Dieci Orsi Comanche

Avere troppe cose a cui pensare e da tenere a mente, ci fa credere che la nostra memoria non sia più quella di un tempo – e probabilmente non lo è.

Non per colpa dell’età o di qualche genere di malattia, ma perché ascoltiamo molte più cose di un tempo; più cose che vogliono attirare la nostra attenzione. Ma la ragione principale per cui non ricordiamo più tanto facilmente, è che non vogliamo farlo. Siamo stanchi di dover sempre stare attenti ad inutili dettagli.

Se gli accadimenti della vita di tutti i giorni sono abbastanza importanti, troveremo certamente il modo per tenerli a mente.

La riflessione profonda e la meditazione, possono rimuovere dalla memoria certe cose che un tempo ci sembravano importanti.

Qualsiasi cosa buona mi dirai non sarà dimenticata.

 

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Nico

Nell’universo non esiste né tristezza né paura.

(da ” Il terzo orecchio ” del 24 giugno 2016)

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Preghiera è quando tu parli a Dio, meditazione è quando tu ascolti Dio.

Zhuang-zi

Coloro che esagerano nell’arte di discorrere ricamano minuziosamente le loro frasi e si divertono con sottili paradossi sul duro e sul bianco, sul simile e sul dissimile, si affannano a cercare una gloria effimera per mezzo di futili parole.

 

Torque celtico

Fonte: http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=235&mode=thread&order=0&thold=0

 

Simboli Quando ho pensato di affrontare il simbolo del torque (o torquis) celtico, sapevo che avrei incontrato un po’ di difficoltà nel cercare notizie, ma non credevo certamente che le conoscenze riguardanti questo monile fossero tanto scarse.

Il simbolo celtico forse più conosciuto a livello iconografico non è, evidentemente, l’oggetto su cui si sappia di più, anzi. Per cui, chiedo scusa al lettore se l’articolo potrà sembrare lacunoso ma, evidentemente, l’argomento in sé non è tanto facile da affrontare.

Cos’è il torque?

 

Il torquis (detto torc o torque – termine latino che significa “ritorto”) è un pesante collare metallico spesso realizzato con fili intrecciati di rame o d’oro ma anche di bronzo e, più raramente, d’argento.

Questo monile nacque nelle regioni orientali ed in origine era indossato esclusivamente dalle donne, anche se successivamente divenne oggetto d’uso anche maschile, come vedremo.

Questi collari potevano essere aperti o, più raramente, chiusi, con estremità ingrossate, a globi o decorate con teste di animali o con teste umane cesellate che venivano a trovarsi una di fronte all’altra sulla gola di chi indossava il gioiello; inoltre, potevano avere corpo liscio, attorcigliato o intarsiato.

Dicevamo che, all’inizio, il torquis fu un simbolo, soprattutto, delle donne al potere, ovvero di principesse e donne importanti della società celtica. Questo collare appare in molte ricchissime tombe femminili del V e IV secolo a.C. Le donne che avevano un peso sociale di questo tipo erano sempre ornate di torc d’oro e da altri monili dello stesso metallo prezioso come bracciali, anelli, fibule e pendenti. Le più celebri tombe, in questo senso, sono quelle di principesse celtiche del IV secolo a.C. trovate a Reinheim nella Sarre e a Waldalgesheim, in Renania. Siccome i Celti usavano volentieri l’oro come simbolo di potere, questi reperti preziosi confermano che alcune donne celtiche hanno svolto un ruolo eccezionale all’interno della società.

Prima del III secolo a.C. questi torques, che fossero in bronzo o oro, erano generalmente presenti nelle tombe femminili, ma poi, per motivi che rimangono oscuri, cominciarono ad essere portati dai guerrieri e divennero anche oggetti di offerta.

Tra i torques della seconda Età del Ferro, quelli in oro sono relativamente tardi: il fenomeno dei depositi di offerte costituite da questi collari d’oro compare nel IV secolo a.C. Sono tesori fantastici, diffusi in tutte le province celtiche; alcuni fra questi sono quello di Erstfeld nella regione di Zurigo, quello di Fenouillet (Haute-Garonne nel sud-ovest della Francia), quello di Snettisham (Norfolk in Inghilterra).

