Giacomo Leopardi

Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.

 

Annunci

H. Hesse Pellegrinaggio in Oriente

La disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di comprendere e giustificare la vita umana.
Al di qua di questa disperazione vivono i fanciulli, al di là vivono i risvegliati.

Grazie Abrax

L’enigma d’amore nell’occidente medievale

Nel XII secolo, nei castelli a sudovest della Francia, fiorì una civiltà fondata sulla centralità della donna, vista come portatrice di amore, gentilezza e sapienza, celebrata dal canto dei trovatori, che riconobbero in lei il vero motore della vita e della conoscenza. L’espressione amor nova, fin’amor – femminile in lingua d’oc – significò, per questi grandi poeti e musicisti, l’amore che fa rinascere a nuova vita. Eleonora d’Aquitania, due volte regina, favorì la diffusione della “rinascenza cortese”. La figlia, Maria di Champagne, fece scrivere un codice, il De amore, affinché il cavaliere imparasse ad avvicinare la dama secondo le prescrizioni e i riti di un graduale percorso formativo. Fu così che nacque una vera e propria “scienza dell’amore”, che, per la prima volta nella storia occidentale, fondava il dialogo tra l’uomo e la donna sulla parità, il reciproco rispetto, la conoscenza di sé.

L’enigma d’amore nell’occidente medievale

(Edizioni La Lepre, Roma 2017)

di Annarosa Mattei.

Mircea Eliade

Questi trenta e passa anni che ho passato in mezzo a divinità esotiche, barbariche, indomite, alimentato dai miti, ossessionato dai simboli, cullato e stregato da così tante immagini che sono giunte a me da questi mondi sommersi, oggi mi appaiono come i gradi di una lunga iniziazione. Ognuna di queste figure divine, ognuno di questi miti e simboli è connesso con un pericolo che è stato affrontato e superato. Quante volte ho rischiato di perdermi, di ritornare cenere in questo labirinto dove ho rischiato di perdere la vita… non sono state meramente briciole di conoscenza acquisite lentamente e comodamente dalla consultazione di libri, ma veri e propri incontri, confronti e tentazioni. Solo ora realizzo perfettamente tutti i pericoli che ho scansato durante questa lunga cerca e, tra questi, soprattutto il rischio di dimenticare di avere un obiettivo… l’anelito a raggiungere un “centro”.

Fonte: https://axismundi.blog/

 

Il folklore dei Sami

by lacucinadelbosco

 

Harald Sohlberg, Vinternatt i Rondane, 1917

Nella parte settentrionale della penisola scandinava, lungo tutto il Finnmark norvegese e fino alle terre più a nord della Svezia e della Finlandia, e nel profondo della penisola russa di Kola, c’è Sápmi, la Patria dei Sami. Sápmi non è una nazione indipendente, piuttosto è un’unità culturale all’interno dei confini, rispettivamente, di Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia.

A causa della somiglianza culturale tra i Sami, i Finni e le tribù della Siberia nella regione artica, è pensiero comune che nel passato tutti fossero immigrati da est. Le ultime teorie sull’origine dei Sami e dei Finni, comunque, dicono che questi popoli discendano dalle tribù indigene di cacciatori dell’Europa settentrionale che seguirono il ritrarsi della cappa di ghiaccio dopo l’ultima glaciazione. È stato inoltre fatto notare come, durante le glaciazioni, la costa occidentale della Norvegia fosse abitata; ma che questi popoli fossero i progenitori dei Sami è ancora una questione aperta.

La Sápmi moderna è una comunità come qualunque altra, con le proprie funzioni e strutture necessarie ad ogni società moderna. Tuttavia c’è una differenza, ovvero che Sápmi è situata all’interno dei confini di quattro nazioni diverse. Come conseguenza vi sono le differenze causate dalla localizzazione geografica e dalla speciale posizione culturale.

Linguaggio

Anche se i Sami sono considerati un unico popolo, ci sono notevoli differenze regionali nel linguaggio e nella cultura.

Le lingue Sami appartengono al gruppo ugro-finnico, e sono imparentate con il finlandese e l’estone. La lingua è solitamente divisa in tre gruppi principali: Sami orientale, Sami centrale e Sami meridionale, ciascuno dei quali è diviso in molti dialetti diversi.

Gruppi

Sin dai tempi antichi, i Sami sono stati divisi in tre grandi gruppi principali:

Sami delle Foreste: vivono in piccoli gruppi siida nelle foreste di Svezia e Finlandia. Si guadagnano da vivere pescando nei laghi e nei fiumi, e con la caccia degli animali selvaggi della foresta.

