Giano, Dio degli Initia

janusFONTE ERETICAMENTE

Proprio perché siamo agli inizi della nostra pubblicazione ed è il I° mese dell’anno venuto che si svolge per tutti noi, incluso i nostri  amici visitatori, riteniamo opportuno parlare di questa Divinità: Janus-Giano.

Ora, perché Giano oggi come oggi e perché Giano come Simbolo di coagulazione di un ambiente umano come quello pagano, qualsiasi significato gli si voglia dare. Presto detto: Giano in epoca Augustea fu riconosciuto come una Divinità assolutamente imprescindibile nell’opera di recupero della Tradizione e per il progetto di riaffermazione della Pietas nella Nuova Repubblica che poi divenne il Principato del Rex Augustus. Siccome si riteneva, già allora, parzialmente appannato da inaspettate evoluzioni sociali il ricco patrimonio della tradizione giuridico-religiosa d’Italia fu proprio sotto il segno di Giano degli Inizi che si volle cominciare una decisa opera di riaffermazione del carattere sacrale della Nazione intera e del Patto tra Uomini e Dei che si riteneva aver fatto di Roma una Capitale del Destino degli Uomini in merito ad un ben preciso progetto civilizzatore universale. Per cui si ripartì da Giano perché fu Giano a officiare la nascita del Tempo sacro che vide in Roma un interprete così scrupoloso e perché fu Giano a definire l’essenza stessa del Tempo Sacro e dei suoi passaggi piccoli o grandi che siano. Questo Dio, per molti versi arcano e misterioso, era stato, parzialmente, offuscato in epoca appena pre-augustea in favore di altre Divinità anche straniere le quali ebbero molti meriti in ambito di arricchimento dell’ekumene romana. Il problema però si pose con il progetto di Restaurazione della Pietas vista anche come Mos Maiorum quindi come dovere del civis di proseguire il patrimonio indissolubile di riti e conoscenze in merito alle origini della propria civiltà. La sintesi tra Storia, Pietas tradizionale e Ordine Sociale vedeva come necessaria anche la riscoperta di Divinità originarie e non poteva, quindi mancare la figura di Giano. Il Dio Giano era un Dio totalmente romano e quindi italico, non aveva alcuna correlazione con Dei Ellenici o Egizi di cui andava di “moda” l’interpretatio e ciò aveva una ragione: i Romani pensavano che Giano fosse il vero e proprio Nume Tutelare del proprio Calendario e di tutto l’impianto Giuridico-Religioso romano, sicchè per queste ragioni Ovidio ci può dire  “nam tibi par nullum graecia numen habet”; per cui sappiamo che Egli è il Re d’Italia e che proviene dalla primeva Età dell’Oro, quando l’Indifferenziato diviene specificato nelle sue funzioni e nei suoi tempi sacri di lavoro, di guerra, di culto religioso in armonia con la natura e con gli astri. Giano infatti è il sigillo dell’apertura e chiusura del circolo del Tempo, in una concezione ovviamente non lineare e neppure progressiva ma circolare e ciclica. Nei dodici mesi egli apre e chiude le porte dell’anno e viene invocato per celebrare il vero e proprio Capodanno nel primo mese dell’anno che è Janua-rius, il mese della Porta sacra e dell’entrata del Tempo in una nuova ripetizione cronologicae. Nei riti si invoca Giano per qualsiasi attività si debba iniziare perché Egli è a sigillo di ciò che inizia, il Dio degli Inizi quindi Colui che ci può introdurre in una situazione, in una casa, in una celebrazione religiosa, in una attività anche profana. Giano è il Custode delle Porte del Tempo, le apre e le chiude con le chiavi sacre, le chiavi di Oro e Argento di cui tanto si discuterà, in ambiti più tradizionalisti, in merito alla appropriazione più o meno indebita operata dal mondo galileo e dalla struttura politica del Vaticano il quale ne ha adoprato i simboli in modo occulto nel suo stemma istituzionale. Le famose chiavi di San Pietro che, in modo neppure tanto velato, alludono alla custodia di un patrimonio sacro e alla apertura e chiusura delle porte del loro paradiso da parte di Pietro l’Apostolo di Gesù Cristo. Ovviamente non stiamo a entrare nel merito della nota diatriba in ambito tradizionalista di questo simbolismo che vede contrapposto il fronte di chi vede in questa simbologia una evidente continuità tradizionale e di chi ne vede invece la contraffazione o anche di chi giudica solo superficiale l’analogia dato che per alcuni Giano ha in mano una sola chiave che apre e chiude e non due. Ma di certo c’è che nel mondo Romano il Tempio di Giano era una sorta di presidio divino a guardia del tempo sacro, dei suoi ritmi tradizionali e anche delle sue attività più specifiche, vedi la Guerra e la Pace, ad esempio ma qualsiasi diade di espansione-contrazione, azione-reazione, lavoro-riposo, ciclo crescente solare-ciclo decrescente solare etc. Quindi abbiamo un Ianus Patulcius che apre e un Ianus Clusius che chiude.

