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Rune

runes___ravens_by_silvanamassaart-d7ti4wmNon esistono annotazioni storiche sulla nascita delle Rune, anche se questo non è un dato molto rilevante per chi le studia dal punto di vista magico-spirituale.

Si può dire che esse esistono da sempre come elementi fondamentali della Tradizione e dello Sciamanesimo del nord Europa.

Le Rune sono Archetipi, un sistema di Sapere sacro e l’espressione di leggi universali, poiché contengono il segreto stesso dell’esistenza. Sono entità vere e proprie che si esprimono nella materia attraverso l’energia che è suono e segno grafico.

La parola Runa significa sussurro, segreto, mistero. Ancora oggi nella lingua tedesca il verbo raunen significa sussurrare. Ogni Runa ha in sé un mistero iniziatico, una profondità sondabile solo attraverso una vera ed accurata Ricerca. Sintetizzando possiamo affermare che:

le Rune condensano l’intera mitologia norrena e racchiudono i caratteri essenziali delle Forze creatrici che reggono e regolamentano l’universo sono elementi fondamentali della nostra Tradizione e un sistema di sapere sacro sono state date all’uomo principalmente come mezzi di evoluzione, dotate di natura divina, sono pregne di una potenza sovrumana che conferisce, a chi le sa usare adeguatamente, poteri di notevole portata la loro essenza non può essere tradotta con le parole. Sono molto più di semplici ed arcaici segni di scrittura. Sono simboli che danno l’accesso al subconscio e all’inconscio umano, oltre che “porte” che permettono la comprensione dei misteri dell’universo e della sua evoluzione.

Le Rune sono un efficace strumento magico di protezione e assistenza e ognuna è in risonanza con l’aspetto dell’Ond (energia universale) da essa rappresentato.

Esse sono Archetipi e quindi non possono essere spiegati attraverso le parole, ma compresi attraverso la sperimentazione diretta, perché l’Archetipo è destinato a toccare le corde dell’anima e non quelle della mente. Così esso può essere soprattutto compreso e non capito.

Nove sono le Rune che Odino raccoglie dopo il sacrificio sull’Yggdrasil. Nove è il numero sacro, il numero della realizzazione e, in ultimo, il numero che in magia esprime la massima potenza: il Potere del 3×3.

Nel corso dei secoli, alle nove Rune se ne aggiunsero altre diventando prima 16, poi 18, 24, 26 e infine 28. La serie completa più antica fu rinvenuta nel secolo a Kylver nel Gotlan, in Svezia.

L’alfabeto runico più conosciuto, composto da 24 Rune, è chiamato Futhark, derivante dal fatto che le lettere che compongono questo nome sono le iniziali delle prime 6 Rune.

Gli Antichi Simboli hanno però anche funzioni criptiche, come i movimenti delle dita delle mani o dell’intero corpo (Stodhur). Grande importanza inoltre viene data alle Rune Hog (parola derivante da Hugr = centro dell’Essere) particolari Rune di Conoscenza e Consapevolezza.

Gli Archetipi nordici non si persero con l’arrivo del cristianesimo. La loro apparente scomparsa fu dovuta unicamente al fatto che si preferì nascondere i segreti relativi ad esse a causa della religione emergente che demonizzò la Pratica e lo studio di esse sino ad imporre una legge che impediva anche solo il possesso di pergamene runiche. Nell’Islanda del 18° secolo possedere le Rune era una trasgressione punibile con la morte per rogo.

Malgrado ciò i Cerchi Segreti continuarono a vivere facendo uso e tramandando gli Antichi Simboli di saggezza. Le Rune furono segretamente mantenute in vita e tramandate sino ai giorni nostri.

