Magia naturale e divina: Cornelio Agrippa

di Stefano Mayorca

Fonte: Ereticamente

 

Nel panorama magico, così controverso e non sempre facile da penetrare, una figura ammantata di mistero e ancora oggi avvolta da una fitta nebbia di segreti ha calcato il terreno sacro dei Veri. La sua personalità e le sue conoscenze lo hanno reso immortale. Stiamo parlando del celebre occultista Cornelio Agrippa. Secondo una leggenda che lo riguarda, egli era in grado di evocare delle apparizioni. Il fatto è riportato da Sir Walter Scott che, a quanto pare, fu testimone dell’evento prodigioso:

“Un giorno, Henry Howard, conte di Surrey, distinto poeta della corte di Enrico VIII, che piangeva la morte dell’amata consorte, la bella Geraldina, figlia di Lord Kildare, aveva dovuto ad una evocazione di Cornelio Agrippa la consolazione di rivedere quella che aveva perduto; il mago l’aveva fatta apparire al suo occhio in uno specchio incantato”.

Nel VI capitolo della sua magistrale opera, il De Occulta Philosophia (la Filosofia Occulta), Agrippa descrive l’uso degli specchi magici confermando la sua abilità in questa difficile arte:

“…Plotino ci insegna anche il modo con cui gli oggetti, sia spirituali che corporali, producono certe emanazioni, per esempio per influenza dei corpi sui corpi, e come tali emanazioni si fortifichino nell’aria e si presentino e si mostrino ai nostri sensi e ai nostri occhi, tanto per mezzo della luce che del moto. Così noi vediamo, quando spira il vento di mezzogiorno, l’aria condensarsi in lievi nubi in cui, come in uno specchio, si riflettono immagini lontanissime di castelli, di montagne, di cavalli e d’uomini, immagini che svaniscono a misura che le nubi si disperdono nella lontananza. Riguardo alle meteore, Aristotile dimostra che l’arcobaleno si forma per riverbero su una nuvola, in qualche modo come in uno specchio. E Alberto il Grande dice che le immagini dei corpi possono formarsi facilmente nell’aria che è umida, nel modo istesso che le immagini delle cose sono nelle cose. Racconta altresì Aristotile d’un uomo debole di vista a cui l’aria serviva da specchio; il suo raggio visuale si rifletteva sopra lui, senza ch’egli giungesse a rendersi conto del fenomeno, e gli sembrava scorgere la propria ombra precederlo. Nello stesso modo si possono trasmettere nell’aria ogni sorta di immagini, per quanto lontane, a mezzo di certi specchi e fuori di questi specchi, immagini che dagli ignoranti sono reputate figure di demoni o di spiriti, abbenché non sieno in effetti che immagini inanimate di cose vicine. È anche noto che praticando in un luogo oscuro un piccolo forellino attraverso al quale possa filtrare un raggio di Sole, e sottoponendo al fascio luminoso un foglio di carta bianca o uno specchio, si rende visibile sul foglio o sullo specchio quanto avviene all’esterno. Effetto ancora più meraviglioso, sebbene noto a pochi, si ottiene dipingendo un’immagine o scrivendo parole e esponendole di notte, con tempo sereno e con la Luna piena, ai raggi della Luna. Le immagini, moltiplicatesi nell’aria, tratte in alto e riflesse insieme ai raggi lunari, saranno attraverso grandi distanze da un altro conscio della cosa vedute lette e conosciute nel disco o circolo della Luna; il quale artificio è utilissimo per comunicare secreti alla città e paesi assediati e una volta era praticato da Pitagora, ed ancora oggi da alcuni, e parimente a me non è ignoto”. Queste le profonde conoscenze di Agrippa sulla riflessione ottica e magica. La Filosofia Occulta alla quale il sapiente allude è la Magia, termine già discreditato ai tempi del grande iniziato. Attualmente il discredito è egualmente presente, se non ancora maggiore, agli occhi dei cosiddetti profani, persone che ignorano il senso più riposto di tale Scienza. Essi sostengono erroneamente che la magia non è altro che una sciocca superstizione medievale ormai superata. A riguardo Agrippa scriveva: “Gli egiziani hanno chiamato la natura maga, vale a dire forza magica, perché essa attira le cose simili per mezzo delle cose simili e le cose convenienti per mezzo delle cose convenienti. La Magia è la vera scienza, la filosofia più elevata e perfetta, in una parola la perfezione ed il compimento di tutte le scienze naturali, perché tutta la filosofia regolare si divide in fisica, matematica e teologia… perché non vi può essere alcuna opera perfetta di magia, e neppure di vera magia che non racchiuda tutte e tre queste facoltà; e chiunque vuole operare in magia è necessario sappia e conosca le proprietà della sua propria anima, la sua virtù, misura, ordine e grado nella potenza dell’universo stesso. Il mago fa le invocazioni per mezzo della parola, non fa altro che operare per mezzo delle forze stesse della natura, perché le varie parti del mondo si attirano naturalmente a vicenda e reagiscono scambievolmente le une sulle altre, e il mago, invocando per mezzo delle parole, opera per mezzo delle forze atte della natura, conducendo certe cose per l’amore dell’una all’altra o attirandole a causa del susseguirsi di una cosa con l’altra, o respingendole a causa dell’antipatia di una cosa con l’altra, seguendo la contrarietà, e differenza delle cose e la moltitudine delle virtù”.

