No Comment

Amigdala

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’amigdala, o corpo amigdaloideo, è una parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura [1]. A livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia facente parte del sistema limbico, posto sopra il tronco cerebrale, nella regione rostromediale del lobo temporale, al di sotto del giro uncinato (uncus) e anteriormente alla formazione dell’ippocampo. Ha una struttura ovoidale (in greco antico amygdala significa mandorla) situata nel punto più basso della parete superiore del corno inferiore di ogni ventricolo laterale. È in continuità con il putamen, dietro alla coda del nucleo caudato.

Connessioni

L’Amigdala invia impulsi all’ipotalamo per l’attivazione del sistema nervoso simpatico, al nucleo reticolare talamico per aumentare i riflessi, ai nuclei del nervo trigemino, del nervo facciale, alla zona ventrale tegmentale, al Locus ceruleus ed ai nuclei laterodorsali tegmentali.

Funzioni

È ritenuta il centro di integrazione di processi neurologici superiori come le emozioni, coinvolta anche nei sistemi della memoria emozionale. È attiva nel sistema di comparazione degli stimoli ricevuti con le esperienze passate e nell’elaborazione degli stimoli olfattivi.

I segnali provenienti dagli organi di senso raggiungono dapprima il talamo, poi servendosi di un circuito monosinaptico, arrivano all’amigdala (vi è un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno dal talamo all’amigdala); un secondo segnale viene inviato dal talamo alla neocorteccia. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere agli stimoli prima della neocorteccia. In questo modo l’amigdala è capace di analizzare ogni esperienza, scandagliando le situazioni ed ogni percezione. Quando valuta uno stimolo come pericoloso, per esempio, l’amigdala scatta come una sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza a tutte le parti principali del cervello; stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, (adrenalina, dopamina, noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Contemporaneamente, i sistemi mnemonici vengono “sfogliati” con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di paura.

Mentre l’ippocampo “rimembra” i fatti, l’amigdala ne giudica la valenza emozionale. L’amigdala quindi fornisce a ogni stimolo il livello giusto di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, ne avvia l’immagazzinamento sotto forma di ricordo.

L’amigdala è dunque l’archivio della nostra memoria emozionale, per ciò analizza l’esperienza corrente, con quanto già accaduto nel passato: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l’amigdala lo identifica come una associazione ed agisce, talvolta, prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire ad una situazione presente secondo paragoni di episodi simili, anche di molto tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi analoghi. L’amigdala può reagire prima che la corteccia sappia che cosa sta accadendo, e questo perché l’emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero cosciente, e generalmente prima di esso.

Anatomia

Al suo interno, si distinguono almeno dieci o dodici aree, con proprie suddivisioni interne e con diverse funzioni. I singoli nuclei facenti parte del complesso dell’amigdala non hanno un nome specifico, pertanto ci si riferisce complessivamente ad essi come “nuclei basolaterali” e “nuclei corticomediali”: I “nuclei basolaterali” hanno connessioni (in alcuni casi reciproche) con la corteccia prefrontale, il giro del cingolo, l’insula, il giro paraippocampale, il subicolo e i giri del lobo temporale vicini, il nucleo dorsomediale del talamo, le aree motorie, il nucleo accumbens e il neostriato ventrale. Le principali afferenze provengono dal lobo temporale, dal giro del cingolo, dall’insula, dalla regione dorsomediale del talamo e da altri nuclei talamici specifici, come il corpo genicolato mediale.

I “nuclei corticomediali” ricevono afferenze da quelle regioni encefaliche implicate nella risposta autonoma e in funzioni viscerosensoriali, come il bulbo olfattivo, il nucleo parabrachiale del ponte, i nuclei ipotalamici ventromediali e laterali.

Ipersensibilità

L’ipersensibilità dell’amigdala è una condizione nella quale l’amigdala è iperattiva, provocando un senso costante di paura, caratterizzata dal rilascio costante di adrenalina nel circolo e relativi danni psichici e psicosomatici che si riflettono nel comportamento, comunemente definito come “timidezza“. Essa è poco conosciuta dagli psichiatri, che la generalizzano come depressione e ansia, e la curano di conseguenza; gravi crisi acute possono manifestarsi quando un soggetto, diagnosticato come depresso, è curato con antidepressivi inibitori della ricaptazione delle monoamine (pazienti ritenuti a torto “resistenti agli antidepressivi” cioè a un farmaco inutile, non essendo depressi) o che impediscono l’eliminazione dell’adrenalina (IMAO ed SNRI). La vita sociale è compromessa e quella lavorativa è preclusa a causa dell’ottundimento della lucidità proprio degli effetti dell’adrenalina sul sistema nervoso. I danni somatici evidenti sono quelli tipici dell’ipersurrenalismo, riguardanti l’effetto vasocostrittore periferico e catabolizzante dell’adrenalina e del cortisolo (cachessia, ectomorfismo, ipertensione arteriosa, sofferenza cutanea e delle mucose, alito cattivo, carie dentaria, impotenza sessuale, calvizie).

Il ritmo circadiano è solitamente alterato a causa degli effetti a cascata che lo squilibrio ormonale ha sull’intero sistema endocrino. L’effetto a cascata può portare ad altri disturbi endocrini ed alimentari, ad esempio diabete. L’equilibrio minerale è alterato (forte deplezione di potassio e magnesio causata dal cortisolo). Gli stimoli ambientali sono ottusi dal sentimento preponderante, la paura; tipica è l’anoressia nel bambino, e la bulimia di risposta nell’adulto. Il soggetto è accondiscendente, non accetta la competizione, non è in grado di difendersi e di compiere atti ostili. Il trattamento prevedrebbe principalmente di ristabilire l’equilibrio minerale (integrazione di potassio e magnesio); quello ambientale di evitare gli shock morali intensi (ad esempio l’interazione forzata, soprattutto con forme di autorità; il giudizio, la coercizione, le punizioni, la cattività). La legislazione italiana non prevede emolumenti pensionistici nonostante l’inabilità al lavoro (a meno che non sia fatta passare come depressione grave, il che dà diritto ad una pensione di 280 euro mensili). [2].

Note

^ Svelato il segreto della donna senza paura – Repubblica.it

^ https://books.google.it/books?id=U6HoOkTuklgC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

Bibliografia

  1. Goleman, Intelligenza Emotiva, ed. CDE, Milano

Francis Leukel, Psicologia – Fisiologia, ed. Zanichelli, Bologna

Arthur C. Guyton, Neurofisiologia Umana, ed. Il Pensiero scientifico, Roma

Krishnananda, Amana, A tu per tu con la paura, ed Feltrinelli, Milano,2011

Le enigmatiche ‘Ruote di Pietra’: un mistero della preistoria

Ce ne sono migliaia e sono individuabili solo via satellite. Sembrano delle ‘ruote di pietra’, ma nessuno sa chi le ha fatte e a cosa servivano. Un mistero archeologico nel deserto della Giordania che confonde i ricercatori.

Nel marzo del 2006, mentre sorvola i campi di lava nera vicino l’oasi di Azraq in Giordania, il satellite Quick Bird fotografa una serie di rozze sagome a forma di ruota.

Le dimensioni di queste ruote variano tra i 25 e i 70 metri di diametro.

Dopo aver tracciato un primo gruppo di formazioni, i ricercatori ne trovano un altro e un altro ancora: migliaia di ruote che a nord si estendono fino alla Siria e a sud fino all’Arabia Saudita.

La quantità, le dimensioni e l’area di estensione di queste ‘ruote’, sono a dir poco straordinarie.

Nessuno vive in questa landa arida e desolata, a parte le occasionali tribù nomadi di beduini, e questi strani raggruppamenti di strutture a forma di ruota, non sono presenti in nessun’altra parte del mondo: gli archeologi sono perplessi.

Il primo mistero a cui si vorrebbe dare soluzione è l’identità dei costruttori di queste bizzarre strutture, mentre il secondo sarebbe quello di svelare il loro scopo. Per indagare sulle strutture, il professor David Kennedy dell’Università di Oxford si è recato di persona nel deserto giordano.

Kennedy nota che le ruote sono raggruppate secondo schemi precisi, con muri sporadici alti circa un metro. «La forma più semplice che ho potuto individuare è quella di un cerchio quasi perfetto, con un fulcro centrale dal quale si diramano dei raggi», spiega il ricercatore inglese. «Sembra proprio la ruota di un carro».

Direttamente dalla preistoria

Nei pressi delle strutture non sono state rinvenute iscrizioni o altri tipi di simboli, il che rende completamente sconosciuta l’identità dei loro costruttori. Non si fa menzione delle ‘ruote di pietra’ nemmeno nei testi antichi.

Solo i beduini sanno della loro esistenza: «ho chiesto loro cosa fossero e mi hanno risposto di non saperlo. Dicono che sono state costruite dagli ‘antichi’», racconta Kennedy.

Ed infatti le strutture sembrano essere molto antiche. Usando una tecnica chiamata ‘Optically stimulated luminescence (OSL)‘, gli archeologi fanno risalire le ruote a circa 8.500 anni fa, decisamente più antiche delle famose ‘Linee di Nasca‘. Ciò che lascia più perplessi è il fatto che al livello del suolo le ruote sono praticamente invisibili. «È estremamente difficile individuarle da terra», spiega il professore. «Al livello del suolo non si nota nulla di particolare. Senza i satelliti non le avremmo mai scoperte».