 

Spesso oggi, a causa di un commercio dell’immagine spirituale, le Rune vengono utilizzate senza una reale conoscenza e questo limita di molto l’uso corretto di questi antichi veicoli di potere. Ad ogni modo esse vennero date all’uomo per Conoscere e per essere utilizzate ed è quindi giusto, e addirittura auspicabile, che sempre più persone si avvicinino a questa antica Conoscenza affinché possano utilizzare con il dovuto rispetto e consapevolezza queste chiavi dei misteri universali, particolarmente adatte alla visione nordica del mondo.

“Un uomo non dovrebbe incidere le Rune se non è in grado di leggerle correttamente, perché più di un uomo è caduto su un’asta runica poco chiara. Ho visto 10 aste runiche intagliate su un osso di balena raschiato che prolungavano ulteriormente una lunga malattia”.

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Wodhiz: il Furore Guerriero

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Wodan id est furor” citava Adamo da Brema indicando come la radice stessa del nome avesse a che fare con la Furia, la stessa Furia sovrumana che coglieva i Guerrieri Sacri votati a Odino meglio conosciuti come Berserker (Orsi) e Ulfedhnar (Lupi). Radunati in congregazioni chiamate in sassone Mannerbunde o Comitatus, come cita Tacito nella sua opera “Germania”, erano un gruppo omogeneo di uomini uniti tra loro da un forte legame e votati a Odino attraverso un’Iniziazione collegata alla Runa Uruz. Appare chiara la radice che unisce i nomi Wotan-Woden (Odino) e Wodhiz, una radice che significa appunto Furia o Furore Guerriero, quel Furore dal quale venivano invasati i Guerrieri Sacri prima di scendere in battaglia e che sottolineava la loro pericolosità persino per gli stessi amici. Lo stato di Wodhiz veniva acquisito attraverso particolari rituali che in molti casi contemplavano l’uso di sostante psicotrope come l’amanita muscaria, il celebre fungo allucinogeno che si trova spesso nelle fiabe odierne. Attraverso tali rituali i Guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o tori, insensibili al ferro e al fuoco e pervasi da un calore così potente che poteva sciogliere la neve standoci semplicemente seduti sopra. Il risultato di tali pratiche permetteva al Guerriero di “andare fuori di testa”, cioè di trascendere la parte razionale facendosi impossessare dallo spirito del Dio. Tale stato di Wodhiz era definito anche “Berserksgangr”. Una volta entrati in questa condizione, i Guerrieri diventavano così furenti da risultare incontrollabili, insensibili al dolore e alla fatica seminando il panico tra le schiere nemiche. Ancora oggi, in un particolare slang della lingua inglese, il termine “to go berserk” sta ad indicare “andare fuori di testa”. Questa peculiarità dell’acquisizione del Wodhiz non apparteneva solo ai Guerrieri votati a Odino. Sembra ad esempio che nel Mabinogion, gruppo di testi in prosa provenienti da manoscritti gallesi medievali con numerose antiche reminiscenze mitologiche irlandesi, taluni guerrieri venissero pervasi da tale Furia che poteva essere sedata solo immergendo il corpo del Guerriero dentro una tinozza di acqua ghiacciata. Stato di Wodhiz e rabbia incontrollata: una sostanziale differenza di approccio e di essenza che intercorrono tra i tempi moderni e quelli antichi, il cui elemento fondamentale è lo stato di estasi guerriera raggiungibile, in quanto incanalato dello spirito del Dio.

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Franco Arminio, “Cedi la strada agli alberi”, Chiarelettere 2017

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.

 

Charles Dickens

Tu sei una persona di quelle che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo .

Sibilla

le-12-sibilleDa Wikipedia, l’enciclopedia libera.

«Là, sovra i gioghi dell’Appennin selvaggio [1], fra l’erte rupi una caverna appar: vegliano le sirene quel faraggio, fremono i canti e fanno delirar.»

(Giulio Aristide Sartorio, Sibilla, poema drammatico)

La sibilla (in latino Sibylla; greco Σίβυλλα) è una figura esistita storicamente, ed anche presente nella mitologia greca e in quella romana. Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.