AGRIPPA: LA VITA DI UN MAGO, SAPIENTE E INIZIATO

Enrico, o Arrigo Cornelio Agrippa (in francese Henri Corneille Agrippa), nacque a Colonia il 14 settembre del 1486. A quanto consta, Corneille è il nome francesizzato della famiglia di Agrippa ed il vero nome sarebbe Cornèlis. Agrippa fu un nome assunto dal padre del magista e conservato dai figli e, come si evince, tratto dall’antico nome della città: Colonia Agrippina. Il mago di Colonia sosteneva di avere origini nobili, cosa mai veramente provata. Infatti, a un certo punto della sua vita, si faceva chiamare: Henricus Cornelius Agrippa ab Nettesheym, titolo nobiliare che ritroviamo impresso anche nel frontespizio di alcune sue opere, nelle edizioni di quel tempo. Nettesheyn risulta essere un piccolo villaggio sito a settentrione di Colonia, presso Neuss, in provincia di Düsseldorf. Secondo quanto testimoniato dallo stesso Agrippa, fu suo padre ad iniziarlo alle dottrine occulte, insegnandogli i primi rudimenti della scienza astrologica. Studiò nelle scuole pubbliche della sua città pervenendo al grado di maitre-ès-arts, che attestava una certa conoscenza da parte del futuro iniziato delle sette arti liberali. Conseguito questo traguardo, all’età di vent’anni si trasferì a Parigi per frequentare l’università. Qui si concretò la sua grande preparazione, erudizione e versatilità nei diversi campi dello scibile umano e la sua straordinaria abilità nell’ambito delle dottrine occulte e della magia pratica. Nel contesto universitario, assieme ad un nutrito numero di studenti compì sperimentazioni in campo alchimico e fece la conoscenza di un certo Landolfo, con il quale fondò una società occulta di cui Agrippa divenne il capo indiscusso. Insieme a Landolfo visse una vita avventurosa, che lo portò a combattere al seguito delle truppe del re di Aragona. L’attività esoterica del mago di Colonia proseguì, e più tardi, tornato in patria, iniziò a divulgare le scienze ermetiche. In seguito, nella città di Dole, portò avanti la diffusione e l’insegnamento legati a una celebre opera di Johannes Reuchlin, il quale si rifaceva a Pico della Mirandola e alla filosofia pitagorica il De Verbo Mirifico (1494). Fu il vicecancelliere dell’Università di Dole a invitarlo, con lo scopo di leggere e spiegare il De Verbo Mirifico ai suoi studenti. Ma, come sovente avviene a chi porta avanti una missione di ordine iniziatico, Cornelio Agrippa fu perseguitato dalla Chiesa, e precisamente da un francescano appartenente a un convento situato nei dintorni di Dole, un certo Jean Catilinet, che lo accusava di eresia. Durante la Quaresima del 1510, a Gand, nel corso di una predica infuocata il frate attaccò con forza il grande occultista, dichiarando che aveva osato introdurre nelle scuole la dottrina proibita e condannata della Cabala e di avere sottomesso i testi delle Sacre Scritture al Talmud: “Agrippa è un eretico ebraizzante”. Nonostante il carattere combattivo che lo contraddistingueva, Agrippa preferì partire per l’Inghilterra. Da qui scrisse una missiva tagliente al frate che fu pubblicata una prima volta nel 1529, e successivamente nel 1532, con la seguente intestazione: HENRICI CORNELII AGRIPPAE EXPOSTULATIO SUPER EXPOSITIONE SUA IN LIBRO DE VERBO MIRIFICO CUM JOANNE CATILINETI FRATRUM FRANCISCANORUM PER BURGUNDIAM PROVINCIALI MINISTRO, SACRAE THEOLOGIAE DOCTORI. Nello scritto, l’occultista rinfacciò a Catilinet di essersi comportato in modo poco consono ai precetti dell’Evangelo, dimostrando la sua totale ignoranza in fatto di Cabala e di scienza ebraica. In un passo della lettera si legge: “Quando anche fosse vero che un adolescente di ventitré anni avesse avanzato qualche proposizione imprudente e meritasse di essere ripreso, questo andava fatto in altro e più pio e cristiano modo che tu non hai tentato, tu che stando al convento di Gray avevi occasione di venire a Dole; perché non sei venuto a trovarmi, perché non mi hai parlato faccia a faccia, e sei andato a suscitare il malanimo contro di me a 200 miglia di distanza?”. Agrippa viaggiò molto, girò l’Europa, ma lo spazio non ci consente di approfondire ulteriormente le sue peripezie. In ogni caso, la sua acredine con le istituzioni religiose durò per l’intera esistenza ed egli fu perseguitato a lungo.