Come riporta l’articolo comparso su Live Scienze, il motivo per il quale degli uomini preistorici abbiano deciso di costruire strutture di pietra a forma di ruota visibili solo dall’alto rimane l’enigma da svelare.

Costruire le ruote ha richiesto un grande sforzo. Oggi abbiamo macchinari che ci consentono di realizzare grandi strutture molto in fretta, ma a quell’epoca, chiunque sia stato, per raccogliere tutte quelle pietre e disporle in quella forma precisa doveva avere una forte motivazione.

Allineamento Solare

L’analisi spaziale ha mostrato che un gruppo di ruote nell’oasi di Azraq presenta raggi orientati verso nord-est, tali da allinearsi con l’alba del solstizio d’inverno. Se questo allineamento sia stato intenzionale o casuale non è dato sapere, mentre il resto delle ruote non sembra contenere informazioni archeo astronomiche.

E allora a cosa servivano? Secondo Gary Rollefson, del Whitman College di Washington, le ruote potrebbero aver avuto diversi usi, come lo stoccaggio del cibo, oppure come luoghi di sepoltura.

Tuttavia, non sono stati trovati resti umani all’interno delle strutture, né si può dire con certezza che fossero dei magazzini per conservare il cibo, data la presenza di un dettaglio fondamentale: le strutture non presentano porte di accesso, né di collegamento tra le varie aree interne.

Questa caratteristica esclude anche la possibilità che possano essere state utilizzate come abitazioni, dato che non ci sono ingressi.

«Ogni ruota è composta da un circuito ininterrotto di pietre. In molti casi, l’interno della ruota è diviso a spicchi. È una forma molto strana da usare come casa», spiega Kennedy. «E poi, a quell’epoca, i villaggi non si estendevano su aree così vaste».

A conclusione della spedizione, Kennedy ha comunicato che il suo team sta completando le ricerche su un nuovo gruppo di strutture e che i risultati saranno pubblicati in un prossimo articolo sul Journal of Archaeological Science.

Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2017/01/15/le-enigmatiche-ruote-di-pietra-un-mistero-della-preistoria/

LUZ

Le tradizioni riguardanti il «mondo sotterraneo» si ritrovano presso moltissimi popoli e in ogni caso si potrebbe osservare, in linea generale, che il «culto delle caverne» è sempre connesso all’idea di «luogo interiore» o di «luogo centrale»; il simbolo della caverna e quello del cuore, sotto questo aspetto, sono assai vicini l’uno all’altro. Occorre tenere presente che la caverna o grotta rappresenta la cavità del cuore, considerata come centro dell’essere e anche l’interno dell’Uovo del Mondo. D’altra parte, esistono realmente, in Asia centrale come in America e forse anche altrove, caverne e sotterranei dove alcuni centri iniziatici hanno potuto sussistere per secoli.

Fra le tradizioni a cui alludevamo, ve n’è una che presenta un interesse particolare: la troviamo nel Giudaismo e concerne una città misteriosa chiamata Luz. Questo nome, in origine, era quello del luogo dove Giacobbe ebbe il sogno in seguito al quale lo chiamò Beith-El, cioè «casa di Dio»; è anche detto che l’«Angelo della Morte» non può penetrare in questa città e non vi ha alcun potere; e, con un raffronto piuttosto singolare ma molto significativo, alcuni la situano vicino all’Alborj, che, anche per i Persiani, è il «soggiorno d’immortalità».

Vicino a Luz, vi è, si dice, un mandorlo (chiamato luz in ebraico) alla base del quale si trova una cavità attraverso cui si penetra in un sotterraneo; questo sotterraneo conduce alla città, che è completamente nascosta.

La parola Luz, nelle sue diverse accezioni, sembra per altro derivare da una radice che designa tutto ciò che è nascosto, coperto, avviluppato, silenzioso, segreto; è da notare che anche le parole che designano il Cielo hanno in origine lo stesso significato. Si avvicina di solito cœlum al greco koilon,

«cavo» (il che può anche avere un rapporto con la caverna, tanto più che Varrone indica tale accostamento in questi termini: a cavo cœlum); ma bisogna osservare però che la forma più antica e più corretta sembra essere cælum, che ricorda da vicino la parola cælare, «nascondere».

Da un altro punto di vista, va fatto anche un altro raffronto col Cielo: Luz è chiamata la «città azzurra», e questo colore, che è quello dello zaffiro, è il colore celeste.

Torniamo alla parola ebraica Luz, i cui diversi significati vanno esaminati con la massima attenzione: la parola ha comunemente il significato di mandorla (e anche di «mandorlo», poiché designa, per estensione, sia l’albero sia il frutto) o di nocciolo; ora il nocciolo è quanto vi è di più interiore e di più nascosto, ed è completamente chiuso, dal che deriva l’idea di «inviolabilità» (che si ritrova nel nome dell’Agartha). La parola Luz, inoltre, è il nome che viene dato a una particella corporea indistruttibile, rappresentata simbolicamente come un osso durissimo, particella alla quale l’anima rimarrebbe legata dopo la morte e fino alla resurrezione. Come il nocciolo contiene il germe, e come l’osso contiene il midollo, questo luz contiene gli elementi virtuali necessari alla restaurazione dell’essere; essa si opererà sotto l’influsso della «rugiada celeste», rivivificando le ossa disseccate. Essendo imperituro, il Luz è nell’essere umano il «nocciolo d’immortalità», così come il luogo designato con lo stesso nome è il «soggiorno d’immortalità»: là si arresta, in entrambi i casi, il potere dell’«Angelo della Morte». È in un certo senso l’uovo o l’embrione dell’Immortale; può essere paragonato anche alla crisalide da cui deve uscire la farfalla; tale paragone traduce esattamente il suo ruolo in rapporto alla resurrezione.

Si usa situare il luz verso l’estremità inferiore della colonna vertebrale, il che può sembrare abbastanza strano, ma può essere spiegato rifacendosi a ciò che la tradizione indù dice della forza chiamata Kundalinî, che è una forma della Shakti considerata come immanente all’essere umano. Tale forza è rappresentata dalla figura di un serpente arrotolato su sé stesso, in una regione dell’organismo sottile corrispondente all’estremità inferiore della colonna vertebrale. Così, almeno, nell’uomo comune; ma, per effetto di pratiche come quelle dello Hatha-Yoga, essa si risveglia, si dispiega e si eleva attraverso le «ruote» (chakra) o «loti» (kamala) che corrispondono ai diversi plessi, per raggiungere la regione corrispondente al terzo occhio, cioè l’occhio frontale di Shiva. Questo stadio rappresenta la restaurazione dello «stato primordiale», in cui l’uomo ritrova il «senso dell’eternità» e, in tal modo, ottiene quello che altrove abbiamo chiamato l’immortalità virtuale. Fino a quel punto siamo ancora nello stato umano; in una fase ulteriore, Kundalinî raggiunge finalmente la corona della testa, e quest’ultima fase si riferisce alla conquista effettiva degli stati superiori dell’essere.

Tratto da: Il Re del mondo (Renè Guenon)

Grazie: Abraxs

 

 

No Comment

L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il tè.

Etenismo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’Etenismo [1] (dall’inglese moderno come Heathenism, derivato dall’inglese antico hæðen, anglicizzato in heathen o headen, a sua volta legato al norreno antico heiðni, anglicizzato in heithni o heidni) è il moderno movimento che rivivifica l’antico politeismo germanico. Si tratta di una religione politeista che si presenta suddivisa in una serie di tradizioni relativamente diverse, alla base delle quali stanno però i medesimi insegnamenti e filosofie. I vari rami della religione etena si differenziano in particolare a seconda del tipo di strutturazione organizzativa, sebbene esistano distinzioni anche di carattere dottrinale e di approccio alla religione stessa, il quale può variare dal ricostruzionistico, all’eclettico e sfumare dallo psicologistico, fino al mistico ed occultistico.[2] La rinascita della religione germanica si fece sentire per la prima volta nel corso del Romanticismo del XIX secolo, sebbene le prime istituzionalizzazioni e centralizzazioni del culto si ebbero solo a partire dagli anni Trenta del XX secolo con la comparsa dell’Odinismo.

Nomenclatura

L’etimologia del termine eteno (Heathen in inglese) è cripticamente interpretabile, essendo il termine presumibilmente derivato non da una sola lingua, ma da una parola che presenziava sotto differenti forme in differenti idiomi. Si sa per certo che il termine moderno è una ripresa [1] dell’inglese antico hæðen (anglicizzato in heathen o headen), a sua volta nato come adattamento del nome norreno antico heiðni (heithni o heidni in forma anglicizzata), presente anche nella forma aggettivale di heithinn o heidinn (anglicizzazioni di heiðinn). Quando il Cristianesimo si diffuse nell’Europa settentrionale il vocabolo stava a indicare coloro che non si convertivano alla religione cristiana. Nelle saghe islandesi i termini heithni e kristni sono utilizzati per indicare rispettivamente la vecchia e la nuova fede che stava prendendo piede. Storicamente si pensa che Heathen venne influenzato dal gotico haiþi (anglicizzato in haithi), presente nella Bibbia di Ulfila come haiþno (in caratteri semplificati haithno) e usato come traduzione del greco gune Hellenis (ovvero donna greca gentile; dove gentile sta per politeista) che appare nel Vangelo di Marco probabilmente con il significato originario di “abitante della landa” (in inglese “landa” si dice heath, e collegato a questo nome è quello dell’erica chiamata heather), e utilizzato quindi con il senso dispregiativo di “campagnolo”, “rozzo” o “zotico”.

