Terapeutica Egizia, il sacro connubio tra Medicina e Magia – Viviana Donato

medicine-in-ancient-egyptFonte ERETICAMENTE

La Medicina Egizia, come tutte le medicine antiche, è ovviamente inscindibile dall’aspetto magico-religioso, ma la religione egizia, in un certo senso, può essere considerata come una scienza nel vero senso del termine, una scienza globale, in quanto comprendeva anche lo studio delle cause metafisiche dei fenomeni:

“La religione egizia era “scienza” nel vero senso del termine. Scienza in senso globale, che, in quanto comprendente anche lo studio delle cause metafisiche e di ciò che non cade sotto i nostri sensi ma che sono strettamente legati alla realtà sensibile, potrebbe essere intesa anche come “religione”. Presso gli egizi “scienza e religione” erano un tutt’uno, in quanto quella civiltà aveva sviluppato la comprensione del mondo che ci circonda non solo nei suoi effetti tangibili, ma anche nell’investigazione delle cause che producono tali effetti. Quella egizia era una scienza sperimentale, non empirica, era religione, non misticismo.” (Angelini A., 1993)

Di conseguenza, possiamo ben comprendere come tutti gli scritti presenti nei papiri medicali  fossero permeati da una forte componente magico-religiosa: infatti, accanto alla descrizione delle varie patologie, in questi papiri troviamo le corrispondenti “formule magiche”, che accompagnano il trattamento, e che la nostra scienza ritiene, impropriamente, inutili pratiche superstiziose  prive di valore. Per l’egizio, al contrario, queste due dimensioni, per noi così diverse, si compenetrano, magia e medicina essendo due facce della stessa medaglia: una formula magica che serviva per curare una malattia è medicina e, inversamente, un trattamento per noi scientifico, razionale, è magia.

Gli egizi indicavano la Magia con il termine geroglifico Heka12, composto dal cordoncino a tre nodi (H), simbolo dei tre piani della manifestazione (fisico, animico e spirituale) uniti fra di loro, e dalle due mani protese verso l’alto (KA), nell’atto di incanalare le energie superiori, simbolo del Ka, il “doppio sottile” dell’uomo.  Quindi Heka, letteralmente, significa “l’azione del Ka sui tre piani della manifestazione”, in questo modo il Mago, in possesso di Heka, può proiettare il suo essere su ognuno dei tre mondi, ed il suo Spirito è così libero di muoversi in modo cosciente. Possiamo ritrovare la stessa concezione nell’antica Grecia, nella figura dell’Apollo Iatros, il dio della Medicina, Principio della Scienza Totale. Il termine “Iatros” deriva dal verbo “Iaomai”, ed indica l’infondere la forza vitale attraverso atti ieratici, magico-religiosi, esprime l’infondere di un “potere di vita”, di un “influsso vivificante”:

“Lo Iatros è mago-purificatore, è un Demiurgo che comanda ai tre mondi, spirituale, psichico, vitale; egli con la sua arte ieratica rettifica il perverso, riconducendolo alla norma sacra.” (G. G. Porro, Asclepio, Ed. Victrix, 2009, p.3)

Di conseguenza, nell’antichità, il medico era un mago, un sacerdote, un iniziato di alto rango.
Il termine geroglifico utilizzato per indicare il medico3 , è composto da due segni:
SU4
NU5
Su, la freccia, indicante anche il bisturi, e Nu, il vaso lustrale delle Acque Madri (che gli egittologi riducono, assai banalmente, al vasetto per contenere i farmaci!). Il Nu è il ricettacolo delle Acque Primordiali, il Vaso entro cui “Tutto” è contenuto. Al suo interno, la Vita possiede tre qualità: generativa, moltiplicativa e vegetativa, e vi si trovano a coesistere due forze antitetiche, ovvero il Veleno e la Cura. Questi due aspetti si presentano come essenza e non come forma, e costituiscono un tutt’uno organico, con una loro specifica identità.

Su è il bisturi, quello strumento appuntito e affilato che incide la pelle, e che taglia il “tessuto di Neith”. Mediante questo particolare strumento il Mago può scendere al di sotto della superficie, può “oltrepassare l’apparenza” e scontrarsi con l’essenza del male che genera la malattia, individuando così  le fonti dello squilibrio: che in un secondo tempo verranno somatizzate in modo specifico.
Il termine Su-Nu ci porta anche a fare un’analogia con il medico cinese e la sua tecnica dell’agopuntura, dove attraverso un ago (Su) infisso in un determinato punto del corpo, quale “Athanor”, ricettacolo di energie vitali (Nu), riporta l’equilibrio in quel dato meridiano in cui l’eccesso o il difetto di carica provocano la malattia. Quindi, nel termine Su-Nu, la freccia (ovvero il bisturi) si dirige verso il Nu (il vaso) per andare a colpire il centro dello squilibrio e quindi riportarlo all’Armonia.

Il medico-sacerdote egizio operava all’interno del tempio, che già di per sé assumeva un alto valore terapeutico, poiché costruito “in accordo con il Cielo e con la Terra”, ovvero secondo le leggi del geomagnetismo (percorso delle correnti telluriche) ed orientato in base alla posizione di determinate stelle, in modo da incanalare ben precise forze astrali.