DE OCCULTA PHILOSOPHIA

Durante il suo soggiorno a Dole, Agrippa lavorò al De Occulta Philosophia portando a termine i primi due libri, che spedi in visione all’Abate Tritemio con il quale, più avanti, incominciò una fitta corrispondenza e uno scambio di carteggio. Nel primo libro dedicato alla magia naturale, Agrippa spiegava: “Come v’hanno tre sorta di mondi, l’Elementale, il Celeste e l’Intellettuale, e come ogni cosa inferiore è governata dalla sua superiore e ne riceve le influenze, in modo che l’Archetipo stesso e Operatore sovrano ci comunica le virtù della sua onnipotenza a mezzo degli angeli dei cieli, delle stelle, degli elementi, degli animali, delle piante, dei metalli e delle pietre, cose tutte create per essere da noi usate; così, non senza fondamento, i Magi credono che noi possiamo agevolmente risalire gli stessi gradini, penetrare successivamente in ciascuno di tali mondi e giungere sino al mondo archetipo animatore, causa prima da cui dipendono e procedono tutte le cose, e godere non solo delle virtù possedute dalle cose più nobili, ma conquistare nuove più efficaci. Perciò essi cercano di scoprire le virtù del mondo elementale a mezzo della Medicina e della Filosofia naturale, servendosi di differenti miscugli di cose naturali e le connettono poi alle virtù celesti attraverso i raggi e le influenze astrali e mercé le discipline degli Astrologi e dei Matematici. Fortificano infine e confermano tutte queste conoscenze con le sante cerimonie della Religione e con la possanza delle intelligenze superiori. In questi miei tre libri io mi sforzerò di comunicare l’ordine ed il procedimento di tutte queste cose. Il primo libro conterrà la Magia Naturale, il secondo la Celeste e il terzo la Cerimoniale. Non so però se si potrà perdonare ad un uomo come me, di ingegno e capacità letterarie non eccelsi, d’aver osato affrontare sin dalla mia adolescenza un compito così difficile e oscuro. Per conseguenza non pretendo che si presti fede a quanto dirò in misura maggiore di quella che non sia per essere approvata dalla Chiesa e dai suoi fedeli seguaci”. Parole eloquenti che mostrano la superiorità di Agrippa nei confronti di un sistema inquisitorio e obsoleto. La ricerca di Cornelio Agrippa durò per tutto il corso della sua esistenza lasciando in eredità un patrimonio iniziatico di grande valore, una fiaccola luminosa capace di rischiarare le tenebre dell’ignoranza e della superstizione. Morì nel 1535.

 

 

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