Tuttavia si suppone più precisamente che il termine haithno venne usato da Ulfila per tradurre il greco ethne (“gentile” in latino), indicante un aderente alle vecchie religioni. Il vocabolo sarebbe in questa circostanza ricollegabile anche all’armeno hethanos a sua volta derivato dal greco ethnos, ovvero “etnico”. Originariamente dunque, il termine eteno — da cui è mutuato Etenismo con l’aggiunta del suffisso indicante insegnamenti e dottrine — veniva utilizzato come sinonimo di Politeismo, e in specifico di quello germanico. Etenismo è infatti oggi usato come termine ombrello per indicare tutte quelle religioni politeiste che si rifanno all’antica religione germanica e alla sua fase di sviluppo finale, vale a dire la religione nordica. [3]

Denominazioni

La religione etena è al momento attuale un fenomeno vasto e conseguentemente di difficile analisi. Il termine Etenismo è divenuto solo di recente un termine generico utilizzato per indicare l’intero fenomeno in tutte le sue varianti.

Odinismo, Wotanismo e Irminismo

La prima corrente ad essere apparsa in periodo postbellico è cronologicamente l’Odinismo, non necessariamente ricostituente la religione nordica nella sua forma il più possibile ortodossa ma incentrato tendenzialmente sulla figura di Odino quale divinità simboleggiante il tutto universale.[4] Prima della seconda guerra mondiale e sotto l’influenza del misticismo germanico è da collocare la comparsa dei rami del Wotanismo e dell’Irminismo, fortemente contagiati da concezioni che unissero la tradizione germanica al misticismo cristiano. Queste due branche vivono la spiritualità secondo un’ottica geneticistica, dunque etnocentrica, nazionalistica e spesso razzista; per questi motivi sono considerate parte della frangia etena estremistica.

Il Wotanismo (termine derivato da Wotan, nome tradizionale teutonico di Odino), emerso dalla predicazione di David Lane [5] fondandosi sull’Armanismo mistico di Guido Von List, fu soggetto di analisi (insieme ai movimenti di identità cristiana e ad altri gruppi considerati integralisti) da parte del Progetto Megiddo condotto dal Federal Bureau of Investigation (l’FBI) nell’anno 2000. [6] L’agenzia fece l’errore di identificare i wotanisti con il termine odinisti. In realtà questa disattenzione era già capitata l’anno precedente, e all’FBI era costata un’accusa di violazione dei contenuti del Primo Emendamento costituzionale, i quali sostengono la libertà di religione, la libertà di pensiero e la possibilità di associazione pacifica. L’accusa venne avanzata dal Rito Odinico e la motivazione fu la diffusione da parte dell’FBI di informazioni false sull’Odinismo attraverso il Progetto Megiddo.

L’Irminismo (nome derivato da quello di un’ipotetica divinità protogermanica chiamata Irmin) è una religione fondata sulla filosofia contenuta nel libro di Hjuka Coulter intitolato Germanic Heathenry. [7]

Ásatrú, Heidni e Vanatrú

Sotto l’influenza odinista nacquero in epoca relativamente recente l’Ásatrú e l’Heidni, discretamente influenzati dall’ambiente New Age. L’Heidni (dalla stessa radice di Etenismo, ovvero il norreno heiðni; anglicizzato come heithni o heidni; in forma aggettivale heiðinn, semplificato in heithinn o heidinn) o Vidartrù è una denominazione etena che enfatizza molto il contatto con la natura e la venerazione di questa, tanto da elevare gli elementi naturali al ruolo di divinità eclissando la figura delle divinità tradizionali etene. Sebbene le stesse organizzazioni heidinn si definiscano etene, la religione ha aspetti simili al Gaianesimo e si fonda su di una dottrina pandeistica. La denominazione chiamata Vanatrú nasce come costola dell’Ásatrú da cui si contraddistingue per la venerazione delle divinità della natura chiamate Vanir, piuttosto che agli Aesir. Il Vanatrú si colloca pertanto in una posizione mediana tra l’Ásatrú, di cui conserva il teismo, e l’Heidni di cui condivide la devozione per il mondo naturale, ma rigettandone l’impostazione pandeistica.

Teodismo e Fyrnsidù

Un’ipotetica terza fase di filiazione dell’Etenismo vede la comparsa di ulteriori due ramificazioni. La prima, il Teodismo, divisasi dall’Ásatrú e focalizzatasi sul revivalismo del Paganesimo anglosassone e su di un’organizzazione ecclesiastica neotribalistica [8]; la seconda, il Fyrnsidù, nata sotto due differenti forme, una prodotta dalla religione teodista ed emersa nell’America settentrionale, l’altra prodotta dalla tradizione asatruar ed emersa in Scandinavia.

Il termine Fyrnsidù (parola nata dall’unione dei termini anglosassoni fyrn, letteralmente “vecchio”, e sidu o seodu, letteralmente “costume”, “tradizione”; significante dunque nella sua completezza “vecchia tradizione“) è utilizzato quindi per indicare due rami tendenzialmente diversi tra loro. Il Fyrnsidù anglosassone è una denominazione divisasi dal Teodismo perché rimasta incline all’obiettivo originale quando la religione teodista si è progressivamente ampliata perdendo il suo carattere prettamente anglosassone. La denominazione fyrnsiduar anglosassone ripercorre il solco del Teodismo delle origini pur perdendo la connotazione neotribalistica. Il Fyrnsidù scandinavo è una corrente pressoché identica all’Ásatrú, ma differente sotto l’aspetto organizzativo. L’etimologia del termine generale Fyrnsidù ne dà un’origine anglosassone; il nome è utilizzato anche nella sua forma antica norrena di Forn Sidr (in alfabeto latino esteso Forn Siðr) e nella sua forma scandinava moderna di Forn Sed.

 

Odalismo

Parlando di Odalismo (derivato dal protogermanico ôþalan, in alfabeto semplificato othalan; letteralmente “retaggio“, “eredità culturale“) si fa riferimento a una tradizione che enfatizza la spiritualità in funzione dell’interpretazione personale della dottrina, e che teorizza uno stretto legame tra la nazionalità, la natura e la pratica religiosa. Si tratta di una branca relativamente poco sviluppata e tendenzialmente individualistica, legata anche alle ideologie del darwinismo sociale e sostenente l’ambientalismo.

Odianesimo

L’Odianesimo è invece una denominazione che enfatizza molto l’aspetto misterico e occultistico della religiosità etena, oltre ad essere un culto basato su di un tipo di dottrina suiteistico, autoteistico e psicologistico. La religione odiana tende infatti a concepire le divinità come non tanto concrete forze della natura, quanto piuttosto come rappresentazioni ideali delle ambizioni umane. Nell’Odianesimo le divinità sono dei modelli ideali, la rappresentazione delle sensazioni interiori e degli obiettivi di ispirazione. Il sistema odiano si basa estesamente sulla mistica legata alle rune, che divengono oggetto centrale del culto. Gli odiani praticano la runologia e la runosofia, non mancando in questa tradizione delle influenze mistiche germaniche e newager. L’Odianesimo è attualmente la religione professata dalla Gilda della Runa fondata dall’occultista Stephen Flowers.

Storia

La storia del movimento eteno ha radici che affondano nel Romanticismo del XIX secolo, quando si diffuse il misticismo germanico che portò alla conseguente crescita di un forte sentimento nostalgico nei confronti delle tradizioni germaniche. Queste tendenze incrementarono l’interesse per la riscoperta e lo studio delle antiche visioni del mondo, dei costumi e delle pratiche religiose. Mentre però il XIX secolo non vide mai concretizzarsi i tentativi di revivalismo propriamente religioso — il quale venne soltanto teorizzato e cantato da filosofi, letterati e pensatori di vario genere —, affinché questi si realizzassero in senso concreto bisogna giungere sino ai primi decenni — in particolare gli anni trenta — del XX secolo, quando cominciarono a fare i primi passi anche le rivificazioni delle altre religiosità pagane, in particolare il Celtismo. Sicuramente avallato e alimentato dall’esplodere nella società della filosofia New Age e dalle prime diffusioni in Occidente delle religioni orientali dharmiche e taoiche — con le quali si assistette all’importazione di una innovativa visione del mondo (anche se non subito affermatasi) simile a quella del Paganesimo antico — va collocato tra gli anni Settanta e Ottanta l’interesse originale per l’Etenismo neopagano, trasformatosi in studio e diffusione nel corso degli anni Novanta e del periodo attuale.

