Timkat

l Timkat o “Epifania copta” è una ricorrenza religiosa che cade ogni anno verso la metà di gennaio. Durante questa festa si palesa la fusione tra le due grandi influenze che hanno modellato la tradizione religiosa etiope: quella ebraica e quella cristiana.

Le processioni del Timkat che si tengono in ogni città e paese dell’Etiopia cristiana, sono dei percorsi di preghiera, canti e danze religiose fatti per accompagnare le sacre Tavole verso un punto d’acqua, simbolo della fonte battesimale. La bellezza di queste processioni è nel fervore religioso e nella genuinità dei fedeli che vi partecipano. É nella veglia notturna che precede la cerimonia del battesimo; è nella vivacità dei colori dei paramenti sacri, dei parasoli e delle stoffe damascate che coprono i contenitori misteriosi dell’Arca dell’Alleanza. Alla vigilia del Timkat, le Tavole sotto questi drappi colorati vengono portate dai preti verso la fonte battesimale dove resteranno tutta la notte.

Teiera di Russell

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Rappresentazione della teiera di Russell

La teiera di Russell, chiamata anche teiera celeste, è una metafora ideata dal filosofo Bertrand Russell per confutare l’idea che spetti allo scettico, e non a chi le propone, l’onere della prova in merito ad affermazioni non falsificabili, in particolare in campo religioso.

In un articolo intitolato “Is There a God?” (“Esiste un Dio?”), commissionato (ma mai pubblicato) dal magazine Illustrated nel 1952, Russell scrive

EN)

« If I were to suggest that between the Earth and Mars there is a china teapot revolving about the sun in an elliptical orbit, nobody would be able to disprove my assertion provided I were careful to add that the teapot is too small to be revealed even by our most powerful telescopes. But if I were to go on to say that, since my assertion cannot be disproved, it is an intolerable presumption on the part of human reason to doubt it, I should rightly be thought to be talking nonsense. If, however, the existence of such a teapot were affirmed in ancient books, taught as the sacred truth every Sunday, and instilled into the minds of children at school, hesitation to believe in its existence would become a mark of eccentricity and entitle the doubter to the attentions of the psychiatrist in an enlightened age or of the Inquisitor in an earlier time. »

(IT)

« Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostritelescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente. »

Nel suo libro Il cappellano del Diavolo, Richard Dawkins sviluppa ulteriormente il tema:

(EN)

« The reason organized religion merits outright hostility is that, unlike belief in Russell’s teapot, religion is powerful, influential, tax-exempt and systematically passed on to children too young to defend themselves. Children are not compelled to spend their formative years memorizing loony books about teapots. Government-subsidized schools don’t exclude children whose parents prefer the wrong shape of teapot. Teapot-believers don’t stone teapot-unbelievers, teapot-apostates, teapot-heretics and teapot-blasphemers to death. Mothers don’t warn their sons off marrying teapot-shiksas whose parents believe in three teapots rather than one. People who put the milk in first don’t kneecap those who put the tea in first. »

IT)

« Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell, la religione è potente, influente, esente da imposte e inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. Niente obbliga i bambini a trascorrere i propri anni formativi memorizzando folli libri che parlano di teiere. Le scuole sovvenzionate dal governo non escludono bambini i cui genitori preferiscono teiere di forma sbagliata. I credenti nella teiera non lapidano i non credenti nella teiera, gli apostati della teiera, i blasfemi della teiera. Le madri non mettono in guardia i loro figli dallo sposarsi coi pagani, i cui genitori credono in tre teiere invece che in una. Le persone che versano prima il latte non gambizzano quelle che mettono prima il tè. »

L’argomento di Dawkins è analogo a quello di John Locke, il quale, con riferimento alle pratiche autoritarie del Cattolicesimo a lui contemporaneo, asserì che “I papisti non devono godere del beneficio della tolleranza, perché, dove hanno il potere, si ritengono obbligati a negare la tolleranza agli altri” [1].

Concetti simili alla teiera di Russell sono quello dell’Invisibile Unicorno Rosa, del Pastafarianesimo, e Un drago nel mio garage.

L’uomo, eterno giovane. 900mila anni fa uomini moderni in Inghilterra, vacilla la tesi africana

image_1749_3e-Happisburgh-Footprintsdi Maurizio Blondet

Fonte: effedieffe

 

Un piccolo gruppo umano, tre adulti e due bambini, si sono attardati sulla riva fangosa nell’estuario dell’antico Tamigi, forse alla ricerca di molluschi. Hanno lasciato le chiare impronte dei loro piedi. I paleontologi le hanno trovate nell’estate 2013 quasi sulla spiaggia del mare, ad Happisburgh nel Norfolk, ormai fossili, il fango di allora indurito in pietra. La scoperta «rivoluziona ciò che sappiamo della preistoria umana», dicono gli autori della scoperta, che ne hanno dato relazione sulla rivista scientifica PLOS One. (Hominin Footprints from Early Pleistocene Deposits at Happisburgh, UK)

Rivoluzionare, è il meno che si possa dire. Sono le più antiche impronte umane trovate fuori dall’Africa; e sono tanto antiche, che non dovrebbero essere lì, così a Nord: sono vecchie di 800-900 mila anni. Forse di un milione.

