Il terremoto dei Simboli

img-20170118-wa0052di Giuliana Poli

Fonte: Ereticamente

Stiamo vivendo un periodo di sconvolgimenti climatici evidenti al centro dell’Italia, terremoti, ghiaccio, lutti, con conseguente dolore per gli abitanti del posto. In questi giorni si sono verificate altre quattro scosse potenti tra Abruzzo e Marche con altri crolli di beni culturali d’inestimabile valore. Quel che è saltato agli occhi fin da subito è che questi terremoti saranno ricordati per i morti, tante creature e giovani coppie in villeggiature dai nonni e parenti, anziani veri: pazienti e saggi, ma saranno ricordati anche per la distruzione di chiese antichissime, testimoni di una geografia sacra presente sul territorio fin dai primordi del tempo. Sto parlando del “cerchio magico” protetto dalla Regina Sibilla che nonostante l’intensità degli eventi sismici e il dramma delle popolazioni, lì, nel Suo circondario, nella terra santa, (perché i luoghi non sono tutti uguali) non ha causato nessuna vittima, ma distrutto dei simboli.

Gli elementi della Natura avevano avvertito da tempo, ma in questo mondo moderno abbiamo perso l’importanza del segno e del simbolo, non siamo attenti al “monstrum”, il linguaggio divino che ogni giorno si manifesta. Tra le tante chiese crollate o seriamente danneggiate parlerò in questo articolo di Santa Maria delle Sibille o in Pantano, una chiesa ormai sbriciolata. Nel 2009 uscii con il mio primo libro: l’Antro della Sibilla e le sue Sette Sorelle, dove feci uno studio profondo del territorio e di quelle chiese, a tal proposito ricordiamo la Storia delle sette Sorelle che raccolsi da un’anziana del posto:

La storia delle Sette Sorelle

“C’era un signore che aveva sette figlie e gli sono uscite tutte sante, ed hanno fatto: Santa Maria in Pantano, una a Pistrino, il Monte, Santa Maria in Lapide, la Madonna dell’Ambro… La più importante è Santa Maria in Pantano, la prima delle sette femmine; sotto c’è una fontana e per questo che l’hanno chiamata santa, per via di queste sorelle sante”.

Fu proprio questo verso che mi accese l’idea che forse intorno al Monte Sibilla ci fossero sette chiese, una per ogni fonte di energia, disposte in modo da riprodurre in terra la Costellazione della Vergine celeste nei sei mesi di Primavera e di Estate e della Costellazione di Orione (seconda edizione del mio libro L’Antro della Sibilla e le Sue Sette Sorelle) in Autunno e Inverno.

La chiesa si racconta che fu costruita nell’VIII secolo nelle adiacenze di un corso d’acqua, come tutti i templi sacri del resto.

Nella Storia, in effetti molta importanza ha questa chiesa. All’interno dietro l’abside c’era una parete di pietra nera, dove le donne vi strofinavano il corpo girando su se stesse, per trovare marito, per avere figli o abbondanza nel raccolto.

Questo muro sorgeva proprio sopra la fonte dove mi hanno raccontato sgorgava l’acqua benedetta, altre testimonianze mi hanno riferito che l’acqua sorgeva sotto la statua della Madonna promanante dalla fonte santa collocata un po’ più in basso, nelle adiacenze della chiesa. Probabilmente quella pietra nera che dall’ultimo restauro non era più evidente in quanto ricoperta di cemento (sic!) era un meteorite proveniente dalle alte sfere celesti dove ogni cosa è rarefatta, spirituale e sacra.

Si pensi alla dèa Cibele, che era onorata attraverso una pietra nera che si diceva fosse caduta dal cielo, divenendo in tal modo simulacro della dèa, ovvero la materializzazione in terra della Grande Madre Celeste. Molto profondo il rito che si officiava delle sette vergini: un’anziana mi ha raccontato che

“donne vestite di nero (le sapienti, la materia oscura) si mettevano in ginocchio e pregavano partendo da fuori della chiesa, entravano, sempre in ginocchio, facevano il giro dell’altare per poi dirigersi dietro l’abside, dove c’era il muro santo (vortice dell’Universo) per chiedere una grazia, si mandavano anche a pregare sette vergini vestite di bianco (nuova stella) che dovevano intraprendere sempre in ginocchio lo stesso percorso, recitandola preghiera “Madonna bella bella/ siete vergine e zitella / una campanella d’oro tutti gli angeli la sonano / Madonna bella mia dacci il perdono.”

