può parlare di una società di stampo matriarcale, un tempo esistita anche in Europa. Ne sono testimonianza nel nostro continente “gruppi etnici” come i Lapponi, i Finnici, i Pitti, i Baschi, gli Iberici, gli abitanti delle Isole Canarie, gli Etruschi, i Reti e gli strati inferiori del popolo celtico. Dal punto di vista della linguistica storica emerge che la lingua delle culture e dei popoli sopra indicati è una lingua non indoeuropea o pre-indoeuropea.

Dall’analisi delle fonti e dei costumi folcloristici si può tuttavia dedurre che le pietre Mumma Veglia, e nello specifico l’antenata, non erano associate soltanto all’idea del passaggio all’altro mondo e del successivo ritorno, bensì anche all’iniziazione e intronizzazione in primavera ed estate. L’antenata appare in questo caso come dea della terra, considerata una cosa sola con la sua stessa natura, il che spiega perché si veneravano le pietre e le rocce divinizzate. Si possono citare ad esempio l’Engadina e il fiume Inn. La valle e il fiume costituiscono un’unità mitologica del paesaggio che veniva associata a una dea e antenata dell’antica Europa. Allo stesso modo, i geografi greci ci trasmettono il nome del fiume Ainos, in cui rinveniamo l’etimo Ana. Ana o Dana era la Grande Dea paneuropea nell’Europa pre- indoeuropea, come testimoniano per esempio il nome del Danubio o il popolo pre-irlandese dei Dana (Tuatha Dé Dannan).

Nei Grigioni Ana è affiancata da un’altra antenata, Reitia, che ritorna nel mondo leggendario col nome di Madrisa, ovvero Mater-Rita. In riferimento al culto delle pietre, Reitia mostra una stretta parentela con un rito di fertilità, l’usanza cioè delle donne di scivolare sedute su uno scivolo di pietra. In età romana la dea Diana (Di-Ana) si sovrappone ad alcuni aspetti di Ana, per poi divenire nell’evangelizzazione cristiana Sant’An- na, la nonna (la Vecchia!) del Bambin Gesù. Reitia diventa a sua volta Santa Margherita, presentata in associazione a un animale simbolico di stampo chiaramente pre-cristiano, un dragone, così come Ana viene associata all’Inn, soprannomi: nato Il Dragun, come dragone rigenerativo.

 

Oggi la gente non chiama più queste antenate col nome di Ana o Reitia, bensì con espressioni anonime come: madre (Madrisa), vecchia (Mumma Veglia) o Diala, Silvretta, Vere ina, Uldeuna, tutti nomi di fate.

II

Una valle importante per la venerazione delle Mumma Veglia era la Val Monastero al confine con il vicino Tirolo. Qui, nel bellissimo paesaggio della VaI Mora, si trova una roccia dell’antenata. Nella regione la leggenda di questa pietra dice che:

La Mumma veglia è un masso simile a una vecchia donna seduta, con tutt’attorno delle piccole pietre che sembrano essere state messe lì appositamente. Somiglia a una vecchia che racconta storie ai bambini. Ora la pietra è in rovina.

Quando un giovane sale per la prima volta all’alpeggio da Santa Maria in Mustai; il sentiero lo conduce a una grande roccia con una vistosa cavità a forma di finestra. Qui vive la Mumma veglia, che esce e gli dà un bacio… A 8 anni tutti i bambini erano in grado di percorrere con il bestiame il cammino, lungo quasi sei ore, che portava all’alpeggio. Il momento principale era quando si dava un bacio alla “Muma veglia”. Mio nonno mi raccontava che tutti i bambini che baciavano la “Muma veglia” erano sotto l’influsso di una particolare potenza protettrice.

Nell’usanza popolare la Mumma Veglia è la “potenza protettrice” del bambino, ma un tempo era anche dispensatrice di bambini. La dea della terra accompagnava quindi la vita degli uomini; in particolare, dare un bacio all’antenata era un’esperienza molto intima. Quest’usanza viene oggi praticata a livello individuale; occorre tuttavia ricordare che dietro il bacio sacro si nasconde un atto mitologico, ovvero il bacio d’iniziazione di un partner maschile a cui la dea della terra compare sotto forma di una vecchia donna. Con questo rituale dell’antica Europa, l’antenata fa del partner eroico un re, che viene poi intronizzato sul suo trono di pietra, celebrando così le Sacre Nozze. È sorprendente il fatto che questo bacio arcaico d’iniziazione, un tempo prassi comune in tutta Europa, sia sopravvissuto in varie zone dei Grigioni. Esso ricorre inoltre in associazione con una società di tipo matriarcale, in quanto il “re”, ovvero il rappresentante esterno, viene scelto dalla dea della terra e quindi dalla regina sacra (in ogni caso donne, sacerdotesse).