Periodo romantico

Il primo tentativo dell’epoca moderna volto al restauro della religione germanica è da collocare nel XIX secolo, durante l’ultimo periodo del Romanticismo. Si manifestò un certo interesse nei confronti della cultura tradizionale germanica, in particolare in quelle connessioni che la legavano al nazionalismo romantico in Scandinavia e alla risorgenza vichinga dell’Inghilterra vittoriana. Fu durante il primo XX secolo che emersero le associazioni pionieristiche considerabili etene, sebbene queste si confondessero facilmente con il misticismo germanico allora nascente, che avrebbe dato luogo al misticismo nazista dei decenni successivi. In questo clima si fecero strada alcune delle maggiori personalità rappresentanti del misticismo germanico, quali il filosofo Julius Evola, l’intellettuale Guido Von List e Karl Maria Wiligut. Von List fu uno dei primi ad avanzare una proposta di rivificazione della religione germanica; nelle sue poesie cantava gli antichi dèi della natura. Recatosi in visita presso la cripta della cattedrale di Santo Stefano di Vienna — edificata sul sito di un tempio pagano — Von List espresse la necessità di una rivalorizzazione della figura del dio Odino con la costruzione di un nuovo tempio a lui dedicato. Von List ebbe influenza fondante nell’ambito del misticismo germanico con l’elaborazione della dottrina armanista, tradizione che ha influenzato la formazione del moderno Wotanismo iniziato da David Lane. Nello stesso clima, Karl Maria Wiligut, teorizzò un proprio Irminismo wiligutiano, una forma del misticismo germanico influenzata anche da quello cristiano e biblico. L’Irminismo wiligutiano è da distinguere dall’Irminismo, ovvero la corrente etena attuale che si rifà agli scritti di Hjuka Coulter. Con l’ascesa del nazismo e in particolare della figura di Adolf Hitler, nonostante l’interesse di questi per l’esoterismo e l’occultismo, si concretizzò una diffusa ostilità nei confronti del Neopaganesimo con la persecuzione di numerosi gruppi eteni. La soppressione delle religioni della natura è da ricondurre anche all’influenza cristiana; il ventiquattresimo punto del Programma del Partito Nazista stabilisce infatti un’adesione dell’ideologia a un così definito Cristianesimo positivo. [9] Le persecuzioni contro i neopagani e le associazioni mistiche da parte dello Stato nazista portarono alla morte di esponenti dei gruppi stessi. Friedrich Bernhard Marby condusse novantanove mesi di prigionia nel campo di concentramento di Dachau. Stesso destino spettò a Siegfried Adolf Kummer, del quale tuttavia non si ebbe più alcuna notizia. [10] Herman Wirth, fondatore di un gruppo neopagano, fu esiliato a causa della sua simpatia per la religiosità etena. A un altro pioniere della risorgenza tale Ludwig Fahrenkrog, fu interdetta la facoltà di parlare in pubblico o tenere rituali religiosi a causa del suo rifiuto all’ordine di concludere i suoi scritti con il motto Heil Hitler! Ernst Wachler, progettista dell’Harzer Bergtheater, un teatro specificamente dedicato a rappresentazioni tradizionali germaniche, fu deportato ad Auschwitz dove morì. [11] Parecchi libri pubblicati da esponenti del nazismo — includendo le opere di Fritz Weitzel e la Tante Friede — esplicitano chiaramente il fatto che i nazisti pensassero all’Etenismo come a una superstizione primitiva che avrebbe causato problemi allo sviluppo dello Stato. La celebrazione di festività quali Yule e i solstizi non era infatti occasione per l’officiazione di riti religiosi, quanto un tentativo di imporre la venerazione di Hitler e dello Stato nazista quali missi del Dio cristiano. Anche lo spesso denunciato utilizzo della runosofia da parte del regime non fu altro che una strumentalizzazione delle antistoriche rune armaniste. [12]

Ventesimo secolo

Un secondo risorgimento della religione germanica, e questa volta in forma istituzionalizzata, iniziò nell’Australia del decennio del 1930 con la fondazione della Chiesa odinista da parte di Alexander Rud Mills e della sua eventuale moglie, Evelyn Rud Mills. Il termine Odinismo venne utilizzato per la prima volta ad indicare il Neopaganesimo germanico, sebbene fosse già in circolazione dal 1848 quando Orestes Brownson lo utilizzò nella Lettera ai protestanti per indicare la spiritualità germanica. [13] Gli odinisti australiani tenevano regolari rituali nei boschi delle Vette di Dandenong, nei pressi di Melbourne, finché Rud Mills non fu arrestato e deportato in un campo di concentramento durante i primi anni della seconda guerra mondiale. Mills venne arrestato senza apparente motivo e l’evento rappresentò una grave crisi per la reputazione della sua Chiesa, la quale declinò progressivamente. Una terza fase del revivalismo eteno è da collocare trent’anni dopo, ovvero nel 1973, quando l’Ásatrú divenne religione riconosciuta dallo stato in Islanda. Particolarmente importante nella causa di riconoscimento fu l’influenza di Sveinbjörn Beinteinsson, sacerdote eteno (ovvero un godi) fondatore dell’Associazione asatruar islandese, la prima organizzazione asatruar formatasi. Parallelamente all’emergere della religione asatruar, sempre negli Stati Uniti il termine Odinismo veniva ripreso da Else Christensen, la quale — con il marito Alec o Alex Christensen — iniziò la pubblicazione della rivista The Odinist e fondò successivamente la Congregazione Odinista. Sempre in America settentrionale il sacerdote Stephen McNallen iniziò a sua volta la pubblicazione di una propria rivista, il The Runestone. McNallen successivamente fondò una Chiesa americana per diffondere e tutelare gli aderenti all’Ásatrú; la Chiesa prese il nome di Assemblea asatruar popolare e tra il 1987 e il 1988 subì uno scisma, che portò al distaccarsi dell’Alleanza Asatruar guidata nel suo emergere da Valgard Murray, pubblicatore della rivista chiamata Vor Tru. Durante gli anni Novanta una nuova organizzazione, tale il Cerchio del Troth, nasceva come ulteriore scissione dall’Assemblea asatruar popolare, e di fatto segnava la nascita di una terza branca postmoderna dell’Etenismo, vale a dire il Teodismo. Nel 1972 le comunità australiane orfanizzate dal crollo della Chiesa odinista ottennero dall’attorney general dell’Australia un documento che sancì la legittimità della professione dell’Odinismo, il quale non sarebbe più stato soggetto di persecuzione. Il Rito Odinico nella sua sezione australiana, ottenne tempo dopo privilegi fiscali dall’Ufficio Imposte Australiano che accettò l’Odinismo sotto la definizione di continuazione organica della fede spirituale delle popolazioni dell’Europa settentrionale così come incorporata nell’Edda e così come espressa dalla saggezza dell’esperienza storica. Nel 1976 iniziò una forte diffusione del Teodismo, oggi presente anche in Scandinavia e sul continente europeo. Nel 1972 anche il Rito Odinico fece un passo in avanti con lo stanziarsi dell’organizzazione in Inghilterra. Nel 1995 va collocata l’apertura di due sezioni: la tedesca e la precedentemente citata sezione australiana. Nel 1997 venne attivata la sezione nordamericana e circa dieci anni dopo una nei Paesi Bassi. Negli anni Novanta proseguì l’emersione di una serie di Chiese etene tedesche, mentre rispettivamente nel 1997 e nel 2000 nascevano la Nornis Aett e l’Eldaring. In Scandinavia nacque un’ulteriore serie di organizzazioni quali l’Associazione asatruar svedese, fondata nel 1994 e riconosciuta dallo Stato nel 2007, la Congregazione asatruar Bifrost nata nel 1996 e l’Associazione fyrnsiduar norvegese emersa nel 1999 con l’affermazione di una ulteriore divisione dottrinale dell’Etenismo, vale a dire il Fyrnsidù. Tale associazione è stata da poco riconosciuta ufficialmente dal governo norvegese, che ha legalizzato anche la possibilità di celebrare cerimonie pubbliche e matrimoniali. Il Fyrnsidù si è diffuso anche in Danimarca con la nascita dell’Associazione fyrnsiduar danese (sempre risalente al 1999) e in Svezia con l’Associazione Gimle fondata nel 2001. Nel 2004 è stata attivata l’Associazione fyrnsiduar svedese in funzione di Chiesa che possa gestire le attività di gruppi di culto locali (i cosiddetti blotlag) sparpagliati su tutto il territorio della Svezia. Il Fyrnsidù anglosassone si è istituzionalizzato nel 2001 con la nascita dell’Associazione fyrnsiduar statunitense.

Aderenza

Oggi l’Etenismo è presente e praticato quasi ovunque nel mondo occidentale e postcristiano. Gruppi e comunità di eteni esistono in Scandinavia, in Germania, in Gran Bretagna, in Nord America, in Australia e in Nuova Zelanda, e si sono organizzate attraverso la formazione di decine di istituzioni. Praticanti esistono anche in Russia, in Austria, in Svizzera, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Francia, in Italia, in Spagna, in Portogallo e in America meridionale, particolarmente diffusi sono anche in Argentina, Messico, Cile e Brasile. L’esatto numero degli eteni non è conosciuto per una serie di motivi. Innanzitutto non è stata mai condotta finora una ricerca diffusa per valutare il fenomeno; in secondo luogo a complicare la questione è l’estrema differenza che può insorgere tra le stesse religioni etene e tra i vari gruppi che le professano. Pare ci siano alcune centinaia o forse 1 milione di aderenti nelle zone storiche di sviluppo delle denominazioni etene, dunque in America settentrionale, in Islanda — dove rappresentano una piccola ma discreta porzione della popolazione —, in Australia, in Germania e in Scandinavia.