Di fatto, la scoperta smentisce, o almeno getta in dubbio, la teoria dominante: che l’uomo è nato in Africa da qualche scimmia bipede, ipoteticamente l’australopiteco. Le più antiche impronte «quasi» sicuramente umane risalgono ad un milione e mezzo di anni fa, sono state trovate nei pressi del Lago Turkana in Kenya dove l’uomo sarebbe apparso. Si dice «quasi» perché quelle impronte africane possono essere attribuite all’Homo Erectus ma anche al Paranthropus Boisei, cioè sempre un australopiteco.

Altre impronte trovate nella vicina località africana di Ileret, sembrano più chiaramente umane — e sono anch’esse fatte risalire a 1,5 milioni di anni orsono.

Tuttavia è strano che l’uomo-nato-in-Africa fosse già arrivato fino in Inghilterra, ai confini nord del mondo, un milione di anni fa. E non si tratta affatto di ominidi, né di Erectus o di Heidelbergensis: le impronte fossili negli antichi fanghi del Tamigi, sono senza alcun dubbio di esseri umani evoluti, moderni. I loro piedi avevano alluce, calcagno, arco plantare esattamente come i nostri, e fattura delicata. Non basta: gli scienziati, adottando i parametri della polizia scientifica per cui dalla lunghezza di un’impronta di piede si deduce la statura, hanno appurato che l’adulto – che oggi calzerebbe scarpe numero 42 – era alto un po’ più di un metro e 73: statura da nostro contemporaneo medio. Il bambino più piccolo del gruppo era sotto il metro (0,93), gli altri individui si situavano fra queste due misure. Ragazzini, ragazzine, e forse due mamme giovani, alte sull’1,65.

Ma le impronte dicono ancora di più, ed è affascinante notare che quei segni di calcagni «parlano» molto più che le stesse ossa, se di quegli individui di quasi un milione d’anni fa, si fossero trovati i resti fossili. Le impronte ci dicono del loro comportamento: i cinque antichissimi antenati non sono passati correndo, e nemmeno sono venuti ed andati come nel corso di una marcia. No, la famigliola ha pesticciato nella riva fangosa qua e là, in tutte le direzioni, attardandovisi, certamente alla ricerca di molluschi nascosti nella fanghiglia, grattando il terreno forse con le mani (ma non ci sono impronte di mani), più probabilmente con bastoni.

Il comportamento tipico di cacciatori-raccoglitori. Sono le stesse impronte che possono lasciare, oggi, i Boscimani, o gli indios dell’Amazzonia. E se si pensa al ricco «mondo interiore» che hanno queste ultime tribù di cacciatori-raccoglitori, le loro credenze e la loro cosmologia, i loro saperi di piante ed animali, in contrasto con la disadorna semplicità della loro vita e la primitività dei loro attrezzi, è impossibile non sognare: quei cinque inglesi di un milione di anni fa avevano anche loro credenze? Avevano divinità, riti, miti, arti di caccia, una concezione del mondo? Sembra una conclusione inevitabile. L’uomo, quando compare nel paesaggio, non è mai un «primitivo», ma sempre con una «cultura» assai complessa, ha bisogno di «darsi ragione» del suo essere al mondo.

Solo che l’Homo Sapiens – secondo la teoria dominante, – appare pienamente tale solo 200 mila anni fa (in Etiopia), dunque 700-800 mila anni dopo i foraggiatori del Tamigi. E mostra di avere un mondo interiore solo da 42 mila anni, quando incide le prime pitture rupestri e le prime sepolture. No, decisamente, quel gruppo di adulti e ragazzini lungo il Tamigi di un milione di anni fa, non possono, non «devono» essere uomini. Sono troppo «precoci» per mostrarsi in Inghilterra con i comportamenti di cercatori di molluschi in riva a un fiume.

Eppure ci sono.

Sicché gli scienziati britannici hanno dovuto pensare ad un altro uomo «precoce», così precoce da essere imbarazzante per la teoria dominante, tanto che l’hanno nominato: Homo Antecessor, ossia l’uomo che-precede. Ritrovato in Spagna nella leggendaria Cueva de Lo Huesos, impressionante foiba preistorica dove furo gettati i corpi di giovani ventenni sacrificati con un colpo di clava alla nuca e in parte divorati in un rito cannibalico, una «religione» durata centinaia di migliaia di anni, l’Antecessor è contemporaneo, anzi più antico, di ominidi primitivi di cui – secondo l’evoluzionismo – doveva essere il successore: esistette 900 mila anni fa, forse anche 1,2 milioni di anni orsono. Non era un Ergaster, un Erectus, un Heidelbergensis; aveva troppi aspetti da uomo moderno. Soprattutto: la faccia prognata, quasi ancora un muso, delle suddette specie, ma la faccia verticale, propria di un essere che esprime sul volto i sentimenti, e denti delicati. Un dentista li prenderebbe per quelli di uno dei suoi pazienti.

L’Homo Antecessor aveva una scatola cranica di mille cc, e si sono trovati strumenti di pietra da lui presumibilmente fabbricati, asce a mano clave di ossa animali… la sua datazione ha irritato proprio l’archeologia britannica (smentiva Darwin) che ha preteso nuove misurazioni con nuovi metodi: niente, il nostro simile di Gran Dolina visse proprio almeno 800 mila anni fa. Quello che si credeva il progenitore di questo uomo troppo moderno, l’Heidlbergensis (una specie che è piuttosto un «mucchio» di crani alquanto disparati trovati nel mondo, e che non si sa come esattamente collocare), apparirà solo 300 mila anni «dopo». Sembra proprio che l’Antecessor non sia il discendente, ma il nonno dell’Heidelbergensis (o un suo zio, collaterale).