Nell’Alta Engadina, presso Sils Maria, alla fine di una stretta gola si apre una valle stupenda, la VaI Fex. Secondo antichi atti dei processi, ancora nel XVII secolo questa valle era nota come “valle delle streghe”, perché Donne Sagge vi si riunivano per celebrare con l’antenata i cicli della natura. Non meraviglia il fatto che proprio la VaI Fex fosse un importante luogo di culto, perché l’intera zona costituisce una specie di tempio paesaggistico. La valle presenta infatti una tipica conformazione geografica, una specie di “conca” o “bacino”, che rappresenta il grembo sacro della dea della terra. Oltre alla “stretta gola” è presente una forma di utero femminile da cui un “serpente” rigenerativo fluisce nell’Inn-Ana, ovvero il torrente Fex. Nella valle si trova anche una cappella dedicata a Santa Margherita. Se però si entra in chiesa, Sant’Anna troneggia al centro nella figura di Anna Meterza. Attraverso la mitologia religiosa è possibile riconoscere a chi era un tempo dedicata questa valle: ad Ana e Reitia dell’era pre-cristiana, che rappresentano entrambe la “donna col serpente”. La VaI Fex era quindi la valle-grembo sacra di Ana- Reitia, che furono venerate dalle donne della regione fino al XVII secolo.

Chi partendo da Sils Maria attraversa la stretta gola, si trova improvvisamente di fronte la valle-grembo. Ancora un paio di passi e i visitatori sono accolti dalla Mumma Veglia della valle, riconoscibile in una parete rocciosa che sovrasta tutti i valligiani.

 

 

III

Un altro luogo di culto nell’Alta Engadina era la regione di Zuoz. Chi raggiunge questa zona da St. Moritz passando per Samedan vede il villaggio leggermente rialzato sul fianco sinistro della valle. Lungo la strada principale, all’entrata (o all’uscita) del paese si trova la cappella di San Bastiaun, con una strana pietra che sembra un fonte battesimale oblunga. In effetti si tratta della pietra più sacra del villaggio, che è riuscita a durare nel tempo soltanto perché coperta per metà da un angolo della cappella. La pietra stessa ha la forma di un grembo femminile e rappresenta la Mumma Veglia fra le case. Lo stesso luogo sacro è carico di significati. Si può per esempio seguire l’asse longitudinale della pietra di culto che indica un monte dalla forma particolare. Esso si estende infatti orizzontalmente e viene chiamato “Monte Altare” (Piz Uter).

La pietra-grembo nel villaggio e il Monte Altare della regione sono senza dubbio associati dal punto di vista della mitologia del paesaggio; di questo si parlerà però più avanti. Un ulteriore significato della pietra di culto è dato dalla constatazione che la cappella di San Bastiaun si trova in una sorta di linea retta di culto con le altre due chiese del villaggio. Le tre chiese formano quindi una chiara geometria che prosegue ancora oltre. Procedendo verso sud-ovest, questa linea di culto conduce a un luogo “pagano”, ovvero a un antico luogo di ritrovo delle Donne Sagge (radura della danza delle streghe).

Emergono così quattro punti cruciali individuabili su quest’asse. Un’ulteriore linea di culto è data dalla stessa “radura della danza delle streghe”, perché da qui, guardando al di sopra del villaggio verso nord -ovest, si scorge una roccia che la gente chiama “il didietro della vecchia”. Quest’espressione è piuttosto riduttiva, perché la roccia ha di nuovo una connotazione fortemente femminile: ha la forma di un grembo con un piccolo rivolo d’acqua. Quest’acqua della vita scorre direttamente dal grembo sacro nel fiume del drago, l’Inn-Ana, che si manifesta in questa roccia e nella pietra del villaggio come dea della terra. Si tratta della Grande Antenata del paese, alla quale fin nel XX secolo erano associate numerose usanze. Si narra, per esempio, che anche i giovani malgari, quando si trovavano di fronte alla Mumma Veglia, baciassero la pietra che diveniva poi “forza protettiva” del giovane uomo. In quest’usanza è possibile riconoscere il rituale del bacio d’iniziazione praticato nell’antica Europa, con il quale un partner maschile diventava l’eroe della dea della terra. Da notare che a Zuoz si parla a questo proposito della “pietra di Sansone”.