Tendenze

I gruppi eteni sono generalmente organizzati secondo uno schema che si rifà ad un modello ecclesiastico basato su principi democratici e repubblicani. Tale sistema è stato profondamente influenzato dai Thing parlamentari dell’epoca vichinga che a loro volta diedero forti fondamenta per la formazione dei sistemi parlamentari scandinavi e britannici. [14] Comune tra le comunità è la pratica solitaria o in piccoli nuclei amicali o familiari. Questo tipo di aggregazioni sono tendenzialmente definite kindred o focolari (presso i gruppi teodisti è più diffusa la definizione di theod e goe) anche nel caso in cui non siano organizzazioni formali. [15] Il termine kindred è infatti in uso per indicare la struttura diocesale, ovvero i gruppi locali, delle maggiori organizzazioni come l’Assemblea asatruar popolare, il Rito Odinico e i rice teodisti. Di associazioni etene di piccole dimensioni ne sono presenti molte sin dagli anni Settanta e Ottanta, ma la maggior parte di queste congreghe sono unioni scarsamente istituzionalizzate e pertanto non richiedono l’aderenza di un membro nello stesso modo di come la richiedono le organizzazioni maggiori. Conseguentemente a questo sistema non vi è un’autorità centrale che gestisca l’attività di tutti i gruppi e pertanto l’istituzionalità religiosa tende a mantenere uno stato di fluidità e mutamento in cui le aggregazioni sono in continuo scioglimento e formazione. A dispetto di un sistema teologico e cosmologico comune, le varie religioni etene sono organizzate dottrinalmente e istituzionalmente in modo molto differenziato. Mentre certi gruppi — in particolare tedeschi e statunitensi manifestano atteggiamenti di circoscrizione della propria dottrina in base a fondamenti etnici e razziali (il caso delle organizzazioni wotaniste e irministe), le istituzioni asatruar, vanatruar, odiniste, teodiste e heidinn sono orientate verso un atteggiamento più universalistico, definito mondialistico. Negli Stati Uniti, alcuni dei primi gruppi eteni quali la Congregazione Odinista di Else Christensen, mostravano in origine tendenze che li accomunavano alle ideologie naziste. Queste tendenze sono andate tuttavia declinando e oggi vengono fortemente rigettate dalla Congregazione. Mattias Gardell, lettore di studi religiosi all’Università di Stoccolma, analizza tre differenti tendenze ideologiche che attraversano la religiosità etena nordamericana: una tendenza razzista militante, una etnica e una non razzista. La posizione etnica è quella rappresentata dal neo tribalismo teodista [8], non interpretabile in senso etnicamente circoscritto, ma organizzativo e sociale. Infatti il Teodismo ha trovato diffusione entro etnie e Paesi diversi. In accordo con le teorie di Gardell, la fazione razzista militante ha incontrato una considerevole crescita nei primi anni dopo il 2000, e apparirebbe al 2005 come l’ideologia che accomuna dal 40% al 50% delle comunità etene statunitensi e canadesi, a dispetto delle altre posizioni che rappresenterebbero il 60% del totale dei gruppi.[5] Recentemente le tre maggiori organizzazioni degli Stati Uniti, vale a dire l’Assemblea asatruar popolare, l’Alleanza Asatruar e il Troth, hanno esplicitamente denunciato qualsiasi associazione con gruppi razzisti.[16][17][18] Esisterebbe inoltre un certo antagonismo tra i neonazisti e gli aderenti dell’Etenismo. La maggior parte degli eteni vede infatti il nazismo come un’indesiderata filosofia totalitaria incompatibile con i valori di amore e fratellanza sostenuti dalla religione nordica. [5] In Oceania (sia in Australia che in Nuova Zelanda), gli odinisti sono tendenzialmente socialisti nel solco del socialismo di tradizione australiana, affermante il rispetto per le donne, la mediazione del governo tra il lavoro e il capitale e il diritto degli australiani alla partecipazione democratica.

Dottrina

Lo stesso argomento in dettaglio: Dottrina etena.

La dottrina etena è relativamente unificata in quanto l’intero sistema che accomuna le denominazioni poggia sul medesimo sostrato attinto dalle concezioni antiche e parallelamente da molte tradizioni filosofiche anche contemporanee. Elementi sono derivati dall’umanismo, dal razionalismo, dal deismo anglosassone, e in certi frangenti anche dal pensiero New Age. Al contempo la dottrina è differenziata in quanto ciascuna denominazione etena presenta un proprio peculiare tipo di approccio al sistema e alla visione del mondo, oltre al fatto che le varie ramificazioni si diversifichino per la pratica ritualistica, l’organizzazione ecclesiastica e la dicotomia che le separa in geneticistiche e mondialistiche. L’Ásatrú e il Vanatrú sono simili e in un certo senso l’uno lo speculare dell’altro per motivi teologici; il Teodismo è simile alla religione asatruar ma offre una visione del mondo completamente diversa; il Fyrnsidù è simile al ramo teodista ma si organizza diversamente. L’Heidni e l’Odianesimo infine sono singolari per il loro mettere in secondo piano il pantheon nordico per enfatizzare il primo la natura e il secondo l’essere umano. La dottrina etena pone i propri fondamenti sui versi contenuti nell’Edda, la quale tuttavia non è considerata un testo sacro, ma un’opera mitologica, filosofica e morale. Nei versi eddici gli eteni trovano spiegazione alle questioni sul significato del mondo e della vita. Parallelamente la mitologia — che a differenza di quanto si crede non fu nemmeno in passato interpretata alla lettera — è vista come un insieme di racconti metaforici dai quali l’uomo può trarre significati etici.

Teologia

Lo stesso argomento in dettaglio: Teologia etena.

La teologia etena è varia e si differenzia spaziando dal panteismo monistico dell’Odinismo, al pandeismo puro dell’Heidni, fino ad arrivare al suiteismo nonteistico dell’Odianesimo. Tendenzialmente le denominazioni che si pongono a mezza strada tra un estremo e l’altro sono l’Ásatrú, il Vanatrú, il Teodismo e il Fyrnsidù. L’Odalismo è anch’esso piuttosto eclettico, ma si differenzia dalle altre correnti per un’impostazione incentrata sul concetto della Dea Madre. Stessa distanza potrebbe valere per il Wotanismo, sebbene questo dia poca importanza alle concezioni filosofiche quanto più all’idea di appartenenza alla tradizione. L’Irminismo infine è basato fortemente sull’idea dell’Irminsul come rappresentazione della Divinità, oltre che sull’idea del popolo come un qualcosa di unificato, un organismo al tempo stesso molteplice e sacro. Il panteismo che grossomodo accomuna la filosofia della maggioranza degli eteni, è quella concezione che identifica il divino con l’universo stesso, sacralizzando l’immanente e non riponendo la fede in qualcosa di soprannaturale e trascendente. Il cosmo è diretta emanazione del divino, e si costituisce attraverso gli eterni cicli che regolano l’aggregazione della materia di tutte le cose. Il principio divino è dunque la sostanza che costituisce il sostrato dell’esistenza e di cui tutte le cose sono fatte. Direttamente da questo ragionamento discende una concezione di sacralità che impregna la visione del mondo e della natura. Ogni cosa che esiste è sacra in quanto permeata dallo spirito dell’Uno e in quanto essa stessa fatta della Divinità, poiché parte di essa. Il divino è dunque il tutto, l’intero universo nella sua complessità, regolarità e vivacità. La vita è uno dei processi sacri governati dalle leggi naturali che procedono in modo circolare, essendo lo spirito divino la potenza primordiale che infonde vita alle cose.

«Nove mondi ricordo, nove sostegni, e l’albero misuratore ed eccelso che penetra la terra. Il frassino Yggdrasill sopporta pene più grandi di quanto gli uomini sappiano: il cervo lo bruca in alto, da una parte marcisce, altri esseri lo rodono alla base.»

Entra in scena nel contesto del panteismo eteno, il concetto dell’Yggdrasill, l’albero cosmico che pervade — secondo la mitologia — i nove mondi di cui è costituito il cosmo. Yggdrasill è la metafora dello spirito divino e dell’Uno stesso che permea i mondi. Come infatti Yggdrasill affonda le radici e dipana i rami in ogni angolo dell’esistente, nutrendo il tutto attraverso la sua infinita linfa; così la Divinità si dispiega andando a formare tutto ciò che esiste, e infonde in ogni cosa la vita attraverso la sua energia. Yggdrasill è definito come l’albero misuratore e va quindi a identificarsi con la legge eterna e primordiale, ovvero il teorema che sta alla base dell’armonia della natura universale. La metafora degli animali che si nutrono dell’albero esprime il concetto di immanenza del divino, mentre la marcescenza dell’albero è sinonimo di mutamento, e sta quindi a simboleggiare il continuo divenire e trasformarsi delle cose. La posizione delle differenti figure divine in questo sistema di concezione, può essere vista sia in senso politeistico che monistico. In generale l’Eternismo concepisce le divinità come delle forze della natura o essenze energetiche, intelligenze innate che stanno alla base dei processi naturali.

«Andarono allora gli dèi tutti ai troni del giudizio, divinità santissime, e su questo deliberarono: alla notte e alle fasi lunari nome imposero; al mattino dettero un nome e al mezzogiorno, al pomeriggio e alla sera per contare gli anni.»