Ora, i britannici scoprono che, forse, l’Antecessor, dalla Spagna, era emigrato proprio a casa loro, passando per l’istmo di terraferma che in quella lontana epoca univa l’Inghilterra alle coste dell’attuale Francia. E con quale rapidità stupefacente, questo supposto primitivo s’è portato verso il Settentrione! Lasciando i parenti che allora vivevano ancora ad Atapuerca….

A dire il vero, proprio l’Inghilterra aveva – già da anni – i resti fossili umani più antichi trovati fuori dall’Africa: erano uomini di 700 mila anni fa, che si attardarono nell’East Anglia (1). Però 700 mila anni orsono, l’isola britannica godeva di un clima mediterraneo, favorevole a raccoglitori. Al contrario, 900 mila anni fa (2-300 mila anni prima) la Gran Bretagna era fredda. Era anzi più fredda di oggi; aveva il clima odierno dei fiordi scandinavi. Sulle rive del Tamigi di allora si stendevano alte e scure foreste di conifere, nel mare invernale dovevano galleggiare lastre di ghiaccio. Attorno si muovevano mammuth e rinoceronti lanosi.

Cosa erano venuti a fare i raccoglitori Antecessor (se erano poi loro) in un ambiente così ostile? Che cosa li spingeva a salire così a Nord, dove certamente la raccolta era meno abbondante?

«Come sapeva questo gruppo umano far fronte a condizioni climatiche tanto rigide?», si domanda Chris Stringer, archeologo del Museo di Storia Naturale del Norfolk. «Dobbiamo ripensare completamente la loro vita: avevano un pelame folto?» (come dopotutto ebbero i mammuth e i rinoceronti lanosi preistorici). «Oppure, avevano un adattamento culturale al freddo che non pensiamo fosse accessibile a uomini di quasi un milione di anni fa?». Pensiero pericoloso, che si avvicina all’eresia. Adattamento «Culturale» significa: si vestivano già di pellicce animali? (2) Si facevano capanne, ripari? E – Dio non voglia – «già avevano scoperto il fuoco, in epoca così antica?» (3).

No no, non è possibile. Non deve essere. Del resto, quelli stavano pesticciando nel fango a piedi allegramente nudi, 900 mila anni orsono. Era gente abituata. Eppure avevano anche piedini delicati, soprattutto i ragazzini e le ragazzine.

Sembra impossibile, ma erano lì. Sembra quasi di sentire le risa e le grida eccitate dei bambini che giocavano a scoprire conchiglie e granchiolini, echeggiare nell’alta foresta di abeti colossali.

«Queste orme sono così concrete, sembra quasi di vederli», ammette il professor Clive Gamble, archeologo della università di Southampton. (Scientists find 800,000-year-old footprints in U.K.)

1) Per contro, le tracce più antiche in Italia si trovano a Roccamonfina (Caserta), e risalgono solo a 350 mila anni fa. Sembra quasi che l’umanità più antica sia discesa dal Nord verso meridione, anziché salire dall’Africa…. A Roccamonfina «Trecentocinquantamila anno fa un gruppo di tre individui, tre esseri umani, è sceso lungo il fianco della montagna. Il terreno era una fanghiglia calda. Dove il pendio è più ripido sono scivolati e si sono aiutati con le mani. Nella fanghiglia sono rimaste le impronte dei piedi, e di qualche dito. E quella della mano che ha aiutato a non scivolare».

2) Che indossassero abiti da loro tessuti viene escluso. Una scoperta recente (senza relazione con quella di Happisburgh) è il ritrovamento del più antico tessuto: una tela di lino e canapa, finemente eseguita a telaio, che avvolgeva il corpo di un infante: datata di 9 mila anni, quando si riteneva che l’umanità fosse composta di soli cacciatori-raccoglitori. Invece a Catalhoyuk, Turchia, il più grande e meglio preservato sito del Neolotico, gli abitanti (erano sui 10 mila: una metropoli) sapevano filare e tessere, e certo anche coltivare lino e canapa. http://www.catalhoyuk.com/index.html. Il sito non è lontano dal misterioso centro megalitico di Gobekli Tepe, dove una ventina di templi circolari, con pilastri ornati da sculture, furono elevati nel 9.500 avanti Cristo: un enigma, perché a quell’epoca non si riteneva esistessero ancora civiltà capaci di mobilitare centinaia di uomini per costruzioni così imponenti, non essendo ancora stata scoperta (si crede) l’agricoltura con il suo surplus alimentare e l’organizzazione sociale relativa. Invece, pare essere avvenuto….

3) Però, un focolare usato per cuocere carni animali è stato trovato in una caverna a Qesem, odierno Israele: è vecchio di 350 mila anni: cioè già prima della nascita dell’Homo Sapiens (così si crede oggi), gli Erectus sapevano usare il fuoco, accenderlo e mantenerlo (con legna raccolta in anticipo), dimostrando un grado di intelligenza e di interazione sociale imprevisto. Il focolare di Qesem è grande due metri e circondato di ossa di grossa selvaggina (cervi, uri e cavalli), più attrezzi litici serviti per la macellazione. Sembra una cucina da campo, «per usi sociali», dicono gli archeologi, ossia per banchetti rituali. Otto denti scavati lì, datati fra i 400 e i 200 mila anni, sembrano umani evoluti, non di Erectus. E non basta: indizi raccolti in una caverna sudafricana, a Wonderwerk, hanno provato che esseri umani accendevano fornelli scavati nel terreno, e usati per cuocere cibi, già un milione di anni orsono. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i denti dell’Homo erectus, relativamente delicati, siano un indizio di consumo di cibo cotto sul fuoco a partire da 1,9 milioni di anni fa. Come si diceva, forse l’uomo non è mai stato il «primitivo» bruto delle illustrazioni dei libri di testo. Tale tipo di bruto primitivo sembra piuttosto trovarsi nelle città moderne, fra i sub-umani che incidono graffiti, inabili a qualunque lavoro e privi di intelligenza e cultura. (http://ilfattostorico.com/2012/04/04/il-focolare-piu-antico-del-mondo)