Le sibille del mondo antico erano leggendarie profetesse, collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo: Italia (Cuma), Africa, Grecia (Delfi), Asia Minore. Tra le più conosciute, la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica, rappresentanti altrettanti gruppi: ioniche, italiche ed orientali. Nella Roma repubblicana e imperiale un collegio di sacerdoti custodiva gli Oracoli sibillini, testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi.

Dal II secolo a.C. si sviluppa negli ambienti ebraici romanizzati un’interpretazione dei vaticini delle Sibille corrispondente alle attese messianiche. Successivamente i cristiani videro nelle predizioni delle veggenti pagane lontani preannunci dell’avvento di Gesù Cristo e del suo atteso ritorno finale.

Origini del nome

L’etimologia del nome è incerta. Varrone ce ne riporta una popolare che la farebbe derivare dal greco sioù-boùllan al posto di theoù-boulèn, che indicherebbe “la volontà, la deliberazione del dio”. Secondo Varrone [2], nel dialetto eolico si usava chiamare gli dei non θεοὺς, ma σιοὺς e consiglio non βουλὴν, ma βυλὴν, da cui Σίβυλλα o Σίβιλλα. La parola “Sibilla” indicherebbe perciò la manifestazione della volontà (βυλὴν) divina (σιοὺς).

Abbiamo anche la forma Sybulam, che è molto suggestiva (“segno, avvertimento di dio”), ma si tratta di una trascrizione errata che ricorre solo sui manoscritti medievali.

In origine Sibilla (dal greco Sibylla) era un nome proprio di persona. Probabilmente era quello di una delle sibille più antiche, la Sibilla Libica, come ci attesta Pausania. Pausania si rifà ad Euripide che nel prologo di una delle sue tragedie perdute (la “Lamia”) avrebbe riferito il gioco di parole Sibyl/Lybis, secondo la lettura palindroma. Da nome proprio, col tempo “Sibilla” è diventata una definizione, un epiteto, passando a designare un tipo particolare di profetessa. Ciò avvenne in seguito al sorgere in diversi luoghi sacri di santuari nei quali venivano proferiti degli oracoli, ed al parallelo fiorire di raccolte di profezie. Così all’originario nome proprio di Sibylla fu necessario aggiungerne un altro (che divenne quello geografico della località interessata) che permetteva di distinguerle l’una dall’altra.

Ma poiché nell’immaginazione degli antichi qualche sibilla – a causa della sua longevità millenaria – passava da un luogo all’altro per soggiornarvi lunghi periodi, ogni volta venendo chiamata con un nuovo nome geografico benché fosse sempre la stessa persona, essi sentirono il bisogno di ridare un nome proprio alle sibille più conosciute (p. es. “Erofile”).

Nella mitologia greca e romana

Con la parola “Sibilla” gli antichi greci e latini si riferiscono a tutta la classe delle profetesse [3], donne vergini e giovani, talora ritenute come decrepite [4], che svolgevano attività mantica in stato di trance. Tali donne mostravano abitualmente ai profani ed alle folle i loro responsi, sempre vani, lievi e numerosi come le foglie, che il vento disordinava disperdendone così il testo. Queste vergini, affidando al vento benevolo le loro verità non sempre gradite, lasciavano spazio alle illusioni dei questuanti che interpretavano a loro piacimento i responsi [5].

Il perdurare della loro presenza dà risposte, nel mondo classico, al perdurare di domande alle quali i riti e i culti “diurni” in onore degli dei del Pantheon patriarcale sia romano che greco, non sapevano dare risposte.

Nei suoi scritti Platone ne cita solo una, anche se in seguito le sibille divennero una trentina. Lo scrittore reatino Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) ne enumera dieci in ordine di antichità: Persica, Libica, Delfica, Cimmeria, Eritrea, Samia, Cumana, Ellespontica, Frigia, Tiburtina.