Mentre per quanto riguarda le tombe maschili, credo sia interessante citare una scoperta recente, compiuta a Saint – Romain – de – Jalionas (Isère), che riguarda il sepolcro di un principe risalente all’VIII secolo a.C. Il guerriero, inumato sotto ad un tumulo, oltre ad essere circondato da vasellame ed altri oggetti, portava vari gioielli d’oro tra cui un torquis a torciglione e con piccoli bottoni terminali; questo collare è una reminiscenza del periodo del Bronzo finale.

 

In quali periodi si ritrovano i torques?

 

L’arte celtica si sviluppa in periodi differenti.

Dal punto di vista cronologico, forse ci può essere comodo fare uno schema:

 

  • 600 a.C./460-440 a.C. circa: Periodo Halstattiano Recente

 

             600 a.C. Nel porto greco di Massilia (Marsiglia) viene scritto il “Massiliote Periplus” in cui vengono descritte due isole lontane: Ierne (Irlanda) e Albion (Inghilterra)

             500 a.C. Testimonianze della presenza della cultura celtica dall’Inghilterra alla Francia, in Spagna Occidentale, in Germania Meridionale, fino al Mar Nero.

             450 a.C. Erodoto parla dei Celti nella Spagna Occidentale e nei pressi della sorgente del Danubio.

 

Questo periodo è caratterizzato dal “Primo stile”: temi e motivi ispirati al repertorio etrusco, decorazioni disegnate al compasso, composizioni basate su sistemi di simmetria assiale, torques d’oro, fibule a maschera, guarnizioni di carri, ganci di cinturoni, foderi di spade, brocche di vino e sculture.

 

  • 460-440 a.C. circa – 270-250 a.C.: Periodo Lateniano Antico

 

             400 a.C. I Celti attraversano le Alpi e scendono in Italia

             387-386 a.C. Battagli sull’Allia. I Celti a Roma.

             369-368 a.C. Mercenari Celti in Grecia (menzionati da Senofonte)

 

Questo periodo è caratterizzato dallo “Stile vegetale continuo”; al fondo già costituito, si aggiungono elementi ispirati al repertorio italico: uso del racemo (decorazione di origine romana consistente nella rappresentazione stilizzata di tralci vegetali intrecciati, talvolta con l’inserzione di elementi animali o umani – racemus= grappolo) e della “pelta” (palmetta celtica). Alle composizioni a simmetria assiale si aggiungono composizioni a simmetria per rotazione. Compare l’uso dello smalto rosso e l’inserimento del corallo. Elmi, foderi, torques, bracciali, fibule a decorazioni vegetali, vasi dipinti a figure rosse.

 

  • 300a.C./160-140a.C.: Periodo Lateniano Medio

 

             332 a.C. trattato di pace tra i Senoni e Roma.

             310 a.C. vittoria riportata sugli Illiri. Inizio insediamento nei Balcani.

             298 a.C. spedizione celtica in Tracia e sconfitta sul monte Haemus (Bulgaria)

             295 a.C. sconfitta della coalizione di Senoni, Etruschi, Umbri e Sanniti da parte dei Romani a Sentinum

             284 a.C. i Senoni assediano Arezzo

             283 a.C. Romani sconfiggono i Senoni a le fonti del torrente Misa (fondazione della Colonia Sena Gallica)

             283 a.C. sconfitta dei Boi

             280 a.C. il territorio dei Triballi e la Tracia vengono invasi dai Celti di Kerethrios, l’Illiria e la Macedonia dai Guerrieri di Bolgios e la Peonia dalle truppe di Brennos e Akichorios.

             279 a.C. I Celti a Delfi.

             278-277 a.C. Gruppi celtici passano in Asia Minore

             275 a.C. vittoria di Antioco I Sotere sui Galati d’Asia Minore

             233-232 a.C. Guerra di Attalo I di Pergamo contro i Galati

             225 a.C. vittoria romana sui Boi cispadani. Una parte di loro torna nell’Europa Centrale.

Stile plastico e stile delle spade.

Questo periodo è caratterizzato da metamorfosi plastiche: misto di forme umane, animali, vegetali e astratte. Composizioni complesse che associano diversi tipi di simmetrie. Largo utilizzo della fusione a cera persa, della falsa filigrana e del pastillage (imitazione a bronzo della granulazione). Bracciali e perle in vetro policromo. Foderi, torques, bracciali e anelli da caviglia, guarnizioni di carro. Immagini monetarie. Ispirazione a modelli macedoni o ellenistici. Inoltre, vi sono molte immagini monetarie; ispirazione a modelli macedoni o ellenistici.