Tra tutti i templi d’Egitto, quello di Kom Ombo, sulla riva occidentale del Nilo, a circa 40 km da Assuan, edificato ai tempi di Tuthmosis III (XVIII dinastia) e successivamente ricostruito in epoca tolemaica, assunse un particolare rilievo per quanto riguarda la medicina. Infatti, all’interno di questo tempio, venivano preparati i futuri “medici-sacerdoti”, che avrebbero, in seguito, percorso le vie dell’Egitto.

Questo tempio era dedicato a tre divinità: ad Hathor, ipostasi di Iside, la grande maga della Natura; ad Horus, il dio a testa di falco, che “istruito da Iside, sua madre, nella medicina e nella divinazione, rese grandi servizi al genere umano, tramite i suoi oracoli e i suoi trattamenti delle malattie” (testimonianza di Diodoro Siculo) e a Sebek, il dio coccodrillo. In questo contesto, le Correnti Cosmiche selvagge e distruttive impersonate dal dio Sebek, si incontrano e si fondono con la Coscienza Solare dell’Iniziato (falco) che, mettendo in comune l’Athanor (Hathor) creano la Vita, o in un altro senso, guariscono dalla Morte.

Inoltre, situate vicino ai templi, si trovavano le cosiddette “Case della Vita”, che erano dei luoghi dove venivano conservate tutte le opere “scientifico-religiose”, ed in cui i giovani aspiranti medici facevano esperienza con gli anziani, studiando e ricopiando gli antichi testi, ovvero i papiri medicali.

In ogni tempio d’Egitto era presente un altare dedicato ad Imhotep, considerato il padre della medicina. Vissuto circa 5.000 anni fa (2600 a. c.) “il grande medico degli Dei e degli uomini”, come fu definito degli Egizi, era sommo sacerdote di Ra ad Eliopoli, Gran Visir del faraone Djoser (III dinastia), primo architetto della storia (progettò la famosa piramide a gradoni di Saqqara), grande astrologo, mago, guaritore e patrono degli scribi, in epoca ellenistica la sua figura fu associata a quella di Esculapio.
Ed è proprio agli insegnamenti trasmessi dal saggio Imhotep che sono attribuiti gran parte degli scritti presenti in uno dei più importanti papiri medicali: il papiro di Ebers, risalente al 1550 a.C. circa, anche se si sostiene che potrebbe essere più antico, prende il nome dal suo acquirente, l’egittologo e scrittore tedesco Georg Ebers, che lo comprò nel 1873. Scritto interamente in ieratico, è un rotolo di papiro lungo 20 metri, suddiviso in 108 pagine, e contenente la descrizione di varie patologie e circa 876 ricette dei relativi medicamenti (molti dei quali figurano ancora nella moderna farmacopea), con altrettante formule magiche. In questo papiro figura il “Trattato sui Vasi”, che vedremo più avanti, che si pensa tratti di cardiologia e della circolazione del sangue.Vi 2

Altro famoso papiro medicale è quello chirurgico di Smith, che ci è giunto in copia dal Nuovo Regno, ma la cui redazione risale probabilmente all’Antico Regno (2300 a.C.). Lungo 4,70 metri, è un trattato di patologia interna e chirurgia ossea; vi vengono descritti circa 48 casi di ferite e lesioni e le terapie corrispondenti. Altri papiri medicali sono: quello di Hearst (1550 a.C.), di terapia medica, in cui vi sono 260 ricette per il trattamento di malattie dell’intestino, del cuore, della vescica, ascessi e parassitosi; il papiro di Chester- Beatty, del 1200 a.C., contenente 40 ricette che vengono indicate, assai impropriamente come vedremo, quali rimedi per malattie ano-rettali; il papiro Carlsberg VIII, sempre del 1200 a.C., in cui vi sono prognosi di parto e ricette per la cura degli occhi; il papiro Ramesseo, del 1850 a.C., che tratta di affezioni oculari, reumatiche, pediatriche e ginecologiche; il papiro “ginecologico” di Kahun, che tratta anche di medicina veterinaria ed è sempre del 1850 a.C.; il Berlino 3027, che si occupa di pediatria; i papiri Ramesseum III, IV e V, che riportano ricette per malattie dei vasi sanguigni e dei muscoli; il papiro medico di Londra, ed infine quello di Brooklin (400 a.C.) suddiviso in due parti: nella prima figura un trattato sui serpenti, nella seconda un antidotario ai loro veleni.

“…che cosa può ricavare l’arte medica da uno studio scientifico – spirituale? … il medico vien posto realmente nella condizione di diventare in quanto terapeuta un uomo completo, non solo uno che riflette con la testa sulle malattie, ma uno che partecipa alla prova della malattia in base alla sua intima essenza umana e perciò vede nei processi terapeutici un compito giusto e degno di un uomo, la sua missione.” (Rudolf Steiner, Conoscenza antroposofica dell’Uomo e Medicina, Editrice Antroposofica, Milano 1983, p. 201).

Annunci