Il Dio Giano infatti è un Dio doppio per via della sua iconografia: due sarebbero le chiavi che usa ma anche due i volti e spesso si associa alla sua Icona anche l’ascia bipenne con due lame uguali e contrapposte, tenute insieme da un’asse fisso o anche immaginario come quello che separa e unisce le due porte del suo Tempio o anche le due teste del suo volto.

Infatti sappiamo che Giano era rappresentato come un Volto bifronte, a volte con aspetto maschile-femminile i quali potrebbero figurare come una simbologia di tipo alchimico rispetto alla Natura dell’Uomo che racchiude entrambe le polarità e le essenze, ma non solo l’uomo ma qualsiasi cosa della nostra natura: Ianus così diventa un Simbolo dell’Essere stesso e della sua polarizzazione. Ma è anche il Sigillo dell’Ordine che delimita tempi e modi dell’azione umana secondo le direttive indisponibili di Juppiter che è l’Ordinatore, il progetto della Vita e la Legge che conforma in modo logico ed equilibrato “tutte le cose visibili e invisibili”, parafrasando la nota preghiera cristiana di sicura origine “altra”. Sicchè Ianus diventa il Custode del Tempo e della regolarità del progetto di Juppiter e Colui che impedice l’arbitrarietà dell’azione rituale e profana nei vari campi del nostro vivere, il Custode dell’Ordine cui tutti ci dobbiamo adeguare per vivere in maniera corretta il ciclo che abbiamo a disposizione nei tempi e modi giusti. NON stupisce quindi che il Nuovo Corso di Augusto e la sua Auctoritas siano propiziati dal recupero di Ianus e sotto il segno di Ianus-Quirinus: il Giano delle opere e delle attività concrete e della propiziazione alla prosperità ed alla “Felicità” di tutto ciò che si sarebbe dovuto iniziare e concludere nel migliore dei modi. Ad ogni modo vi son aspetti arcani di questo Dio legati ai cicli naturali e agli stessi Solstizi, per questo si parla di Porte dell’anno con i passaggi del Sole nelle fasi specifiche di Solstizio di Inverno e di Estate e quindi di un ciclo temporale e di potenze che agiscono sotto il dominio di Giano che le incardina al suo Tempo sacro, ma ricordiamo anche che, cosa importante in questa sede e spesso non compiutamente ricordata, questo Dio tutela anche vari luoghi della Penisola. Giano risulta esistente nella toponomastica e nella denominazione di alcuni luoghi in varie regioni, a tutela, pare certo, di: porti, laghi, montagne e grotte ma anche di campi coltivati, terreni adibiti a pascolo, le stesse case. Giano quindi va visto non solo come Axis Mundi e in funzioni di Orologio Cosmico ma anche di funzioni ben delimitate e ordinatrici della nostra vita umana e negli spazi che noi occupiamo e delimitiamo. Possiamo definirlo anche il Dio del Limite? Assolutamente si, il Dio dei Limina, dei confini, della misura di ciò che si fa e del lavoro dei campi e nei campi. Giano è un Dio antico, arcaico ma anche molto riconoscibile nelle moderne necessità dato che ogni qual volta si parla di definire un confine ed un termine da vigilare si parla di Giano e anche questo non è ignoto alla toponomastica che ci indica, in alcune regioni, le attività che lo avrebbero visto come Nume Tutelare. Giano è a guardia dei confini, non dobbiamo aver tema di errori a definirlo in tal modo, quindi da Dio prettamente simbolico e occultato diventa