Antica Roma: spiriti malvagi dei defunti

Gli spiriti malvagi dei defunti in epoca romana

Nel mondo spirituale dell’antica Roma, accanto a divinità di ogni genere, si aggiravano anche entità nefaste: gli spiriti malvagi dei defunti, noti come Larvae e Lemures.

Larvae

Presso la religione romana, le Larvae o Maniae erano gli spiriti mi dei defunti che furono malvagi durante la vita. Anche da morti tormentano sia i vivi sia i morti opponendosi ai Lari (Lares), spiriti benigni.

Il loro aspetto era terrificante, simili a scheletri (nudis ossibus) e a demoni scarnificati; era loro costume accendere la follia nei vivi che potevano allontanarli solamente con espiazioni e lustrazioni (1).

Lemures

Altro profilo mostruoso delle anime dei defunti era quello dei Lemures, spettri spaventosi che tornavano nei luoghi in cui vissero in passato.

Antropologicamente rappresentano l’aspetto più ancestrale del culto dei morti e della purificazione della casa. Per scongiurare l’arrivo dei Lemuri infatti ogni 9, 11 e 13 maggio si celebravano i Lemuria: verso mezzanotte, a piedi nudi, il pater familias o il capo domestico si lavava tre volte le mani e metteva in bocca una fava nera, per nove volte, sputandola poi dietro di sé in direzione dell’uscio ma senza guardarlo. Doveva poi recitare la frase “con queste fave io riscatto me e i miei” con la credenza che i Lemuri le raccogliessero. Dopo un’altra lustrazione delle mani diceva “Manes exìte paterni!” (Ombre dei miei antenati, andatevene!). I Lemuri erano così placati per un anno (2).

Note

  • (1) PLAUTO, Anfitrione 2, 2, 154; SENECA, Epistole a Lucilio, 24.
  • (2) OVIDIO, FastiV, 419-483.
  • Fonte: Antica Roma: spiriti malvagi dei defunti
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