In questa preghiera che ovviamente non è officiata in chiesa c’è un grande sapere, ma ne parleremo un’altra volta comunque è molto probabile che queste donne replicassero fideisticamente una ritualità misterica pre-cristiana rappresentata simbolicamente da un cerchio seguito da un percorso più interno (ovvero l’abside dov’è il muro santo), per raggiungere livelli spirituali più profondi. (Altre notizie le troverete nel libro omonimo).

Anticamente Santa Maria delle Sibille rappresentò un cenobio. Federico II, con un rescritto al vescovo di Ascoli, Nicola I, spedito dall’assedio di Celano nell’aprile del 1223, prende sotto la sua protezione, la “granciamde Pantano” (la Grancia di Pantano), ricordata nel diploma concesso da Federico II a Margherita, badessa del monastero ascolano dei SS. Matteo e Antonio di Campo Parignano. All’interno della Chiesa erano disegnate quattro Sibille: la Frigia, la Delfica, l’Ellespontica e l’Agrippa, assieme ai profeti Mosè, Davide, Geremia e Salomone.

Vicino le Sibille poi era rappresentata una natività. Interessante questo aspetto poiché nel crollo della chiesa causato dal terremoto, l’unico frammento rimasto leggibile ad intatto è stato quello del bambinello con il bue ed asinello. Posso affermare che lo stesso è accaduto a me: il terremoto ha rotto una mia Madonnina e l’unico frammento rimasto è il bambinello. Considerata l’immagine della Sibilla fotografata parecchi mesi fa sul Monte Sibilla dove appare riflessa sul monte un’ombra con il viso di donna che urla straziata, ho cominciato a chiedermi il perché di tutto questo, cosa ci volesse trasmettere questa serie di messaggi. Abbiamo visto come i terremoti sono iniziati il 24 di agosto e stanno continuando ora che siamo nel pieno dei mesi dedicati ad Orione che rappresenta l’Energia in potenza dove la materia primitiva (Vergine nera) diventa “semenza”.  La terra chiusa in sé stessa riceve gli influssi e il massimo energetico degli elementi cosmici, dal buio del macrocosmo al buio del microcosmo. Nel Solstizio d’Inverno si festeggia la genesi e la rinascita della vita dopo la morte. La Costellazione di Orione è limbo di una rosa che nasconde i suoi arcani, è l’aspetto guerriero della Madre che uccide il toro la parte maschile di Sé che insegue le “sette sorelle”, le Pleiadi del macrocosmo, i sette chakra del microcosmo umano. La madre si scompone in sette (elementi), dal settimo al primo chakra.

Il toro celeste, nella sua costellazione, rappresenta l’energia primordiale al pari di Dioniso. È l’animale sacro della divinità lunare che in età arcaica era maschile. Anche in Egitto il toro era chiamato dagli egizi “figlio di sua madre” in quanto, dopo la sua discesa negli inferi notturni, rinasceva dalla dèa Nut, una vacca col corpo tempestato di stelle. Orione è la rielaborazione greca di una figura mitologica sumera, Uru-Anna (la “Luce del cielo”) conosciuta anche come Tammuz. E’ la Giustizia (Ekate/Mithra/Michele) che con la sua spada uccide il toro celeste facendolo in sette pezzi, come Dioniso o Osiride (nel mito uccisi e smembrati in sette parti), per farlo poi rinascere. Nel mito Orione uccide il toro, esattamente quel che fa Mithra, dal quale sgorgherà il “latte” e il “sangue”, il liquido e la semenza. Anche San Michele al pari di Mithra è legato alla figura di Orione. A Pavia, nella nota Basilica romanica a lui dedicata, la figura di San Michele è connessa alla sacralità del regno, all’investitura sacra del potere politico (tutti i re Longobardi, per ultimo Federico Barbarossa, furono investiti in questo tempio), al culto dei morti e del trapasso delle anime. L’Arcangelo Michele aveva quindi una doppia funzione: quella di psicopompo nella duplice porta: o all’inferno o tra i beati. La Costellazione di Orione quindi è l’altro periodo del tempo ciclico della Madre successivo a quello della Costellazione della Vergine. Questo periodo è caratterizzato dalla riunione dei tre aspetti femminili che costituiscono la Cintura di Orione.