Le divinità non sono entità concrete che provocano il sorgere del sole piuttosto che lo scorrere dell’acqua, queste sono tutte conseguenze ultime dell’agire delle potenze numistiche in tutti i mondi e i livelli dell’esistenza. Gli dèi sono infatti entità senza forma, carattere o aspetto; sono semplicemente degli spiriti della creazione che fungono da teoremi attraverso i quali si mantiene l’ordine e l’equilibrio dei cicli del cosmo, e attraverso i quali si compie ogni giorno il mistero dell’eterna creazione. Le divinità sono in poche parole le regole fondamentali dell’universo che permettono a questo di organizzarsi secondo una precisa logica evolvendo in armonia. Dai teoremi basilari scaturisce l’aggregazione della materia così come percepita dall’uomo e così come ipoteticamente percepita da altri esseri, aggregazione che si ripete in ogni istante da sempre e per sempre. L’interpretazione delle divinità si differenzia a seconda delle teologie di ciascuna delle confessioni etene. L’Odinismo è — per esempio — monistico, ovvero identifica la figura di Odino con l’Uno infinito, ovvero il principio primordiale dell’esistenza, emanatore di tutte le cose e delle leggi divine che permettono all’universo di mantenersi in equilibrio. [4] Odino è chiamato dagli odinisti — per questo motivo — Padre Tutto. Parallelamente al panteismo odinico la religione odinista è quella che maggiormente tende al monismo, concependo le varie divinità come epifanie o raffigurazioni umane dei vari aspetti di Odino. Radicalmente diverso è il punto di vista degli odiani e degli heidinn. L’Odianesimo è basato su una teologia che ondeggia tra il suiteismo e l’autoteismo — concezioni sulle quali sono basate la maggioranza delle strutture teologiche della Via della Mano Sinistra, da cui l’Odianesimo è sicuramente stato influenzato — e lo psicologismo. Il suiteismo e l’autoteismo tralasciano la visione delle divinità come personificazioni della natura attraverso le quali l’uomo può giungere alla fusione con il tutto, e concepiscono gli dèi come espressioni delle inconsce aspirazioni e ambizioni dell’essere umano. Gli enti divini sono rappresentazioni delle emozioni intime dell’uomo, e di ciò che si desidererebbe per la crescita spirituale ed emotiva personale. La concezione sulla teistica e auto teistica sposta il piano del divino dalla natura all’essere umano e alla sua individualità, trasformando le figure numistiche in modelli e vie da seguire per la comprensione del mondo. È per queste marcate definizioni che l’Odianesimo risulta simile al Laveyanesimo.

 

  • Odino, Vili e Ve, le tre forze primordiali della creazione.

L’Heidni enfatizza un panteismo puro, che sconfina nel pandeismo, eliminando il riferimento alla mitologia e alle figure divine e concependo semplicemente ogni cosa in funzione di divinità. Gli heidinn per questo motivo venerano la natura in senso letterale del termine. Trovano la divinità nelle piante, negli animali e nelle pietre. Sostanzialmente la visione del mondo heidinn è una radicalizzazione del panteismo delle denominazioni odinista, asatruar, teodista, fyrnsiduar e vanatruar, le quali si posizionano a metà strada tra la concezione heidinn e l’altra radicalizzazione, ossia quella odiana. Nell’Heidni trova piena realizzazione la tendenza culturale del tecnopaganesimo, che intende dare importanza anche alla sacralità del mondo tecnologico in quanto anche questo, per logica, facente parte del tutto essendo derivato dal mondo naturale e dunque dalla sorgente cosmica.

Cosmologia

Cosmologia etena.

«In principio era il tempo: Ymir vi dimorava; non c’era sabbia né mare, né gelide onde; terra non si distingueva, né cielo in alto: il baratro era spalancato e in nessun luogo erba.»

Nell’analisi della cosmologia etena bisogna innanzitutto stabilire il fatto che essa non accetta il creazionismo (nemmeno il disegno intelligente in quanto i neopagani non concepiscono il divino come un’entità trascendente e personale che possa letteralmente progettare il cosmo), ma semplicemente l’evoluzionismo. Le religioni neopagane non sono infatti nel complesso incompatibili con le teorie scientifiche. Si deve tenere presente che la cosmologia è strettamente legata alla teologia, dato che la nascita dell’universo corrisponde — secondo gli eteni — al dispiegamento nel vuoto cosmico dell’energia universale emanata dall’Uno immanente e dell’Uno stesso in un’attività di armonizzazione del caos. La creazione etena non è un atto creativo in senso abramitico ma è piuttosto un’eterna creazione, ovvero un fatto che avviene da sempre e per sempre e si svolge perennemente. Infatti il racconto della nascita del cosmo non è visto tanto come una realtà assoluta, o la narrazione di un evento avvenuto in una determinata data storica. Al contrario l’Etenismo insegna che la creazione avviene di continuo (è per questo eterna) in quanto si tratta di quell’insieme di processi che a partire dall’energia originale dell’Uno immanente, organizzano l’universo così come l’uomo lo conosce e in tutte quelle realtà relative che l’uomo non percepisce. I processi governati dalle forze della creazione permettono all’energia cosmica di aggregarsi secondo una logica di armonia e di equilibrio, che consente la formazione delle realtà complesse interpretabili poi a seconda della percettività degli esseri viventi. L’intero sistema della concezione cosmologica dell’Etenismo è espresso metaforicamente dalla mitologia, e in particolare dal mito in cui Odino, Vili e Ve sconfiggono il gigante Ymir dal corpo del quale hanno origine gli elementi della natura. Il mito esprime chiaramente la derivazione di tutte le cose da una fonte primaria e da un mettere ordine da parte delle potenze divine a un caos informe ancestrale. Ymir è la rappresentazione di questo caos primordiale; i tre dèi simboleggiano invece le tre forze della creazione che agirono per prime come emanazioni del tutto divino. Il racconto esprime chiaramente come la cosmologia etena sia basata su un concetto di evoluzione e trasformazione degli elementi, un meccanismo derivato dall’ordine primordiale o legge dalla quale sono derivati per emanazione tutti i meccanismi che stanno alla base della complessità dell’intero cosmo. Questo essenzialmente il significato che propone l’Edda. I nove mondi sono una rappresentazione figurata delle infinite realtà di cui è costituito l’universo; Yggdrasill, l’albero del mondo, è la rappresentazione del divino che affonda le sue radici e le sue frasche in ogni cosa che esiste, andando a nutrire la materia di tutte le cose con la sua energia. Importante nella cosmologia etena è il concetto della ciclicità. La realtà è composta da cicli eterni che sono percepibili in qualsiasi cosa e in qualsiasi processo che avvenga a livello umano e non umano. La stessa vita così come concettualizzata dall’uomo è un ciclo, ovvero un processo che passa attraverso una nascita, una crescita e una morte. Ogni cosa attraversa queste tre differenti fasi — simboleggiate dalle tre Norne, le divinità del fato. I processi su cui si basa l’esistenza delle cose sono visti circolarmente in quanto dopo la morte ha sempre inizio una nuova vita; dopo il caos si genera sempre un nuovo ordine. Per fare un esempio, dopo la distruzione di una foresta da parte di un incendio, la foresta troverà un nuovo equilibrio e si rigenererà attraverso il lavoro di un’infinità di micro cicli. Così vale per la vita dell’essere umano e di qualsiasi altro essere vivente, la quale dopo la fine trova sempre un nuovo inizio, che per gli eteni porta all’unione con il tutto e alla reincarnazione. Il reincarnazionismo è la dottrina centrale dell’escatologia delle religioni etene. La dottrina insegna che la morte è in verità un fattore inesistente, in quanto consistente in una trasformazione e non in una conclusione definitiva. L’Etenismo vede l’essere umano come composto sì da un corpo fisico che smettendo di vivere trasmuta, ma anche da un impulso di energia senziente che lo lega al tutto, e quindi alle divinità. Lo stesso corpo fisico è in realtà parte del tutto, e quindi costituito dalla sostanza eterna dell’Uno. La mitologia etena spiega la cosmologia attraverso un mito in particolare, ovvero quello di Baldr e del Ragnarök, la fine del mondo. Baldur è una divinità della luce, figlio di Odino, incarnazione dunque del bene armonico per eccellenza. Il mito della morte di Baldr implica una momentanea vittoria delle forze del male, le quali hanno il sopravvento sul bene.

«Il Sole si oscura, la terra sprofonda nel mare, scompaiono dal cielo le stelle lucenti. Sibila il vapore con quel che alimenta la vita, alta gioca la vampa col cielo stesso. Affiorare lei vede, ancora una volta, la terra dal mare di nuovo verde. Cadono le cascate, vola alta l’aquila, lei che dai monti cattura i pesci.»

Le forze del male sono la metafora del caos, mentre le forze del bene simboleggiano l’ordine e l’armonia. Con la morte del dio il caos distrugge l’ordine, portando il mondo al Ragnarök, ovvero alla fine. Il mito tuttavia prosegue narrando che dal caos scaturisce un rinnovato ordine, portato avanti da una nuova armonia. Tutto ciò è una rappresentazione simbolica di quello che realmente avviene, ovvero la costituzione di nuove regole di ordine dopo la distruzione di quelle precedenti. Il mito è applicabile a qualsiasi aspetto della vita dell’uomo o più largamente a qualsiasi processo di disgregazione e rigenerazione che caratterizza l’evolversi della natura delle cose.