Emblematica la definizione della Sibilla che ci proviene dall’antichità classica, che le conferisce caratteri simili alla Pizia di Delfi: “Sibylla […] dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit” [6]. Nonostante nella tradizione letteraria non sia mai venuto meno il concetto della verginità della Sibilla, non si esclude l’unione della Sibilla col dio, che tuttavia non può che scegliersi una sposa vergine. Per la Sibilla la verginità non escludeva la gravidanza, infatti ella si univa ad Apollo ricevendo dal dio il πνεῦμα, un afflato amoroso che la rendeva gravida dell’oracolo di cui si liberava di volta in volta. Questa unione con il dio Apollo ha spesso messo a confronto le Sibille con le Pizie delfiche, ovvero con le eroine della leggenda col dono di profetare, come ad esempio Cassandra [7], che non erano legate ad alcun santuario e rivelavano il futuro senza essere interrogate. Queste Pizie, il cui nome derivava da Apollo Pizio (uccisore del serpente Pitone del quale aveva preso il posto a guardia del santuario di Delfi, divenuto suo centro oracolare), vaticinavano ex tempore, ed i loro versi non venivano scritti nel momento in cui li profetavano nel santuario delfico. Le Sibille invece riportavano i loro oracoli che circolavano in forma di libro; inoltre queste parlavano in prima persona nei loro vaticini, mentre la Pizia profetava in stato di estasi, posseduta da Apollo, e quando parlava in prima persona era il dio stesso a parlare.

Varrone e l’elenco canonico delle Sibille

L’origine delle Sibille come personaggi di antica tradizione, che già figuravano nella mitologia greca, si evince dalle testimonianze di Eraclito di Efeso (sec. VI-V a. C.), Euripide (V secolo a.C.), Aristofane (V-IV secolo a.C.), e Platone (V-IV secolo a.C.). Con l’estendersi della civiltà greca degli Ioni nel bacino del Mediterraneo si ebbe il moltiplicarsi delle Sibille nelle diverse tradizioni locali. Un ampio brano di Lattanzio, notoriamente interessato alla rivelazione sibillina, che egli stesso ritiene ispirata dall’unico Dio e rivolta alle nazioni, riflette la lista compilata da Varrone (I secolo a.C.), riguardante dieci Sibille connesse ad importanti centri del mondo ellenistico-romano.

La prima delle dieci varroniane era originaria della Persia da cui il nome Persica, che fu più tardi identificata con la Caldea. La seconda è quella che si diceva risiedesse in Libia, zona dalla quale prende il suo nome Libica: essa è menzionata da Euripide nel prologo della Lamia e considerata da Pausania la più antica di tutte; la terza è quella di Delfi (Delfica), di cui parla Crisippo nel libro “sulla Divinazione”, una tradizione la identifica inoltre con Erofile da Eritre e tale notizia ci è fornita da Eraclide Pontico, che parla di una Sibilla frigia nota a Delfi col nome di Artemide. Secondo Plutarco invece, questa sarebbe giunta dall’Eliconia, fu lei a predire ai Greci, in partenza per Ilio, che questa città sarebbe stata distrutta e che Omero avrebbe scritto dai suoi oracoli. La quarta Sibilla è quella Cimmeria situata in Italia, presso i Cimmeri intorno al lago Averno, di cui parlano Nevio nei suoi libri “Bellum Poenicum” e Pisone negli “Annales”. La quinta Sibilla è quella Eritrea che Apollodoro di Eritre afferma essere sua compatriota. La sesta era la Samia, di cui parla Eratostene affermando di aver scoperto uno scritto negli antichi “Annales” dei Sami. La settima sibilla è la Cumana, detta anche Amaltea, Demofile o Erofile di cui abbiamo testimonianza in Licofrone, uno scrittore greco del IV secolo a.C. e in Eraclito. Fu la Sibilla Cumana a portare nove dei cosiddetti Libri Sibillini al cospetto di Tarquinio il Superbo. L’ottava Sibilla è quella dell’Ellesponto (Ellespontina), essendo nata nella campagna troiana nella cittadina di Marpesso, presso la località di Gergithium. Eraclide del Ponto scrive che questa visse al tempo di Solone e di Ciro. La nona è la Frigia, una Sibilla greca, più volte assimilata alla Marpessa, detta anche Cassandra o Taraxandra. La decima sibilla è quella di Tivoli (Tiburtina), dove era adorata come una dea sulle rive dell’Aniene, nei cui gorghi si dice fu trovata la sua statua che teneva un libro sibillino in mano; era chiamata anche Albunea.