Le tre stelle della Costellazione rappresentano l’evoluzione della madre e quindi dell’umano che promana da Lei, i tre percorsi iniziatici che portano alla rinascita. Quindi, se è ormai accreditata l’ipotesi per cui in Egitto le tre piramidi di Giza riproducano in terra la Costellazione di Orione, le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino sono i tre livelli del percorso iniziatico dalla vita, morte/passaggio e rinascita, delle Tre in Una: la dèa Iside. Nei Monti Sibillini questi tre passaggi sono la Madonna della Cona (morte) Santa Maria in Casalicchio (vita) e Santa Maria delle Sibille (rinascita). Ora le chiese crollate durante il terremoto sono proprio Santa Maria della Cona (Il suo nome, Cona, d’origine longobarda deriva da Konigin ovvero Regina e aveva una croce templare all’ingresso) e Santa Maria delle Sibille o Pantano. Cosa significa? Che l’urlo straziato della Madre è un nuovo parto, un ritorno all’origine e lo si evince dalla figura dell’orsa che appare dietro il suo volto. È il caos che precede un nuovo ordine (il bambinello): una nuova “venuta”.

In questa Hybris che stiamo vivendo dove l’ingiustizia impera… Tutto trema, stanno crollando sotto i nostri occhi i rifugi del tempo.  All’improvviso la mano divina che tutto crea e cancella sembra dire: è ora di ricostruire il principio spirituale che ha dato origine al fervore interiore che ha permesso la costruzione di architetture simboliche dall’alta sapienzialità. È ora di rilanciare quel sasso che cadendo nell’acqua genera ulteriori linee d’onda. È il momento del nuovo zero che è uno spazio dal quale tutto si ricrea. Quindi è importante ricostruire i vecchi templi ma comunque in quel luogo dovremo sempre continuare ad andare, perché sono luoghi sacri legati alla genesi (vedi Le Figlie del Sole il mio secondo volume sula Sibilla) e perché ora sul piano energetico posso affermare che sono più potenti di prima, più puri, rinati. Quando per esempio ad Efeso scoprirono la Casa di Maria, scavarono poiché da sempre in quel luogo le donne continuavano a recarsi in pellegrinaggio e a raccogliersi in preghiera estatica. Pertanto è necessario tornare nei luoghi sacri e ricostruire dentro di Sé o accrescere ancor di più quel senso di aristocrazia spirituale e di vera Coscienza che generarono magnificenze ed Arte sublime. Il bambino è simbolo del cambiamento di stato legato alla Giustizia (incarnata dalla Sibilla)in fondo il momento della nascita è anche della morte, il bue rappresenta il senso di scomposizione e sacrificio e alle origini (pensiamo che il toro è simbolo delle nostre origini italiche, molto più antiche di quel che pensiamo)e l’asinello è simbolo della materia grezza che deve subire un graduale processo di trasformazione affinché si possa portare ad un livello di  coscienza Superiore (il bambino appena nato che deve crescere). L’asino è la sapienza celata, il seme che giace nascosto che come il nostro Fuoco interiore vuole essere riportato in superficie. E’ la pietra filosofale, il segreto del fuoco che da materia grezza si trasmuta e si trasforma in oro… Credo che la Terra della Sibilla si sentisse un po’ vecchia ed è per questo che ha voluto rigenerarsi, è tornata bambina ed ha bisogno di ricominciare ad evolvere in modo nuovo, poiché tutto cambia l’unica cosa che non cambia è che tutto cambia. Si ritorna sempre all’origine ma in maniera sempre nuova. Questo è il momento buono per dare forza alla Luce dentro di noi più pura che crea un nuovo PENSIERO.

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