Nei periodi successivi, invece (dal 160-140 a.C./ 10 a.C. circa, Periodo Lateniano Recente, al primo periodo Cristiano che va dal 400 all’800 d.C.) il torques sembra sparire dalla produzione dell’oreficeria celtica.

La testimonianza di Polibio.

Originario di Megalopoli, Polibio visse ca. tra il 200 e il 118 a.C.; compose le Storie in 40 libri -di cui sono conservati per intero solo i primi 5 e solo in estratti i rimanenti- incentrate sugli avvenimenti che videro l’ascesa della potenza romana tra il 220, inizio della seconda guerra punica, e il 146 a. C., contemporanea distruzione di Cartagine e di Corinto.

In Storie, II, 28, 11; II, 29, 6-8 scrive: “Quando le truppe di fanteria entrarono in contatto, fu uno scontro unico e straordinario… La quantità delle buccine e delle fanfare era infatti incalcolabile e nello stesso tempo vi si aggiungeva all’intorno un clamore così vasto e così forte di tutto questo esercito che intonava il suo canto di guerra, che non solo gli strumenti e i soldati ma anche i luoghi circostanti che risuonavano di concerto, sembravano essi stessi gettare grida; terribili erano l’aspetto e i movimenti di questi uomini, nudi in prima fila, ammirabili per la loro vigorosa giovinezza e la bellezza dei tratti. Tutti quelli che formavano le prime linee erano parati di torques e di bracciali d’oro.”

Il torque all’origine delle scoperte sull’archeologia celtica.

Come ci spiega Laura Rangoni in “Il paganesimo”, l’origine dell’interesse scientifico per la cultura celtica – che ebbe inizio nel 1771 – nacque proprio quando, a Podmokoly, in Boemia, fu rinvenuto un calderone colmo di monete d’oro e, guarda caso, un torque. Quel ritrovamento, dice l’autrice, fu proprio l’incipit dell’archeologia celtica.

Ma cerchiamo, ora, di capire meglio cosa sia questo monile che si ritrova anche sul famoso Calderone di Gundestrup (I secolo a.C.) dove Cernunnos, il Dio dalle corna di cervo, vi viene rappresentato in mezzo a diversi animali selvatici, con un torque nella mano destra e, nella sinistra, un serpente con la testa d’ariete.

Il significato del torquis.

Come è già stato detto, da un certo momento in poi, non si sa perché, questo collare tipico dei Celti diviene d’ uso maschile, diventando segno distintivo della maturità virile o della dignità guerriera.

Sculture romane che mostrano guerrieri celtici (Galli) in diversi ruoli, mostrano quasi sempre questo monile, di solito aperto, sul petto. I reperti tombali, però, contrariamente a quanto testimoniano fonti antiche e opere d’arte, non posseggono sempre il torques. I soggetti raffigurati con questo monile non appartengono solo alle caste guerriere ma, come abbiamo già visto, anche a figure spirituali come, appunto, il Dio Cernunnos. Quindi, evidentemente, il torque assunse un significato anche religioso. Secondo alcuni, il significato profondo di questo collare sarebbe quello di Libertà, del Valore individuale e dell’Onore. Rappresenterebbe l’energia spirituale della vita che scorre nella gola, da cui passa il respiro ed il nutrimento di chi lo indossa. Inoltre, indicherebbe nobiltà d’animo e capacità d’azione. Per alcuni, sarebbe anche simbolo di abbondanza, un po’ come la cornucopia classica.

Secondo Riccardo Taraglio, autore di “Il vischio e la quercia”, il torque, oltre ad essere uno dei segni sociali distintivi della società Celtica, aveva sicuramente una connotazione religiosa.

L’autore ci spiega che, ovunque vi sia stato uno scavo archeologico che abbia messo in luce una presenza celtica, lì si è trovato uno di tali oggetti che possono, quindi, ritenersi distintivo dell’intera cultura celtica. Inoltre, continua, c’è una cosa interessante: come ci rende noto in una nota al capitolo “La società celtica”, la parola “torc”, in antico irlandese, significherebbe “capo” o “eroe”.

Successivamente, poi, nel capitolo “Il mondo divino: dal cielo alla terra”, mentre affronta l’argomento dell’iniziazione dei guerrieri, l’autore ci parla del già citato Calderone di Gundestrup, il recipiente d’argento ritrovato nel 1891 in una palude Danese che dovrebbe provenire dalle regioni del Basso Danubio.