Cavernicoli “evoluti”

mesoliticodi Giacomo Guarini

Fonte: Arianna Editrice

Negli ultimi tre mesi circa, abbiamo assistito ad una serie di notizie circa scoperte destinate a ripensare drasticamente la storia della civiltà umana. Purtroppo nessuna di queste ha avuto il rilievo mediatico che meritava, ma a questi silenzi bisogna essere ben abituati.

Il 23 Dicembre, la rivista scientifica on-line “Science Daily” dà notizia del rinvenimento di reperti di fattura umana risalenti ad almeno 750.000 anni fa; fra questi numerosi utensili di pietra, ossa di animali e una ricca collezione di resti botanici (1). Sito del ritrovamento è Gesher Benot Yaaqov, a Nord di Israele, nei pressi del Mar Morto. L’aspetto sconvolgente della notizia è che prima di questa scoperta, gli studiosi erano convinti che comportamenti sofisticati, come quelli dimostrati dai reperti rinvenuti, si fossero manifestati nell’uomo solamente 250.000 anni fa. La scoperta, in sostanza, anticipa di mezzo milione di anni alcune caratteristiche tipiche della nostra specie e la cosa crea grave squilibrio giacché, prima di essa, simili comportamenti si ritenevano comparsi con l’Homo Sapiens (in siti non precedenti i 300.000 anni circa (2)).

E così, a “National Geographic” non resta che ipotizzare che il sito scoperto sul Mar Morto fosse un insediamento di Homo Erectus (3), di modo da far collimare la scoperta con le attuali ricostruzioni della catena evolutiva umana, anche se nel sito -oltre ai reperti di cui sopra- non è stato ancora rinvenuto alcun resto di ominide (erectus o sapiens che sia).

La seconda notizia risale al 13 Marzo scorso, ed è stata pubblicata su “Effedieffe“, la rivista di Maurizio Blondet (4). La scoperta di cui si parla risale al 2008 (5) e riguarda il sito di Gobekli Tepe, nel sud della Turchia, dove sono stati rinvenuti templi di una civiltà antichissima (databile intorno al 9.500 A.C.) e già avanzata. Riferisce “Custodia della Terra Santa” che le pietre rinvenute sono state “lavorate e disposte da un popolo preistorico che non utilizzava ancora utensili in metallo o la lavorazione della ceramica. I megaliti precedono Stonehenge di circa 6.000 anni” (6). L’archeologo autore della scoperta, Klaus Schmidt, ha dichiarato: «non possono essere state piccole tribù di raccoglitori. Per intagliare, scolpire (senz’altri strumenti che di pietra) ed innalzare pilastri da sette tonnellate, occorrono centinaia di lavoratori, da alloggiare e nutrire». Egli capovolge il paradigma “tradizionale” secondo il quale lo sviluppo dell’agricoltura rese possibili i primi templi e ritiene invece che sia stata proprio l’esigenza di adorare il divino e, quindi, di costruire i templi a raccogliere insieme quegli uomini nel primo santuario-città mai esistito. Insomma, i culti complessi non nascerebbero in seguito a salde aggregazioni umane ma, viceversa, come dice l’archeologo, è «Il tempio [che] ha dato inizio alla città». Rimando all’articolo di Blondet per ulteriori particolari molto interessanti (7).

L’ultima scoperta di cui trattare è invece segnalata dal “New Scientist” nel 17 Febbraio scorso (8).

Ci si è accorti che i dipinti sulle pareti delle grotte preistoriche di siti francesi (Lascaux e Chauvet) sono accompagnati da un codice ricorrente di segni, 25.000 anni prima delle più antiche testimonianze alfabetiche; i segni infatti hanno tra i 13.000 e i 30.000 anni e sono stati quindi perfezionati in un lunghissimo lasso di tempo di quasi 20.000 anni. Inoltre, essi hanno avuto diffusione pressoché globale, visto che segni simili o uguali sono stati rinvenuti in siti locati su tutti e cinque i continenti (9).

E’ importante sottolineare come in quest’ultimo caso non si sia trattato propriamente di una scoperta ma di una -diciamo così- valorizzazione, nel senso che simili segni erano stati identificati da tempo, ma sempre trascurati in favore delle grandi pitture a soggetto animale che avrebbero “distratto” gli studiosi. Non per niente l’occhiello dell’articolo del “New Scientist” titola “Come non ci eravamo accorti dell’origine della scrittura“. Evidentemente, la convinzione che i nostri antenati fossero selvaggi, appena più che animali, porta gli studiosi ad ignorare gli elementi che porterebbero a smentire una simile credenza indotta dal paradigma evolutivo. Vi è un’ampia casistica di simili “distrazioni”, se ne parlerà in seguito.