Sami delle Montagne: i Sami delle Montagne sono anche chiamati i Sami delle Renne. Vivono principalmente nelle montagne di Norvegia e Svezia. I Sami delle Montagne sono pastori di renne, ma si guadagnano da vivere anche con la caccia e la pesca. La pastorizia delle renne è un’attività relativamente recente, con il suo culmine tra il XVI ed il XIX secolo. Prima di allora, i Sami delle Montagne vivevano di caccia alla renna, all’alce, all’orso e al lupo così come di piccoli animali.

Sami del Mare: i Sami del Mare vivevano in tribù lungo la costa della Norvegia settentrionale e del Mare Artico. Queste tribù vivevano di caccia nella stagione invernale e di pesca nell’oceano nella stagione estiva.

Mitologia Sami

L’antica religione Sami è un capitolo a parte nella storia culturale. È ancora difficile dare una visione globale delle credenze religiose, a causa delle differenze regionali nei concetti del sacro. Inoltre, poi, i testi-fonte sono stati quasi esclusivamente scritti da missionari cristiani, che provenivano dalla società esterna, e molto raramente mostravano un benché minimo cenno di comprensione della cultura Sami, e non si preoccuparono neanche di nasconderne contenuti di concetto. I missionari avevano anche la tendenza a trasferire i propri concetti religiosi nell’antica religione.

Un terzo problema è che si tendeva a collegare la descrizione di argomenti importanti alla descrizione di tradizioni e riti locali.

Il quarto problema è che, comprensibilmente, i Sami erano riluttanti nel descrivere le proprie nozioni religiosi ad estranei.

Concezioni del Mondo

Le antiche concezioni Sami del mondo erano costruite su nozioni del culto della natura. La natura era considerata dotata di uno spirito, ovvero che ogni cosa avesse un’anima. I diversi fenomeni naturali avevano un loro protettore o una divinità, con il quale era importante mantenere un buon rapporto. Le piante e gli animali, i paesaggi, i laghi ed i fiumi, il vento ed il tempo, la luce ed il buio, l’estate e l’inverno, tutto aveva il proprio spirito, per dire la sua propria natura, e conseguentemente anche la propria divinità.

La divisione tra bene e male, cui siamo abituati con le religioni monoteistiche, non esiste.

La natura e le sue divinità contemplano tutte le circostanze della vita, e possono esprimersi in diversi modi. È da queste divinità che gli umani ricevettero la loro ricchezza e la loro salute, e se avessero offeso l’ordine della natura le divinità si sarebbero vendicate, per esempio, trattenendo gli animali della foresta, facendo ammalare la gente, o causando disastri naturali.

Per mantenere buoni rapporti con le divinità, i popoli mostravano il loro rispetto con cerimonie e sacrifici religiosi. Le occasioni per i rituali religiosi potevano essere mantenere una buona caccia ed una buona pesca, l’aiuto contro le malattie, per la salute delle renne, o per essere sicuri che la gravidanza e la nascita andassero bene.

Il Cosmo e lo sciamanesimo

Il cosmo dei Sami era diviso in tre sfere principali. Oltre al mondo reale, c’era anche il mondo celestiale, il Saivo, e l’oltretomba. Le divinità, gli spiriti e gli esseri spirituali abitavano tutte queste sfere ed oltre a queste, gli umani e naturalmente gli animali abitavano il mondo reale, mentre l’oltretomba era il mondo dei morti.

Non era possibile che gli umani lasciassero vivi il mondo reale, ma secondo lo speciale principio vitale dei Sami – che in ogni caso essi condividono con il resto degli abitanti della regione del circolo polare e con le popolazioni native del continente nord e sud-americano – degli sciamani specialmente addestrati potevano visitare i mondi spirituali per conto del popolo.

Il principio vitale, in termini generali, era che il corpo umano ha almeno due anime.

La prima è lo “spirito della vita”, che è connesso al corpo stesso, lo scheletro del respiro, e finché funziona, si è vivi. Quando lo “spirito della vita” lascia il corpo, si muore.

La seconda anima è lo “spirito libero”, che può lasciare il corpo per brevi o lunghi periodi. È tramite questo principio che l’anima dello sciamano è capace di lasciare il suo corpo ed entrare nei mondi esterni.

La parola sciamano deriva da un’altra popolazione del circolo polare, gli Evenki o Tungus, che vivevano nel nord della Siberia, tra i fiumi Jenisej e Lena. La parola Sami per indicare lo sciamano è Noaide. I Noaide erano membri normali delle tribù, con speciali facoltà mentali. Essi erano veggenti, potevano predire il futuro, guidare le persone in ambito spirituale, e spesso erano anche guaritori. Se necessario, il Noaide poteva entrare in estasi tramite la forza del tamburo ritmico, degli joik (una speciale tecnica per cantare le canzoni, tipicamente Sami) o tramite l’uso di droghe euforizzanti. Quando il Noaide entrava in trance, il suo corpo rimaneva immobile, egli era solitamente in posizione supina, mentre il suo spirito libero lasciava il corpo e andava nei mondi degli spiriti o dei morti. Lo scopo del viaggio spirituale poteva essere scoprire quali tabù gli umani avessero infranto, e in conseguenza dei quali avevano perso la loro buona sorte, o per cercare lo spirito libero di una persona malata e riportarlo indietro.