una figura manifestamente attiva e partecipe della vita degli antichi Gentili Italici che ne avevano diffuso il culto in molte aree agricole ma anche a delimitazione di aree selvagge a mò di divisione tra il mondo selvatico ed il mondo degli uomini e delle relative attività umane. In una concezione totalmente organica di Tempo, Spazio e attività umane non stupisce che il Dio Giano sia un sigillo di confini intercittadini o naturali ma anche del sacro confine (Limes) che vede l’Italia intera giurare per Augusto e rimettere nelle mani di Augusto il fato della penisola e dei suoi popoli ora unificati in una onorevole e bene ordinata Repubblica dalle Alpi a tutte le coste girando per la Penisola e tornando alla Regione Istriana partendo dal famoso Faro dell’attuale zona di Montecarlo. Pare certo, analizzando i cippi confinari del periodo che tutta l’operazione fu giuridica e religiosa e che vide trasporsi la figura dell’Augustus Octavianus alla figura di un contadino che delimita dei confini per stabilire una Patria Potestas su un terreno e poterlo poi coltivare con tutti i crismi della sacralità e degli auspici favorevoli. Questa attività di conduzione e di coltura erano posti sotto il segno di varie Divinità ma la prima di esse, nella serie dei Numi chiamati a soccorso e a tutela della propria azione rituale e politica, era proprio Giano con funzioni Augustee. Prova ne sia la citazione del Dio nei fasti di Ovidio in cui si specifica che sotto il suo segno le attività rendono l’anno propizio per attività produttive anche sotto il profilo della volontà di trasformazione di qualcosa: sotto il segno di Giano l’anno e l’azione che si inizia va a termine nella direzione di un compimento di un Opus, di un’opera di realizzazione e non di una semplice inerzia (iners annus) che vede una qualsiasi azione come una semplice e meccanicistica operazione di sopravvivenza. Augusto diventa Rex come Giano è un Rex a tutti gli effetti e Augusto cosa fa? Produce un’Opera di costruzione giuridico-religiosa e solca dei confini sacri che dovranno essere accompagnati dalla propiziazione a Giano perché essi diventino come un campo coltivato con un  confine ben precisato e un’attività di ordinamento delle vere opere da svolgere: si crea una Nazione anzi si riconosce una Nazione che non è più un semplice agglomerato tribale ma diventa altresì un vero e proprio terreno fecondato dall’azione rituale e dal lavoro fisico e spirituale del Re e Augure e quindi dotato di possibilità di “augere” e di comando. Ianus così esplica in toto le sue funzioni di passaggio da uno stato di quiete e di stasi ad uno stato di operosità e di cambiamento, in questa maniera secondo noi del mondo della tradizione romano-italiana, si esplica il più puro simbolo della funzione Januale di sigillo degli initia e di passaggio di stato materiale oltreché, aspetto molto più conosciuto e palese, temporale e cosmico.

Giano diventa un suffisso di ogni operazione sacra e quindi di ogni Opus in ambito spirituale ma anche materiale e fisico, Janus presiede il nostro iniziare una pratica religiosa e mette sotto la giusta luce della Pietas anche le azioni profane purché, ovviamente, conformi allo Jus ed al Mos Maiorum.

Stefano Sogari

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