 

1) http://www.sciencedaily.com/releases/2009/12/091222105051.htm

Qui di seguito, link alla notizia come riportata in Italia da Adnkronos: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/ARCHEOLOGIA-NEL-MAR-MORTO-SCOPERTI-RESTI-DI-UOMINI-PREISTORICI-MODERNI_4174559542.html

2) http://news.nationalgeographic.com/news/2010/01/100112-modern-human-behavior/

3) Ibidem

4) http://www.effedieffe.com/content/view/9771/182/

5) A suo tempo la notizia era stata data da “Custodia della Terra Santa”: http://www.custodia.fr/SBF-Taccuino-Gobekli-Tepe-un,4428.html

6) Ibidem

7) Fra questi, potrebbe interessarci anche il fatto che siano stati rinvenuti nel sito pochissimi resti umani, elemento molto interessante ma che non è il caso di approfondire in questa sede.

8) http://www.newscientist.com/article/mg20527481.200-the-writing-on-the-cave-wall.html

Un interessante commento in italiano alla stessa è riportato su “Effedieffe”: http://www.effedieffe.com/component/option,com_myblog/show,All-origine-della-scrittura-I-cavernicoli-sapevano-leggere.html/Itemid,272/

 

Addio Homo Sapiens. Adesso trionfa l’Insipiens

img_5949Di Maurizio Blondet

Fonte: Maurizio Blondet

Il mio articolo sull’idolo di Shigir del 3 settembre scorso – il reperto che testimonia l’esistenza dello sciamanesimo siberiano da ben 12 mila anni, e nessuna religione è mai durata tanto – è stato ripreso da un altro sito, che consente i commenti.

Ed ecco alcuni dei commenti:

“Il palo dimostra che anche 15000 anni fa credevano alle superstizioni. Cavolo che scoperta, da non dormirci la notte.

“Evidentemente anche 9500 anni fa ci fu qualche giocherellone che turlupinava i suoi simili.

“È solo una scultura, magari l’ha fatto qualche artista dell’epoca
sempre a pensare alle religioni boh’…la stessa cosa penso sulle linee di Nazca, poveri bambini senza playstation cosa volete che fanno tutto il giorno? un bel disegno molto grande ovviamente poi fanno a gara chi lo fa più grande ^^

Avevo osato scrivere: “

“Il palo di Shigir è dunque la testimonianza dell’uomo che mai è stato “primitivo”, ossessionato dalle necessità materiali; era un essere “metafisico”, che – ha scritto Giuseppe Sermonti – più che vivere “recitava”, con danze, canti e incantamenti, indossando sacri costumi – insomma viveva di liturgie per entrare nell’aldilà.”

Un lettore mi ha rimbeccato:

No, significa solo che doveva ammazzare il tempo in qualche modo, 15 mila anni fa come 2 mila…Non le viene il vago sospetto che si tratti di una questione di plagiabilità intrinseca di fondo per mancanza di alternative, piuttosto che di un innata propensione genetica alla metafisica?”

Questi commenti vanno pubblicati, perché spiegano benissimo perché la nostra civiltà sta per finire, e in che modo l’uomo-massa (che parla in questi commenti) la sta distruggendo, distruggendo così anche se stesso, segando il ramo su cui l’hanno fatto salire tutti gli uomini migliori di lui che hanno fanno avanzare la civiltà, di cui lui gode senza merito.

Ora, capisco che l’antichità suprema dell’idolo di Shigir, possa non essere d’interesse per un ignorante di scarsa istruzione. Ma una volta l’ignorante di scarsa istruzione, almeno, diceva: non m’interessa, non ci capisco, non è nel campo delle mie curiosità. E’ una cosa per archeologi, per scienziati…Adesso l’ignorante, in quanto uomo massa, non solo schernisce ciò che supera il suo comprendonio; impone anche la sua bassa intelligenza come standard, vuole che nessun altro s’interessi e s’interroghi sull’idolo di Shigir, come sui giganteschi disegni di Nazca.

Il lettore di cui sopra pretende di dire la sua su un tema di cui non s’è mai occupato nemmeno per cinque minuti, e pretende di dare lezioni a chi quel tema ha studiato, approfondito ed amato. Di colpo, lui si atteggia a sapiente, saputo, a cui non la si fa.

In realtà è terrorizzato davanti al mistero, a qualunque mistero, scientifico o religioso che sia; la profondità della storia e preistoria umana gli dà le vertigini. Insomma: la cultura lo fa star male fisicamente. Non avrebbe colpa (è normale che gli ignoranti siano a disagio), ma il fatto e che lui censura tutto, non vuole che se ne parli. La butta in barzelletta apposta per questo. Attribuisce all’Uomo Antico siberiano le proprie pochezze e piccinerie, il proprio mondo dove ci si annoia senza playstation, dove si fanno sculture senza significato, dove ci sono tanti che “si divertono a turlupinare il prossimo”.

Esibisce come un merito, come prova della sua superiorità, le sue falle mentali: la sua banalità piatta, la sua superficialità stolta, il ridottissimo ventaglio delle sue curiosità, e soprattutto l’aver perduto la capacità di stupirsi: “Cavolo che scoperta, da non dormirci la notte”.

Ovviamente, se l’uomo-massa è diventato capace di imporre questa chiusura come standard, è lo stesso progresso scientifico che egli sopprime. Si dice che Newton cominciò a pensare alla sua teoria quando vide la mela cadere dall’albero; l’uomo massa, che ha visto centinaia di mele cadere e si vanta di non essersene mai meravigliato, vuole vietare – magari per legge – che qualcuno se ne stupisca.