Quando lo spirito libero ha lasciato il corpo del Noaide incontra i suoi spiriti guida, spesso in forma di animali, che lo guidano nel passaggio alla sfera spirituale. Mentre il corpo dello sciamano è “senz’anima” i suoi assistenti aspettano, per guidare il ritorno del suo spirito libero o per salvare la sua vita nel caso in cui qualcosa vada storto durante la veggenza.

Divinità

Quando si parla di “divinità” Sami spesso parliamo pensando al riflesso del dio cristiano, o con la concezione dei missionari e non con quella dei Sami. Essi possono probabilmente essere considerati come degli spiriti o delle divinità con specifici ambiti di attività.

Ci sono spiriti più o meno significativi nell’antica religione Sami, e la maggior parte di loro sono, naturalmente, connessi alla natura, alla caccia ed alla vita domestica. La pronuncia dei nomi varia a seconda dell’area in cui ci si trova, dell’autore della fonte, così lo spelling è mutevole.

Fenomeni naturali

Molte divinità sono collegate ai fenomeni naturali. Nel mondo artico la natura ha un ruolo fondamentale per le possibilità di sopravvivere, per cui non ci si deve meravigliare se i maggiori fenomeni naturali hanno la loro propria divinità.

Jubmel, Radien-attje e Vearalden Olmai

La divinità superiore o celestiale dei Sami si chiama Jubmel o Ibmel, un parallelo del finlandese Jumala (dio). I Sami svedesi hanno invece una figura che si chiama Radien-attje (“colui che governa” o “padre superiore”) in cima alla gerarchia divina. Per confondere ancora di più, c’è anche un certo Vearalden Olmai (“l’uomo del Mondo”) in cima alla gerarchia. Comunque non c’è dubbio che i diversi nomi si riferiscano alla stessa divinità, cui si fa riferimento come Radien-attje.

La divinità superiore è il governatore del Cosmo. In suo onore, i Sami reggono un palo sacrificale ogni autunno, come simbolo della colonna portante del mondo, considerata la connessione tra il mondo ed il firmamento. La colonna dal centro della terra raggiungeva un punto nel firmamento: la stella polare. La divinità superiore era anche “colui che dà la vita” ed era considerata la divinità della fertilità.

Radien-attje è spesso raffigurato come la figura portante in una triade che, oltre a lui, consiste di Radien-akka (Materakka, la madre suprema) ed il loro figlio Radien-pardne. Ci sono critici che sostengono che questa triade sia la conseguenza dell’incontro con la religione cristiana, e che corrisponda a Padre, Figlio e Spirito Santo. Se fosse così, è interessante che i Sami abbiano sostituito lo Spirito Santo con la moglie di un dio. In alcune versione la famiglia divina include anche una figlia.

Come divinità superiore Radien-attje pertiene l’intelligenza superiore, mentre suo figlio Radien-pardne pertiene alle cose pratiche.

Beivve

Beivve, Beiwe, Bievve, Beaivi o Biejje è il nome del Sole e della divinità solare. Beivve a volte viene raffigurato come maschile, ma nella maggior parte dei casi è una divinità femminile.

In una società come quella a nord del Circolo Polare, dove il sole nel periodo invernale non raggiunge neanche l’orizzonte, non è difficile credere che la divinità solare fosse apprezzata e avesse un ruolo principale nella coerenza del culto.

Nel solstizio d’inverno una femmina bianca di renna era sacrificata in onore di Beivve per assicurarsi che tornasse nel mondo e portasse a termine la lunga stagione invernale. Nel periodo dell’anno in cui ritornava il sole si spalmava del burro (che si scioglie al sole) sugli stipiti delle porte, come sacrificio a Beivve così che potesse riprendere le forze nella sua convalescenza e salire sempre più in alto nel cielo.

Durante il solstizio d’estate la gente faceva degli anelli a forma di sole fatti di foglie e li appendeva in suo onore. In questa occasione si mangiava del burro come pranzo rituale.

Beivve era spesso accompagnata da sua figlia, Beivve-neita (“la ragazza del sole”) in un recinto di ramificazioni di corna di renna.

Beivve riportava la fertilità nella regione artica, faceva crescere le piante così che le renne potessero nutrirsi e riprodursi, e portava ricchezza e prosperità agli uomini.

Nel periodo dell’anno in cui Beivve ritornava si pregava per le persone che erano mentalmente instabili. I Sami consideravano – abbastanza correttamente – la pazzia sotto forma di psicosi e la depressione era causata dalla mancanza del sole e della luce durante la buia stagione invernale.