Una delle sibille non citate da Varrone in quanto sorta in epoca medievale è la Sibilla Appenninica, detta anche “Oracolo di Norcia” che viene legata alla Grotta della Sibilla situata sul Monte Sibilla, nella catena dei Monti Sibillini nei comuni di Arquata del Tronto e Montemonaco.

 

I nomi delle Sibille e alcune delle loro profezie cristologiche

 

Michelangelo, Sibilla Libica, Cappella Sistina

 

Michelangelo, Sibilla Persica, Cappella Sistina

 

Michelangelo, Sibilla Cumana, Cappella Sistina

 

Michelangelo, Sibilla Delfica, Cappella Sistina

 

Michelangelo, Sibilla Eritrea, Cappella Sistina

Sibille identificate da nomi geografici

Sibille orientali

Sibille che appartengono al gruppo orientale: [senza fonte]

Sibilla Babilonese

Sibilla Caldea

Sibilla Ebraica

Sibilla Egizia

Sibilla Libica o Sibilla Libia: Erit Statera Cunctorum

Sibilla Persica o Sibilla Persiana: Erit Salus Gentium

Sibille greco-ioniche

Sibille che appartengono al gruppo ionico: [senza fonte]

Sibilla Claria o Sibilla di Klaros

Sibilla Colofonia

Sibilla Cumea

Sibilla Delfica o Sibilla di Delfi: Absque Matris Coitu Ex Vergine Eius

Sibilla Efesia o Sibilla di Efeso

Sibilla Ellespontica o Sibilla Ellespontiaca: Prospexit Deus Humiles Suos

Sibilla Eritrea o Sibilla di Erythre: Iacebit in Feno Agnus

Sibilla Euboica o Sibilla Eubea

Sibilla Frigia: Ex Olimpo Excelsus Veniet

Sibilla Gergitica o Sibilla di Gergis

Sibilla Macedone

Sibilla Marpessia o Sibilla di Marpesso

Sibilla Samia o Sibilla di Samo: Laudate Eum In Atriis Celorum

Sibilla Sardica o Sibilla di Sardi

Sibilla Tesprozia

Sibilla Tessalica

Sibilla Troiana

Sibille greco-italiche

Sibille che appartengono al gruppo italico: [senza fonte]

Sibilla Cimmeria: Et Lac de Celo Missum.

Sibilla Cumana o Sibilla di Cuma: Surgit Mons Aurea Mundo

Sibilla Italica

Sibilla Lilibetana

Sibilla Sicula o Sibilla Siciliana

Sibilla Tiburtina: Nascetur Christus in Bethlehem

Sibille medioevali

Martino Bonfini, Sibilla Chimica Santuario della Madonna dell’Ambro

Nomi di sibille sorti forse in epoca medievale, alcuni di essi si riferiscono ad una stessa sibilla: [senza fonte]

Sibilla Agrippina o Sibilla Agrippa Invisibile Verbum Palpabitur

Sibilla Appenninica o Sibilla Picena o Sibilla di Norcia

Sibilla Chimica o Sibilla Alchemica

Sibilla Europea: Regnabit in Paupertate

Sibilla Lucana

Sibilla Rodia o Sibilla di Rodi

Sibille identificate per nome proprio

Albunea o Abulnea

Amalthea

Artemide

Berossiana

Carmenta

Cassandra

Dafni

Deifobe

Demarate

Demofile o Demo

Elissa

Erofila

Faennis

Lampusa

Manto

Melankraira

Phoito o Phyto

Sambethe o Sabbe o Saba

Taraxandra

Nell’arte

Le sibille hanno ispirato l’arte cristiana dall’XI secolo in numerosi cicli pittorici, scultorei ed incisori. Esse sono normalmente raffigurate come la controparte femminile dei profeti; l’esempio più famoso si trova nella volta della Cappella Sistina, affrescata da Michelangelo.

