Virgo Pariturae

akg2034374La cattedrale di Chartres sorge su un luogo con una particolare conformazione geologica, poiché si tratta di un poggio di granito situato in una piana di pietra calcarea: siamo in presenza di una polarità calcare-granito, presente tra l’altro in altri luoghi sacri, come Carnac e Stonehenge.

Infatti camminando sul calcare sentiamo più fatica, come se il corpo fosse appesantito da una maggior forza di gravità, mentre camminare sul granito rinfresca e rivitalizza: la caratteristica del calcare, polarizzato verso il basso, è quella della concentrazione, mentre quella del granito, polarizzato verso l’alto, è l’espansione. Grazie al contrasto di queste correnti che agiscono geomanticamente si creano, non solo a Chartres ma in molti luoghi sacri, le condizioni per riunire le forze celesti e terrestri.

Gli abitanti di quella zona, come in tutta l’Europa centrale, erano i Celti, e i loro sacerdoti, i Druidi, erano ben consapevoli delle caratteristiche di quel luogo, e vi fondarono un loro luogo di culto, almeno un migliaio di anni prima di Cristo.

Sulla collina della futura cattedrale, i costruttori megalitici all’interno di un tumulo, avevano in tempi remoti innalzato un grande dolmen dentro il quale si credeva riposasse una potente energia risanatrice, proveniente dalle correnti telluriche, dalla Madre Terra. Il dolmen incorporava un punto del suolo particolarmente attivo, un’importante fertile fonte di energia emanante dalla terra.

Le correnti telluriche montavano e si affievolivano secondo le stagioni, e rivitalizzavano chiunque ne venisse in contatto. In virtù del potere magico della zona i Druidi, scavarono vicino al dolmen un pozzo e tutta l’area che comprendeva il dolmen, il tumulo e il pozzo incominciò allora a essere venerata come sacra.

Analizzando le fonti storiche in nostro possesso su quel luogo, troviamo prima di tutto i commenti incontestabili di Giulio Cesare, che, nonostante la sua attività dispotica nella Gallia, era un grande ammiratore dei Druidi e un acuto osservatore dei loro usi; egli, nei Commentari de bello Gallico (50 a.C.), ci riferisce: “In una certa epoca dell’anno, essi si riuniscono in un luogo consacrato del paese dei Carnuti che viene considerato come il centro di tutta la Gallia.” (VI, 13). Ebbene la capitale dei Carnuti era l’antica Autricum, odierna Chartres.

  1. Cesare c’informa anche di un bosco sacro sulla collina di Chartres, dove i Druidi erano soliti riunirvisi per onorare periodicamente un dio boschivo chiamato Carnutum, e la dea Belisama (dea del Fuoco), la compagna di Belanu o Belenus.

Oltre le informazioni di Giulio Cesare esiste una dettagliata ricerca storica fatta nella metà del XVII secolo da Jean-Baptiste Souchet, Canonico di Notre-Dame de Chartres autore di quattro volumi “Histoire du Diocèse et de la ville de Chartres”, risultato di un’intensa e imparziale ricerca, basata non solo sulla testimonianza di Cesare, ma su quello che aveva trovato nell’archivio storico reale dei documenti custoditi nella Cattedrale.

Souchet ci informa che: “Una volta c’era un bosco sacro sulla cima della collina, dove ora sorge Chartres. Secoli prima la collina era conosciuta come Carnute dove i Druidi svolgevano le loro cerimonie. Un vecchio pozzo dietro la cattedrale si ritiene sia stato usato dai Druidi a fini di divinazione, i quali studiarono il gorgogliare dell’acqua quando era stata vigorosamente agitata da un’asta di quercia.”

E ancora Souchet: “…la cattedrale fu innalzata nel punto più elevato dell’altura, dove in tempi antichi si riunivano i Druidi a praticare i loro sacrifici e le loro devozioni. Lì si trovavano il santuario della dea e la sede del loro massimo tribunale. Lì s’incontravano gli ambienti più carichi di energie della terra. In una parola lì era situato il Grande centro del druidismo della Gallia”.