Mano

La divinità femminile Mano o Manno è la personificazione della Luna. Come altre divinità naturali, Mano era abbastanza imprevedibile e pericolosa. Era adorata nel periodo della luna nuova, specialmente nella stagione natalizia, ed in quel periodo era tabù fare qualunque tipo di rumore.

Horagallis

Horagallis (“l’uomo del tuono”), Toragallis, Dierpmis o Tiermes, sono i nomi della divinità del tuono. Horagallis, spesso raffigurato con un martello in ogni mano, era ritenuto nei primi tempi un riflesso del dio norreno del tuono, Thor, ma tale ipotesi è assai improbabile.

Oltre ad essere dio del tuono, Horagallis era anche considerato la divinità della fertilità. Era lui a causare la pioggia che faceva crescere le piante. L’arcobaleno era l’arco di Horagallis, e lui lo utilizzava per scacciare gli spiriti del male ed i troll.

Come la maggior parte delle divinità della natura, anche Horagallis aveva i suoi lati oscuri. Poteva diventare furioso e abbastanza pericoloso, e la gente faceva dei sacrifici a lui dedicati per impedire che facesse male agli uomini e agli animali causando inondazioni o incendi nelle foreste.

Bieggolmai

Bieggolmai (“l’uomo del vento”) era l’imprevedibile divinità del vento e della tempesta. Generalmente è raffigurato con due pale nelle mani, che utilizzava per mescolare i venti dentro e fuori della sua caverna.

Thjathjeolmai

Thjathjeolmai (“l’uomo dell’acqua”) presidiava i laghi ed i fiumi, e dava fortuna nella pesca. La parola Thjathje significa “acqua”, e si dice sia all’origine del nome del gigante norreno Tjatsi.

Leibolmai

Leibolmai (“l’uomo di sangue” o “l’uomo dell’ontano”) era la divinità della caccia. Era il governatore degli animali selvaggi nella foresta, ed i cacciatori facevano dei sacrifici in suo onore per ottenere fortuna nella caccia.

Leibolmai non andava d’accordo con gli akkas, le divinità domestiche. Se gli akkas cambiavano il genere di un embrione da femmina a maschio, dovevano darlo a Leibolmai.

Per qualche motivo Leibolmai disprezzava le ragazze, e probabilmente questo era un riflesso della distinzione tra lavoro femminile e maschile, che è molto distinto nel mondo sacro dei Sami.

Jabmeakka

Il mondo dei morti presso i Sami era chiamato Jabmeaimo ed era situato sotto la superficie della terra. Il governatore del Jabmeaimo era la divinità femminile della morte Jabmeakka.

Le persone che avevano vissuto la loro vita seguendo i precetti religiosi dopo la loro morte giungevano nel Jabmeaimo. Veniva dato loro un nuovo copro, e dopo esser rimasti lì per un po’ di tempo, salivano nel Saivo, le sfere celesti.

I Sami credevano che se una persona si ammalava, i morti – spesso i parenti morti del paziente – ne avevano rapito lo “spirito libero”. Ecco perché il Noaide doveva andare nel Jabmeaimo per negoziare con Jabmeakka lo spirito del paziente. Se Jabmeakka era d’accordo nel rilasciare lo spirito del paziente – in cambio di idonei sacrifici – lo “spirito libero” ritornava al suo proprietario. Se lo spirito rapito non ritornava, il paziente moriva.

Rota

Un’altra terra dei morti, forse peggiore, era chiamata Rotaimo, governata dal maligno Rota, personificazione della malattia e della morte. Contrariamente alla pratica Sami, egli viaggiava su un cavallo. Il cavallo tra i Sami era un animale temuto e detestato, probabilmente perché era il mezzo di trasporto preferito dai norreni.

Le persone che non vivevano le loro vite secondo gli ordini naturali giungevano a Rotaimo, nell’oltretomba più profondo. Anch’essi ricevevano un corpo nuovo, ma non abbandonavano mai più Rotaimo.

Le Divinità Domestiche

Uno degli aspetti che rende la religione Sami così speciale è la differenza significativa tra uomini e donne nella vita sacra e cerimoniale. Le differenze erano causate dal fatto che gli ambiti di attività erano molto divisi parlando di doveri maschili e femminili. Mentre i rituali maschili in particolare riguardavano la caccia, la pesca ed il tempo, le cerimonie femminili riguardavano prevalentemente l’ambiente domestico.

Le divinità domestiche erano Materakka e le sue tre figlie: Sarakka, Uksakka e Juoksakka.

Materakka

Materakka significa “la grande madre” o “la grande nonna”. Era situata lungo la parte interna delle mura di una casa.

Sarakka

Sarakka significa “la tessitrice” e viveva sotto il caminetto. Sarakka era la madre del fuoco, e le persone le dedicavano dei sacrifici gettando un po’ della loro bevanda sul fuoco nel camino. Era anche la divinità delle nascite, e le venivano dedicati sacrifici dopo la nascita di un bambino.

