Battistero Misterioso

Nel Piemonte più appartato resistono vestigia di un’antica, segreta devozione popolare d’esaltazione del vigore maschile, e Biella non è esente da questi segni della tradizione.

Nel lontano passato della cristianizzazione è stato inglobato nel Battistero romanico un singolare bassorilievo litico d’origine incerta ma verosimilmente d’età romana. Raffigura due misteriosi personaggi di sesso maschile, entrambi nudi e coi genitali in mostra, uno con una fronda in mano e l’altro abbracciato ad una colonna dall’inequivocabile forma fallica.

Cosa rappresenti davvero questa singolare scultura non si è mai capito anche se i due fanciullini esibiscono anch’essi i genitali, sembrano voler agitare una fronda ed eseguire un passo di danza.

Nel 1881 lo storico Severino Pozzo sostenne che l’arcaica scultura avrebbe raffigurato l’eroico guerriero Ercole assieme al dio Bacco mentre Giuseppe Fontanella nella “Guida al Biellese nel turismo e nell’industria” lo ritiene “un bassorilievo marmoreo raffigurante Ercole con amorini, soggetto pagano dell’epoca dei Cesari, probabilmente proveniente da tombe romane preesistenti nelle adiacenze”.

Un noto esperto come Gianni Carlo Sciolla ha più correttamente spiegato che nella lastra sono raffigurati due “eroti”, dunque dei personaggi al centro delle pratiche sessuali (anche oscene) del mondo pagano.

L’erudito nobiluomo britannico Richard Payne Knight che alla fine del ‘700 scopriva sorpreso la sopravvivenza di culti fallici nel santuario di Cosma e Damiano ad Isernia notava acutamente che il membro maschile è stato l’unico organo umano raffigurato come dotato di vita indipendente. In effetti, uccelli-mostri e satiri sono i soli “mostri” raffigurati in scene con personaggi umani e la scultura biellese non fa eccezione; accentua anzi l’autonomia del fallo, raffigurato gigantesco, turgido e ritto.

La lastra con la colonna fallica benché d’origine oscura non è stata collocata in un museo ma orna il portale d’ingresso del più antico edificio religioso cittadino ancora in piedi, il battistero preromanico posto accanto al duomo della città.

Perché i biellesi abbiano cristianizzato proprio questa lapide non è dato sapere.

Ma ad accrescere il mistero di quella collocazione si aggiunge il fatto che al centro della piazza del duomo su cui si affaccia il Battistero è stata collocata nell’Ottocento una fontana sovrastata da una statua dello scultore biellese Giuseppe Bottinelli che raffigura Mosè con le famose “corna di luce” che gli spuntano dal capo come nell’analoga statua di Michelangelo e che Knight aveva interpretato come un esempio di permanenza del modello satirico-priapesco. Costretto a rappresentare nel marmo l’immateriale chiarore lo scultore, senza volerlo, doveva fornire al personaggio biblico le protuberanze sul capo che paiono davvero l’attributo più rappresentativo dell’ambivalente natura animalesca di creature ibride come i satiri sessualmente disinibiti di Roma antica o i “Salvèj” dell’emarginazione montana.

Roberto Gremmo (da Biella news)

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