Etica

L’etica dell’Etenismo è forse la caratteristica dottrinale che più avvicina le varie denominazioni tra loro. Essenzialmente si fonda sui precetti rappresentati dalle Nove Nobili Virtù e dai Nove Carichi. Il primo codice è basato sull’Havamal, uno dei poemi dell’Edda in cui si trovano massime di moderazione attinenti a svariati campi della vita. Il sistema consiste in una serie di dettami quali l’amore, l’amicizia, il rispetto per gli anziani e per i bambini. Si tratta di comandamenti che possono servire all’essere umano per lo sviluppo dell’aspetto sociale, quello che gli permette di essere parte integrante della comunità umana e del mondo. Parallelamente i Nove Carichi contengono dei precetti che servono all’uomo per lo sviluppo armonico e spirituale della propria sfera individuale. Coraggio, verità, autocontrollo, onore, autocoscienza, operosità e industriosità sono alcune delle regole dei Carichi. Bisogna infine tenere conto della figura delle divinità, le quali rappresentano dei modelli, in particolare nella tradizione odiana, che l’uomo può seguire per autorealizzarsi e sviluppare ambizioni e progetti. Un valore importante — delle Nove Nobili Virtù — che caratterizza l’Etenismo è la valorizzazione del rispetto nel rapporto di coppia, visto come istituzione sacra in quanto simboleggiante l’unione naturale che sta alla base della nascita e del proseguire della vita. L’etica etena è anche guidata dal concetto del wyrd (chiamato anche orlog; in alfabeto latino esteso ørlög), ovvero il destino, concepito in modo moderatamente fatalistico e deterministico similmente alla visione che ne aveva la cultura greco-romana. Il destino di una persona non è un fattore già stabilito, ma si modella con l’evolvere della vita della persona stessa. Il fato viene determinato dallo svilupparsi delle situazioni, le quali a loro volta derivano dalle decisioni che la persona prende in ogni singolo istante della sua esistenza; dunque il destino è in realtà il dispiegarsi dell’evoluzione degli eventi. Componente quasi fondante dell’etica etena è il rispetto della natura, scaturente dalla concezione di sacralità della stessa. L’Etenismo non critica la tecnologia né predica la completa separazione dai beni materiali; le correnti più mistiche sono ostili piuttosto al decadentismo, al consumismo e al materialismo. [7] La denominazione teodista si discosta dal sistema etico comune alle altre confessioni, avendo codificato una propria dottrina improntata su particolari visioni del mondo.

Liturgia

Le divinità principali onorate dagli eteni sono quelle tradizionali facenti parte del pantheon anglosassone e germanico, riunite dalla denominazione di divinità nordiche. Si distinguono in due gruppi distinti, gli Æsir e i Vanir. Gli Æsir sono considerati divinità legate alla sfera dell’intimità umana, dunque connesse con i sensi, le emozioni e le sensazioni. I Vanir sono invece divinità propriamente naturalistiche, ovvero legate ai vari elementi che costituiscono l’universo. Le divinità non vanno interpretate come enti fisici, ma come forze energetiche primordiali che agiscono alla base della manifestazione della sostanza e giungono quindi a produrre l’evoluzione delle cose del mondo così come percepite e non percepite dall’essere umano. La religione asatruar concentra il culto sulla venerazione degli Æsir, mentre la religione vanatruar è incentrata sui Vanir. L’Odinismo onora tutte le potenze cosmiche come emanazioni dell’Uno identificato con Odino. I culti eteni comprendono anche una sorta di culto degli antenati e una tendenza all’animismo, ovvero alla venerazione degli elementi naturali come espressione più pura del divino. Spesso onorati sono anche personaggi saggi e anziani — a volte non defunti — considerati una sorta di mistici o comunque persone che si pensa abbiano raggiunto un elevato livello di comprensione dei misteri. [19] Il culto è praticato attraverso una serie di tre rituali definiti: il blot, il sumbel e il seid. (1) Il blot (in lingua nordica “offerta”) è un tipico rituale di offertorio o sacrificio rituale di un animale. [20] Nell’Etenismo moderno i blot sono spesso celebrati a contatto con la natura, vale a dire in luoghi quali i boschi, dato che le istituzioni non hanno ancora organizzato un sistema di costruzione di templi e una rete degli stessi. Il blot è letto come un’offerta alle divinità, dato che vengono allestiti dei veri e propri banchi in cui si donano in voto cibi e bevande. In realtà è interpretabile anche come una cena rituale, dato che in seguito alle funzioni i partecipanti al rito mangiano le offerte in simbolo di condivisione di queste con le divinità entrando in comunione con esse. Il rituale può essere altamente formalizzato e preciso nel caso di occasioni importanti, mentre essere semplice e simbolico in altre istanze. Ci sono gruppi — in particolare le comunità teodiste — che preferiscono un’aderenza fedele alla versione storica del culto, differenziandosi dalla tendenza comune. Gli aderenti alle altre denominazioni adottano infatti spesso delle versioni modernizzate del sistema liturgico. La cerimonia è condotta da un’autorità religiosa, il sacerdote o godi, che si occupa dell’innalzamento di inni, delle benedizioni, e del sacrificio dell’animale. (2) Il sumbel (chiamato anche symbel, dall’inglese antico) è un rito che viene svolto attraverso l’ingestione di bevande solitamente alcoliche, di cui l’idromele e l’ale sono le più frequenti. Consiste essenzialmente nel consumo di una bevanda contenuta all’interno di un corno passato di persona in persona, un po’ alla maniera della vecchia messa cattolica, quando il vino veniva offerto a ciascun fedele (si pensa effettivamente che il rituale della messa sia stato influenzato da riti precristiani in cui già si mangiava pane e si beveva vino nell’atto di entrare in comunione con le divinità). [21]

Il significato di questa tipologia di rito è legato alla sfera dei rapporti interpersonali. L’atto del passaggio del corno simboleggia l’instaurare o il rinnovare un legame di amicizia tra il datore e il ricevente o viceversa. Durante la cerimonia possono essere invocati gli dèi per richiederne la protezione per sé e per la famiglia o gli amici. (3) Il seid è un rituale esoterico con elementi sciamanici e profetici. Non si tratta di una pratica comune e nemmeno grandemente diffusa tra le comunità etene, per il fatto che si tratti di un rituale di tipo misterico. I seid sono modellati sulle informazioni riportate nella Saga di Eric il Rosso: una seidkona (in alfabeto latino esteso seiðkona), ovvero una profetessa, siede su una piattaforma e — in estasi mistica — profetizza in modo formulaico mentre delle donne cantano degli inni divinatori. In Gran Bretagna i seid vengono praticati esclusivamente per invocare eccezionalmente la protezione o per entrare in contatto in modo diretto con i defunti.

Prodotti culturali

Le principali derivazioni ideologiche che scaturiscono dalla dottrina etena, come anche da quella delle altre religioni neopagane, sono l’ecopaganesimo e il tecnopaganesimo. L’ecopaganesimo è un movimento di vasta portata filosofica, politica e culturale strettamente legato alla visione della natura come sacra e madre di tutte le cose. L’attività ecopagana passa attraverso la sensibilizzazione riguardante questioni ecologiche e la diffusione di valori ambientalistici. Tendenzialmente i movimenti politici che si rifanno all’ecopaganesimo mettono in primo piano il rapporto dell’uomo con la natura, e mettono in pratica attivismo negli impegni legati all’ambiente. L’ecopaganesimo può essere sicuramente visto come un aspetto dell’attivismo pagano, ovvero l’impegno politico che in particolare negli Stati Uniti è divenuto centrale per certe comunità, wiccane in primis. Il tecnopaganesimo è invece una filosofia che attraversa trasversalmente tutte le tradizioni neopagane, e dunque anche quelle etene. Si tratta di un movimento di pensiero che vuole ricercare la spiritualità anche nell’ambito della tecnologia più antropica. Essenzialmente è una conseguenza logica del panteismo teologico, dato che partendo dal presupposto che ogni cosa è composta dall’energia universale, il tecnopaganesimo sostiene che lo spirito possa essere percepito anche nell’arte e nella regolarità di un moderno manufatto. In ambiente strettamente eteno, nata dal Romanticismo del XIX secolo è la risorgenza vichinga, che presenta connessioni con la letteratura gotica e correnti dell’arte stessa romantica come il preraffaellismo e l’art nouveau. Notevole è anche l’influenza su L’anello del Nibelungo di Richard Wagner, o sull’high fantasy basato sulla mitologia norrena. Parallelamente alla rinascita etena, culturalmente parlando si è andata a formare una corrente musicale, quella del neofolk, in cui hanno grande importanza gli strumenti musicali tradizionali e in cui lo stile è in massima parte acustico ed eteno nelle tematiche trattate. Sempre in ambito musicale, il black metal al momento della sua formazione in Norvegia era profondamente di ispirazione neopagana. Sebbene questa tendenza si sia largamente persa nel genere principale, spostatosi su tematiche anche anticristiane, essa continua a rimanere attiva nel sottogenere del folk metal. L’Etenismo propone infine una nuova visione del mondo attraverso la sua teologia panteistica. L’identificazione della Divinità con la natura rende questa sacra e pertanto ogni più piccola espressione dello sviluppo del mondo è vista come una manifestazione dello spirito divino che costituisce ogni cosa. Da questa concezione scaturisce una valorizzazione nei confronti della vita umana, e del rapporto dell’essere umano con sé stesso e con gli altri. L’uomo non è più visto — come nella visione del mondo giudeocristiana — come un essere eletto, superiore alla natura e a tutti gli altri animali; al contrario è considerato parte ed espressione del tutto. Ogni singolo aspetto della natura intima dell’uomo viene sublimato e sacralizzato, a partire dalla sessualità, concepita come una delle più alte qualità attraverso cui l’umanità si mette in comunione con la propria intimità e quindi con il divino. Come già accennato in precedenza la religiosità etena — e neopagana — riesce perfettamente ad integrarsi con la visione scientifica del mondo, attraverso una filosofia di vita umanistica e razionalistica.

Note

^ a b Magisterium – glossario pagano

^ A Heathen Thing – what do we mean by Heathenry?

^ Call us Heathens!

^ a b The Odinic Rite – what is Odinism?