E il peggio è che tale uomo ha preteso di imporre la sua stessa chiusura in politica, nei problemi sociali, nella morale, nei comportamenti, non a caso sempre più rozzi, stracchi, plebei e bassi. E’ dunque l’intero progresso che sta bloccando.

E’ esattamente quel che prevedeva Chesterton sulla fine della nostra civiltà: “Il mondo non degraderà mai per mancanza di meraviglie, ma soltanto quando l’uomo cesserà di meravigliarsi. “O anche: nel mondo non mancheranno mai meraviglie, mancherà la capacità di meravigliarsi – la capacità di meravigliarsi che è la radice del “religioso”, dello sguardo religioso sul mondo. Quello sguardo che l’uomo massa deride, di cui non vuol sentir parlare, proprio perché (nella sua pochezza) ne ha terrore.

Naturalmente, l’uomo massa è privo di immaginazione, l’immaginazione creatrice che suscita la capacità di stupirsi. Non si prova nemmeno ad immaginarsi cosa fosse la Siberia di 12 mila anni fa, quando l’Uomo Siberiano elevava i suoi pali sciamanici – allora come oggi – per mettersi in contatto con le forze superiori. O forse alzava il sacro palo perché l’axis mundi, il palo cosmico, l’asse di rotazione, era uscito dalla sua sede sconvolgendo le costellazioni, come è riferito da miti di tutta la Terra?

Era finita la glaciazione? Il che significa che i ghiacci occupavano gran parte d’Europa e Nord-America, ma che (mistero) la Siberia e l’Alaska erano coperti di vegetazione lussureggiante, beneficiate da un clima mite: lo provano le immense distese di leguminose selvatiche, felci, campanule, ranuncoli, arbusti in paludi impenetrabili, che oggi formano i giacimenti di torba. Lo provano la quantità enorme di animali di grossa taglia che questa vegetazione sosteneva: mandrie immani di bisonti e renne, cavallini selvatici, cervidi d’ogni tipo, antilopi, pecore selvatiche, e lupi; ma coi lupi anche tigri e iene. Iene vicino al Polo Nord? Dove adesso la terra è gelata dal permafrost sotto le erbe stente, dove esiste solo la tundra e le temperature calano a 40 sottozero? Ebbene sì.

Forse l’Uomo Siberiano, che scolpì il palo di Shigiri per i suoi riti sciamanici, vide ancora esemplari di Mammuth calcare quella terra incredibile. Qualcosa poi successe, attorno ai 9500 anni fa: l’80% della fauna siberiana morì di colpo, coi ranuncoli ancora in bocca o nello stomaco non ancora digeriti, per quella che sembra essere una tempesta di gelo, inaudita sciagura istantanea su cui i meteorologi si interrogano.

Ma non s’interroga l’uomo massa.

Siccome lui si annoia nel suo mondo che ha reso vuoto (l’ignorante si annoia perché non trova nel mondo ragioni di interesse, non ha curiosità né fantasia non sa che cosa significhino le cose), si figura che l’uomo antico si annoiasse – per mancanza di distrazioni, senza playstation, discoteche e pornografia in tv – e quindi qualcuno di loro inventasse la religione.

L’uomo massa, che non sopravvivrebbe 15 minuti in quell’ambiente, dove il Sapiens Siberiano prosperava nel paradiso terrestre di “cacciatori-raccoglitori”, naturalmente non ha la minima idea della risonanza che produce nell’animo la comparsa di un animale selvatico nel paesaggio, mentre cammini nella natura. A me è accaduto di rado, ma un giorno, sotto l’alta foresta di larici dell’Ampezzano, mentre andavo da solo, mi si parò davanti un piccolo daino: lo sorpresi, lui mi sorprese. Durò un istante: un istante era lì, un istante era sparito. Nel nulla. Magica creatura, dalla capacità sovrannaturale, messaggero la cui apparizione andava interpretata…come del resto il lugubre, risonante tamburo che si ode nelle foreste alpine, periodico, assillante, seguito da silenzi come se il tamburino si fermasse ogni tanto ad ascoltare. E’ il tamburo del picchio: un altro segnale per l’uomo che vaga nella foresta e si sprofonda nel suo mistero e nel suo pericolo.

Ebbene: figuratevi cosa produca, nell’alto Tutsi con la sua lancia come unica arma, l’apparizione del leone a pochi metri da lui nella savana. L’uomo massa che i leoni li ha visti al cinema o dietro una robusta gabbia, non ha la minima idea di quanto coraggio, virilità, disposizione alla morte e “sapienza” di cacciatore evochi nel Tutsi questa comparsa. Di quanta magia sia pregna e imbevuta, quanta “cultura” crei nella tribù, quanta mitologia e risonanza spirituale.

L’Uomo Siberiano aveva imparato una immensa sapienza, una enorme cultura seguendo gli animali per cacciarli. Ne rispettava e venerava la natura enigmatica, la magica capacità di sparire alla vista o di sorprenderti, il misterioso ma sapiente transumare; si vietava di uccidere femmine allattanti nel branco dei bisonti (sarebbe stato sacrilegio); aveva imparato da tutti i bramiti e gli improvvisi spaventi di un branco, a interpretare l’arrivo del lupo e della iena, o della tigre.