Questo oggetto, dice Taraglio, pone molti interrogativi poiché unisce una lavorazione Tracia a molti elementi della tradizione culturale e religiosa celtica, come il carnyx (trombe da parata), elmi, simboli e il famoso torque, appunto, di Kernunnos. Proprio grazie a questi elementi si è pensato che il calderone fosse di fabbricazione degli Scordisci, tribù celtica che nel III secolo a.C. ebbe molti contatti con i Traci.

Poco dopo, analizzando la figura del Dio Cervo, l’autore dice che il torque che egli impugna nella mano destra sarebbe connesso con il cielo e con le forze celesti.

Ward Rutherford in “Tradizioni celtiche – la storia dei druidi e della loro conoscenza senza tempo”, nel capitolo “La civiltà dei Celti”, ci parla delle donne guerriere celtiche e delle eroine della storia della Britannia e della ricchezza di queste ultime, che andava di pari passo con l’autorità.

Tra queste donne, cita la famosa Boadicea (Budicca) – il cui nome significa “vittoria” – regina e comandante degli Iceni Britannici. Di struttura fisica imponente, la lancia brandita in pugno, si presentava con i suoi capelli rossi e lunghi fino alle anche ed il suo pesante torquis al collo quando solcava i ranghi della IX legione romana sul suo carro dal mozzo ornato di falci.

Successivamente, nel capitolo “La natura del druidismo”, sempre Rutherford ci parla di un’altra rappresentazione di Kernunnos, oltre a quella già citata. Si tratta di una stele gallo-romana di Reims che mostra il Dio seduto nella posizione “buddista” (con le gambe incrociate). Anche qui, egli indossa il torquis attorno al collo, sempre circondato da animali; ma, invece che stringerne uno in mano, ha una borsa in grembo che riversa monete con profusione divina.

Nel capitolo “Il signore del bosco sacro”, viene poi affrontato proprio questo simbolo di unione tra gli Dèi e gli uomini.

Di questi torquis sono stati trovati centinaia di esemplari, molti dei quali di squisita fattura. Nel testo sta scritto: “Siccome circonda spesso il collo di divinità maschili, anche in rappresentazioni per altri versi rudimentali, è evidente la sua funzione religiosa. Conosciamo molti esempi di usanze analoghe. Hilda Ellis Davidson ne cita una, propria dei Senoni, che legavano i devoti con una corda prima di ammetterli al loro raduno più solenne nel bosco sacro, per il sacrificio umano annuale. È interessante quest’uso della corda, poiché il disegno di molti torques celtici indica che il modello ispirativi doveva essere stato una corda o una fune. Tacito, parlando di questa pratica dei Senoni, dice che la legatura serviva “a riconoscere il potere della divinità”. Eliade, che dedica un capitolo di “Immagini e simboli” al “dio che lega”, considera il legame la prerogativa del “Sovrano Terribile” di Dumézil, la più potente delle categorie di divinità indoeuropee. Legarsi a un dio- dice Eliade – significa riconoscergli un potere di vita e di morte, potere ovviamente posseduto dal dio a cui erano dedicati i sacrifici umani.

Anche se il torquis è stato rinvenuto nel corredo funebre di alcune sepolture femminili, non si conoscono rappresentazioni di divinità femminili che lo indossino. Né è detto che gli dei lo indossino sempre. Sul Calderone di Gundestrup, ad esempio, il collo del dio che sta immergendo una vittima sacrificale in una tinozza è nudo, anche se le divinità di altre placchette sono rappresentate col torquis. Sulla stele di Reims, che mostra Apollo e Mercurio ai lati di Cernunnos in trono, solo Cernunnos ne ha il collo ornato. Infatti è la divinità che più frequentemente indossa il torquis e, considerando i suoi marcati tratti sciamanici e quella che io ritengo sia la sua intima associazione col druidismo, si può ben dire di lui che è “un dio che lega”.

Tuttavia il torquis non è suo esclusivo appannaggio, come si può notare nelle rappresentazioni di altre divinità, per esempio del dio guerriero di Entremont, Provenza (III-II secolo a.C.) e della figurina di ferro e bronzo di Bouray, presso Parigi, particolarmente straordinaria.