Stando a un libro del 1609, scritto da un avvocato di nome Sebastian Rouillard, molto tempo prima l’invasione dei Romani guidati da G. Cesare, una visione profetica informò i Druidi che una “Vergine “stava per dare alla luce un Dio, e allora nel luogo sacro dei loro riti eressero un altare in suo onore, all’interno di una grotta nascosta nella foresta. Intagliarono in un tronco di pero una statua di una “vergine “con bambino seduto sulle ginocchia e la collocarono in una nicchia vicino al pozzo e alla fonte energetica sotto il dolmen, e la battezzarono “Vergine Sotterranea “. In seguito l’iscrizione fu modificata in “Virgini Pariturae “la Vergine che partorirà un bambino.

Annerita dal tempo, la scultura verrà chiamata in seguito la Vergine Nera, e la sua nicchia diventerà “la grotta dei Druidi”. Da quel momento questo luogo con la statua diede origine a continui pellegrinaggi e a un vero e proprio culto.

Questo della visione dei Druidi è un avvenimento molto interessante perché Steiner nei cicli in cui parla dei misteri di Ibernia, dei misteri d’Irlanda, ci dice che i Celti hanno vissuto l’evento del Golgota senza nessuna informazione o collegamento esteriore, ma lo hanno vissuto interiormente.  Egli scrive “Senza che alcuna notizia ne fosse pervenuta per via umana, senza alcun collegamento esteriore, si apprese per via chiaroveggente il fatto del mistero del Golgota nel momento stesso in cui esso si compì tragicamente. Proprio mentre in Palestina quell’evento grandioso si compiva nella sua realtà fisica esteriore, nei misteri di Ibernia venivano celebrati atti di culto mediante i quali apparve nella luce astrale un’immagine vivente del mistero del Golgota”. Cioè, questi iniziati Celti, per via esoterica, per via interiore, percepirono quello che si compiva a migliaia di chilometri di distanza comprendendo che si trattava di qualcosa di molto potente: quindi hanno materializzato la loro visione profetica tramite la statua intagliata nel legno.

Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, nel III secolo, trovarono la scultura della Vergine con Bambino, ormai annerita dal tempo e situata in una grotta, e rimasero stupiti e meravigliati di trovare in quel luogo uno dei simboli più importanti della loro religione, e se ne appropriarono iniziando ad adorarla come la Vergine Nera. Prima di essi, generazioni e generazioni di Celti si erano raccolte nella grotta, dove regnava questa Vergine Madre, e che veniva venerata quale divinità Belisama.

I Cristiani ebbero una gran venerazione per questa Vergine e continuarono a chiamare la caverna dove era situata la statua “La grotta druidica “, e il pozzo che si trovava di fianco alla grotta “il Pozzo dei Forti”, vecchio di secoli e di cui non si conosceva più l’origine. Le genti del luogo vennero forzatamente convertite al cristianesimo, sostituendo le divinità dei Druidi con i simboli dei cristiani; inoltre la foresta sacra dei Druidi fu cancellata e rasa al suolo dal nuovo potere temporale e religioso.

Quando nel quarto secolo, l’imperatore Costantino diede ampio potere ai vescovi della nuova religione, i nuovi evangelizzatori per non perdere il fervore religioso delle popolazioni autoctone, si sforzarono di trasformare i luoghi sacri delle religioni pagane a loro vantaggio utilizzandoli come base per loro prime chiese cristiane.

Sul pozzo sacro dei Druidi venne quindi costruita una chiesa che fu consacrata alla Madonna Nera: nei secoli successivi la chiesa venne distrutta e ricostruita per ben 6 volte: l’ultima, indiscusso trionfo del gotico e costruita in 60 anni, possiamo ancora ammirarla oggi. La Vergine Nera appare, per la prima volta nella storia, sulla facciata di questa chiesa, e, come ben documentato, questo rituale si è poi diffuso a macchia d’olio su cattedrali e chiese, prima di Francia e poi di tutta Europa.

 

Fonte: Vincenzo Pisciuneri

 

Elaborazione: Abraxas

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