Ai bambini, i padri insegnavano nella caccia tutti i segreti, le tecniche (i padri d’oggi cosa possono insegnare? Che sono stati in ufficio a riempire moduli…in un mondo svuotato di significato), le nonne insegnavano i miti fondatori, i vecchi la sera, accanto al fuoco, cantavano i “significati”, la caduta, il mondo degli spiriti e, sopra quello, il Supremo Tessitore d’Inganni, Ouranos, Wotan, Odino con la sua rete celeste, i cui decreti sono scritti nel cielo stellato.

Cosa raccontano, oggi, le nonne? I vecchi che non hanno più alcuna sapienza e non sanno riconoscere le costellazioni? La scuola progressista? A forza di inculcare il disprezzo del passato, delle tradizioni, i progressisti non sanno trasmettere il progresso. L’uomo massa è fatto nascere in un mondo che è stato liberato da ogni traccia antica, se non sotto forma di ruderi o di musei; e quel che è peggio, è così che lo vuole. Gode dei beni tecnologici prodotti da altri (i cinesi, adesso) di cui non conosce né capisce il funzionamento; ritiene che non li perderà mai più, perché la civiltà continuerà anche se lui la sta sgretolando, e lui avrà sempre la disponibilità del tablet Asus o dell’auto Kia, perché avrà i soldi per comprarla: non è forse lui l’uomo bianco, europeo, emancipato da ogni superstizione – dunque superiore? Contento di vivere come già è? Senza sforzo di migliorarsi?

E’ diventato l’Homo Insipiens.

L’uomo antico siberiano onorava il nome che gli avremmo dato millenni dopo, Homo Sapiens. Dagli animali aveva appreso la lezione.

I suoi guerrieri avevano già stretto quel rapporto “magico” e spirituale con l’Orso del Nord, animale totemico degli eroi di cui il nome del re della Tavola Rotonda – Artù, da Arkthos – è l’ultimo ricordo? Aveva già una casta di sciamani che adottavano come totem “Varaha”, ossia Borea, il nordico cinghiale? No, forse ancora no, forse queste distinzioni seguirono all’immigrazione dal Nord che gelava sempre più….

L’uomo massa perde anche le nozioni che gli erano state date. Chiama superstizioni e fantasie senza sugo quelle della religione. Almeno, Karl Popper aveva capito che l’uomo non vive nel “Mondo 1”, quello esterno e materiale, ma essenzialmente nel “Mondo 2” (degli stati mentali) e “Mondo 3” (dei significati linguistici): che è il “mondo interiore”. E che questo mondo interiore è molto più grande e importante del mondo esterno.

L’animale vive continuamente eccitato dall’esterno: tutto lo spaventa o lo attrae di quel che accade intorno a lui, fuori di lui. Per dirlo in altro modo, l’animale vive perennemente “alterato”. L’uomo è il solo animale che sa “immedesimarsi”: ossia affondare in sé medesimo, staccandosi per un momento o per ore dalla sua occupazione diretta con le cose; può volgere la schiena al “mondo 1” e andare nel mondo che non sta in questo mondo – il mondo interiore.

Da questo mondo, e mica dalla materia, nasce tutta la tecnica. L’uomo non avrebbe inventato la lancia e l’arco, né il telaio, né il fuoco, senza questo “entrare in sé stesso” e pensare a come fabbricare lo strumento, con quali materiali, e per quale scopo. Nell’immedesimarsi si fa un’idea del mondo, e di come dominarlo secondo un piano pre-concepito. Nel mondo interiore, che non sta in “questo” mondo, l’uomo abita, trae insegnamenti, ricava gli strumenti tecnici e i significati religiosi.

Quando si chiedeva a coloro che vivevano nel mondo sciamanico, i nativi americani o i samoiedi siberiani, dove avevano imparato le loro tecniche, chi aveva insegnato loro l’arco o l’addomesticamento di animali, essi non rispondevano indicando “il mondo interiore”; non dicevano: l’abbiamo fatto noi, concepito dentro di noi. Indicavano l’alto: degli angeli, degli spiriti superiori e benefici avevano insegnato a fabbricare il telaio e l’arco, il forno da pane e come elevare il tepee o la yurta sul modello dell’Asse del Mondo, onde vivessero nello spazio sacro, nel centro del Mondo.

Ciò, tanto tempo fa, all’inizio o quasi dei tempi.

L’uomo massa essendo un cretino materialista, pensa che siano stati ammaestrati dagli extraterrestri. E si fa gioco di chi ammira quell’Homo Sapiens che elevava pali agli spiriti, e sapeva come parlare con loro. Nemmeno si immagina che un uomo così concreto come il tunguso e il buriato, non si terrebbe attaccato da 12 mila anni alla stessa “religione”, se essa fosse una turlupinatura, se non fosse efficace. La religione ellenica è estinta, come quella romana. Quella egizia, durata 4 mila anni, è scomparsa. La religione cattolica portata da Cristo ha solo duemila anni, e già la gerarchia prelatizia l’ha sgretolata, e la massa l’ha rigettata; non ci saranno più cristiani nel 2050 o giù di lì.

Tutto questo mi fa dire che l’uomo massa si sta distruggendo. E che ha gli anni contati. Centinaia di milioni di uomini massa che oggi deridono la religione e che usano il tablet per postare le loro piatte scemenze e volgarità, gonfi di essersi liberati di Dio e dei “tabù”, si chiamano la propria estinzione, l’attirano “come con corde di carro”, disse Isaia. Fra qualche milione di anni, i loro miliardi di carcasse bruciate, nel sottosuolo, serviranno forse a formare giacimenti petroliferi per una nuova umanità. Lo spero per loro, avranno almeno raggiunto la loro utilità – marginale.