Insieme a sua madre, Sarakka era anche responsabile della fertilità per gli animali domestici, e le venivano dedicati sacrifici per ottenere la fertilità sia fra gli umani che fra gli animali.

Contraddittoriamente, non sono solo le donne a venerare Sarakka, ma anche gli uomini.

Uksakka

Uksakka significa “la madre della porta” e vive proprio sull’uscio. Era la protettrice dei bambini piccoli, specialmente nel periodo in cui cominciavano a camminare.

Juoksakka

Juoksakka significa “la madre del fiocco”, e si trovava nella parte più interna della casa, nell’area sacra accanto al camino. Durante la gravidanza, Juoksakka decideva se l’embrione dovesse essere femmina o maschio.

Queste divinità erano protettrici della casa, delle donne, della gravidanza e delle nascite.

C’è un articolo molto bello sulle funzioni degli akkas intitolato Afguderiets Dempelse (“Oppressione del paganesimo”), scritto dal missionario Jens Kildal intorno al 1740.

Nell’articolo risulta chiaro che i Sami credevano che tutti gli embrioni in origine fossero femmine. Quando un bambino era concepito la divinità superiore Radien-pardne dava la sua anima a Materakka. Lei portava la nuova anima a Sarakka, che faceva sì che intorno ad essa crescesse un corpo, e poi lo poneva nel grembo di sua madre. Se venivano fatti i sacrifici corretti, Juoksakka poteva interferire e cambiare il genere dell’embrione in un maschietto. Dopo l’interferenza, Juoksakka doveva dare il bambino al suo nemico Leibolmai. Sarakka stessa supervisionava la nascita, e durante il parto Uksakka faceva la guardia alla porta. Dopo la nascita, Uksakka proteggeva il bambino dagli urti e dalle cadute.

Altri spiriti

Oltre ai suddetti spiriti e divinità c’erano numerose altre creature meno significative nel mondo delle credenze Sami. Tra gli altri esseri c’era ancora un’altra dea della fertilità, Rananeida, che tutelava la primavera ed i primi germogli.

Un fenomeno del tutto particolare erano i cosiddetti “uomini delle feste”, Ailekes-olmak o Passe-olmak, che facevano attenzione che nessuno infrangesse i tabù delle festività.

Ai margini del villaggio viveva Giedde-gaesj-galgo, che proteggeva i confini e, nella natura, viveva lo strano Uldda (simile al norreno Huldufolk) ed il sovrannaturale Katnihah.

C’erano anche alcuni esseri strani chiamati stallu. Stallu, che appaiono in molte leggende del folklore Sami, erano grandi e forti, ma dalla mente molto semplice. Vivevano nelle foreste ed erano sempre accompagnati da un cane. A volte, gli stallu rapivano giovani ragazze Sami per sposarle. Si pensa che la figura dello stallu sia derivata dai primi contatti tra i Sami ed i norreni.

QUELLO CHE NON SAPEVATE SULL’AMBRA.

Piante simili alle attuali conifere (pini, abeti, sequoie, araucarie) o ad alcune graminacee, alberi preistorici oggi estinti, in seguito a lesioni o fratture dovute alla crescita (o ad altri fenomeni naturali), producevano resina (pece) in gran quantità che confluiva attraverso i canali per andare a depositarsi fra le crepe interne dell’albero o sotto la corteccia. Qualche volta gocciolava al di fuori del tronco, stabilizzandosi gradualmente sulla superficie esterna sotto svariate forme (ad esempio come stalattiti). Cadendo, veniva ricoperta dal terriccio e iniziava il lento processo di fossilizzazione, attraverso un fenomeno di polimerizzazione, che consiste nell’unione di piccole molecole, chiamate monomeri in un’unica “macromolecola” detta appunto polimero. Questo processo conferisce alla resina caratteristiche fisiche e chimiche ben diverse dalla resina originaria. Talvolta la resina inglobava qualche insetto, bolle d’aria o di acqua, e frammenti di vegetali (più raramente piccole lucertole, anfibi, peli o piume), che fossilizzavano insieme alla resina stessa. La flora e la fauna intrappolate nell’ambra ci permettono di tentare una ricostruzione sia della foresta stessa che del clima prevalente nelle zone in cui l’Ambra prosperò. Queste foreste fiorirono diversi milioni di anni fa, sia nelle zone temperate che in quelle subtropicali.

Le prime tracce di piante produttrici di resina (antenate delle attuali conifere) si hanno nel Mesozoico circa 250 milioni anni fa. L’eccezionale secrezione di resina degli alberi, avutasi nel Cretaceo e nel Terziario, che produsse grandi agglomerati di Ambra e, alle volte, persino veri giacimenti, rientra fra i misteri dell’ambra stessa. Fra le cause possiamo pensare ad un improvviso riscaldamento climatico nell’Eocene, a tempeste di vento, a incendi ed anche a fenomeni vulcanici, ma non ci sono possibilità di avere testimonianze certe.