 

Pittura

Perugino, Padre Eterno in gloria, profeti e sibille

Benedetto Gennari, Sibilla Persica Collezione M

la Sibilla affrescata (prima dei Profeti) nella Abbazia di Sant’Angelo in Formis (XIII secolo)

le Sibille affrescate da un anonimo ferrarese nella Sala delle Sibille in casa Romei, Ferrara (1450 circa)

le quattro Sibille dipinte da Domenico Ghirlandaio e bottega nella Volta della Cappella Sassetti in chiesa di Santa Trinita, Firenze, 1479-1485:

la Sibilla Cumana

la Sibilla Eritrea

la Sibilla Cimmeria

la Sibilla Agrippa

le dieci Sibille nel pavimento del Duomo di Siena, autori vari (1482-1483).

le quattro Sibille dipinte nella volta della Cappella Carafa nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, di Filippino Lippi (1488-1493):

La Sibilla Tiburtina

La Sibilla Cumana

La Sibilla Libica

La Sibilla Delfica

le dodici sibille in coppia con altrettanti profeti affrescate da Pinturicchio in Vaticano (Appartamento Borgia, 1492-1494):

Geremia e la Sibilla Frigia

Mosè e la Sibilla Delfica

Daniele e la Sibilla Eritrea

Baruc e la Sibilla Samia

Zaccaria e la Sibilla Persica

Abdia e la Sibilla Libica

Aggeo e la Sibilla Cumana

Amos e la Sibilla Europea

Geremia e la Sibilla Agrippina

Isaia e la Sibilla Ellespontica

Michea e la Sibilla Tiburtina

Ezechiele e la Sibilla Cimneria

Dio Padre in gloria tra angeli e cherubini sopra un gruppo di sei profeti e sei sibille, affresco del Perugino nella Sala delle Udienze del Collegio del Cambio a Perugia (1496-1500); sono raffigurate la Eritrea, la Persica, la Cumana, la Libica, la Tiburtina e la Delfica.

 

Dante G. Rosetti, Sibilla

La Sibilla con profeta, dipinto a tempera di Andrea Mantegna, conservato nel Cincinnati Art Museum (1495-1500 circa).

le quattro Sibille negli spicchi della volta a crociera della Cappella Baglioni, Pinturicchio (1500-1501).

le cinque famose sibille affrescate da Michelangelo per la Cappella Sistina a Roma (1509):

Sibilla Delfica

Sibilla Eritrea

Sibilla Cumana

Sibilla Persica

Sibilla Libica.

La Sibilla dipinto a olio su tela attribuito a Vittore Carpaccio, conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze, che fa coppia con un Profeta (1510 circa).

le Sibille affrescate da Raffaello nella cappella Chigi, chiesa di Santa Maria della Pace a Roma (1513-1515);

le Sibille Cumana, Cipria (o Eritrea), Cumea, Samia, Persica e Frigia dipinte insieme ai profeti tra le Storie della vita della Vergine da Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio nella volta della Sala del tesoro della Basilica della Santa Casa, a Loreto, (1605-10).

le Sibille del Guercino (1647-1666)

Sibilla Persica, Musei Capitolini, Roma

Sibilla Samia, Uffizi

Sibilla Cumana, Londra, Collezione Denis Mahon

Sibilla Ellespontica, Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle

Sibilla, collezione di Elisabetta II

altre Sibille in collezioni private

la Sibilla Persica dipinta da Benedetto Gennari, in Collezione privata, 1647-50 ca.