Poiché Dumézil associa precipuamente il concetto del legare con gli Indoeuropei, non sorprenderà trovarlo anche presso i Celti, che conservarono molte di queste antiche radici. Il passo di Tacito sui Senoni dice chiaramente che la legatura avveniva solo prima del sacrificio e questo porta a chiedersi se i Celti indossassero il torquis permanentemente oppure solo in occasioni rituali. O, invece, non lo indossavano affatto? Merrifield nota che alcuni di quelli rinvenuti nelle tombe sarebbero stati troppo piccoli per un collo umano e suggerisce che avrebbero avuto il ruolo di pagamento del pedaggio per l’ingresso nell’Aldilà. Ma contro questo argomento abbiamo la testimonianza di Dione Cassio, secondo la quale Budicca andò in battaglia indossandone uno. Inoltre, i guerrieri celti che indossano il torquis sono raffigurati in varie rappresentazioni classiche, come un sarcofago romano, dove essi appaiono armati di lancia e per il resto completamente nudi, a parte il torquis al collo.”

Inoltre, nel capitolo “Druida e Re” dello stesso testo, viene citato l’uso femminile di questo collare in un racconto gallese, Kulhwych e Olwen” che fa un riferimento a “Creiddylad figlia di Llud dalla mano d’argento”, che era una delle “gentili donne dal torquis d’oro di quest’isola”.

Per cui, rimangono vive ancora diverse domande ed incongruenze. La prima è se i Celti usassero normalmente il torque o se lo indossassero solo in certi momenti della vita o se, addirittura, fosse un oggetto solo usato come offerta agli Dèi. Un’ulteriore incongruenza è legata a chi indossasse questo collare. Mentre gli autori antichi ricordano i torques come oggetti d’ornamento tipici dei guerrieri celtici, che li indossano al collo durante le battaglie (nei bottini di guerra romani compaiono spesso quantità consistenti di torques strappati al nemico), essi vengono rinvenuti di norma nei corredi tombali femminili. Come mai il torques che si ritrova al collo dei guerrieri anche in numerose statue e rilievi (ad esempio nel fregio di Civitalba, località vicina al Sentino, in cui nel 295 a.C. si svolse la battaglia decisiva dei Romani contro la coalizione di Sanniti – Umbri – Etruschi – Galli – Senoni), non viene indossato dai guerrieri anche nella tomba? Al di là delle possibili congetture, non rimane che constatare il divario fra l’utilizzo pratico dell’oggetto (maschile) e la destinazione funeraria (femminile).

Una curiosità

 

Girando per il web nella ricerca di altre informazioni, mi sono imbattuta in un sito scritto da un signore, Enrico Calzolari, appassionato di Paleoastronomia, in cui tratta l’argomento “Studio di Coppelle in Sardegna ed in Liguria: Cerchi di coppelle con coppella centrale”.

In una scheda, l’autore del testo affronta l’argomento: “Coppelle ed incisioni in Lunigiana”. Riporto interamente il testo per far capire il contesto del ritrovamento, nel caso qualcuno volesse andare a cercare l’oggetto in questione, un altare con la figura di Cernunnos con la torque.

Il “Sentiero n. 118 del C.A.I. di Lunigiana” è un sentiero che si trova in Comune di Bagnone (MS) e partendo da Treschietto sale fino al Passo di Badignana (Monte Matto) segnando un’antica via di transumanza.

Il fortunato studio del Sentiero 118 C.A.I. di Lunigiana è avvenuto in conseguenza di una ricerca ( non ancora conclusa ) di un altare celtico- formato da una grande pietra triangolare poggiata su tre colonnine costruite con pietre, ornata di un’incisione rappresentante il dio Cernunnos, con serpente e torque – raffigurata in una fotografia che venne pubblicata sul libro “Incisioni rupestri e megalitismo in Liguria” e quindi resa esplicita in un disegno pubblicato sul Notiziario C.A.I. della Spezia – 1994. Poiché lo scopritore, per ragioni di età, non è più in grado di raggiungere il sito, posto a 1600 metri s.l.m., se ne sta cercando l’ubicazione per meglio studiare il cerchio megalitico ed il suo altare. Durante queste ricerche è stato scoperto il grande valore del Sentiero118, dovuto alla presenza di megaliti e di incisioni rupestri, con simbologie di carattere magico -sacrale ed esoteriche che derivano dai seguenti elementi:

–              all’inizio del sentiero a quota 850 metri s.l.m. vi è un’incisione geometrica che sembra legata ad un esoterismo più tardo, medioevale (un semicerchio con rette ortogonali che si incontrano al centro)