Tremendi terremoti seppellirono le foreste che furono inghiottite sotto gli oceani. La pressione enorme esercitata e i milioni di anni indurirono i blocchi e le gocce di resina; l’olio essenziale che conteneva si trasformò e oggi è una materia dura come la plastica di una inimitabile luminosità solare e dal profumo d’incenso quando brucia.

Se la resina nel corso del tempo non subisce schiacciamenti o fratture, con conseguente esposizione delle inclusioni agli effetti negativi dell’aria, allora persino le strutture interne degli organismi si possono conservare. Non hanno subito la mineralizzazione grazie alla struttura stessa dell’Ambra. I processi di polimerizzazione crearono una struttura impenetrabile alle soluzioni minerali. I tessuti degli organismi inclusi in Ambra subiscono un processo di mummificazione grazie ai composti chimici contenuti nella resina ancora fresca che impediscono lo sviluppo di batteri decompositori. Queste qualità antibatteriche naturali della resina erano già conosciute nell’antichità: gli Egizi la usavano, infatti, nella conservazione delle mummie!

Sepolta sotto strati di terra e di sabbia oggi ritorna alla luce, risalendo alla superficie dai fondali marini, o estratta dagli strati in cui si trova. Anticamente la resina veniva pescata con delle reti da pescatore in quanto il moto ondoso del mare la staccava dalle rocce madri.

Il campione di Ambra più grosso è stato estratto in Svezia e pesa circa 10,5 kg. Esiste anche della resina semi fossilizzata, prodotta ancora oggi nelle regioni temperate, da diverse specie di latifoglie e raramente da conifere. Ha meno di 3-4 milioni di anni e contiene anch’ essa resti organici. Questa resina viene chiamata copale (o coppale) e si distingue dall’ambra per la morbidezza, per il colore molto chiaro e perché si scioglie facilmente nei solventi organici. Il nome deriva da copalli che significa incenso. A differenza dell’ambra, il copale è molto più tenero ed è solubile.

L’ambra si trova in varie parti del mondo e presenta età diverse.

 

Vi sono depositi di ambra di età Terziaria principalmente nella Repubblica Dominicana (15-40 milioni di anni), in Cina, nel Baltico e in Tailandia (40-50 Ma), in Messico e in Sicilia (22-30 Ma). L’ambra del Cretaceo si trova in Medio Oriente (115-135 Ma), nel New Jersey (75-125 Ma), in Siberia (80-115 Ma), in Canada e in Alaska (70-80 Ma).

L’ambra fossilifera più antica è dell’età Carbonifera (360-286 Ma), periodo geologico antecedente la comparsa delle angiosperme, di cui le conifere fan parte. Questa ambra presenta caratteristiche chimiche simili alle ambre più recenti, indicando che i meccanismi biologici in grado di produrre queste resine erano già presenti antecedentemente l’evoluzione delle angiosperme.

Le due principali fonti dell’ambra sul mercato odierno sono i Paesi Baltici e la Repubblica Domenicana. L’ambra dei Paesi baltici è più antica, di migliore qualità e perciò preferita sul mercato. La più grande miniera della regione baltica si trova in Russia ad ovest di Kaliningrad. L’ambra baltica si trova in Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Russia e a volte dilavata sulle rive del mar Baltico fino alla Danimarca, alla Norvegia e all’Inghilterra. La sua lavorazione è diffusa nei paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica, in Germania, in Italia ed in Oriente.

Dall’origine antica e dalle più diverse forme, l’ambra si suddivide in diversi tipi a seconda del colore e della provenienza. L’ambra viene propriamente detta ambra gialla, per distinguerla dall’ambra grigia che, invece, ha tutt’altra origine e un utilizzo completamente diverso (è una sostanza fortemente odorosa secreta dall’intestino dei capodogli utilizzata in profumeria).

La vera ambra utilizzata in oreficeria, invece, è di origine vegetale e, a seconda del colore e delle sfumature, viene suddivisa in ambra: gialla, bianca, rossa, bruna, verde e blu. I tipi più diffusi e meglio conosciuti sono l’ambra rossa e quella gialla; la prima, estratta nelle regioni del Messico meridionale, la seconda invece, viene principalmente estratta nelle zone del mar Baltico.

Curioso è poi vedere come, a seconda del luogo di estrazione l’ambra assuma caratteristiche diverse e come, a seconda dell’area geografica, questo materiale venga indicato con i nomi più diversi (rumatite, simeite, brunite, valchovite).