Una linea di culto porta dalla Mumma Veglia all’alpeggio Albanas, dove si trova un insolito raggruppamento di massi: si tratta di un cerchio ovale di pietre, costituito da numerose pietre di piccole dimensioni e da una pietra più grande. Quest’ultima può essere considerata come una specie di seggio o trono che offre una visione frontale diretta del Monte Altare (Piz Uter) dal fianco della valle. Verso oriente si scorge poi un altro monte molto interessante, il Monte dell’Asino (Piz d’Esan). Come due giganti, questi due monti dominano visibilmente la regione di Zuoz. Il Monte Altare, data la sua forma orizzontale, rappresenta quindi il monte femminile, ovvero la dea della terra Ana come dea dei monti, mentre il Monte dell’Asino con la sua linea verticale e il suo “corno” simboleggia il partner maschile dell’antenata.

Questa dualità maschile-femminile ricorre, frequentemente nella mitologia del paesaggio e a Zuoz si è addirittura mantenuta nelle usanze degli abitanti. È questo il caso del bacio d’iniziazione dato dal giovane pastore alla Vecchia Madre, nonché della festa di san Giovanni (San Gian) a metà estate. In occasione di questa festa, infatti, i giovani spruzzano acqua addosso alle ragazze del paese con delle pompette “falliche”,

un’usanza che si lascia collocare facilmente tra le festività di metà estate. Dietro questo “gioco” del solstizio d’estate si cela il rituale delle Nozze Sacre, con il quale un tempo la dea della terra una delle sue donne accoglieva l’eroe eletto e intronizzato. Si può pertanto affermare che nella regione alpina di Zuoz non sono sopravvissute solo le pietre legate al culto dell’antica Europa, ma anche rituali affascinanti che riaffiorano nelle usanze popolari.

 

Tutto questo si manifesta a Zuoz in un paesaggio caratterizzato da una notevole geometria sacrale. I punti e i luoghi sopra elencati si possono collegare gli uni agli altri senza fatica, in modo tale da ottenere un ben ponderato paesaggio di culto. La forma che ne deriva è propria anche di altri luoghi sacri: si viene a creare la geometria di un triangolo isoscele che dal punto f di vista simbolico richiama nuovamente il grembo sacro della dea della terra, anche se questa volta a un macro-livello. Al centro di questo triangolo femminile si trova la collina di: Chastlatsch. Dagli scavi archeologici risulta che qui vi fossero degli insediamenti preistorici; sono stati infatti rinvenuti reperti risalenti addirittura all’età del bronzo nella valle. Così, quindi, gli uomini di quel tempo vivevano e festeggiavano nel centro geografico e mitologico della regione di Zuoz in un paesaggio caratterizzato da una notevole geometria sacrale. Sono stati fin qui descritti dal punto di vista della mitologia del paesaggio alcuni punti e sfaccettature della ricca regione di Zuoz. Il leitmotiv sono state le pietre Mumma Veglia, ancora ampiamente diffuse nelle usanze popolari dei Grigioni. Altrove nelle Alpi sono sicuramente presenti simili pietre o rocce che, pur non essendo più percepite come tali, un tempo rappresentavano la Vecchia Madre e la dea della terra. Si pensi a nomi come: Pietra Grigia, Pietra dei Bambini, Pietra delle Streghe, ecc. Essi ci riconducono sulle orme della storia della cultura, associata al paesaggio e alla venerazione degli antenati. In questo contesto si interpretano anche le stele di pietra e i menhir, che possono essere visti come antenati maschili e femminili, con particolare attenzione alla Grande Antenata, traghettatrice di anime e dea della terra.

Bibliografia:

Kurt Derungs, Kultplatz Zuoz-Engadin. Die. Seele einer alpinen Landschaft, Berna 2001.

Kurt Derungs, Landschaften der Gattin. Avebury, Silbury, Lenzburg, Sion. Kult- pliitze der Grossen Gattin in Europa, Berna 2000.

Kurt Derungs, Geheimnisvolles Basel. Heilig-tiimer und Kultstiitten im Dreiland, Berna 1999.

” Kurt Derungs (a cura di), Mythologische 1 Landschaft Schweiz, Berna 1997.

Kurt Derungs a cura di), Keltische Frauen und Gattinnen. Matriarchale Spuren bei Kelten, Pikten und Schotten, Berna 1995.

Articolo scritto da Kurt Derungs

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