–              a quota 900 metri s.l.m. vi è un’incisione che rappresenta un antropomorfo che tiene nella mano sinistra il bastone di comando, arcuato

–              a quota 1350 metri s.l.m. si trovano due megaliti a forma di losanga, di cui uno con coppella centrale (a significare la Dea Madre Gravida) ed uno senza (a significare la Dea Madre Vergine) (si veda Marija Gimbutas – “Il linguaggio della Dea”)

All’inizio, a metà e al culmine del sentiero vi sono tre stele che sono state cristianizzate mediante l’inclusione di formelle in marmo bianco; la formella della stele centrale risulta asportata, quella della stele in basso rappresenta un giovinetto che viene invitato al cammino ascensionale da un personaggio che si ritiene sia San Giorgio.

La formella della stele posta in alto rappresenta lo Spirito Santo in forma di colomba; a quota 1150 metri s.l.m. vi è un’incisione rupestre, antichissima e particolarissima contenente la losanga attorniata da due tridenti, affiancata da una riga verticale, il templum (quadrato orientato) ed un angolo iscritto in un cerchio.

L’incisione è stata studiata con analisi avanzate, effettuate dal prof. Roberto Chiari dell’Istituto di Petrografia dell’Università di Parma. L’analisi spettrografica dei corpi millimetrici rinvenuti all’interno dell’incisione ha dimostrato che questa è stata ottenuta incidendo l’arenaria con diaspro e calcedonio. Trattasi della prima incisione analizzata con questa metodologia nell’intero Appennino.

 

 

 

 

 

Note: Articolo di Xenia La Chouette (Sarah Degli Spiriti) tratto da quaderno amatoriale “Labrys” n.10, Imbolc 2006.

 

Bibliografia e fonti iconografiche

 

             Le garzantine, Simboli; Ed. Garzanti (Cernusco, Milano, 2001)

             Laura Rangoni, Il paganesimo; ed. Xenia (S. Vittore Olona, Milano, 2005)

             I Celti, catalogo della mostra tenutasi nel 1991 a Palazzo Grassi (Venezia); ed. Bompiani (Caleppio di Settala, Milano, ristampa del 1997)

             Riccardo Taraglio, Il vischio e la quercia – spiritualità celtica nell’Europa druidica; Edizioni L’Età dell’Acquario (Cernusco sul Naviglio, Milano, 2001)

             Ward Rutherford, Tradizioni celtiche – la storia dei druidi e della loro conoscenza senza tempo; Edizione CDE spa (Cles, TN, 1997)

             Iain Zaczek, Arte celtica – modelli e disegni decorativi; Orsa Maggiore Editrice (Torriana, RN, 1995)

             Ricerca sui Celti: http://www.liceoberchet.it

             Gioielli celtici: http://www.bottegadeimonili.com

             Bibliografia sui Celti in Friuli: http://www.univ.trieste.it

             Associazione culturale Bibrax per lo studio della cultura celtica: http://www.bibrax.org

             Casa editrice Keltia: http://www.keltia.it/testi/celti

             Sito di paleoastronomia di Enrico Calzolari: http://www.paleoastronomia.com/articoli/ shopexd.asp? id=51

             Il cielo di Lilith: http:// digilander.libero.it/vocidip/e10htm

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Si possono avere progetti, si possono formulare desideri, ma l’esistenza è fatta in modo tale che non si può mai essere sicuri di nulla, né degli avvenimenti né tanto meno degli esseri umani. È inutile lamentarsi: è così. Direte che avete bisogno di contare sull’amore dei vostri genitori, dei vostri amici e delle persone intorno a voi. Certo, ma dovete sapere che quelle persone a volte penseranno a voi, ma spesso vi dimenticheranno, poiché hanno i loro grattacapi e le loro preoccupazioni. Non contate dunque così tanto su di esse; è in voi stessi che dovete instaurare qualcosa di stabile.

Occorre imparare a conoscere la realtà delle cose, e partendo da lì, capire cosa è necessario fare per non passare da una delusione all’altra. Dato che avete bisogno di amore per esser felici, dato che nell’amore vi sentite realizzati e avete delle rivelazioni, e poiché desiderate che il vostro amore duri eternamente, amate, ma non aspettatevi di essere amati. Se gli esseri ai quali tenete rispondono al vostro amore e alla vostra fiducia, tanto meglio, ringraziate il Cielo, ma non contateci. È solo a questa condizione che vi sentirete liberi.

 

 

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