Attenzione però a non confondere l’ambra, di qualsiasi tipo essa sia, con il copale. Gli esperti e gli appassionati di tutto il mondo potrebbero davvero indignarsi per questa confusione. Tuttavia, ad un occhio inesperto la confusione è del tutto perdonabile in quanto questi due materiali sono veramente molto simili. Il copale è infatti una resina vegetale sub fossile, ossia, in pratica, una resina che, pur avendo già iniziato il processo di fossilizzazione, non è ancora divenuta ambra; potremo quasi definirla un’ambra non stagionata. Per questa origine così relativamente più recente e per la maggiore diffusione dei giacimenti, il copale è però un materiale meno prezioso dell’ambra ed è solitamente più tenero e solubile.

Le pietre, dette “figlie della terra“, da sempre affascinano l’uomo, interi popoli e civiltà, che hanno attribuito ad esse particolari virtù, significati e poteri magici. Le prime testimonianze scritte ci giungono dall’Egitto, quando nell’antichità il popolo indigeno era solito usarle polverizzate come medicamenti oppure per dipingersi il volto. In India i bambini venivano “battezzati” proprio con le pietre: al neonato era assegnata una pietra che poi lo avrebbe accompagnato e guidato per il resto della sua vita. Gli esperti, oltre ad attribuire ad ogni segno zodiacale una pietra che ne esalta le virtù, ritengono che anche il loro colore abbia un significato particolare. Negli ultimi anni, grazie alla New Age, è andata sviluppandosi una nuova “scienza”: la cristalloterapia, che sfrutta la capacità dei cristalli di potenziare ed equilibrare le energie. Taluni ritengono i cristalli “esseri viventi” capaci di filtrare e “pulire” la nostra energia, quindi basterà anche solo portare al collo o tenere nella borsa la pietra che più ci piace o addirittura mangiarla… ma solo se la pietra in questione è il sale! Anche se l’ambra non è una vera e propria pietra, ma una gemma organica (il non minerale) ed è (come detto) il frutto della fossilizzazione della resina di albero, secondo la cristalloterapia, si dice che l’Ambra ha la proprietà di assorbire la negatività e di favorire la concentrazione, è quindi consigliata soprattutto a chi studia. La sola consapevolezza di portare un’oggetto di tale bellezza, rafforza la sicurezza nella persona che la indossa. Nel mondo occidentale si riteneva che questa pietra, per la sua caratteristica di elettrizzarsi e per i suoi effluvi aromatici, potesse beneficiare se posta in qualsiasi zona del corpo che presenti la necessità di essere riequilibrata, o in qualsiasi punto del corpo oppresso dal dolore. Assorbendo le energie dissonanti aiuta nel processo di autoguarigione.

Segno zodiacale: Leone

Il Leone è segno di Fuoco. Le sue qualità sono la generosità, l’ottimismo, la profondità dei sentimenti, la capacità di affermarsi, di organizzare ed emergere nelle attività; i suoi limiti sono l’orgoglio eccessivo, l’egocentrismo, la tendenza a voler primeggiare in ogni circostanza. L’AMBRA è del colore del Sole, che domina il Leone: aiuta i nativi del Segno a ottenere amicizia e ammirazione, a incontrare le persone giuste, a conquistare la fiducia in sé stessi e quella degli altri. È un’iniezione di ottimismo e spensieratezza, che porta a compimento la natura solare del segno. Protegge dai disturbi del cuore che possono colpire nella vecchiaia i nativi del Leone.

Proprietà metafisiche

Essa ha il potere di far passare il mal di testa e di scacciare gli incubi. Nel Buddhismo l’ambra è uno dei sette tesori. Talora è associata alla saggezza talora all’altruismo. Nella cristallo-terapia si consiglia di usare l’ambra associata al cristallo di rocca per la sua capacità di liberare il cammino verso la propria interiorità.

Proprietà magiche

Gli antichi cinesi pensavano che le anime delle tigri si trasferissero nell’ambra dopo le morti terrene degli animali. Era sacra nei tempi classici agli adoratori della Dea Madre perché’ si credeva contenesse la vera essenza della vita, il principio della vita. Come fossile l’ambra è in associazione con il tempo, i cicli e la longevità. Inoltre, poiché’, un tempo, era una sostanza vivente, essa è in relazione con Akasha. Questo è il “quinto elemento” che governa e collega assieme la Terra, l’Aria, il Fuoco e l’Acqua e, in un certo senso, ne è la fonte originaria. Akasha è anche il simbolo di vita e di cose viventi (piante, animali, uomini).