Le dodici Sibille negli affreschi della cattedrale di Santo Stefano di Passavia, opera di Carpoforo Tencalla (1682-1684)

le dodici Sibille dipinte da Martino Bonfini all’inizio del XVII secolo nel Santuario della Madonna dell’Ambro, tra cui una misteriosa Sibilla Alchemica.

La Sibilla Appenninica dipinta a tempera da Adolfo De Carolis, tra il 1907 ed il 1908, nel ciclo decorativo del salone di rappresentanza del Palazzo del Governo di Ascoli Piceno, oggi sede della Prefettura e dell’Amministrazione Provinciale.

Sculture e rilievi

a Napoli nel Museo di San Martino tra le più antiche statue lignee presepiali vi è qualche figura di Sibilla (di Giovanni e Pietro Alamanno, 1478-1484).

Santa Casa di Loreto: dieci statue di sibille nel rivestimento marmoreo della Santa Casa scolpite da Tommaso e Giovanni Battista della Porta (1572-76). Compaiono erette nel registro superiore del rivestimento marmoreo ad altezza quasi naturale la Sibilla Ellespontica, Frigia, Tiburtina, Libica, Delfica, Persica, Eritrea, Cumana, Pontina e Samia.

Palermo, Chiesa di S. Maria degli Angeli (detta della Gancia): gruppo in stucco “Visione della Sibilla Cumana da parte dell’imperatore Augusto” di Giacomo Serpotta (1710 ca.)

Incisioni

Dodici Sibille incise a bulino da Baccio Baldini verso il 1460

Dodici Sibille incise in xilografia da Ugo da Carpi verso il 1520

Dodici Sibille incise all’acquaforte da Johann Theodor de Bry figlio verso il 1610

Dodici Sibille incise all’acquaforte da Romain de Hogue verso il 1660

Dodici Sibille incise all’acquaforte da Jacopo Guarana verso il 1790.

Musica

Tutti i Requiem nel Dies Irae (Mozart, Verdi…)

Anonimo, Dies irae, in Carmina Burana, sec. XIII

Orlando di Lasso (1532-1594) “Prophetiae Sibyllarum… chromatico more”

Note

^ Vedi Monti Sibillini.

^ Lattanzio, Divinae institutiones 1.6.2-3

^ Arianna Pascucci, L’iconografia medievale della Sibilla Tiburtina, 2011.

^ Ovidio Metamorphoses 14.130ss, menziona la loro età millenaria.

^ M. Cianciulli, La Sibilla, “Lumen vitae”, Roma, 1954, pp. 3-12.

^ Servio, Commentarius in Aeneidem 4.445.

^ Cassandra o Alessandra, (vedi Licofrone Alexandra 1278-1280 (e il colle Zosterio dove abita la vergine Sibilla una casa esecrabile, che ha per tetto una cava spelonca), ricordata da Omero come una delle figlie del re di Troia Priamo e di Ecuba, che avendo rifiutato l’amore di Apollo venne punita da questo con la facoltà di prevedere il futuro, ma di non essere mai creduta. Ancora Omero Ilias 24.697-706: Odyssea 11.405-434.

Bibliografia

Giordano Berti, Divine Veggenti. Le Sibille nelle incisioni dei secoli XV-XVIII, in CHARTA n°53, luglio-agosto 2001 [1]

Mario Polia, Tra sant’Emidio e la Sibilla. Forme del sacro e del magico nella religiosità popolare ascolana, Arnaldo Forni Editori, Bologna 2004

  1. Morelli, Dei e miti: enciclopedia di mitologia universale, Edizioni Librarie Italiane, Torino, p.451

Arianna Pascucci, L’iconografia medievale della Sibilla Tiburtina in Contributi alla conoscenza del patrimonio tiburtino, Vol. VIII, Liceo classico statale Amedeo di Savoia di Tivoli, 2011, ISBN 978-88-97368-00-7 testo on line testo on line su scribdcom.

Americo Marconi, La Sibilla, Marte Editrice, Colonnella (TE), 2016