 

La più antica religione vivente

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Maurizio Blondet 

I media hanno riparlato del cosiddetto “idolo di Shigir”, esposto al museo Sverdlovsk di Yekaterinbug. Trovato nel 1890 in una palude di torba della Siberia occidentale, questa sorta di palo sormontato da testa umana – originariamente era alto 5 metri, ne restano 2,7 – era stato datato nel 1997 come risalente a 9500 anni fa: per cui era già la più antica scultura lignea esistente.

Adesso un sistema più perfezionato di datazione al Carbonio 14 (con spettrometro di massa accelerato) applicato da un gruppo di studiosi tedeschi ha arretrato la scultura di altri 1500 anni: “l’idolo di Shigir” dunque è la prova di una cultura religiosa umana esistente 13 mila anni fa, risalente all’11 mila a. C. in Siberia. Più antica, hanno sottolineato i media, alle Piramidi egizie (attorno al 3 mila a.C.:) e al “santuario” di Stonehenge (2600 a.C., ma forse assai più recente). E’ persino più antica del misterioso complesso di templi monumentali, con pilastri scolpiti, ritrovato a Gobekli Tepe in Turchia, e risalente al 9500: un ritrovamento che ha rovesciato la ricostruzione della nascita delle civiltà fino a ieri adottata dagli archeologi, secondo i quali era stata la nascita dell’agricoltura a creare gli agglomerati urbani, come luoghi di culto monumentali. Prima, l’economia di sussistenza dei cacciatori-raccoglitori non avrebbe permesso di mantenere un numero di uomini validi disponibili per alzare pilastri di 50 tonnellate in un complesso di trenta templi…. Invece Gobekli Tepe, molto precedente all’addomesticamento del grano, dice il contrario: è stata una spinta religiosa a costituire quell’immenso luogo di culto, e da quello sforzo collettivo sono nate probabilmente le civiltà sedentarie organizzate.

Ma anche Gobekli Tepe è una religione estinta. Verso l’8000 a. C., il sito fu deliberatamente abbandonato dai suoi fedeli che ritualmente lo seppellirono con terra riportata, altro enorme e misterioso sforzo.

L’idolo di Shigir è assai meno monumentale. Ma la “religione” (o metafisica) di cui dà testimonianza è ancora fra noi. Nell’insieme l’alto manufatto non ha nulla di misterioso: si tratta di un palo sciamanico, del tutto simile a quelli elevati nelle stesse zone, ancor oggi, dalle tribù siberiane discendenti dagli scultori dell’” idolo”.

La somiglianza generale è impressionante: come si vede, molti dei pali odierni rappresentano facce umane sovrapposte. Sull’idolo di Shigir, l’archeologo (dei tempi zaristi) Vladimir Tolmachev ha identificato sette volti stilizzati.

Simili pali servono come elementi di contatto con “l’alto”, siano spiriti dei “cieli” a cui lo sciamano (di solito mascherato da uccello, o essere alato), o vere e proprie pertiche in cui lo sciamano si inerpica per raggiungere uno dei sette o nove “cieli”, dai quali ottiene poteri sovrannaturali che gli consentono di guarire malati, smascherare ladri, rivelare nemici (demoniaci o umani) della comunità a cui serve. Lo sciamano è “l’uomo-medicina”, specialista dell’estasi, come lo definisce Mircea Eliade. Si produce uno stato alterato di coscienza (per lo più con suoni di tamburi, di rado con sostanze stupefacenti) e in quello stato “sale” sul palo in contatto coi cieli; spesso è accompagnato da animali-angeli protettori (come il cigno nordico, animale assiale) e deve lottare contro demoni animali, perché il suo “viaggio” è irto di pericoli spirituali e magici, ma molto reali. Ogni sciamano è stato identificato e selezionato dallo sciamano cui è succeduto, il suo maestro. Che talora lo ha reso “diverso” dalla comune umanità sostituendo i suoi organi interni con cristalli di quarzo – dolorosa chirurgia magica e simbolo del cambiamento della sua essenza, analogo di una ordinazione sacerdotale. Secondo Mircea Eliade, lo sciamanesimo è la religione “originaria”; tracce di sciamanesimo si trovano nella religione ellenica (l’oracolo di Delfi dove la Pizia cadeva in trance), nel movimento dionisiaco; lo Shinto giapponese è una forma formalizzata e regolarizzata di sciamanesimo. Sciamani in trance appaiono del resto nelle pittore rupestri di Lascaux, dove chiaramente “segnavano” magicamente gli animali da cacciare, ne agevolavano la cattura e ne espiavano l’uccisione.

Il palo di Shigir è dunque la testimonianza dell’uomo che mai è stato “primitivo”, ossessionato dalle necessità materiali; era un essere “metafisico”, che – ha scritto Giuseppe Sermonti – più che vivere “recitava”, con danze, canti e incantamenti, indossando sacri costumi – insomma viveva di liturgie per entrare nell’aldilà.

 

Preghiera Pawnee

pawnee_smGrande mistero, insegnami come fidarmi del mio cuore, della mia mente, delle mie conoscenze profonde, dei sensi del mio corpo, della benedizione del mio spirito. Insegnami a fidarmi di queste cose così potrò entrare nel mio Sacro Spazio e amare oltre la paura, e così camminare nella Bellezza con il passare di ogni glorioso sole.