In alcune congreghe Wicca contemporanee, le donne – di solito Grandi Sacerdotesse – portano collane composte di grani d’ambra e di giaietto alternati. Sebbene le ragioni dell’uso di queste due sostanze siano varie, si dice che esse rappresentino la Dea e il Dio, il principio femminile e quello maschile, le forze protettiva e ricettiva della natura e che accrescano i risultati magici. L’Ambra strofinata con la lana o la seta si elettrizza. Il suo antico nome greco era elektron, dal quale deriva la nostra parola odierna elettricità. Tutte queste misteriose proprietà e associazioni fanno dell’ambra una delle sostanze magiche più largamente usate ed apprezzate in tutti i tempi e luoghi della Terra. L’ambra, assieme a poche altre pietre, è stata utilizzata in magia quasi ad ogni scopo ed è comparsa in innumerevoli riti ed incantesimi magici. Nonostante il suo alto prezzo, l’ambra è un buon investimento magico. Le collane d’ambra sono forse gli strumenti più usati in magia e, indossate, sono protettive. Sono amuleti potenti contro le magie negative e specialmente efficaci nella protezione dei bambini. Fate portare ai bambini collane d’ambra per salvaguardia della loro salute, come hanno fatto infiniti altri in molte parti del mondo, o ponete un pezzetto d’ambra nella loro stanza da letto. Nei tempi antichi, quando il sesso era considerato una attività completamente naturale e perfino sacra, in magia venivano usate comunemente raffigurazione degli organi genitali e l’ambra scolpita in forma di fallo veniva portata come un potentissimo amuleto protettivo. Sebbene ciò sembri il risultato del patriarcato, sono certo che le raffigurazioni degli organi genitali femminili erano altrettanto efficaci e comunemente usate, ma che ogni notizia di quest’uso venne cancellata. Se vi sentite oppressi da una pensante forza negativa, accendete una candela bianca e ponetela sul terreno o sul pavimento. Sedete davanti ad essa stringendo nel pugno una manciata di grani d’ambra e create un cerchio attorno a voi. Sedete nel cerchio per reintegrare le vostre energie e crearvi una barriera protettiva contro ogni e qualunque influenza esterna. Ripetete l’operazione ogni volta che è necessaria. Un altro uso protettivo dell’ambra consiste nel metterne nove piccoli grani o pezzettini in un bagno d’acqua molto calda. Rimanete a bagno finche’ l’acqua si raffredda e quindi ritirate l’ambra, asciugatela e portatene o indossatene un pezzo fino al successivo bagno. Le maghe, le veggenti e gli sciamani portano collane d’ambra per fortificare i loro incantesimi, sia eseguiti in caverne, valli deserto spiagge solitarie o entro sfere di potere create magicamente nelle stanze da letto di città. Un grosso pezzo d’ambra messo sull’altare aumenterà notevolmente l’efficacia della vostra magia. L’Ambra è portata per aumentare la bellezza e le attrattive fisiche generali. Durante il Rinascimento si diceva che l’ambra avesse l’effetto di fare aumentare il peso corporeo; ciò avveniva probabilmente perché’, a quel tempo, era di moda la donna formosa. Non vi sono prove a sostegno di questa affermazione. Sembra che l’ambra abbia la qualità di esaltare la naturale bellezza di chi la porta, di attrarre amicizia e compagnia alle persone sole e di favorire la felicità. L’Ambra è stata considerata per lungo tempo intensamente sensuale e magnetica. Piccoli pezzi d’ambra venivano aggiunti alle pozioni d’erbe per attrarre l’amore o portati presso il cuore per attrarre un compagno. La fertilità era un passato una preoccupazione costante. Per questo le donne portavano figure di pesci, rane e conigli intagliate nell’ambra per garantire il concepimento e gli uomini figure di leoni, cani e draghi per combattere l’impotenza e garantire la propria fertilità. Ciò può sembrare pittoresco, ma (per ci crede) non ci sono limiti in magia, tranne per coloro che ingannano sé stessi. L’Ambra è portata o indossata per rafforzare gli occhi, perché’ spesso è brillante e perfino trasparente. Si ritiene che si possa ottenere lo stesso effetto anche guardando attraverso un pezzo d’ambra. La polvere d’ambra veniva bruciata durante la nascita dei bambini per aiutare la fatica della partoriente e, inoltre, veniva accesa per far fiutare il fumo resinoso a chi era colpito da una emorragia al naso. Gli usi magici dell’ambra vanno oltre le informazioni suddette. Viene indossata per aumentare la forza, usata per il successo in affari o per attirare denaro e gioca un ruolo importante negli incantesimi d’attrazione, compresi i riti destinati ad attrarre amore, denaro, successo e potere. Infine, un pizzico di polvere d’ambra aggiunto a qualunque incenso ne aumenterà l’efficacia.

I chakra

È particolarmente adatta per l’apertura del plesso solare o 3° chakra giallo e per il 1° chakra della base, rosso. Posta sul 3° chakra rivitalizza i tessuti degli organi interni, esercita un’influenza positiva sul sistema endocrino, sulla milza e sul cuore. Posta sul V Chakra ed è un calmante e armonizzante.

 

tratto da http://www.tuttoambra.com

No Comment

Ci sono più sensitivi in giro che panini alla mortadella.