^ a b c Mattias Gardell. Gods of the Blood: The Pagan Revival and White Separatism. Duke University Press, 2003. ISBN 0822330717

^ Center for Studies on New Religions – Project Megiddo

^ a b James Hjuka Coulter. Germanic Heathenry. Authorhouse, 2003. ISBN 1410765857

^ a b The Troth – handy guide to the runes

^ Scriptorium – the National Socialist stand on Christianity

^ Hans-Jürgen Lange. Weisthor: Karl Maria Wiligut – Himmlers Rasputin und seine Erben. 1998.

^ Michael Moynihan, Stephen Flowers. The Secret King: Karl Maria Wiligut, Himmler’s Lord of the Runes. Runa-Raven, 2001. ISBN 1885972210

^ Nicholas Goodrick-Clarke. The Occult Roots of Nazism: Secret Aryan Cults and Their Influence on Nazi Ideology. NYU Press, 1993. ISBN 0814730604

^ Orestes Brownson. The Works of Orestes Brownson. 1885.

^ The Troth – bylaws

^ Asatru Alliance – the asatruar kindred

^ Asatru Alliance – preamble to the bylaws of the Asatru Alliance

« L’Alleanza Asatruar è apolitica; non deve funzionare da fronte ideologico né promuovere alcuna visione politica sia di destra che di sinistra. I nostri sacri templi, i boschi e gli incontri devono rimanere liberi da qualsiasi manifestazione politica. »

^ Asatru Folk Assembly – the way of our ancestors calling us home

« La credenza nel fatto che la spiritualità e l’eredità ancestrale siano legate non ha nulla a che fare con nozioni di superiorità. L’Ásatrú non è un capro espiatorio attraverso cui giustificare discriminazioni razziali. Al contrario noi riconosciamo l’unicità e il valore di tutte le differenti tessere del mosaico umano. »

^ The Troth – bylaws

« Discriminazioni razziali, sessuali o etniche non devono essere sostenute dal Troth o da qualsiasi altro gruppo affiliato. »

^ Wights: elves and other spirits

^ The Troth – a brief guide to the blot

^ Miercinga Theod – The symbel: ritual rounds

Bibliografia

James Hjuka Coulter. Germanic Heathenry. Authorhouse, 2003. ISBN 1410765857

Matthias Gardell. Gods of the Blood: The Pagan Revival and White Separatism. Duke University Press, 2003. ISBN 0822330717

Kvedulf Gundarsson. Elves, Wights, and Trolls. iUniverse, 2007. ISBN 0595421652

Galina Krasskova. Exploring The Northern Tradition. New Page Books, 2005. ISBN 1564147916

Galina Krasskova. The Whisperings of Woden: Nine Nights of Devotional Practice. BookSurge Publishing, 2004. ISBN 1594574375

Michael Strimska. Modern Paganism in World Cultures: Comparative Perspectives. ABC-CLIO, 2005. ISBN 1851096086

Swain Wodening. Hammer of the Gods: Anglo-Saxon Paganism in Modern Times. Global Book Publisher, 2003. ISBN 159457006X

Jenny Blain. Nine Worlds of Seid-Magic: Ecstasy and Neo-Shamanism in North European Paganism. Routledge, 2002.

Jenny Blain. Magic, healing or death? Issues of seidr, balance and morality in past and present. Routledge, 2002.

Jenny Blain. Heathenry, the past, and sacred sites in today’s Britain. ABC-CLIO, 2006.

Nathan Johnson, Robert Wallis. Galdrbok: Practical Heathen Runecraft, Shamanism and Magic. Wykeham Press, 2006.

Neil Price. The Viking Way: Religion and War in Late Iron Age Scandinavia. Uppsala University Press, 2002.

Graham Harvey. Listening People, Speaking Earth. 2006.

LA DEA ESTSANATLEHI O LA DONNA CHE SI RINNOVA

di Rossella

Tratto da: Story Of God With Morgan Freeman

Come in tutte le antiche tradizioni la Dea Madre è legata alla ciclicità del tempo, quindi attraversa tutte le fasi della vita. La rappresenta molto bene la Donna che si Rinnova, sacra ai Navajo e agli Apache.

Divinità della natura, LA DONNA CHE SI RINNOVA, Estsanatlehi, è detta anche DONNA CANGIANTE O TURCHESE, DONNA DIPINTA DI BIANCO, vestita di conchiglie e turchesi.

Estsanatlehi muta d’abito quattro volte l’anno, quando attraversa le quattro porte della sua dimora celeste per creare le stagioni. Si narra che sia in grado di invecchiare, per tornare poi ad essere giovane. È in grado di passare attraverso una serie infinita di vite senza mai morire. I suoi vestiti cambiano colore a seconda delle stagioni.

La leggenda vuole che sia andata in sposa al Sole, Tsohanoai e che da lui abbia avuto due gemelli che hanno liberato la terra dai mostri. Oltre ad essere colei che ha creato i Quattro Punti Cardinali che contraddistinguono la Terra e le sue energie.

La Donna che si Rinnova rappresenta tutte le fasi dell’esistenza femminile, ma in particolare il momento in cui una ragazza diventa donna, la pubertà, considerato un periodo apportatore di bene per l’intero clan ed è perciò caratterizzata da festeggiamenti e riti.

Fu dalla Donna che si Rinnova che gli esseri umani ricevettero la conoscenza e la saggezza, i cicli lunari e mestruali, i canti, le celebrazioni e il desiderio di ricerca. Essa insegnò inoltre ai Navajo come costruire le capanne dal tetto arrotondato chiamate hogan. Il massimo tributo che le viene reso è il rito che contrassegna l’arrivo del mestruo (in apache, na ih es). Si racconta che questo rito fu insegnato direttamente dalla stessa Estsanatlehi, sotto forma delle precise istruzioni tuttora seguite (fonte Il Cerchio della Luna).

Questa festa, chiamata Kinaalda, veniva celebrata alla fine della comparsa del menarca e durava quattro giorni, durante i quali lo sciamano intonava preghiere invocando la Donna che si Rinnova affinché donasse la sua essenza nella ragazza, trasformandosi in una donna feconda e generosa, tale da essere onorata dalla sua gente.

Durante l’intero rito, la ragazza riceve l’esclusiva attenzione di una donna più anziana che la vezzeggia, la massaggia e la consiglia.

Nel corso della cerimonia l’iniziata rappresenta il congiungimento della Donna che si Rinnova con il Sole.

L’ultimo giorno la ragazza dovrà mangiare l’Alkaan, una grande torta preparata in occasione di questo rito, con il grano macinato durante i giorni precedenti dalla fanciulla stessa.

Durante la cottura della torta, di notte, la ragazza canta questa canzone:

Con la bellezza al mio cospetto, io viaggio,

Con il mio sacro potere, io viaggio,

Con la bellezza alle mie spalle, io viaggio,

Con il mio sacro potere, io viaggio.

Questo rito per festeggiare il menarca è sacro è attraverso di esso la fanciulla accoglie dentro di sé la Donna che si Rinnova e il suo potere, accede all’età adulta grazie al suo sangue e spargendo benedizioni al suo popolo.

Le anziane della tribù la vestono come la dea, con conchiglie bianche, la fanno sdraiare con la pancia a contatto con la terra e la massaggiano: secondo le credenze, durante i riti di iniziazione, il corpo ritorna come al momento della nascita e può essere dunque ‘modellato’ al fine di facilitarne la trasformazione. Durante il primo e l’ultimo giorno del rito, la ragazza cammina in senso orario intorno ad un cesto pieno di cereali, pigmenti di pittura, polline e piume, elementi sacri al rituale. il quarto giorno viene invece preparato un grande dolce, Alkkaan. Insieme ad altre donne l’iniziata crea un impasto che viene poi avvolto nei cartocci del granoturco ed interrato. Sopra alla terra umida che ricopre il composto viene acceso un fuoco che per tutta la notte verrà alimentato per cuocere il dolce.

Durante la notte i sacri canti invocano la Donna che si Rinnova, infine la grande torta viene dissotterrata e tagliata a fette dalla fanciulla che la distribuisce al suo popolo senza nutrirsene ma conservandone la parte centrale. In quel momento, infatti, ella incarna Estsanatlehi che dona ai suoi figli il nutrimento, apportando fortuna, prosperità, pace e benessere all’intera tribù.

Quando tutti hanno consumato la torta, la fanciulla viene dipinta con della argilla bianca che lei potrà usare per segnare la pelle di chi desidera ricevere i suoi divini poteri. Viene poi nuovamente massaggiata dalle anziane, che le danno dei consigli sulla sua nuova condizione.

Il rituale termina con l’interramento della parte centrale della torta, in segno di offerta e ringraziamento alla Madre Terra, alla Donna che si Rinnova e permette la continuazione dei cicli della vita e dell’esistenza pacifica della comunità (fonte Nuove Finzioni).

Il dolce di Alkaan cotto durante il Kinaalda rappresenta la Madre Terra e viene offerto al Sole come ringraziamento per il suo aiuto nel far crescere il grano.

Questa storia ci parla di tradizioni antiche, della Dea Madre e del modo in cui viene festeggiata la donna alla sua prima mestruazione, ma possiamo pensare anche che Estsanatlehi sia la Dea da invocare quando ci si vuole sentire più giovani e si vuole rinnovare sé stessi.

Sarebbe bello anche poter festeggiare la ragazza che diventa donna con riti e coccole che diano valore al suo sangue mestruale!

Il simbolo di Estsanatlehi è il turchese.

Fonte: http://www.deaedonna.it/2017/02/14/la-dea-estsanatlehi-la-donna-si-rinnova/